Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Gay & Bisex > Estasi nel vicolo
Gay & Bisex

Estasi nel vicolo


di relaxlove
18.06.2026    |    1.382    |    4 9.3
"Con un sospiro profondo che scaricava tutta la tensione accumulata, si ritrasse lentamente..."
Il vicolo puzzava di rancido e di pioggia stagnante, un odore acre che si attaccava alla gola e ai vestiti. Era un angolo dimenticato della città, illuminato solo dal tremolio arancione di una lampada a mercurio che stava per esaurirsi, zanzarando contro il buio. Damiano spinse Elia contro il muro di mattoni umidi, con una forza che fece tremare le spalle dell'altro uomo. Il contatto fu brutale, non c'era spazio per la gentilezza in quell'abbraccio. Elia emise un sussulto, un suono strozzato che morì tra le loro labbra appena si incontrarono.

Non era un bacio; era un morso. Damiano afferrò il viso di Elia tra le mani grandi e ruvide, le dita che affondavano nei muscoli tesi della mascella, inclinando la testa per approfondire l'angolazione. Le loro lingue si scontrarono immediatamente, umide e calde, duellando in uno spazio troppo ristretto, cercando di estrarre il sapore l'uno dall'altro come se fosse l'ultima fonte di idratazione in un deserto. Si poteva sentire l'odore del tabacco scadente mescolato al sudore, un profumo che solitamente avrebbe fatto rabbrividire chiunque, ma lì, in quel vicolo deserto, era l'afrodisiaco più potente al mondo.

Elia rispose con la stessa fame disperata. Le sue mani scivolavano freneticamente sulla schiena di Damiano, strappando la giacca di pelle indietro per cercare il calore della pelle sotto la maglietta. Le unghie graffiarono la nuca, trascinando i capelli corti all'indietro, costringendo Damiano a esporre il collo. Senza esitazione, Elia si lanciò sulla gola scoperta, mordendo la pelle sensibile proprio sotto l'orecchio, sentendo il polso accelerare sotto le sue labbra. Il sapore del sale era intenso, elettrico.

«Non abbiamo tempo,» sibilò Damiano, la voce roca, rotta dal desiderio che gli bruciava la gola. Le sue parole erano prive di senso, una scusa vuota, ma la fretta era reale. La notte era un nemico che li stava divorando minuto per minuto.

«Chi se ne frega,» rispose Elia, la bocca ancora piena della pelle di Damiano. Le sue mani scesero più in basso, verso la cintura, le dita che tremavano leggermente mentre cercavano la fibbia metallica. Il tintinnio del metallo contro il metallo echeggiò nel vicolo, un suono chiaro e tagliente che sembrava violare il silenzio circostante.

Damiano non aspettò. Spinse le mani di Elia via con un movimento brusco e aprì lui stesso i pantaloni, la zip che scendeva con un fruscio secco. Il suo cazzo era già duro, pulsante, una verga di carne calda e pesante che schizzò fuori dal tessuto dei boxer, cercando il contatto. Elia guardò giù, il respiro che si fermò nei polmoni alla vista di quel membro violaceo e rigido, la cappella lucida di pre-eiaculazione che brillava alla luce fioca.

Senza dire una parola, Elia scivolò in ginocchio sul pavimento di ciottoli irregolari e sporchi. La pietra graffiò la pelle delle sue ginocchia attraverso il tessuto dei jeans, ma il dolore era solo un sottofondo, un'eco lontano rispetto alla fame che gli divorava l'inguine. Afferrò il cazzo di Damiano alla base, stringendo forte, sentendo il sangue pompare vigorosamente sotto la pelle vellutata. Era caldo come un ferro da stiro.

Levò lo sguardo verso Damiano. I loro occhi si incrociarono per una frazione di secondo, un momento di pura, cruda connessione animale, poi Elia spalancò la bocca e inghiottì il cazzo tutto d'un colpo.

