Lui & Lei
La Doccia del Campeggio - Parte I
ioilpiacere
06.09.2025 |
387 |
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Io stringevo il mio cazzo ingenuo e inesperto, mentre il respiro diventava sempre più corto..."
Quando ero più piccolo, passavamo spesso le vacanze estive in campeggio con i miei genitori. Lì si viveva tutti insieme, tra cene sotto i gazebo, chiacchiere fino a tardi e amicizie che sembravano più intime di quelle di tutto l’anno.Quella sera, dopo una lunga giornata di sole e di mare, decisi di andare a farmi la doccia. I bagni del campeggio avevano le solite cabine: pareti sottili di compensato, con spazi aperti sopra e sotto. L’acqua scorreva rumorosa, e il silenzio attorno rendeva ogni suono più evidente.
Mentre mi insaponavo, notai un buchino sul lato della parete. All’inizio non ci feci caso, ma la curiosità mi spinse ad avvicinarmi. Ci appoggiai l’occhio… e quello che vidi mi lasciò senza fiato.
Dall’altra parte, nella doccia accanto, c’era una coppia che conoscevo bene: amici di famiglia, con cui avevamo condiviso tante serate. Non stavano facendo nulla di esplicitamente erotico: si stavano semplicemente lavando insieme. Lei era di fronte a lui, si insaponava lentamente i seni grandi, maturi, turgidi, muovendo le mani con calma. Il sapone bianco scivolava sulle curve, la schiuma si accumulava e veniva lavata via dall’acqua. Lui la guardava, le passava la mano sulla schiena, poi prese un po’ di sapone e cominciò ad aiutarla, strofinando con delicatezza i fianchi, le spalle, fino ad arrivare a palparle i seni con un gesto naturale, come fosse la cosa più normale del mondo.
La scena non aveva nulla di forzato: era intimità quotidiana, semplice, ma fu proprio quella normalità a colpirmi. Guardarli lì, nudi, a pochi centimetri da me, mi sbigottì. Sentii un calore immediato attraversarmi e il mio corpo reagì senza che potessi farci nulla.
Il mio pene si indurì in fretta, gonfio, glabro, con appena un accenno di peluria sopra. Le vene erano tese, pulsanti, il glande lucido vibrava a ogni respiro. Dal glande cominciarono a colare gocce di pre-sperma che scivolavano lente, senza che io lo toccassi. Guardando quella scena normale e proibita allo stesso tempo, ero in trance.
Continuai a spiarli. Lei si piegò leggermente in avanti per insaponarsi le gambe, i seni pesanti caddero in avanti e oscillavano sotto l’acqua. Lui le passava la mano sulla schiena insaponata, poi più in basso, fino ai glutei. Lei rise piano, e lui si avvicinò di più, strofinandosi contro di lei.
Non resistetti. Sfiorai appena il pene con due dita… e un gemito mi sfuggì.
Fu in quell’istante che si bloccarono. Lei smise di muoversi, lui si fermò dietro di lei. Per un momento rimasi gelato. Poi lei si voltò appena e sorrise, un sorriso sottile ma eloquente. Si scambiarono uno sguardo veloce. Probabilmente avevano notato le mie gambe troppo vicine al divisorio sotto la cabina già da prima. Forse mi avevano visto entrare. Forse sapevano fin dall’inizio che ero lì.
E fu lei a cambiare tutto. Invece di coprirsi, si mise di lato, accentuando i movimenti. Cominciò a provocarlo, spingendo il petto in avanti, sollevando i seni con le mani, lasciando che oscillassero pesanti davanti a lui.
Iniziò a passargli il sapone addosso: il petto, l’addome, fino a scivolare sul pene. Lo prese piano, lo liberò, lo scappellò lentamente. Lui restò fermo, respirando forte, mentre lei lo accarezzava con calma e precisione. Ogni tanto, di colpo, lanciava uno sguardo veloce verso il buchino: un lampo negli occhi, un sorriso accennato, e poi di nuovo giù, su di lui.
Io, dall’altra parte, ero in ginocchio, il cuore che mi esplodeva in gola. Il mio respiro era spezzato, ansimante, e il mio pene pulsava, gonfio, duro e rivolto verso il basso per il peso, con le palle che penzolavano libere quasi sfiorando il pavimento. Dal glande colava senza sosta un liquido caldo che non capivo nemmeno se fosse sperma o solo pre-sperma: gocce dense cadevano a terra. Ero intontito, perso, non mi accorgevo di quanto di tutto ciò si potesse vedere o notare dall'altra parte, o forse non mi interessava per nulla, anzi...
Lei, pantera vigile attenta, aveva notato tutto. Ogni tanto abbassava lo sguardo, un attimo veloce verso lo spiraglio sotto la cabina, e sapevo che stava guardando lì: il mio cazzo duro e grondante, ben visibile anche dall’altra parte. Quegli sguardi rapidi, quella consapevolezza, mi facevano tremare ancora di più.
Poi si chinò, prese il cazzo di lui in bocca, lo succhiò con forza, facendo rumore e spingendolo dritto fino in fondo. Si staccò, lo leccò ovunque: lungo il pene, le palle, l’ano, i capezzoli. Lo divorò senza pietà, massaggiandolo con la mano e succhiandolo sempre più a fondo. Ogni tanto, tra una leccata e l’altra, voltava appena lo sguardo verso il buchino, un sorriso rapido, un lampo malizioso, come a dirmi: “Guarda, questo è per te.”
Io stringevo il mio cazzo ingenuo e inesperto, mentre il respiro diventava sempre più corto.
Fu allora che lei, allungò la mano sotto il separé della doccia e con il palmo rivolto verso l’alto mi avvolse le palle, le sollevò e iniziò a massaggiarle piano. Io sbarrai gli occhi e il cuore si fermò, ricordo chela sua mano era calda e morbida. Il mio pene umido e gocciolante si appoggiò sul suo avambraccio, lasciando tracce calde e viscose sulla sua pelle. Poi fece scorrere la mano dallo scroto fino al pene, avvolgendolo sempre a palmo rivolto verso l’alto con le dita. Io dall'alto avevo lo sguardo non più nel buchino ma fisso verso il basso, la sua mano avevo nascosto completamente il mio pene, era suo ormai. Le sue dita, con le unghie lunghe e curate, smaltate di un rosso borgogna intenso, mi strinsero con decisione.
Continuava a succhiare il marito, ma intanto la sua mano iniziò a muoversi avanti e indietro, avanti e indietro, stringendo sempre di più ma con molta delicatezza. La mano era salda ma con tutto quel liquido le scivolava. La sensazione era indescrivibile: sentivo il piacere montare, il respiro diventava un rantolo. Bastarono due o tre massaggiate che stavo per venire.
Poi lei tolse il pene del marito dalla bocca, si avvicinò al buchino e, con la sua mano ancora ben stretta su di me, mi sussurrò piano:
«Dai… passa sotto, vieni qui con noi.»
Il cuore mi esplose nel petto. Esitai, tremavo tra paura ed eccitazione. Dal carico erotico il pene gettò un fiotto denso di presperma che le cadde tutto sul braccio. Poi mi abbassai, sfilandomi dalla sua morbida mano. infilai il corpo nello spazio sotto la parete e passai nella loro cabina.
E lì, la storia cominciò davvero.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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