Gay & Bisex
Il Marchio del Tenente Colonnello
18.05.2026 |
291 |
0
"«Pulisci questo disastro, Moreno, » disse Marco, la voce ferma ma con un sottotono di soddisfazione grezza..."
L'ufficio del Tenente Colonnello Marco Rossi era avvolto in un silenzio denso, rotto solo dal ronzio basso e costante dell'aria condizionata e dal respiro affannoso del Sergente Luca Moreno, inginocchiato sul pavimento scuro. La luce del pomeriggio filtrava attraverso le persiane, tagliando l'aria in strisce di ombra e luce giallastra che illuminavano la polvere sospesa e i decori lucenti sulla mimetica di Marco. Luca non osava alzare lo sguardo oltre il cinturino del superiore; i suoi occhi erano fissi sulle punte degli stivaletti, appena davanti al suo naso.L'ordine era stato chiaro, impartito con quella voce roca che non ammetteva repliche: «Puliscimi, soldato. E usa solo la lingua.».
Luca si sporse in avanti, le ginocchia che scricchiolavano leggermente sul pavimento rigido. Allungò la mano, ma poi la ritirò, ricordandosi il divieto. Si chinò ancora di più, portando le labbra a contatto con la pelle fredda e liscia della pelle. La punta della sua lingua uscì, umida e tremante, e iniziò a tracciare cerchi lenti sulla punta dello stivaletto destro. Il sapore della cera per scarpe e della pelle trattata riempì la sua bocca, un sapore amaro e autoritario che gli fece contrarre i muscoli. Marco rimase immobile sulla poltrona imbottita, le braccia posate sui braccioli, le dita che battevano un ritmo impercettibile, unico segno della sua impazienza latente.
Luca risalì lentamente lungo lo stivale, leccando con cura ogni centimetro, assorbendo il calore che il corpo del Tenente Colonnello trasferiva alla pelle. Quando arrivò al polpaccio, Marco allargò leggermente le gambe, un invito non verbale a procedere. Luca passò alla gamba destra, la sua lingua piatta e calda che premeva contro il tessuto rigido dei pantaloni della tuta mimetica, sentendo sotto la stoffa la durezza del muscolo teso. Il respiro di Marco si fece più profondo, un suono gutturale che echeggiò nella stanza vuota mentre la bocca del sergente si avvicinava pericolosamente all'inguine.
Senza premere, Luca afferrò la cerniera dei pantaloni con i denti, tirandola giù lentamente con un movimento teatrale e sottomesso. Il tessuto cedette, rivelando la biancheria intima, nera e aderente, che conteneva un'erezione già evidente. Luca non perse tempo. Ignorò il tessuto, la sua bocca che si chiudeva sulla protuberanza attraverso la stoffa, bagnandola con la sua saliva. Marco inarcò la schiena, la testa che andò all'indietro a toccare la spalliera della sedia, una mano che si intrecciò nei capelli corti e scuri del sottoposto, spingendolo con forza contro il suo inguine.
«Bravo,» sibilò Marco, la sua mano non allentò la presa. «Togli tutto. Adesso.»
Luca obbedì con frenesia, le dita che afferravano il bordo dei pantaloni e della biancheria, tirandoli giù in un solo movimento rapido. Il cazzo di Marco balzò fuori, duro, grosso, pulsante di sangue, le vene prominenti che mappeggiavano l'asta come fiumi in tempesta. Luca emise un gemito soffocato alla vista, un suono di pura fame maschile. Ricominciò il suo lavoro, questa volta sulla pelle viva e calda. Leccò la base del cazzo, poi i peli ruvidi dell'inguine, assorbendo l'odore forte del sudore e del maschio, un feromono che gli faceva girare la testa. La sua lingua percorse l'asta dall'alto al basso, lentamente, torturando ogni millimetro di pelle sensibile, raccogliendo il pre-cum che iniziava a sgorgare dalla punta rossa e gonfia.
Marco non riuscì più a restare passivo. Si alzò di scatto, spingendo indietro la sedia con un urto secco. Afferrò Luca per le spalle, sollevandolo come se non pesasse nulla, e lo spinse violentemente contro la scrivania di mogano. I documenti ufficiali e le penne a sfera volarono via, spazzati via dalla furia del movimento e finirono sparsi sul pavimento in un caos di carta bianca. Luca urlo, un misto di sorpresa e dolore eccitante, quando la sua schiena colpì il legno duro.
«Voltati,» ordinò Marco, la voce carica di un minaccioso erotismo, mentre apriva la cerniera dei pantaloni da combattimento di Luca con un movimento brusco.