Damiano sbatté la testa contro il muro di mattoni, un gemito profondo che gli uscì dal petto. La bocca di Elia era un inferno di calore e umidità, una voragine che sembrava volerlo inghiottire intero. La lingua di Elia era viva, mobile, avvolgendosi attorno alla cappella, leccando il frenulo con movimenti rapidi e circolari che mandavano scosse elettriche lungo la colonna vertebrale di Damiano.

«Sì, leccalo,» sbottò Damiano, le mani che si intrecciavano nei capelli di Elia, spingendo la testa dell'altro uomo più in profondità contro il suo inguine. Non c'era grazia, solo un bisogno brutale di possesso.

Elia accettò la sfida. Rilassò la gola e lasciò che il cazzo scivolasse oltre le tonsille, sentendo la carne riempirgli la bocca, premere contro la lingua, bloccargli la respirazione. I suoi occhi si annacquarono, le lacrime miste che scendevano lungo le guance, ma non si fermò. Iniziò a muovere la testa avanti e indietro, usando la saliva come lubrificante, facendo scivolare le labbra rosse e gonfie lungo l'asta venata. I suoni erano bagnati, pornografici: slurp, slurp, gulp. Il rumore della bocca che lavorava il cazzo riempì il vicolo, mescolandosi ai loro respiri affannosi.

Il sapore era intenso, salato e maschile, un sapore che Elia adorava. Le sue mani non rimasero ferme; una continuò a massaggiare le palle pesanti di Damiano, tirando leggermente la pelle sacra delicata, mentre l'altra si infilava nei pantaloni dell'altro uomo, cercando l'apertura del culo. Trovò l'orifizio caldo e stretto e vi premé sopra con il pollice, sentendo il corpo di Damiano irrigidirsi e poi cedere.

Damiano iniziò a muovere i fianchi, a scopare la bocca di Elia con ritmi sempre più veloci e irregolari. «Ti piace questo cazzo grosso, eh? Vuoi che ti riempia la gola di sborra?»

Elia fece un suono di assenso, un gemito soffocato dalla carne che gli riempiva la bocca, e aumentò la velocità. La sua testa era una macchia in movimento, i capelli neri che volavano mentre si faceva scopare la faccia con violenza. Poteva sentire il cazzo di Damiano gonfiarsi ancora di più, la cappella che diventava dura come il marmo, un segnale inequivocabile che l'orgasmo era vicino.

Il tempo sembrava essersi fermato. Non c'era più il vicolo, non c'era più la città, non c'era più la minaccia della separazione. C'erano solo due corpi fusi insieme, il caldo, il sudore, il sesso. Elia sentì le gambe di Damiano tremare, i muscoli delle cosce che si contraevano sotto le sue mani libere.

«Sto per venire,» ringhiò Damiano, le dita che strappavano i capelli di Elia. «Merda, sto per venire!»

Con un urlo strozzato che echeggiò contro i muri di mattoni, Damiano esplose. Il primo getto fu violento, colpendo il fondo della gola di Elia con una forza che lo fece tossire, ma Elia non si tirò indietro. Ingoiò avidamente, sentendo il liquido caldo e denso scorrere lungo l'esofago, mentre Damiano continuava a pompare dentro di lui, riempiendolo fino a fargli rigurgitare il seme dagli angoli della bocca.

Elia continuò a succhiare, a leccare, estraendo ogni singola goccia di sperma da quel cazzo ora sensibile, pulendolo con la lingua come un gatto che lecca il latte da una ciotola. Quando Damiano si ritrasse, il cazzo uscì dalla bocca di Elia con un pop udibile, un filo di saliva e sperma che li collegava ancora per un momento prima di spezzarsi.

Damiano scivolò lungo il muro, le gambe che non reggevano più il suo peso, e si accovacciò davanti a Elia. Prese il viso dell'altro uomo tra le mani e lo baciò di nuovo, assaggiando il proprio seme sulla lingua di Elia. Era un bacio lento, esausto, ma ancora carico di quella stessa fame disperata di prima.

