Lui & Lei
Il Calore del Divieto
11.05.2026 |
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"Quando lui la penetrò con due dita, trovandola incredibilmente bagnata e pronta, lei piegò la schiena, i suoi occhi che si chiusero nel piacere..."
Carmelo controllò l’orologio da muro in cucina; le lancette scorrevano lentamente verso le tre del pomeriggio. Il suo appartamento, solitamente un santuario di silenzio e disordine ordinato, era stato ripulito con una cura maniacale quell’ultimo minuto. Aveva spostato le pile di riviste dal tavolo e aveva aperto le finestre per far circolare l’aria, sperando che la brezza pomeridiana portasse via la sua nervosità. Non era abituato a questo tipo di appuntamenti. Di solito erano incontri veloci, niente di complicato, ma il profilo che aveva attirato la sua attenzione su quel sito di incontri era diverso: una coppia.Il campanello suonò, interrompendo i suoi pensieri. Carmelo prese un respiro profondo, si passò una mano tra i capelli scuri e andò ad aprire. Dietro la porta c'erano Ana Clara e suo marito. Lei era una presenza travolgente, una donna sudamericana con curve morbide e generose, "un po' in carne ma nei punti giusti". Indossava un vestito aderente che metteva in evidenza l'ampiezza dei fianchi e il seno pieno, con un sorriso luminoso che sembrava illuminare il corridoio. Lui, più alto e riservato, aveva un aria di controllo calcolato, gli occhi che valutavano Carmelo non come un ospite, ma come una merce in esposizione.
"Entrate, pure," disse Carmelo, facendo un passo indietro. "L'aperitivo è già pronto."
Si trasferirono in cucina. L'atmosfera era stranamente formale, considerato lo scopo del loro incontro. Carmelo versò tre bicchieri di vino rosso, il liquido scuro scintillando contro la luce del pomeriggio. Ana Clara accettò il bicchiere con un tocco leggero sulle dita di Carmelo, una scintilla elettrica che fece sobbalzare il ragazzo. Il marito, invece, prese il suo sorso senza staccare gli occhi da Carmelo, osservando ogni suo movimento, il modo in cui i suoi muscoli si tendevano sotto la t-shirt, la goffaggine giovanile che ancora traspariva nonostante i suoi sforzi per apparire sicuro.
"Bel posto," commentò il marito, la voce roca e bassa. "Intimo."
"Grazie," rispose Carmelo, sentendo il vino scendergli caldo lungo la gola. "Volevo che fosse confortevole."
Ana Clara rise, un suono caldo e avvolgente. Si appoggiò al bancone della cucina, spostando il peso su un'anca, accentuando la forma del suo corpo.
Finirono il vino in un silenzio carico di sottintesi, il ticchettio dell'orologio l'unico suono oltre al rumore del traffico filtrato dalle finestre. Il marito posò il bicchiere vuoto sul marmo con un clak secco che sembrò un segnale.
"Penso che possiamo spostarci in camera da letto," annunciò, non come un suggerimento, ma come un ordine.
Carmelo annuì, sentendo il cuore battere più forte contro le costole. Guidò i due lungo il corridoio, consapevole dello sguardo del marito incollato alle sue spalle. Entrarono nella stanza da letto; il letto grande e disfatto sembrava occupare l'intero spazio, un palcoscenico pronto per la performance.
Non appena furono dentro, la dinamica cambiò. Il marito si fece avanti, invadendo lo spazio personale di Carmelo con una confidenza aggressiva. Portò una mano al viso del ragazzo, sfiorandogli la mascella con il pollice.
"Sei anche più bello dal vivo," sussurrò il marito, avvicinandosi troppo, il suo alito che mescolava il vino al profumo amaro del tabacco.
Carmelo indietreggiò di un passo, il collo che si coprì di pelle d'oca. Non era quello che aveva concordato. "Scusa," disse, alzando le mani in un gesto difensivo. "Io sono etero. Questo non è in gioco."
Il marito si fermò, gli occhi si strinsero per una frazione di secondo, poi si rilassarono in un'espressione di divertimento cupo. Non sembrò offeso, solo ricalibrato. Fece un passo indietro e si diresse verso la sedia nell'angolo della stanza, una poltrona imbottita che gli permetteva una vista perfetta del letto.
"Va bene," disse, sedendosi comodamente, allargando le gambe. "Allora tocca a te."
Poi, fissando intensamente Carmelo, aggiunse: "C'è solo una regola. Ana Clara non deve raggiungere l'orgasmo. Di quello mi occuperò io dopo."
Ana Clara emise un sospiro che suonò metà delusione, metà eccitazione. Si avvicinò a Carmelo, i suoi occhi scuri che bruciavano di desiderio. "Non ascoltarlo troppo," mormorò, affondando le dita nei capelli di Carmelo e tirandolo verso di sé per un bacio.
Le labbra di Ana Clara erano morbide e calde, con il sapore residuo del vino. Carmelo rispose con urgenza, le sue mani che esploravano immediatamente le curve del suo corpo. Le scivolò sotto il vestito, sentendo la pelle calda e vibrante dei suoi fianchi, mentre lei premeva il suo peso contro di lui. Cadde sul letto, trascinandola con sé. Lei lo cavalcò, i suoi capelli che gli creavano una tenda intorno al viso mentre il vestito saliva, rivelando le cosce robuste e la biancheria intima di pizzo nero già bagnata.
