tradimenti
"Oltre la soglia" Ep.3 Messaggi sotto pelle
28.06.2025 |
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"Ogni donna con un accenno della sua voce, ogni goccia di profumo simile al suo, ogni parola sporca detta per caso da uno spot pubblicitario..."
Elena era entrata nella mia pelle. Non si trattava più solo di un gioco, di una fuga, di un errore eccitante. Ogni giorno iniziava con il suo messaggio. Ogni notte finiva con la sua voce sussurrata all’orecchio dal telefono. Era diventata una presenza fissa, come un respiro o un battito.I messaggi si fecero sempre più intensi. All’inizio solo allusioni, poi racconti veri e propri. Mi scriveva mentre si toccava. Mi descriveva cosa aveva sognato. I sogni erano così espliciti che spesso bastava leggerli per sentire l’erezione farsi strada.
Una sera mi mandò un audio. Si sentiva solo il suo respiro. Ma nel sottofondo si udiva un fruscio. Lo capii subito: era il rumore delle sue dita che scorrevano sulla pelle umida. Poi il mio nome, spezzato in due da un gemito profondo. E il silenzio.
Cominciammo a farlo in video. Io, chiuso in bagno con la scusa di una doccia lunga. Lei, nuda sotto un lenzuolo, mentre il marito guardava la TV nella stanza accanto. Ci guardavamo negli occhi, venivamo a distanza. Lei si mordeva le labbra. Io mi stringevo i denti per non urlare.
Un giorno mi chiese di mandarle qualcosa di più. Non un video, non un audio. “Mandami i tuoi pensieri mentre lo fai,” disse. “Voglio leggere quello che senti mentre entri in me con la mente.”
Lo feci. Un messaggio lungo, viscerale. Le raccontai di come la volevo. Di cosa le avrei fatto se fosse stata lì. Di quanto mi mancasse la sua bocca, la sua pelle, il suo sapore.
Quando le arrivò, il suo unico messaggio fu: “Ho urlato il tuo nome così forte che mio marito ha bussato alla porta.”
Non c’era più via d’uscita. Lei era ovunque. Dentro la mia testa, nel mio corpo, nei miei respiri.
Le telefonate notturne divennero un appuntamento fisso. Dopo cena, dopo le buonanotte sussurrate ai rispettivi coniugi, entravamo nel nostro mondo. A luci spente, cuffie nelle orecchie, e fantasie in libertà. Lei mi raccontava cosa indossava. Una t-shirt. A volte solo un lenzuolo. A volte niente. Mi raccontava come si accarezzava, dove cominciava, dove finiva, cosa voleva che facessi io. Io chiudevo gli occhi, e la sentivo respirare, ansimare, venire.
Una notte le dissi: “Scommetto che potresti venire solo ascoltando la mia voce.”
Lei rispose: “Scommetto che potresti farmelo venire solo dicendomi dove mettermi le dita.”
E così iniziammo a guidarci a vicenda. Sesso parlato. Guidato. Immaginato. Ma così reale da far male.
Mi accorsi che iniziavo a pensare a lei nei momenti più assurdi. A colazione con mia moglie. Mentre aiutavo mio figlio con i compiti. In coda alla cassa. Ogni donna con un accenno della sua voce, ogni goccia di profumo simile al suo, ogni parola sporca detta per caso da uno spot pubblicitario. Elena era diventata uno specchio dentro di me.
Un giorno mi mandò una foto. Il suo seno nudo, bagnato. Una goccia sulla punta del capezzolo. Scrisse: “Questa è tua. Lasciala scorrere sulla lingua.”
Mi isolai in bagno. La guardai. Mi masturbai lentamente. Immaginando quel seno nella mia bocca. Il suo odore. La sua pelle. Il suo sapore.
Dopo l’orgasmo le mandai un vocale. Solo il mio respiro e il suo nome detto piano, con gratitudine.
Lei mi rispose: “Quando vieni con me, non sei mai solo. Io sento tutto. Sento anche quando cerchi di trattenerti. E mi eccita di più.”
Cominciammo a parlare di incontrarci di nuovo. Ma non subito. Volevamo aspettare. Costruire. Ogni giorno diventava un crescendo. Un gioco che si faceva serio. Una dipendenza che non volevamo spezzare.
La terza settimana, però, qualcosa cambiò.
Mi svegliai con un messaggio diverso. Solo tre parole.
“Preparati. Sta arrivando.”
Non capii. Risposi. Ma lei non scrisse più. Per tutto il giorno.
Fino a sera.
Il messaggio arrivò quando ero con mia moglie sul divano.
“Domani ti voglio nudo. Nudo fuori. E nudo dentro. E... voglio che lei ti veda. Voglio che sappia cosa le stai nascondendo.”
Mi si gelò il sangue.
Era iniziato il vero gioco.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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