«Sei un dannato Dio,» sussurrò Damiano contro le labbra di Elia.

Elia sorrise, un sorriso stanco e soddisfatto, morse il labbro inferiore di Damiano, sentendo il sapore metallico del sangue. «E tu sei mio,» rispose. «Almeno per stasera.»

Il rumore di una macchina che passava nella strada principale li fece sobbalzare, riportandoli bruscamente alla realtà. La notte li stava ancora aspettando, pronta a separarli, ma per quel momento, in quel vicolo puzzolente, erano stati invincibili.

I fari dell’auto strisciarono lungo i mattoni bagnati del vicolo, proiettando ombre lunghe e distorte che balenarono sui loro corpi prima di svanire in un lontano ronzio di motore. Il silenzio tornò a calare pesante e denso, rotto solo dal respiro affannoso di Elia e dal gocciolio dell’acqua piovana dalle grondaie. Damiano rimase immobile per un istante, le ginocchia piegate sulla superficie irregolare del selciato, il viso a pochi centimetri da quello dell’altro. Guardò lo sperma che lucidava le guance di Elia, un contrasto viscerale tra la pelle pallida e il bianco opalescente, e sentì qualcosa scattargli di nuovo nella pancia. Non era sazietà. Era fame. Una fame bramosia che non si placava con un solo orgasmo.

Senza distogliere lo sguardo, Damiano portò una mano alla cintura di jeans di Elia. La pelle bagnata di sudore e pioggia scivolò contro il metallo freddo della fibbia. «Tocca a me,» sibilò, la voce roca come carta vetrata. Con un movimento brusco, aprì la fibbia e lo scatto scattò in basso con un secco clic. Elia sollevò i fianchi, aiutandolo, i suoi occhi incollati a Damiano, bruciati da una miscela di sfida e desiderio puro.

Quando Damiano estrasse il cazzo di Elia, questo balzò fuori rigido e pulsante, la cappella già violacea e lucida di pre-eiaculato. Non perse tempo. Si chinò, la bocca spalancata, e inghiottì l'asta fino alle radici in un solo colpo secco. Elia sbatté la testa contro il muro di mattoni, un gemito gutturale che echeggiò nel vicolo vuoto. «Ah,...» sussurrò, le dita che si intrecciavano disperatamente nei capelli lunghi e spettinati di Damiano, spingendolo verso il basso.

Damiano lavorò con frenesia. La sua lingua era un vortice, avvolgendo la punta sensibile prima di scivolare lungo il frenulo, premendo con forza contro l'uretra. Il sapore di Elia era salato, metallico, intossicante. Sentiva le vene del cazzo pulsare contro il palato, il ritmo accelerato del battito cardiaco dell'altro uomo trasmesso direttamente attraverso la carne. Le mani di Damiano affondarono nei fianchi muscolosi di Elia, stringendo forte, lasciando segni bianchi sulla pelle scura dei jeans abbassati.

Mentre leccava e succhiava, Damiano sentì il proprio membro, che era rimasto molle e appesantito dopo l'eiaculazione, iniziare a reagire. Era una sensazione strana, quasi dolorosa, il tessuto che si riempiva di sangue troppo in fretta, pizzicando la pelle sensibile. Il contatto con il pavimento freddo e umido, l'odore di muschio maschile che rise dal pube di Elia, i gemiti soffocati che riempivano le sue orecchie: tutto concorreva a riaccendere la fiamma. Il suo cazzo si gonfiò, tornando a colpire duro contro la sua pancia, rigido e pronto per un'altra tornata.

Si fermò un attimo, tirando fuori la lingua per leccare un filo di bava che gli scendeva dal labbro, e guardò l'opera d'arte tra le sue mani. Il cazzo di Elia era un'arma, un pilastro di carne che chiedeva attenzione. Damiano sputò sopra, una boccata densa e viscosa, e iniziò a masturbarlo vigorosamente, usando la saliva come lubrificante, mentre con l'altra mano si stringeva i testicoli, pesanti e tesi.

