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Lui & Lei

Notte di sale


di Membro VIP di Annunci69.it Unpodileggerezza
20.05.2025    |    58    |    0 8.0
"I nostri respiri si fusero in uno solo, i movimenti sincronizzati, come se avessimo sempre saputo come fare l’amore insieme..."
Era una di quelle notti in cui l’aria sa di promesse, quando il vento leggero dell’Adriatico ti sussurra all’orecchio e la luna ti invita a uscire, a lasciare il letto sfatto e scendere in strada senza una meta. Avevo bisogno di respirare, e così presi a camminare lungo i viali semideserti, lasciandomi guidare dai suoni ovattati della notte.

Il mare non era lontano. Si sentiva il suo richiamo come un tamburo sommesso: lo sciabordio dell’acqua contro la sabbia, la risacca lenta e ipnotica. Ai piedi, solo scarpe leggere e la voglia di lasciarle da parte. In tasca, niente. Addosso, una maglietta sottile e pantaloni di lino. La pelle respirava.

Arrivai sulla spiaggia senza accorgermene. La sabbia era ancora calda del sole del giorno, e camminarci sopra dava una strana sensazione: come se ogni passo fosse un segreto condiviso con la terra. Mi sedetti su una delle passerelle in legno che portano agli stabilimenti, vuoti e silenziosi come città abbandonate.

E fu lì che la vidi.

Una figura snella, silhouette disegnata dalla luce della luna, camminava lungo la battigia con i piedi nudi e l’andatura lenta di chi non ha fretta. Portava un vestito leggero, bianco forse, che le si muoveva attorno come una seconda pelle, accarezzato dalla brezza marina. I capelli lunghi, mossi, parevano incorniciarle il viso con naturalezza. Non sembrava nemmeno vera. O forse troppo vera per appartenere al giorno.

Ci guardammo. Lei si avvicinò senza dire nulla, come se ci fossimo dati appuntamento lì senza saperlo.

«Anche tu non dormi?» chiese con una voce bassa, quasi sussurrata.

«Il mare non mi lascia mai in pace.» risposi.

Sorrise. Si sedette accanto a me, le ginocchia raccolte e le spalle scoperte. Da vicino era ancora più bella. Occhi scuri, profondi. Labbra carnose e piene. Pelle dorata dalla giornata di sole. Il suo profumo era un misto di salsedine e qualcosa di floreale. Intenso, caldo.

Parlammo poco. Le parole scivolavano via come gocce d’acqua sulle spalle. I silenzi erano pieni di complicità. Bastava un gesto, un mezzo sorriso, uno sguardo prolungato. Le nostre mani si toccarono quasi per caso, o forse no. Le dita si intrecciarono lentamente, poi si sciolsero, per tornare subito a cercarsi.

Fu lei a spostarsi per prima, a inginocchiarsi di fronte a me, gli occhi nei miei. Le sue mani salirono sotto la mia maglietta, sfiorando l’addome, il petto. Si prese il tempo di esplorarmi come se volesse impararmi a memoria. Io le accarezzai i fianchi, seguendo la linea delle sue curve sotto il vestito leggero.

La baciai. Le nostre labbra si cercarono con urgenza, ma senza fretta. I suoi baci avevano il sapore del mare. Mentre le mie mani le toglievano piano il vestito dalle spalle, scivolava giù con naturalezza, lasciandola nuda alla luce lunare. Era splendida. Il corpo asciutto, le curve morbide, i capezzoli tesi dal vento della notte.

Si sdraiò sulla passerella di legno, invitante, le gambe leggermente divaricate, una mano a sfiorarsi il ventre, l’altra che mi cercava. Mi chinai su di lei, baciandole il collo, le spalle, i seni. Le sue mani mi sfilavano i pantaloni con gesti decisi, e quando fummo nudi, il contatto tra i nostri corpi fu come un’esplosione.

Scivolai dentro di lei con lentezza. Il calore e la profondità del suo corpo mi avvolsero completamente. I nostri respiri si fusero in uno solo, i movimenti sincronizzati, come se avessimo sempre saputo come fare l’amore insieme. Le sue unghie mi graffiavano dolcemente la schiena, e le sue gambe mi stringevano con forza.

Il ritmo aumentava, ma ogni colpo era sentito, cercato, pieno. I suoi gemiti, mai troppo forti, erano come note di una melodia che solo noi potevamo ascoltare. Mi muovevo dentro di lei con crescente intensità, sentendo il piacere salire, guidato dal suo corpo che rispondeva a ogni mio gesto. Le sue mani mi stringevano, la sua bocca mi baciava ovunque trovasse spazio.

Venimmo insieme. O almeno mi sembrò così. Un’onda, lunga e travolgente, ci attraversò entrambi. Restammo fermi per qualche istante, ancora uniti, i corpi sudati nonostante la notte fresca, i cuori a mille.

Poi ci sdraiammo uno accanto all’altra, le dita intrecciate, i corpi appagati. Guardavamo le stelle in silenzio. Non c’era bisogno di dire niente.

Dopo un po’, lei si alzò e si rivestì piano. Si chinò su di me, mi diede un ultimo bacio sulle labbra, poi sulla fronte.

«Grazie per questa notte,» mormorò.

«Non so nemmeno come ti chiami.»

«Nemmeno io so il tuo. Ma va bene così.»

E se ne andò, scomparendo piano lungo la spiaggia, il vestito che ondeggiava nel buio come una bandiera di seta.

Rimasi lì, con il sapore del suo corpo ancora sulla pelle e il mare che continuava a raccontare storie che nessuno avrebbe mai scritto.
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