Luca si appoggiò ai gomiti sulla scrivania, sollevando il bacino, offrendo il suo culo nudo e muscoloso al superiore. Marco non aspettò. Sputò sulla mano, si bagnò il cazzo già lubrificato dalla saliva di Luca, e allineò la testa infuocata con l'entrata stretta del sergente. Non ci furono preliminari dolci. Con un colpo secco dei fianchi, Marco si infilò tutto dentro, fino in fondo, in un solo colpo potente che fece sbattere le cosce di Luca contro il bordo del legno.
«Ah! cazzo! Sì, Signore!» gridò Luca, le dita che graffiavano la superficie liscia della scrivania cercando un appiglio mentre il suo corpo veniva invaso.
Marco iniziò a scopare con una forza brutale, ritmica, senza pietà. Ogni colpo era un affondo profondo, un atto di possesso totale che faceva ondeggiare la scrivania. Il rumore della pelle che sbatteva contro la pelle, umido e squisito, riempì la stanza, mescolandosi ai gemiti gutturali di entrambi. Marco affondò le dita nei fianchi di Luca, lasciando segni bianchi che presto sarebbero diventati lividi viola, marchi di proprietà che non avrebbero potuto nascondere sotto la divisa.
«Ti piace questo? Ti piace il cazzo del tuo Tenente Colonnello?» ringhiò Marco all'orecchio di Luca, piegandosi in avanti mentre continuava a martellare dentro di lui.
«Sì! Sì! Me lo infili tutto! Me lo faccia sentire» implorò Luca, il viso contorto in una maschera di puro piacere, gli occhi sbarrati e velati di lacrime di eccitazione. Il suo cazzo, intrappolato tra il suo addome e il legno freddo della scrivania, sfregava dolorosamente ad ogni spinta, aumentando la stimolazione fino al limite insopportabile.
La stanza sembrò ruotare. L'odore del sesso, acre e intenso, sovrastava qualsiasi altra cosa. Marco premette il petto contro la schiena di Luca, sentendo il cuore del sergente battere all'impazzata contro la sua cassa toracica. I baci di Marco sul collo di Luca non erano dolci; erano morsi, denti che affondavano nella pelle sensibile, succhiando forte per lasciare ematomi visibili, segni del loro peccato militare.
Il ritmo aumentò, diventando frenetico. Marco afferrò i capelli di Luca, tirando indietro la sua testa, costringendolo ad arcuare la schiena in una curva impossibile, esponendo completamente la gola. L'angolazione permise a Marco di spingersi ancora più in profondità, colpendo quel punto magico dentro Luca che fece scattare scintille davanti agli occhi del sergente.
«Vengo... sto per venire...» ansimò Luca, la voce rotta.
«Non ancora,» comandò Marco, rallentando impercettibilmente, torturandolo con movimenti circolari lenti e profondi che strappavano un lamento disperato. «Non finiamo finché non lo dico io.»
Ma anche Marco stava per cedere anche lui. Il calore, la stretta, la vista di quel uomo forte e addestrato assetato sotto di lui... era troppo. Con un ringhio finale, animale, Marco riprese il ritmo assassino, scopando con tutta la forza che aveva in corpo. La scrivania sbatteva contro il muro, un ritmo percussivo di guerra e sesso.
«Ora! Ora!» urlò Marco, e il suo corpo si irrigidì. Sentì il cazzo pulsare violentemente, espellendo getti caldi e fiotti di sperma dentro l'altro uomo, riempiendolo, marchiandolo dall'interno.
La sensazione del calore che lo inondò fu la goccia per Luca. Il suo cazzo esplose senza che nemmeno lo toccasse, spruzzando la sua sborra bianca e densa sul legno pregiato della scrivania del colonnello, macchiando i documenti rimasti sotto di lui. Entrambi crollarono sulla scrivania, pesanti, sudati, respirando affannosamente nell'aria pesante della stanza.
Marco rimase dentro di Luca per un lungo momento, godendo il post-orgasmo, la testa appoggiata tra le spalle del sergente, ascoltando il battito del suo cuore che cercava di normalizzarsi. Lentamente, si tirò fuori, un suono bagnato e schioccante che echeggiò nel silenzio ristabilito. Si rialzò, aggiustandosi i pantaloni con calma, recuperando la sua aria di comando autoritaria, come se nulla fosse successo. Luca rimase piegato sulla scrivania, un cumulo di membro militare esausto, con la sborra che gli colava lungo le cosce e il cazzo ancora semi-duro appoggiato al legno macchiato.
«Pulisci questo disastro, Moreno,» disse Marco, la voce ferma ma con un sottotono di soddisfazione grezza. «E fa che sia tutto perfetto. Ho una riunione tra dieci minuti.»
Senza aspettare una risposta, Marco si voltò e uscì dall'ufficio, lasciando la porta socchiusa e Luca solo nell'odore del loro sesso.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il Marchio del Tenente Colonnello:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