«Ti piace, eh? Ti piace quando me lo prendo tutto?» chiese Damiano, la voce rauca, poi si lanciò di nuovo giù, questa volta affondando il naso nei peli pubici, respirando l'odore forte e crudo del sesso. Elia non riuscì a rispondere, solo a gemere, le gambe che tremavano visibilmente sotto lo sforzo del piacere. Damiano sentì le palle di Elia contrarsi, un segnale inequivocabile che stava per esplodere, ma non glielo permise. Si tirò indietro all'improvviso, lasciando il cazzo di Elia a pulsare nell'aria fredda, solo e bagnato.

Si alzò in piedi con un movimento fluido, nonostante le ginocchia indolenzite. I suoi pantaloni erano ancora aperti, il suo cazzo eretto sporgeva maestoso, la cappella liscia e rossa. Si avvicinò a Elia, premendo il proprio corpo contro quello dell'altro, intrappolando i loro membri rigidi tra i loro corpi. La sensazione del caldo e del sudore fu immediata. Damiano afferrò il collo di Elia, portandolo a sé per un bacio violento, mordendo le sue labbra gonfie, assaggiando ancora il retrogusto del proprio sperma nella bocca dell'altro.

«Mi hai fatto indurire di nuovo,» mormorò Damiano contro le labbra di Elia, i suoi occhi scuri che brillavano malvagi nella penombra. «E adesso voglio scoparti. Voglio sentire il tuo culo stretto intorno al mio cazzo.»

Elia si scosse, un brivido di eccitazione che gli percorse la schiena. Si girò, appoggiando le mani al muro di mattoni freddo e umido, spingendo indietro il culo, offrendolo come un sacrificio. La posizione era umile, animalesca, perfetta per quel vicolo sporco. Damiano guardò le natiche di Elia, tonde e sode, i jeans scesi fino alle cosce che ne lasciavano scoperta la pelle bianca.

Damiano sputò sulla mano, raccogliendo molta saliva, e la passò sulla propria asta, poi portò le dita bagnate all'ano di Elia. Non fu delicato. Premette contro lo sfintere, sentendo la resistenza iniziale, poi la cedevolezza mentre il muscolo si rilassava. Inserì un dito, poi due, allargando il passaggio, preparando il terreno. Elia spingeva indietro, cercando di inghiottire le dita, gemendo basso.

«Prendilo tutto,» ringhiò Damiano, ritirando le dita. Si posizionò dietro di Elia, allineando la punta del suo cazzo con il buco dilatato. Con una spinta decisa dei fianchi, entrò. La sensazione di calore e di pressione fu travolgente. Elia urlò, un suono acuto che si spezzò nella gola, mentre il corpo di Damiano lo spingeva contro il muro, i mattoni che graffiavano la sua pelle attraverso la maglietta.

Damiano non aspettò che si abituasse. Iniziò a muoversi, ritmando le spinte con la violenza del loro desiderio represso. Ogni colpo era profondo, arrivava fino in fondo, sfidando i limiti del corpo di Elia. «Sei mio,» sibilò Damiano, affondando con forza, le sue mani che stringevano i fianchi di Elia con forza sufficiente da lasciare lividi. «Questo culo è mio. Stasera non te ne vai finché non sono pieno.»

Il suono delle pelli che si scontravano, slap slap slap, risuonava nel vicolo, mescolandosi ai loro respiri affannosi e ai gemiti inarticolati. Il mondo là fuori non esisteva più. C'era solo il buio, il muro freddo, e il fuoco che bruciava dove i loro corpi si univano. Damiano sentiva il controllo sfuggirgli di nuovo, il piacere che montava vertiginosamente, un'onda pronta a travolgere tutto.

