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Gay & Bisex

Sinfonia di Supplica e Sottomissione Carnale


di relaxlove
09.06.2026    |    35    |    0 6.0
""Ah!" urlò Luigi, sentendo lo sfintere essere dilatato violentemente, un bruciore acuto che attraversò la colonna vertebrale mentre il cazzo di Marco lo invadeva senza pietà..."
La musica bassa della festa vibrava attraverso le pareti del salottino, un ritmo martellante che sembrava sincronizzarsi con il battito accelerato dei presenti. L'aria era densa, un mix di sudore, alcol costoso e profumi stucchevoli, ma in quel piccolo angolo appartato, l'atmosfera era cambiata. Si era solidificata in qualcosa di pesante, elettrico, carico di una promessa sporca e irrevocabile.

Marco si passò una mano tra i capelli bagnati di sudore, fissando i due uomini che lo guardavano con un misto di eccitazione frenetica e terrore anticipato. La scommessa era stata lanciata lì, in mezzo al frastuono, un'idea nata forse dalla troppa vodka o da un desiderio represso di spingersi oltre il limite. «Vi porterò al limite,» aveva sussurrato, una sfida velata che era echeggiata più forte di qualsiasi DJ set. «Ma non vi farò venire. Voglio sentirvi implorare. Voglio che i vostri gemiti diventino un coro di disperazione.»

Ora, la porta era chiusa a chiave, isolandoli dal frastuono della festa.

Luigi e Massimo erano seduti sul divano di velluto rosso, i muscoli tesi come corde di un arco pronte a scoccare. Luigi, con i suoi quarant'anni portati con una virilità brizzolata che incorniciava il viso, respirava affannosamente. Indossava ancora la camicia di seta, ma i pantaloni erano già un ricordo appallottolato sul pavimento. Il suo cazzo, circonciso e già duro come il marmo, pulsava ritmicamente contro l'addome piatto, il glande liscio e scoperto già lucido di pre-eiaculazione.

Accanto a lui, Massimo era una statua di carne oscura e potente. I suoi capelli mori erano spettinati e le labbra socchiuse in un respiro affannoso. Ma l'attenzione di Marco era catturata irrevocabilmente dall'arma che spuntava dalle sue mutande abbassate. Ventiquattro centimetri di cazzo grosso, venoso, una colonna di carne che sembrava impossibile da contenere in una sola mano. Le sue palle erano grosse e tese, pronte a esplodere, ma Marco non aveva alcuna intenzione di permetterlo.

«Spalancate le gambe,» ordinò Marco, la voce roca e bassa. Non fu una richiesta, ma un comando.

I due uomini obbedirono all'unisono, allargando le cosce sul divano morbido, esponendo completamente i loro cazzi alla vista e al tocco del loro padrone momentaneo. Marco si inginocchiò tra di loro, sentendo il calore che irradiavano i loro corpi. L'odore del maschio, pungente e salato, gli riempì le narici, aumentando la sua stessa eccitazione.

Iniziò con Luigi. Avvicinò la mano al cazzo circonciso dell'uomo. La pelle del glande era calda e vellutata sotto la punta delle sue dita. Marco premette il pollice contro l'uretra, sfregando lentamente, raccogliendo il liquido trasparente che già bagnava la punta. Luigi emise un sussulto, la testa che rovesciò all'indietro contro lo schienale, le mani che affondarono nella tappezzeria.

«Ti piace, eh?» mormorò Marco, iniziando a muovere la mano su e giù lungo l'asta. Il movimento era lento, metodico, deliberatamente frustrante. Ogni volta che la mano scendeva fino alla base, stringeva leggermente, bloccando il flusso. Quando risaliva, ruotava il polso sul glande sensibile.

Luigi gemeva, un suono profondo che risuonava nel petto. «Sì... cazzo, sì...» ansimava, i fianchi che iniziarono a muoversi involontariamente, cercando di aumentare la velocità del contatto. Ma Marco si fermò di colpo, togliendo la mano e lasciando il cazzo di Luigi a tremolare nel vuoto, inchiodato verso l'alto.

«Non ti ho detto di muoverti,» rimproverò Marco, spostando l'attenzione su Massimo.

Il moro guardò Marco con occhi vitrei, pieni di bisogno. Marco afferrò il suo cazzo gigante con entrambe le mani. Era così spesso che le sue dita a malapena si incontravano attorno alla circonferenza. Iniziò a masturbarlo con movimenti lunghi e vigorosi, usando la saliva come lubrificante. Il suono delle sue mani che scivolavano sulla carne bagnata era udibile, un schlick-schlick osceno che si univa ai gemiti di Massimo.