Carmelo non perse tempo. Le scostò le mutandine di lato, le sue dita che affondavano nella carne morbida delle sue cosce, aprendola per lui. Lei gemette, un suono animalesco che riempì la stanza. Quando lui la penetrò con due dita, trovandola incredibilmente bagnata e pronta, lei piegò la schiena, i suoi occhi che si chiusero nel piacere.
Dall'angolo della stanza, il marito osservava. Aveva aperto la cerniera dei suoi pantaloni e aveva estratto il cazzo, già duro e pulsante. Iniziò a masturbarsi lentamente, i suoi occhi incollati non alla moglie, ma al corpo di Carmelo. Guardava il modo in cui i muscoli delle braccia del ragazzo si contraevano mentre teneva Ana Clara, il sudore che iniziava a brillare sulla sua fronte giovane, il movimento ritmico dei suoi fianchi mentre si preparava a scoparla.
Carmelo si liberò dei suoi jeans in un movimento impaziente. Il suo cazzo era duro, la cappella violacea che chiedeva attenzione. Ana Clara lo guidò dentro di sé, scivolando giù con un gemito profondo quando lui la riempì. Iniziò a muoversi, ritmi decisi e profondi, spingendola nel materasso. Lei lo abbracciò forte, le unghie che gli affondavano nella schiena.
"Sì, così, mi amor," sussurrava lei tra un respiro e l'altro. "Fammi sentire tutto."
Carmelo perse ogni cognizione del marito nella stanza. C'era solo il caldo, l'attrito, il profumo di Ana Clara che mescolava il gelsomino al sudore. La scopava con una furia selvaggia, il letto che scricchiolava sotto di loro. Lei era incredibilmente responsiva, i suoi muscoli interni che lo masticavano e stringevano, spingendolo verso l'orlo.
Dopo pochi minuti intensi, Ana Clara si irrigidì. Il suo respiro si fece corto e affannoso, il viso contratto in una maschera di estasi imminente. "Sto per... sto per venire," ansimò, stringendo gli occhi.
Improvvisamente, lei lo spinse via con forza, le mani che premevano contro il suo petto sudato. "No, aspetta," gridò, tremando. "Non posso."
Carmelo si fermò, il cazzo che pulsava nel vuoto, confuso e frustrato. Guardò verso l'angolo. Il marito stava ancora segandosi, il ritmo aumentato, un sorriso sadico sulle labbra mentre vedeva la moglie soffrire il piacere negato.
"Rilassati," disse il marito, la voce calma ma carica di autorità. "Non hai ancora il permesso."
Ana Clara prese un respiro profondo, cercando di riacquistare il controllo. "Torna qui," disse a Carmelo, tirandolo di nuovo giù.
Ricominciarono. Carmelo la prese da dietro questa volta, affondando il viso tra le sue spalle mentre la penetrava con colpi profondi che facevano ondeggiare le sue natiche. Il suono della pelle che batteva contro la pelle, slap, slap, slap, era ritmico e assordante. Ana Clara gemeva ad ogni spinta, le sue tette che dondolavano sotto di lei.
La tensione crebbe di nuovo, inesorabile. Carmelo sentiva i suoi testicoli stringersi, sapendo che non sarebbe durato a lungo se lei continuava a stringerlo così forte. Ana Clara iniziò a urlare, le grida che si facevano più acute.
"Oh Dio, sì! Sì!" urlò lei, perdendo ogni controllo. "Non riesco a fermarmi! Sto venendo!"
Il suo corpo si scosse in un orgasmo violento, i suoi muscoli che si contrassero intorno al cazzo di Carmelo in una serie di spasmi irrefrenabili. Lei urlò il suo piacere, affondando il viso nel cuscino per soffocare il suono, mentre il corpo le tremava come una foglia al vento.
Nell'istante stesso in cui lei raggiunse il picco, il silenzio nella stanza si spezzò. Il marito si alzò dalla poltrona in un movimento improvviso e violento. Il suo viso era rosso rabbia, le vene del collo tese.
"Che diavolo hai fatto?" urlò, attraversando la stanza in due passi.
Afferrò Ana Clara per un braccio, strappandola via dall'abbraccio di Carmelo con una forza brutale. Lei era ancora sconvolta dall'orgasmo, incapace di reagire, mentre lui la trascinava verso la porta.
"Ti aveva detto di no!" ringhiò il marito, voltandosi un istante per fissare Carmelo con un odio puro. "Stronza."
La porta della camera da letto si chiuse con un botto, lasciando Carmelo solo sul letto, il cazzo ancora duro e pulsante, il respiro affannoso, il cuore in gola. Sentiva il calore del corpo di Ana Clara svanire dalle lenzuola e il rumore dei loro passi che si allontanava furiosamente lungo il corridoio. Rimase lì, immobile, eccitato e confuso, ascoltando il silenzio che seguiva il caos.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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