Il respiro di Damiano era un furore irregolare, un soffio rovente che si perdeva nella notte umida, mentre i suoi fianchi si muovevano con una violenza meccanica, spinta dopo spinta. Non c'era spazio per la gentilezza, solo per l'urgenza bruciante che divorava i suoi nervi. Affondò le dita nella carne dei fianchi di Elia con tale forza da lasciare impronte bianche sotto la pelle livida, usando quelle presa come perni per spingerlo ancora più violentemente contro il muro. I mattoni, freddi e viscidi per l'umidità della pioggia, accoglievano il petto di Elia a ogni botta, graffiando la pelle attraverso la stoffa della maglietta, un contrasto gelido che faceva sobbalzare i muscoli dell'altro uomo.

«Prendilo tutto,» ringhiò Damiano, e la sua voce era bassa, roca, spezzata dallo sforzo fisico. «Non hai scampo.»

Il ritmo si fece incalzante, una serie di colpi secchi e profondi che risuonavano nel vicolo chiuso come un eco di flagellazione. Il suono delle palle di Damiano che sbattevano contro il perineo di Elia era crudele, un clap-clap-clap umido che si sovrapponeva ai gemiti strozzati di Elia. Ogni spinta costringeva Elia in avanti, schiacciandolo contro la superficie ruvida, togliendogli il respiro, ma lui non cercava di scappare. Al contrario, Elia arcuò la schiena, offrendo il suo culo con una disperazione animalesca, spingendo indietro i fianchi per incontrare l'assalto di Damiano a metà strada.

La negazione dell'orgasmo precedente bruciava ancora nelle vene di Elia, un fuoco che lo rendeva folle. Con le mani ancora piatte contro i mattoni freddi, iniziò a muoversi con una frenesia disperata. Non poteva usare le mani, non voleva lasciare il muro, non voleva perdere l'ancora che lo teneva in piedi mentre il mondo gli girava attorno. Invece, scivolò in avanti e indietro, sfregando il cazzo duro e dolorante contro la parete di mattoni grezzi. La consistenza abrasiva della pietra contro la glande sensibile fu una scossa elettrica di dolore e piacere misto, un attrito che fece gridare Elia, un suono acuto che si spezzò contro la parete.

«Sì... così...» sibilò Elia, la voce piena di bava, gli occhi spalancati al buio mentre fissava l'intonaco grigio davanti a sé. «Si... usami...»

Damiano sentì quelle parole come una frustata. Si chinò in avanti, avvolgendo il corpo di Elia con il suo, coprendolo come un mantello di carne e sudore. Con una mano afferrò i capelli di Elia, tirando indietro la sua testa con brutalità, esponendo il collo bianco e palpitante. Damiano non esitò; aprì la bocca e morsicò la pelle sul tendine del collo, denti che affondavano nella carne morbida, succhiando forte per lasciare un marchio rosso e viola, un possesso territoriale. Elia tremò da capo a piedi, l'odore del ferro del sangue che mescolava l'aria di tabacco stantio e pioggia.

«Dimmelo ancora,» ordinò Damiano all'orecchio di Elia, la lingua calda che gli leccava il lobo prima di morderlo.

Elia premette la fronte contro il muro, poi ruotò il viso appena quanto bastava per cercare la bocca di Damiano con i suoi occhi sbarrati. «Il mio buco...» ansimò, le parole uscendo a scatti tra una spinta e l'altra. «Il mio culo... riempimelo fino a farmi scoppiare... stronzo... cazzo...»

L'oscenità di quelle parole, il modo in cui Elia sputava quelle frasi come se fossero preghiere blasfeme, fu la goccia che fece traboccare la diga della resistenza di Damiano. Il cazzo dentro Elia si dilatò, diventando una verga di marmo incandescente, le vene che pulsavano violentemente contro le pareti calde e strette dell'ano di Elia. Damiano abbandonò ogni ritmo, ogni tecnica, e si scagliò contro l'altro uomo in una serie di spinte selvagge, profonde, sbattendo i propri testicoli contro la carne di Elia con forza tale da fargli male.