Massimo era molto più vocale. «Oh cazzo... Marco... così...» gridò, le cosce che tremavano visibilmente. Il suo cazzo era così duro che sembrava dovesse scoppiare. Marco sentì le vene pulsare sotto i palmi delle mani. Vide i testicoli dell'uomo risalire verso il corpo, il segnale inequivocabile che l'orgasmo era imminente.

Era il momento perfetto per fermarsi.

Marco si tirò indietro all'improvviso, lasciando Massimo a bocca aperta, il petto che si sollevava e abbassava furiosamente. «No! Per favore!» gridò Massimo, la voce rotta. «Stavo per... stavo per sborrare!»

«Esattamente,» sorrise Marco, sadico e compiaciuto. Si alzò in piedi, guardando i due uomini che erano ridotti a una massa di nervi scoppiati e desiderio insoddisfatto. I loro cazzi erano violacei, pulsanti, gocciolanti. Era una visione bellissima.

«Non è finita, ragazzi,» disse Marco, tornando a inginocchiarsi ma questa volta cambiando tattica. Prese il cazzo di Luigi con la mano sinistra e quello di Massimo con la destra, iniziando a segarli simultaneamente. Il ritmo fu incalzante, un turbine di piacere che li travolse entrambi.

I loro gemiti si intrecciarono, creando quella sinfonia di supplica che era stata richiesta. Luigi gemette basso e gutturale, mentre Massimo emetteva gridolini acuti ogni volta che il pollice di Marco premeva sulla sua cappella enorme. «Ti prego...» sussurrò Luigi, gli occhi chiusi, il viso contratto in una maschera di dolore puro. «Fammi venire. Non reggo più.»

Marco guardò i loro visi, i corpi che si arcavano verso di lui in cerca di rilascio. Sentì il potere scorrergli nelle vene. Poteva farli finire in un secondo. Poteva sentire il calore accumularsi nelle loro aste, il tremito incontrollabile delle loro cosce. Ma la scommessa era chiara.

Rallentò il ritmo fino a quasi fermarsi, mantenendo solo una leggera pressione sulla base dei loro cazzi, proprio dove il piacere è più tortuoso. «Volete venire?» chiese, la voce un sussurro carico di finta innocenza.

«Sì! Per l'amor di Dio, sì!» urlò Massimo, le lacrime che gli bagnavano le tempie.

«Bene,» disse Marco, e poi si fermò del tutto, ritirando le mani e lasciandoli lì, al limite del baratro, a tremare e a implorare nel vuoto. La stanza era piena dei loro respiri affannosi e del profumo del sesso non consumato. La festa continuava fuori, ma lì dentro, il tempo si era fermato in un momento di puro, agonizzante controllo.

Il silenzio nella stanza era rotto solo dal respiro affannoso di Luigi e Massimo, due corpi nudi e sudati che tremavano come foglie al vento, i loro cazzi ancora duri e pulsanti dopo l'edging crudele a cui li aveva sottoposti. Marco restò immobile per alcuni secondi, a godersi l'agitazione visibile nei loro muscoli contratti, il modo in cui i petti si alzavano e si abbassavano in cerca di ossigeno. Poi, un sorrisetto crudele gli increspò le labbra.

«Non è finita, ragazzi,» disse Marco, la voce bassa e carica di un sadismo anticipatorio. Si avvicinò, sfiorando con la punta della scarpa il tappeto morbido. «Voglio vedere quanto siete disposti a spingervi per evitare un'altra ora di quella tortura.»

Luigi alzò lo sguardo, gli occhi velati dalla disperazione e dal lusso inibito. Massimo morse il labbro inferiore, una vena del collo che pulsava ritmicamente.

«Ecco cosa farete,» continuò Marco, indicando i loro inguini con un cenno del capo. «Vi leccate i cazzi a vicenda. E non fermatevi finché non sono tornati completamente molli.»

I due uomini scambiarono un'occhiata rapida, fulminata dalla confusione e dall'umiliazione. Far diventare mollo un cazzo leccandolo era una contraddizione in termini, un paradosso fisico e psicologico.

«E c'è una condizione,» aggiunse Marco, incrociando le braccia e abbassando la voce fino a renderla un sussurro minaccioso. «Se anche solo una goccia di sperma esce da uno di voi... ricomincerò tutto da capo. Dall'inizio. E vi prometto che la prossima volta non sarò così clemente.»

La minaccia pendeva su di loro come una spada di Damocle. Luigi, con un gemito soffocato che suonò più come un pianto, si rotolò sulla spalla, avvicinandosi all'inguine di Massimo. L'altro uomo, con i muscoli delle cosce tesi come corde di violino, fece lo stesso, spostandosi finché non si trovarono in un 69, i volti a pochi centimetri dalle virilità dell'altro.

