Lui & Lei
Inculata mondiale
Matertattoo
12.06.2026 |
435 |
1
"Lei lo prende in mano, lo scappella con cura e si mette perpendicolare al glande, fa colare un filo di saliva dalla bocca e inizia a masturbarmi con dolcezza, guardandomi maliziosamente negli occhi..."
Il luglio del 2006, a Isla Margarita, bolliva. L’aria era così densa e calda che a volte l’unica soluzione era barricarsi in casa, far girare il ventilatore al massimo e lasciare che l’aria condizionata congelasse le stanze, creando un’oasi fredda dentro quel paradiso tropicale. La mia routine era sorniona, divisa a metà: la mattina andavo al mercato a comprare il pesce fresco da cucinare a pranzo, il pomeriggio passava tra il mare e il divano, e la notte l'isola si accendeva.Ma quel mese era diverso. C'erano i Mondiali di calcio in Germania. E c'era Stefany.
L'avevo conosciuta in un locale. Era una ragazza bellissima, con tratti che non ti saresti mai aspettato in Venezuela: sembrava europea, bionda naturale, un corpicino magro e asciutto, un seno minuto che stava cercando di rifarsi mettendo da parte i soldi, e un fondoschiena perfettamente rotondo che catturava lo sguardo a ogni movimento. Faceva la ballerina. Quando l'avevo riaccompagnata al suo alloggio il giorno dopo averla conosciuta, mi si era stretto il cuore: una stanza minuscola e buia nei pressi del locale, un buco stretto che sembrava un loculo.
— Senti — le avevo detto, — io sto in una casa grande da solo. Fai la valigia e vieni da me. Meglio che stare in questo buco.
Lei aveva sorriso, aveva preparato le sue cose e avevamo iniziato la nostra routine. La sera verso le dieci la portavo al locale, poi andavo in giro, la riprendevo verso le quattro del mattino e passavamo le giornate insieme. Anche sua madre sapeva tutto, la chiamava da Caracas per chiederle come fossero andati gli affari la notte prima.
I baristi della tasca in centro, dove andavo sempre a vedere le partite, erano ancora viola di rabbia. Per la semifinale contro la Germania si erano convinti che l'Italia avrebbe perso a casa dei tedeschi. Avevamo scommesso tre casse di birra, per loro quasi una giornata di lavoro. Quando avevamo vinto 2-0, le loro facce erano uno spettacolo. Per la finale contro la Francia, avevamo fatto il raddoppio: sei casse o niente.
Il 9 luglio 2006, il giorno della finale, l'isola era un forno. Decisi di vederla a casa. Comprai una cassa di birra ghiacciata e preparai la parchita. Tagliai a metà i frutti della passione, tirai fuori tutta la polpa con i suoi semini neri e la buttai nel frullatore insieme a un bel po' di zucchero e ghiaccio tritato. Frullai tutto fino a ottenere un succo perfetto, dolce e acido allo stesso tempo, e ci versai dentro una generosa dose di rum Santa Teresa Añejo, quello buono, invecchiato.
Quando l'arbitro fischiò l'inizio della partita, io e Stefany eravamo già in salotto con l'aria condizionata a palla. Io indossavo solo un paio di pantaloncini, lei era praticamente nuda, con addosso soltanto un minuscolo perizoma che metteva in risalto le sus forme perfette. Eravamo abbracciati sul divano, rilassati, a fumare un po' di erba mentre i bicchieri di parchita gocciolavano sul tavolo.
L'atmosfera era caldissima, ma la tensione per il match era alle stelle. Stefany ha iniziato a stuzzicarmi, allungando le mani e accarezzandomi il pene per distogliermi dallo schermo. Io però volevo assolutamente seguire l'inizio del gioco. Così, per stare più comodo e non perdere un’azione, mi sono alzato dal divano e mi sono trasferito sulla poltrona proprio di fronte alla TV. Ho preso un cuscino, l'ho buttato a terra davanti ai miei piedi e l'ho guardata, invitandola a inginocchiarsi lì per stare comodi.
Lei ha sorriso, divertita dalla situazione, si è messa in ginocchio sul cuscino e ha iniziato ad abbassarmi i pantaloncini che d’estate indosso sempre senza mutande. Il cazzo era già duro, stimolato dalle carezzine sul divano. Lei lo prende in mano, lo scappella con cura e si mette perpendicolare al glande, fa colare un filo di saliva dalla bocca e inizia a masturbarmi con dolcezza, guardandomi maliziosamente negli occhi.
A quel punto, a soli 7 minuti dall'inizio, la Francia passa in vantaggio su rigore. Un colpo al cuore.
Mi ero alzato e camminavo nervosamente per la stanza. Lei mi disse di stare tranquillo, che l'Italia avrebbe rimontato e che nel frattempo ci avrebbe pensato lei a farmi rilassare. Così mi sedetti di nuovo e lei si inginocchiò sul cuscino. Io alternavo uno sguardo al televisore e un altro ai suoi occhietti impertinenti. Non avevamo nessuna fretta; lei si divertiva a stimolarmi: un po' lo succhiava con le labbra calde, poi mi toccava la cappella con la punta dell'indice facendo piccoli movimenti circolari che mi facevano venire i brividi, poi si dedicava ai testicoli, coccolandoli con la lingua.
Sullo schermo i minuti passavano, la partita era una battaglia e la tensione saliva a ogni azione. Giù sul cuscino, Stefany continuava a risucchiarmi senza sosta, muovendosi con una naturalezza che mi faceva impazzire mentre io cercavo di rimanere concentrato sul gioco. Ogni respiro diventava più corto e affannato, con l'adrenalina del match che si fondeva completamente con il piacere fisico che mi regalava.
Quando Materazzi segna il pareggio di testa, l'esultanza è stata incontrollabile. Mi alzai all'improvviso dalla poltrona per l'emozione, quasi sfiorandole il viso con lo slancio. Mi affacciai alla vetrata urlando di gioia a cazzo dritto, celebrando il gol a ritmo dei miei salti entusiasti. Quando l'adrenalina si calmò un attimo, ci rimettemmo subito a posto: io concentrato sullo schermo e lei che riprendeva a darci dentro con la bocca. Erano passati quasi 90 minuti e lei continuava a farlo con una voglia pazzesca.
Alla testata di Zidane e la conseguente espulsione fu il delirio totale. Le mie urla di gioia per quel momento cruciale risonarono in tutta la casa, tanto da far agitare persino i galli del vicino che iniziarono a cantare fuori orario nel pomeriggio. Non riuscivo più a stare seduto, camminavo nervosamente avanti e indietro con il bicchiere di parchita in mano, mentre Stefany mi guardava divertita e complice dal pavimento.
Quando Grosso ha tirato l'ultimo rigore e la palla ha gonfiato la rete, l'Italia era Campione del Mondo. Sono diventato completamente pazzo dalla felicità, urlando a squarciagola verso lo schermo tutto il mio entusiasmo.
In preda all'euforia totale della vittoria, ho preso Stefany per mano e l'ho guidata verso la grande vetrata della finestra che dava sulla strada. Lei, eccitatissima per la situazione e per la mia carica, si è appoggiata spontaneamente con le mani al vetro, offrendomi il suo splendido fondoschiena. Le ho allargato le chiappette rotonde, ho lubrificato per bene le dita con la saliva passandole sul suo buco del culo delizioso, ho puntato la cappella furente e sono entrato deciso, celebrando la vittoria.
Da lassù dominavamo tutta la via illuminata dal soleil del pomeriggio. In preda a un vero e proprio furore erotico, la inculavo con vigore mentre lei guardava giù, gemendo forte e ridendo, totalmente contagiata dalla mia follia celebrativa. La bombardavo da dietro con le ultime energie rimaste, unendo il trionfo dei Mondiali all'estasi del suo corpo che stringeva il mio cazzo a ogni affondo. Lei inarcava la schiena, spingendo il bacino all'indietro per accogliere tutta la mia spinta, godendo insieme a me in quel momento perfetto.
Dopo, siamo rimasti lì sul tappeto, esausti, con il respiro che tornava lentamente normale e le immagini della premiazione in TV in sottofondo. I baristi della tasca il giorno dopo avrebbero dovuto pagarmi sei casse di birra, ma in quel momento, con la coppa del mondo vinta e Stefany stretta a me, mi sentivo il re assoluto dell'isola.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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