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La Doccia del Campeggio - Parte III
ioilpiacere
12.03.2026 |
263 |
3
"Sento una fitta che è quasi dolore, e subito dopo qualcosa che non avevo mai provato: una pressione interna che mi accende il corpo in un modo nuovo, strano, intenso..."
Io resto lì, in ginocchio, con le cosce appena aperte e il respiro corto. Ho la bocca vicina a lui, sento il calore del suo pene che pulsa, ma dentro di me c’è ancora quel vuoto di chi non sa bene cosa fare, la timidezza che prova a frenarmi.Lei lo capisce al volo. Non dice “bravo” o “tranquillo” in modo paternalistico: semplicemente si sposta dietro di me e prende il comando del mio corpo, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Si mette sui piedi, con le gambe aperte e piegate quel tanto che basta per fare spazio tra le cosce. Io sono praticamente incastrato tra di lei e lui. Sento il suo petto appoggiarsi alla mia schiena, il seno turgido che mi accarezza le scapole e il dorso ad ogni suo respiro. È calda, presente, pesante nel modo giusto. La sua bocca è vicina alla mia testa e l’aria che espira mi sfiora l’orecchio.
Una mano mi prende la nuca e mi tiene fermo. L’altra, da dietro, passa davanti al mio corpo e mi sorregge i testicoli, poi scivola sul mio pene, lo sostiene e lo controlla. Non è un tocco “di conforto”: è una presa che decide. Io capisco subito che non devo inventarmi nulla. Devo solo lasciarmi muovere.
Lei mi guida avanti di pochi millimetri. Poi mi fa tornare indietro. Poi di nuovo avanti.
Piano. Preciso.
Il pene di lui mi sfiora le labbra, poi entra. Lei regola la profondità con la mano sulla mia nuca, e regola il ritmo con il suo corpo premuto contro il mio. Io sento il suo seno che si muove sulla mia schiena mentre mi “manda” avanti e indietro con piccoli movimenti, come se stesse suonando uno strumento.
Lui trattiene i gemiti, ma non può nasconderli del tutto. Sono suoni maschili bassi, strozzati, come se dovesse ingoiarli per non farsi sentire nel bagno del campeggio. Lei se ne accorge e sorride contro la mia testa.
Senza smettere di guidarmi, alza lo sguardo verso di lui e gli parla con calma, quasi sussurrando:
«Ti piace?»
E poi, come se volesse sentire la risposta nel corpo prima che nella voce, stringe un po’ di più la mano che sorregge il mio pene e i testicoli. Quel gesto mi fa tremare e allo stesso tempo fa irrigidire lui: il suo pene diventa ancora più pieno, più venoso, pulsante. Lo sento gonfiarsi dentro la mia bocca, come se ogni battito del suo cuore arrivasse lì, contro la lingua.
Lei non accelera subito. Lo tiene sul limite, lo fa salire a scatti: un movimento più profondo, poi uno più lento, poi un altro ancora. E ogni volta che lui prova a spingere o a “prendersi” qualcosa, lei lo ferma con la calma di chi comanda davvero. Gli fa capire che deve stare lì e lasciarla fare.
Il respiro di lui diventa più irregolare. I gemiti si fanno più frequenti, sempre trattenuti, sempre compressi, come se fosse un segreto che sta per esplodere nel posto sbagliato. Lei gli chiede di nuovo, con lo stesso tono:
«Così? Vuoi così?»
E in quel momento cambia di mezzo centimetro l’angolo della mia testa, mi spinge appena più avanti… e succede.
Lui viene all’improvviso, senza preavviso reale: lo sento pulsare forte, una prima ondata calda che mi riempie la bocca e mi sorprende. Io provo a trattenerla, ma arriva subito la seconda, e poi la terza: fiotti densi e caldi, impetuosi, troppo per la mia bocca, troppo per il mio controllo.
Il pene di lui mi scivola fuori tra le labbra mentre lui continua a venire, e la mia bocca resta aperta, senza fiato. Lo sperma esce ancora e cola, caldo e viscoso, sul mio petto, scende lungo lo stomaco e arriva fino al mio pene. Lo sento addosso, lo sento sul corpo, denso e appiccicoso, con un odore forte che si mischia al sapone e al vapore della doccia.
Lei non si muove subito. Mi tiene ancora fermo, incollato a lei, il seno sulla mia schiena, il respiro vicino alla mia testa. Come se volesse farmi sentire per bene quello che è appena successo.
E poi, con una calma quasi crudele, mi sussurra:
«Bravissimo… così.»