«Iniziate,» ordinò Marco, andandosi a sedere su una poltrona di velluto scuro che era stata trascurata nell'angolo della stanza.

Non c'era romanticismo, solo disperazione animale. Luigi afferrò il cazzo di Massimo alla base, sentendo il calore intenso della pelle tesa, e senza preamboli passò la lingua sulla cappella rossa e gonfia. Massimo sobbalzò, un sussulto elettrico che scosse le sue natiche, e ricambiò il favore, avvolgendo le labbra attorno all'asta circoncisa di Luigi. Ogni tocco della lingua rugosa sul glande sensibile inviava scariche di piacere che rendevano l'erezione più dura, non più molle.

«Mmmph...» gemette Luigi, la bocca piena, le lacrime che gli bagnavano le guance mentre cercava di ingoiare l'asta di Massimo più a fondo, sperando in un miracolo.

Massimo, dal canto suo, leccava freneticamente lungo il frenulo di Luigi, i suoi occhi spalancati fissando l'addome dell'uomo con un misto di terrore e rassegnazione. I loro corpi erano un groviglio di arti afferrati, muscoli che si contraevano in sincrono, sudore che si mescolava facendoli scivolare l'uno contro l'altro. Erano ridotti a bestie, guidati unicamente dall'istinto di sopravvivenza sessuale, pronti a divorarsi a vicenda pur di soddisfare il capriccio del loro padrone.

Dalla sua posizione dominante, Marco osservava lo spettacolo con un interesse calcolatore. Si allentò la cintura con un movimento lento e deliberato, il metallo che tintinnava sommessamente nel silenzio interrotto solo dai suoni della fellatio. Fece scivolare la cerniera dei pantaloni in basso, liberando il proprio cazzo, che era già duro come una roccia.

Non si tolse i pantaloni completamente; si limitò a estrarre l'asta, lasciando che spuntasse dalla fenditura della biancheria intima di raso. Iniziò a masturbarsi lentamente, il pollice che spalmava il liquido preseminale sulla punta, mentre i suoi occhi si fissavano sulla scena umiliante che si svolgeva davanti a lui.

«Guardate come vi spingete l'un l'altro,» mormorò Marco, più per sé stesso che per loro, godendo del contrasto tra la forza maschile dei due uomini e la loro totale sottomissione. «Due troie affamate che si mangiano i cazzi per non essere punite.»

Luigi aumentò il ritmo, convinto che più velocità avrebbe significato una fine più rapida dello stato di eccitazione, ma si accorse con orrore che il respiro di Massimo si stava facendo corto e affannoso. Sentì il cazzo dell'altro uomo pulsare pericolosamente nella sua bocca, un segnale inequivocabile di un imminente disastro. Si fermò un istante, ma Marco tossì rumorosamente, un suono secco che fece sobbalzare entrambi.

«Non vi ho detto di fermarvi,» incalzò Marco, la mano che stringeva il proprio cazzo con più forza, sfregando la pelle sensibile. «Continuate. E fate attenzione a non spargere un bel niente.»

Massimo, sentendo la bocca di Luigi tornare a lavorarlo freneticamente, muggì di piacere e frustrazione. Le sue labbra si chiusero attorno all'asta di Luigi come una ventosa, le guance incavate dal vuoto, la lingua che cercava disperatamente di lenire il bruciore dell'eccitazione senza innescare l'esplosione. Era una linea sottile, un equilibrio precario come camminare sul filo del rasoio. Ogni leccata era una scommessa, ogni succhiata un rischio.

I loro gemiti si fusero in una cacofonia di suoni umidi e gutturali. Luigi affondò le unghie nelle cosce di Massimo, lasciando mezzelune rosse sulla pelle pallida, mentre Massimo afferrava i glutei di Luigi, spingendolo verso il proprio viso con una forza quasi brutale. Erano un'orgia di disperazione, i loro corpi che si contorcevano in posizioni innaturali nella ricerca di una gratificazione che doveva rimanere negata.

Marco si grattò leggermente lo scroto con le dita libere, l'altro pugno che scorreva su e giù lungo il suo membro vigorosamente. Il calore nella stanza era palpabile, l'odore di sesso, sudore e paura un profumo intossicante per i suoi sensi. Vedere due uomini etero o bisex, comunque orgogliosi, ridotti a leccarsi reciprocamente per il suo divertimento era un potere afrodisiaco.