«Ti riempio!» urlò Damiano, e con un ultimo, potente strappo dei fianchi, si seppellì fino in fondo, affondando l'intera lunghezza del suo membro nelle viscere di Elia.

Il corpo di Damiano si irrigidì, la schiena ad arco, le mani che serravano i fianchi di Elia fino a fargli sbiancare le nocche. Sentì l'eiaculazione montare come un'onda, un calore devastante che partiva dalle palle e esplose lungo l'asta. Un gemito gutturale, profondo come il ruggito di una bestia, gli uscì dalla gola mentre iniziava a pompare il suo sperma caldo e denso dentro l'altro uomo, getto dopo getto, bagnando le pareti interne, segnandolo dall'interno. Elia sentì il calore diffondersi dentro di sé, quel liquido bollente che lo riempiva, e fu la fine.

Con un urlo strozzato, Elia strusciò freneticamente il suo cazzo contro il muro una volta, due volte, e l'attrito crudele dei mattoni gli strappò l'orgasmo. Il suo corpo si contrasse in uno spasmo violento, l'ano che si chiudeva a morsa sul cazzo di Damiano ancora in erezione, succhiando l'ultima goccia di sperma. Il cazzo di Elia esplose, schizzando il suo liquido bianco contro la parete di mattoni, sporcati di muschio e pioggia, un rivolo denso che colmava le fessure della pietra.

Restarono così congelati per un istante che sembrò un'eternità, incollati l'uno all'altro, al respiro affannoso che si confondeva in un unico suono, i cuori che battevano all'unisono contro le costole. Il vicolo tornò silenzioso, interrotto solo dal lontano rumore della città e dal gocciolio dell'acqua dai tubi di scarico.

Damiano fu il primo a muoversi. Con un sospiro profondo che scaricava tutta la tensione accumulata, si ritrasse lentamente. Il cazzo uscì dall'ano di Elia con un suono bagnato e poppante, seguito da un filo di sperma che colava lungo la coscia di Elia, bianco e luminoso al bagliore arancione della lampada al mercurio. La sensazione di vuoto fu improvvisa e bruciante per Elia, che crollò leggermente in avanti, la fronte appoggiata contro il muro che aveva appena macchiato.

Damiano si sistemò i jeans, le mani che tremavano leggermente mentre chiudeva la cerniera. Guardò Elia, la schiena che si sollevava e abbassava mentre cercava di recuperare fiato. Non ci furono carezze, non ci furono dolci parole di conforto. Il momento di intimità violenta svanì come fosse stato un sogno, lasciando solo la realtà cruda del vicolo e dei corpi stanchi.

Si avvicinò, posando una mano sulla spalla di Elia, una tocco leggero, quasi incerto. Elia si voltò lentamente, i jeans ancora abbassati, il viso rovesciato, le labbra gonfie e i capelli spettinati. I loro occhi si incrociarono, e in quello sguardo c'era tutto ciò che non potevano dirsi: la stanchezza, la soddisfazione, e la consapevolezza che quella notte, come tutto il resto, era finita.

«Andiamo,» mormorò Damiano, la voce rauca ma calma.

Elia annuì, rialzandosi a fatica e tirando su i pantaloni, sentendo il tessuto bagnato e appiccicoso contro la pelle. Si sistemarono in silenzio, due ombre che riacquistavano forma umana nell'oscurità. Quando si voltarono per uscire dal vicolo, il muro rimase indietro, testimone silenzioso dei loro peccati, con la macchia bianca di Elia e il calore del sperma di Damiano ancora impregnato nelle pietre. Non si voltarono indietro. La notte li inghiottì uno alla volta, portandoli via verso le loro vite separate, con solo il ricordo del calore e del dolore a ricordar loro che, per poche ore, erano stati vivi.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.3
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Estasi nel vicolo:

Altri Racconti Erotici in Gay & Bisex:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni