Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > tradimenti > Il lavandino e l’accappatoio
tradimenti

Il lavandino e l’accappatoio


di Membro VIP di Annunci69.it Unpodileggerezza
20.05.2025    |    107    |    0 8.0
"Le sue dita si arrampicarono sul mio petto, sfilarono il bordo della maglietta e la sollevarono sopra la testa, gettandola a terra senza dire una parola..."
Non era la prima volta che mi chiamava per un lavoretto in casa. Piccole riparazioni, nulla di che: una tapparella bloccata, una presa allentata, quella volta del termosifone che perdeva. Ma stavolta era il lavandino in bagno. Mi aveva scritto in mattinata, e io avevo risposto che sarei passato nel pomeriggio, appena finito un lavoro poco distante da lei.

Quando bussai alla porta, sentii dei passi leggeri avvicinarsi. Si aprì e la vidi: accappatoio bianco, capelli ancora umidi che le cadevano dritti sulle spalle, ciocche scure attaccate alla pelle liscia del collo. Profumava di sapone e vapore caldo. Un odore semplice, ma che mi fece respirare più lentamente.

«Scusa, mi sono appena fatta la doccia… Non ho fatto in tempo a vestirmi», disse con un sorriso appena accennato, lasciando la porta aperta e voltandosi per rientrare.

Entrai. Le piastrelle lucide riflettevano la luce del sole che filtrava dalla finestra. L’aria era tiepida, carica di umidità. La seguivo con lo sguardo mentre camminava avanti a me, l’accappatoio che si stringeva sul fianco con una mano sola. La pelle abbronzata spuntava dalle aperture del tessuto ad ogni passo.

«Il lavandino fa un rumore strano quando lo uso», disse, indicando il bagno.

Mi inginocchiai davanti al mobiletto, aprii le antine. Feci finta di osservare attentamente i raccordi, anche se in realtà era solo un piccolo tubo lento. Ma in quel momento, qualsiasi guasto sarebbe stato un pretesto sufficiente.

Lei si era appoggiata allo stipite della porta, e sentivo i suoi occhi su di me. Parlava poco. Ogni tanto si muoveva, si spostava il peso da una gamba all’altra. L’accappatoio si aprì appena sul petto, e colsi un lampo della sua pelle nuda sotto. Distolsi lo sguardo, cercando di restare concentrato. Ma il battito accelerava.

«È un lavoro veloce, niente di grave», dissi, rialzandomi.

«Perfetto…» sussurrò. Ma non si mosse. Restava lì, a pochi passi, con quella luce addosso e un’energia silenziosa che sembrava colmare lo spazio tra noi.

Poi accadde qualcosa. Un silenzio più lungo del normale, uno sguardo che si trattenne troppo. Mi avvicinai senza sapere se ero io a farlo o se era lei a spingermi, con quel sorriso appena accennato. Mi ritrovai a sfiorarle il fianco con la punta delle dita, sul bordo dell’accappatoio. Non si scostò. Il respiro si fece più corto, più profondo. Le toccai il mento, alzandole leggermente il viso. Ci guardammo negli occhi.

E poi le labbra si trovarono.

Il bacio fu lento, inizialmente timido. Ma bastò un attimo perché diventasse più intenso. Lei si appoggiò a me, e le sue mani si posarono sui miei fianchi. Il tessuto dell’accappatoio scivolò sotto le dita, e sentii la sua pelle nuda contro la mia maglietta.

La presi per la vita e la spinsi dolcemente contro il muro del corridoio. Le mie mani la cercavano, esploravano ogni curva con rispetto e desiderio. Le sue dita si arrampicarono sul mio petto, sfilarono il bordo della maglietta e la sollevarono sopra la testa, gettandola a terra senza dire una parola.

La bocca non smetteva di cercarmi. Era fame, ma era anche calma. Era come se ci stessimo riconoscendo da tempo.

L’accappatoio finì sul pavimento senza fretta. Il suo corpo era sottile, elegante, scolpito dal gesto naturale più che dall’esibizione. Le accarezzai la schiena, lenta, con entrambe le mani, come se ogni centimetro valesse il doppio. Lei chiuse gli occhi, reclinò la testa indietro. E in quel momento, la desiderai come si desidera qualcosa che non si può più ignorare.

La sollevai di peso, e lei mi strinse con le gambe, leggera e viva. La portai in camera, lasciandoci alle spalle il corridoio, i vestiti e qualsiasi altra cosa che non fosse quel momento.

Sul letto, il tempo sembrò fermarsi. Ogni gesto era naturale, come se sapessimo da sempre come toccarci. I corpi si muovevano in sintonia, come onde che si incontrano senza scontrarsi. Era lento e intenso. Le mani si intrecciavano, le labbra non smettevano mai di tornare a cercarsi, nemmeno tra un respiro e l’altro. Era desiderio, sì, ma anche qualcosa di più sottile. Intesa. Calore.

I suoi occhi erano socchiusi, ma ogni volta che li apriva incontravano i miei. C’era qualcosa in quello sguardo, come un sì che non aveva bisogno di parole.

Quando il ritmo si fece più rapido, più profondo, il respiro di entrambi si fuse in un unico suono. Il piacere ci prese insieme, in un momento perfetto, teso come una corda che vibra. E poi, silenzio. Il tipo di silenzio che resta solo quando ogni parola sarebbe superflua.

Restammo lì, avvolti l’uno nell’altro, con le mani intrecciate sul petto e la fronte contro la fronte.

«Il lavandino adesso funziona bene?» chiese, sorridendo contro la mia pelle.

Risi piano. «Direi che oggi è andato tutto alla perfezione.»

E nel suo sorriso c’era già la promessa di un altro guasto, un altro pretesto. Ma non ne avevamo davvero bisogno
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Il lavandino e l’accappatoio :

Altri Racconti Erotici in tradimenti:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni