Lui & Lei
Le avventure di Chiara : La squadra di calcio
Adam82209
29.05.2026 |
717 |
1
"Lei era completamente assorbita dal Portiere e sembrava aver dimenticato l’esistenza del resto del mondo..."
La prima volta che vidi Iolanda dovevo avere una decina d’anni. Era la fidanzata di Tommaso, il cugino di mamma che vive a Siena. La loro relazione durò cinque anni e, quando si lasciarono a causa di un tradimento di lei, la cosa fece parecchio scalpore in famiglia. Ricordo che all’epoca quel tradimento veniva considerato talmente grave e scabroso che nessuno volle raccontarmi nulla.«Non sono cose per te», diceva mia madre, disgustata al solo pensiero. Ipocrita, comunque.
I particolari li scoprii parecchi anni dopo, direttamente da Iolanda. A differenza della mia famiglia, che l’aveva letteralmente bandita, io avevo mantenuto i contatti e continuo a mantenerli ancora oggi.
Ai tempi del fattaccio era una splendida mora di venticinque anni, con un fisico da urlo e un carattere solare. Oggi, sebbene un po’ più morbida nelle forme, è un’affascinante quarantacinquenne capace di far girare la testa a qualunque uomo incontri.
Durante gli anni dell’università mi ritrovai spesso ad andare da lei a Firenze e, insieme, ne abbiamo combinate talmente tante che potremmo scriverci una serie intera.
Una delle avventure più incredibili iniziò quasi per scherzo. Anzi, per essere precisi, da una fantasia buttata lì senza pensarci troppo.
Una sera stavamo facendo zapping quando capitammo sul finale di una partita di calcio. I giocatori stavano rientrando negli spogliatoi.
Mi girai verso di lei e dissi:
«Dai… immagina di ritrovarti in uno spogliatoio ed essere al centro dell’attenzione di un’intera squadra.»
Complice il vino che avevamo bevuto e l’atmosfera della serata, continuammo a fantasticare per un po’, ma quando tornai a Bologna avevo già dimenticato tutto.
Nel frattempo arrivò una sessione di esami particolarmente pesante e per alcuni mesi non riuscii più ad andare a trovarla. Quando ci sentivamo, però, mi ripeteva sempre la stessa cosa:
«Muoviti a finire gli esami e vieni a Firenze. Ho degli amici che devi assolutamente conoscere.»
Non ci vidi nulla di strano. Non sarebbe stata la prima volta che cercava di trascinarmi in una delle sue stravaganti avventure e, nella maggior parte dei casi, finiva persino per riuscirci. Cercai comunque di non darle troppo peso: avevo altro a cui pensare.
Il giorno in cui finalmente andai da lei, venne a prendermi in stazione. Solo che, invece di dirigersi verso casa, imboccò un’altra strada.
Dopo una ventina di minuti arrivammo in un campo da calcio appena fuori città, dove una quindicina di ragazzi tra i venti e i trent’anni si stavano allenando.
Io, che ormai avevo completamente dimenticato la vecchia fantasia dello spogliatoio, le chiesi:
«Che ci facciamo qui?»
Lei indicò un ragazzo in campo.
«Lo vedi il numero sette? Ieri sera ci siamo divertiti parecchio.»
Mi avvicinai alla recinzione per osservarlo meglio.
«Bel ragazzo. Come quasi tutti loro, del resto. Ma non c’era bisogno di portarmi fin qui per farmelo vedere. Bastava una foto.»
Iolanda sorrise con aria soddisfatta.
«Allora, ci stai?»
La guardai sbattendo le palpebre.
Non avevo capito assolutamente nulla.
Lei, invece, non aggiunse altro. Andò a sedersi sulla gradinata e rimase lì a guardare l’allenamento, ogni tanto urlando qualche incoraggiamento durante la partitella finale.
«Questa è completamente matta», pensai.
Quando l’allenamento terminò e i ragazzi si ritirarono negli spogliatoi, Iolanda si spostò vicino all’uscita.
Poco dopo cominciarono a uscire uno alla volta. Tutti si fermavano a salutarla con un bacio sulla guancia prima di andarsene.
Ovviamente fui presentata all’intera squadra, compreso il numero sette che, alla fine, si comportò esattamente come tutti gli altri: saluto, due chiacchiere e via.
Durante il tragitto verso casa sua, Iolanda mi raccontò che, durante la mia lunga assenza, aveva conosciuto quei ragazzi e che era diventata molto amica di quasi tutti.
Poi aggiunse:
«Mi mancano solo il portiere e il numero tre. E ho promesso a tutti che, se arriveranno tra le prime cinque squadre del campionato, organizzeremo una notte speciale per festeggiare.»
La guardai seriamente.
Conoscendola, sapevo che era perfettamente capace di trasformare una battuta in un progetto concreto.
«Amore… continuo a non capire cosa c’entro io. Non starai mica pensando alla fantasia dello spogliatoio? Tu sei fuori di testa.»
Lei mi poggiò una mano sulla coscia.
