Lui & Lei
Il patto segreto
29.06.2025 |
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Mi sono svuotato dentro di lei, la testa tra i cuscini, le mani che mi afferravano i fianchi..."
Tutto è cominciato in modo semplice. Lei era la sorella di un mio amico. Quarant’anni, single da poco, un corpo che non conosceva la resa. Io, quarantuno, da poco divorziato, con un bisogno disperato di libertà e carne viva. Era bastato uno sguardo troppo lungo in una serata tra amici, un bicchiere di vino in più, una battuta sussurrata all’orecchio. Poi un messaggio: “Vieni da me. Solo per divertirci.”Ci eravamo detti: niente legami. Solo sesso. Ma non era solo sesso, non con lei. C’era una fame animale nei suoi occhi, una sete di potere e controllo che mi faceva impazzire. E io glielo lasciavo prendere.
La prima volta è stata in piedi, contro la parete della cucina. Mi aveva aperto la porta con una vestaglia sottile e niente sotto. Mi ha baciato con foga, poi mi ha ordinato di inginocchiarmi. Il suo sapore era intenso, umido, profondo. Le sue mani mi tiravano i capelli mentre veniva con un urlo strozzato. Poi mi ha fatto alzare, mi ha strappato i pantaloni e mi ha cavalcato sopra il tavolo come se dovesse spezzarmi. “Non venire finché non te lo dico io,” aveva sibilato. E io avevo obbedito.
Dopo quella notte non ci siamo più fermati. Ogni incontro era un’escalation. Una volta l’ho trovata nuda, bendata, legata al letto con i polsi in alto. “Oggi tocca a te dominare,” aveva detto. E l’ho fatto. L’ho toccata lentamente, l’ho fatta tremare solo con la punta delle dita. Quando è venuta, le ho fatto ingoiare il mio orgasmo mentre si dimenava contro la testiera del letto.
Abbiamo provato tutto. In ascensore, durante una festa, mentre le persone parlavano due stanze più in là. Al cinema, con la mia mano tra le sue cosce. Una volta ci siamo chiusi in uno spogliatoio di una palestra e l’ho presa da dietro mentre si specchiava. “Guardami negli occhi mentre vieni,” le avevo detto, e lei mi aveva obbedito.
Poi è arrivata la sera dell’orgia. Mi ha portato in un loft in centro. Luci soffuse, tappeti morbidi, corpi che si toccavano ovunque. Lei indossava solo una collana lunga fino all’ombelico. “Stasera non sei mio,” mi ha detto. “Stasera siamo di tutti.” Mi ha baciato e mi ha spinto tra le mani di un’altra donna. Non mi ero mai sentito così esposto. Lei guardava mentre io leccavo un’altra, mentre mi scopavano, mentre io prendevo e davo. Poi è tornata da me, mi ha inginocchiato e mi ha fatto assaggiare il suo sapore dopo altri uomini. “E adesso vieni solo per me.”
Mi sono svuotato dentro di lei, la testa tra i cuscini, le mani che mi afferravano i fianchi. Il suo corpo era un tempio e una gabbia.
L’ultima volta, mi ha detto che voleva qualcosa di più. Non amore, no. Qualcosa di più perverso. “Voglio marchiarti,” aveva detto. Mi ha legato nudo alla sedia e ha inciso con la lingua il suo nome sul mio petto sudato. Quando è salita su di me, stretta e calda, mi ha guardato negli occhi: “Adesso sei mio. E io sono tua solo quando lo decido.”
Il gioco non è finito. Ma ora so che lei non è solo una scopamica. È un vizio, un veleno lento. E io non voglio guarire.
Questa storia non ha una fine. Perché quando ci si appartiene con ogni orgasmo, ogni sottomissione, ogni comando… si resta prigionieri del desiderio.
E domani, ci vediamo di nuovo. In una stanza piena di specchi, dove lei porta un’altra donna. E io? Io obbedisco.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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