bdsm
La mia prima Bdsm
05.07.2025 |
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"Quando mi tolsero la benda, il volto sorridente di Alexia era a pochi centimetri dal mio..."
Non avevo mai pensato che la mia prima volta nel mondo del BDSM sarebbe avvenuta proprio lì, nel cuore della città di Padova, all’interno di un club privé dal nome evocativo: ‘La Tana’. Era nascosto tra le stradine del centro storico, una porta nera senza insegne, visibile solo a chi sapeva cosa cercare. Il mio battito accelerava già all’ingresso, un misto di tensione e desiderio, incuriosito da ciò che avrei trovato oltre quelle tende vellutate rosso sangue. L’ambiente era carico di sensualità e mistero, luci soffuse, profumo di pelle, musica elettronica morbida in sottofondo. Appena entrato, fui accolto da un ragazzo alto, capelli rasati, occhi scuri e uno sguardo che sembrava leggermi dentro. «Sei nuovo?» annuii senza parlare, lui sorrise, «Vieni, ti faccio vedere in giro». La sala principale era un mix tra un salotto vintage e una gabbia del piacere: catene appese al soffitto, croci di Sant’Andrea, divanetti in pelle, corpi seminudi ovunque. La prima persona a catturare la mia attenzione fu lei: una ragazza minuta, poco più che ventenne, capelli rosa, reggicalze neri e uno sguardo che alternava ingenuità e provocazione. Si chiamava Mia. Mi si avvicinò con naturalezza, poggiò le dita sul mio petto e sussurrò: «Ti affidi?» Non seppi rispondere, ma il mio corpo lo fece per me. Lei sorrise, prese la mia mano e mi condusse in una zona più appartata, dove il rosso diventava porpora e le pareti imbottite sembravano assorbire ogni suono. «Qui impariamo i limiti», disse, e in pochi istanti fui legato a un seggiolone di cuoio, le braccia sopra la testa, la schiena esposta. Sentii prima la carezza di una piuma, poi lo schiocco improvviso di una frusta leggera, seguita da un bacio morbido sul collo. Era Mia, ma non era sola. Accanto a lei, un’altra figura si era avvicinata: alta, elegante, una bellezza androgina, trucco marcato e labbra scure. Si presentò come Alexia. La sua voce era un invito sensuale a lasciarmi andare, un comando dolce che non ammetteva resistenza. Lei era trans, e il suo corpo sembrava danzare tra due universi, ipnotico e sicuro. Mia e Alexia mi esplorarono come se fossi un terreno vergine, toccando, mordendo, sussurrando. Le mani di Mia mi accarezzavano mentre quelle di Alexia mi costringevano. Mi tolsero tutto, con lentezza, lasciandomi nudo e tremante. Non solo per il freddo, ma per l’attesa. Mi bendavano gli occhi. Il buio accentuava il piacere. Ogni colpo di cinghia era seguito da una carezza. Ogni stretta di polsi da un bacio sulle cosce. Il mio respiro aumentava, mentre sentivo la lingua di Mia giocare con le mie parti più intime, mentre Alexia, dietro di me, si avvicinava con movimenti lenti ma decisi. Mi presero insieme, con dolce ferocia. La mia prima volta fu con loro due, dominato e venerato, tra sospiri, lamenti e parole sussurrate come ordini. L’orgasmo non fu solo fisico, fu mentale, una liberazione. Quando mi tolsero la benda, il volto sorridente di Alexia era a pochi centimetri dal mio. Mi baciò, lentamente. «Hai fatto bene a fidarti», disse. Rimasero con me, nude e appagate, per altri minuti infiniti. Non parlavamo, ci toccavamo appena. Solo alla fine, quando il mio corpo tremava ancora, sentii le parole di Mia: «Se torni, domani, ci sarà anche Lara. È la nostra nuova arrivata. Le piacciono i giochi a tre. Ma solo se il terzo è disposto a tutto». Non risposi. Ma sapevo già che sarei tornato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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