Lui & Lei
La modella
Unpodileggerezza
22.05.2025 |
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"Restammo lì, immobili, guardando i rami sopra di noi, intrecciati nel cielo pallido..."
Non so dire esattamente perché misi quel like. Forse erano i suoi occhi, chiari come certe albe d’inverno, o forse il modo in cui i suoi capelli castani, mossi e liberi, cadevano su quelle spalle leggere. La foto era semplice: lei, controluce, un sorriso appena accennato, più enigmatico che invitante. Un’immagine qualsiasi, eppure qualcosa mi colpì.Non mi aspettavo che mi scrivesse.
“Vado a fare due passi in pineta. Ho bisogno d’aria. Se sei nei paraggi…”
Lessi e rilessi quel messaggio almeno tre volte. Le parole sembravano leggere, buttate lì per gioco, eppure avevano il peso preciso di un invito. Non ci pensai troppo. Misi le scarpe, presi il giubbotto e uscii.
C’era quel silenzio strano di fine pomeriggio, quando la luce comincia a sfumare e i rumori sembrano ovattati. Entrando nella pineta sentii subito l’odore di terra, resina e mare. Il vento smuoveva lievemente gli aghi dei pini, che sussurravano come voci lontane.
E poi la vidi.
Era lì, appoggiata a un tronco, una gamba piegata, le mani nelle tasche della giacca beige. I capelli castani ondeggiavano piano, le labbra carnose, leggermente dischiuse. Mi guardava con uno sguardo fermo, quasi ipnotico. Nessun sorriso, solo attesa.
«Pensavo non saresti venuto», disse, senza muoversi.
«Nemmeno io ci credevo», risposi, con la voce più roca di quanto volessi.
Mi avvicinai, attirato da lei come se qualcosa di invisibile mi stesse guidando. La distanza tra noi si accorciò fino a dissolversi. I nostri corpi si sfiorarono. Le sue dita sfiorarono la mia mano. Avevano il calore e la delicatezza di una promessa non detta.
Ci guardammo. A lungo. Poi fu come se l’aria tra noi si spezzasse.
Le sue labbra cercarono le mie. Ci baciammo con una fame morbida, profonda, come se ci conoscessimo da sempre. Il mondo scomparve: restavano solo la nostra pelle, il respiro, il cuore che batteva.
Le mani cominciarono a muoversi da sole, con la naturalezza che hanno le onde quando incontrano la riva. Le sue scorrevano sotto la mia maglia, fredde e calde insieme, accendendo brividi. Le mie scesero lungo i suoi fianchi sottili, perfetti, disegnati come da un artista ossessivo.
Ci spostammo qualche metro, verso un punto più nascosto. La natura attorno sembrava guardarci in silenzio, complice. Il terreno era coperto da aghi di pino, morbidi abbastanza. Si sdraiò, senza dire nulla, con un gesto fluido e sicuro. La seguii.
Ogni gesto era lento, denso. La toccavo come si tocca qualcosa di sacro e proibito. La baciavo sul collo, lungo la spalla, tra i seni, mentre lei si arcuava leggermente, offrendosi senza resistere. Il suo respiro si fece più veloce, e il mio con lui. I suoi occhi erano chiusi, ma ogni espressione sul suo volto era viva.
I vestiti caddero come foglie spinte dal vento. Le mie mani scorrevano sulla sua pelle liscia, sulla curva dei fianchi, sull’incavo tra le cosce. Lei gemeva piano, appena, ma era un suono che mi trapassava. La sua voce era come miele caldo.
Entrai in lei lentamente, con una dolcezza che era quasi violenta. I suoi occhi si riaprirono e mi guardarono. Per un istante il tempo si fermò. Poi cominciammo a muoverci insieme, in un ritmo naturale, preciso, come se l’intera pineta respirasse con noi.
Era un’unione fatta di pelle, ma anche di anima. Ogni colpo era un dialogo, ogni gemito una risposta. Le sue unghie sulla mia schiena, le mie mani che le stringevano i fianchi. Lei si muoveva sotto di me con grazia e furore, e io mi perdevo in lei senza alcuna paura.
Venimmo insieme, o quasi. Un’esplosione trattenuta, intensa, che ci lasciò senza fiato, sdraiati uno accanto all’altra, con il cuore che batteva forte come tamburi tribali.
Restammo lì, immobili, guardando i rami sopra di noi, intrecciati nel cielo pallido.
«Non ti aspettavi questo, vero?», sussurrò.
Scossi la testa, sorridendo. «Non mi aspettavo niente. Ma era tutto… giusto.»
Lei si voltò verso di me, con uno sguardo che non sapevo interpretare. Forse dolcezza. Forse mistero.
Poi si alzò, lentamente. Si rivestì in silenzio, sistemando i capelli con un gesto veloce. Io la guardavo ancora, come chi sa che sta per perdere qualcosa di irripetibile.
«Ci rivedremo?», chiesi, senza alzarmi.
Lei si fermò, mi guardò ancora una volta e rispose solo: «Forse.»
E poi sparì tra i pini, lasciando dietro di sé solo l’odore del suo profumo e un ricordo che avrebbe bruciato a lungo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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