«Avete l'aria di due cani che combattono per un osso,» schernì Marco, osservando come la saliva colasse lungo i loro menti, bagnando il pube dell'altro. «Ma l'osso siete voi, e state mordendo voi stessi.»

Massimo provò un fremito lungo la schiena. Sentì le palle di Luigi tirarsi verso l'alto, toccandole col naso mentre lavorava l'asta con la bocca. Si costrinse a rallentare, a trasformare le leccate rapide in baci lunghi e umidi sulla cappella, sperando che la minore intensità potesse aiutare il cazzo a sgonfiarsi. Ma la consistenza calda e viva della carne in bocca era un richiamo irresistibile. Luigi gemette, un suono profondo e vibrante che risuonò nella bocca di Massimo, vibrando contro il suo cazzo.

Marco si accorse dell'indebolimento del ritmo. «Non cercate di barare,» disse, la voce tagliente. «Voglio vedere passione. Voglio vedere che volete farli tornare molli, non che state cercando di risparmiarvi.»

L'ordine colpì come una frustata. Luigi, con l'animo in tumulto, riprese a leccare con rabbia, la lingua che scivolava ovunque, sulla cappella, sul corpo, fino a scendere a leccare le palle pesanti di Massimo. Massimo fece lo stesso, divorando il cazzo di Luigi con una fame che mascherava a malapena il terrore di sborrare.

Erano completamente persi nel loro ruolo di bestie in calore, umiliati fino al midollo, consapevoli che ogni loro movimento era monitorato, valutato, e che un singolo, involontario spasmo avrebbe potuto condannarli a ricominciare tutto da capo. E mentre continuavano a leccarsi, a succhiarsi e a gemere in una disperata armonia, Marco sedeva comodo, il cazzo duro in mano, godendosi lo spettacolo più eccitante che la festa potesse offrire, un re assoluto sul suo trono di carne e umiliazione.

Il controllo, così meticolosamente coltivato da Marco, crollò in un istante di pura, inevitabile biologia. Luigi sentì l'orgasmo montare come una marea che non poteva più essere contenuta, un calore feroce alle radici dei testicoli che si propagò lungo la verga fino a esplodere. Con un gemito soffocato dalla carne piena in bocca, il suo corpo si arcuò in una convulsione violenta. La sua schiena si incurvò, le dita affondarono nei fianchi muscolosi di Massimo, e il cazzo iniziò a pompare sborra calda e densa direttamente nella gola dell'altro uomo.

Massimo, colto alla sprovvista da quella scarica improvvisa, cercò di inghiottire, ma la quantità di liquido e la profondità della penetrazione lo costrinsero a ritirarsi, tossendo e lasciando che il bianco latteo colasse dagli angoli delle labbra, bagnando il mento e gocciolando sul petto di Luigi. Quell'esplosione fu il detonatore finale. Sentire il calore dello sperma riempirgli la bocca e udire i rantoli di piacere di Luigi fu troppo per Massimo. I suoi testicoli si strinsero, pronti a scaricare. Con uno scatto dell'anche brusco e disperato, venne a sua volta, riempiendo la bocca di Luigi con getti potenti e violenti. Luigi, ancora nel pieno del suo post-orgasmo, fu costretto a inghiottire o annegare, i suoi occhi spalancati per lo shock e il piacere intenso, mentre il sapore salato e amaro di Massimo gli inondava i sensi.

I due uomini crollarono l'uno sull'altro, i corpi pesanti e sudati che si adagiavano sul pavimento freddo, le respirazioni affannose che riempivano la stanza come un coro di bestie esauste. Il silenzio che seguì fu rotto solo dal rumore di passi calmi e decisi. Marco si alzò dalla poltrona, il suo cazzo ancora duro e pulsante nel pugno, mentre si avvicinava ai due sconfitti. Guardò la disastrosa scena: le loro bocche aperte, i residui di sperma bianco che brillavano sulla pelle, i muscoli che tremavano ancora per le scosse di piacere.

"Disastrosi," sibilò Marco, la voce fredda come il ghiaccio, priva di qualsiasi empatia. "Vi avevo dato un ordine semplice. Un unico divieto. E avete fallito entrambi."

Luigi sollevò lo sguardo, il volto contratto in una maschera di paura e vergogna, cercando di scusarsi, ma Marco alzò una mano per zittirlo. Non c'era spazio per le parole. "La punizione deve essere proporzionata all'incapacità," sentenziò, guardandoli con disprezzo misto a desiderio sadico. "Poiché le vostre bocche hanno fallito nel compito di controllo, userò il resto del vostro corpo per insegnarvi la disciplina."