Lei mi tiene ancora addosso a sé per un momento, come se volesse farmi sentire fino in fondo il peso di quello che è successo. Poi mi prende per le spalle e mi gira con un gesto deciso, quasi roteandomi dentro le sue braccia e tra le sue gambe, così che mi ritrovo rivolto verso di lei.
Non mi lascia tempo di pensare.
Mi afferra il viso e mi bacia, e il bacio non è tenero: è pieno, insistente, come se volesse prendersi tutto quello che ho addosso. La sua lingua mi entra in bocca e io sento il sapore caldo e salato che mi è rimasto sulle labbra. Lei lo cerca, lo raccoglie, lo lecca via. Poi scende: mi pulisce il collo, il petto, le spalle, ogni punto dove lo sperma ha colato. Non ne lascia una goccia. La vedo chinarsi, la lingua che passa lenta e precisa, e mi sento tremare come se stessi per crollare.
Quando risale, mi guarda dritto negli occhi.
«Su.»
Non è una richiesta. Mi solleva con un movimento secco e mi fa avvicinare. Io obbedisco quasi senza accorgermene. Lei prende il mio pene e, senza fretta ma senza esitazione, lo guida nella sua bocca.
È calda. È piena. Ed è impressionante quanto facilmente mi inghiotte.
Sparisce tutto, senza troppo sforzo, come se ci entrasse perfettamente. Lei resta lì, ferma non fa movimenti particolari, con la bocca piena di me, e io sento la lingua che mi avvolge da sotto, che tiene e sostiene, che preme contro il glande e poi ruota, lenta, come se stesse disegnando cerchi che mi fanno perdere il controllo. Le sue labbra carnose abbracciano completamente e senza sforzo il mio pene, fino a nasconderlo completamente. Ora è nella sua bocca, calda, umida, avvolgente, al sicuro.
Io provo a respirare piano, a non farmi sentire. Ma l’aria mi esce a scatti.
Lei non mi lascia scampo: mentre mi tiene in bocca, con una mano prende con le dita un grumo denso di sperma rimasto sul mio corpo e lo porta dietro, verso di me. Lo appoggia vicino all’ano, lo spalma lentamente e poi spinge.
Questa volta non è una falange.
È tutto il dito.
Entra con decisione ma senza brutalità: esperta, precisa, come se sapesse esattamente quando fermarsi e quando andare oltre. Io mi irrigidisco, le cosce tremano. Sento una fitta che è quasi dolore, e subito dopo qualcosa che non avevo mai provato: una pressione interna che mi accende il corpo in un modo nuovo, strano, intenso.
Lei muove il dito dentro di me, spingendo e cercando una direzione precisa. E quando la trova, lo capisco senza sapere come: spinge da dentro verso l’alto, come se volesse “premere” il piacere contro il mio pene. Io non capisco cosa stia facendo, non so perché mi piaccia, ma mi piace. Mi piace troppo. Mi sento invaso da un godimento fisico che mi mette quasi paura.
E intanto il mio pene è fermo nella sua bocca. Lei lo tiene lì dentro, senza mollarlo mai, la lingua che continua a muoversi e ruotare sotto, come una spirale. Con gli occhi mi guarda, poi alza lo sguardo anche verso il suo compagno, come se volesse che vedesse tutto: me in ginocchio, lei che mi controlla, io che sto cedendo.
Io resisto cinque secondi, forse meno.
Mi scappa un gemito che non riesco a trattenere, troppo alto per un bagno pubblico, troppo vero. Lei resta impassibile. Non si stacca. Tiene la bocca lì e prende tutto, ancora ferma, senza muoversi, come se fosse esattamente ciò che voleva. Come se non volesse farmi venire stimolando "lui", ma fosse li pronta a prendere ed accogliere ciò che lui le avrebbe presto riversato nella sua bocca. Il suo dito preme forte, con movimenti continui e intensi. Con l'altra mano mi avvolge i testicoli, massaggiandoli, delicatamente.
Poi esplodo.
Sento il mio corpo svuotarsi a ondate, il ventre che si contrae, la testa che si inclina all’indietro.
Lei mi guarda mentre succede. Quasi impassibile, come se avesse tutto sotto controllo e sapesse esattamente già tutto. Come ha fatto ha controllarlo? una dea. Non cambia espressione.
Solo, quando finisco, mi sfiora con la lingua un’ultima volta, lenta, io crollo esanime tra le sue braccia, la mia testa cade sul suo seno, lei mi abbraccia e come se nulla fosse mi sussurra:
«Così. Bravo.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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