Marco indicò Massimo con un cenno del mento. "Tu. Girati. Metti quel culo in vista." Massimo esitò per una frazione di secondo, ma lo sguardo duro di Marco gli fece capire che non c'era scelta. Si girò, mettendosi a carponi, esponendo i glutei sodi e l'ano serrato, ancora contratto dall'orgasmo. "Luigi," ordinò Marco, "puliscilo. E non intendo con un asciugamano."

Luigi, umiliato oltre ogni limite, strisciò verso Massimo. Il suo cuore batteva forte contro le costole. Si avvicinò ai glutei dell'altro uomo, afferrò le guance con entrambe le mani e le aprì con forza, esponendo completamente l'orifizio rosa e scuro. L'odore di sesso e sudore era intenso, quasi stordente. Luigi chinò la testa e, con la lingua piatta, passò lungo la fessura, sentendo la pelle calda e umida sotto le sue papille gustative.

"Più a fondo," comandò Marco, osservando la scena mentre si masturbava lentamente, il cazzo che scintillava di precum. "Slinguazza. Voglio che lo baci, che lo penetri con la lingua come se fosse un cazzo." Luigi obbedì, spingendo la punta della lingua contro l'anello muscolare, sentendolo resistere prima di cedere leggermente. Leccava con avidità, stimolando le terminazioni nervose sensibili di Massimo, che iniziò a gemere, un suono basso e roco che vibrò nel petto di Luigi. La scena era deprimente ed elettrizzante; due uomini ridotti a bestie che si pulivano a vicenda sotto lo sguardo vigile del loro padrone.

Marco lasciò che continuassero per alcuni minuti, godendosi lo spettacolo della degradazione, poi si stancò dell'attesa. "Basta," urlò, afferrando Luigi per i capelli e tirandolo indietro. "In piedi. Tutti e due."

I due uomini si alzarono a malapena, le gambe tremanti. "Piegatevi," ordinò Marco. "Novanta gradi. Mani alle caviglie o sulle ginocchia, non importa. Voglio i vostri buchi esposti e pronti." Luigi e Massimo eseguirono, piegandosi in avanti fino a che i loro torsi furono paralleli al pavimento. La posizione allungava i loro muscoli posteriori e spingeva i glutei all'indietro, offrendo i loro ani vulnerabili in modo inequivocabile.

Marco si avvicinò a Luigi per primo. Non ci furono preliminari gentili, nessuna lubrificazione oltre al sudore. Si posizionò dietro di lui, allineò la sua erezione massiccia con l'entrata di Luigi e, senza preavviso, spinse con forza.

"Ah!" urlò Luigi, sentendo lo sfintere essere dilatato violentemente, un bruciore acuto che attraversò la colonna vertebrale mentre il cazzo di Marco lo invadeva senza pietà. Non aspettò che si abituasse. Iniziò a muoversi immediatamente, ritmando le spinte con una violenza calcolata. Ogni colpo era profondo, spingendo l'aria dai polmoni di Luigi in un sibilo affannoso. Le palle di Marco schiacciavano contro quelle di Luigi con ogni impatto, un suono bagnato e carnale che echeggiava nella stanza.

Dopo aver devastato l'ano di Luigi per qualche minuto, Marco si estrasse con un pop udibile, lasciando il buco dilatato e pulsante al suo posto. Si spostò verso Massimo, che aveva ascoltato i gemiti del compagno con terrore anticipato. Marco gli afferrò i fianchi, le dita che affondavano nella carne, e penetrò anch'esso in un solo colpo secco. Massimo sbatté le palpebre, i denti serrati in un grido di dolore e piacere misto, mentre il cazzo di Marco lo riempiva completamente.

"Prendetelo tutto!" grugniva Marco, mentre aumentava l'intensità, i suoi colpi divennero una frusta di carne. I due uomini, piegati e sottomessi, non potevano fare altro che prendere la violenza, i loro corpi che ondeggiavano al ritmo della furia di Marco, completamente alla sua merce mentre li usava come semplici oggetti per il suo piacere sadico.

Continuò a incularli, quando stava per sborrare, ordinò ai due di aprire la bocca, riempiendola di calda crema.

Si trovarono così, disposti a novanta gradi, intrappolati in un paradosso claustrofobico. Le labbra di Luigi sfiorarono la pelle tesa di Massimo, mentre quest'ultimo accoglieva in bocca la punta dell'altro. Il contrasto era brutale: l'istinto biologico spingeva per il piacere, ma il terrore della punizione di Marco imponeva un controllo mentale disumano. Ogni movimento era lento, esitante, quasi un tentativo di anestetizzare i sensi attraverso la monotonia. Marco li sovrastava in silenzio, le braccia incrociate, un giudice muto che godeva del potere assoluto.
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