«Non fare la santarellina. Quella sera sei stata proprio tu a tirare fuori l’argomento. Vuoi davvero farmi credere che stessi scherzando?»
Provai a spiegarle quanto fosse assurda quella proposta.
Va bene essere aperta mentalmente, ma un conto erano le fantasie e un altro la realtà.
Lei, però, non sembrava minimamente intenzionata a rinunciare.
«In realtà pensavo di presentarteli con calma, uno alla volta. E, guarda caso, possiamo iniziare già stasera. Il portiere e il numero cinque ci hanno invitate a cena.»
Mi voltai di scatto.
«Aspetta… che cosa hai raccontato di me?»
Mi fissò con aria quasi offesa.
«Ma sei scema? Non ho raccontato niente. Hanno visto solo qualche tua foto.»
Per un istante pensai seriamente di strangolarla.
Alla fine accettai la cena, ma misi subito in chiaro una cosa: al primo comportamento fuori posto me ne sarei andata.
Quanto al resto, non avevo alcuna intenzione di fare da trofeo per nessuno.
Lei, invece, sembrava raggiante.
«Perfetto. Allora muoviamoci prima che cambi idea.»
La sera vennero a prenderci per andare a cena. La scelta di far venire il numero cinque non era affatto casuale: la maledetta conosce bene i miei gusti e sa perfettamente quali corde toccare per far emergere il lato più istintivo che tengo nascosto.
Un breve inciso: dato che entrambi i ragazzi si chiamavano Paolo, continuerò a chiamarli semplicemente il Cinque e il Portiere.
Fin dall’inizio si dimostrarono dei veri gentiluomini, soprattutto il Cinque. Era il classico uomo capace di mettere a proprio agio chiunque gli stesse accanto. E poi, inutile negarlo, era esattamente il mio tipo: non particolarmente alto, rasato, ben piazzato e con modi di fare che riuscivano a essere decisi senza risultare arroganti.
Nel giro di poco tempo aveva già aperto una breccia nelle mie difese.
Iolanda se ne accorse prima ancora di me e osservava la scena con evidente soddisfazione. Il Portiere, invece, si stava concentrando su di lei, anche se a differenza del suo amico non dovette impegnarsi molto: la strada era già completamente spianata.
A metà cena mi alzai per andare in bagno. Non ne avevo realmente bisogno: dovevo semplicemente riflettere.
Quella figlia di una buona donna mi aveva incastrata.
Consapevole dell’assurdità della situazione, aveva organizzato tutto nei minimi dettagli. I due ragazzi erano affascinanti, brillanti e piacevoli da frequentare e io, come una stupida, stavo finendo esattamente dove lei voleva.
La porta si aprì all’improvviso.
Era Iole.
Rimase a fissarmi con quel suo sorrisino irritante.
«Sappi che questa me la pagherai.»
Lo dissi con lo stesso sorriso.
Lei mi afferrò per un braccio, mi attirò verso di sé e mi sussurrò:
«Dovresti ringraziarmi. Uno come lui non si incontra facilmente. Fidati… poi mi dirai.»
Tornai al tavolo con quelle parole che continuavano a ronzarmi in testa.
Che cosa voleva dire?
Quando, terminata la cena, ci riaccompagnarono a casa, li invitammo a bere qualcosa.
Iole e il Portiere sembravano già perfettamente in sintonia. Lei era seduta sulle sue gambe nella poltrona di fronte a me e non faceva nulla per nascondere il proprio interesse.
Io, invece, ero sul divano accanto al Cinque.
Continuavo a ripetermi che avrei dovuto mantenere il controllo e non lasciarmi trascinare troppo in fretta. Tuttavia sarebbe bastato uno sguardo per capire quanto fossi ormai coinvolta.
Lui lo sapeva.
E sembrava divertirsi a giocare con quella consapevolezza.
Una risata particolarmente forte di Iole mi fece sobbalzare e, quasi senza accorgermene, poggiai una mano sulla coscia del Cinque.
Era il primo vero contatto fisico tra noi.
Un’improvvisa scarica di adrenalina mi fece accelerare il battito.
Abbassai lo sguardo, rendendomi conto della posizione in cui si trovava la mia mano.
Lui sorrise appena, senza dire nulla.
Io avrei dovuto ritrarla immediatamente.
Invece rimase dov’era.
Forse per curiosità, forse per provocazione, forse perché ormai avevo smesso di fingere con me stessa.
Mi voltai verso Iole.
Lei era completamente assorbita dal Portiere e sembrava aver dimenticato l’esistenza del resto del mondo.
Tirai leggermente a me il Cinque e lo sentii avvicinarsi.
Da quel momento ogni esitazione cominciò lentamente a sciogliersi.
I baci si fecero più frequenti, le distanze sempre più ridotte.
Continuavo a ripetermi che avrei dovuto fermarmi, ma ormai quella battaglia l’avevo già persa.
Intanto Iole e il Portiere ridevano, si cercavano e si provocavano senza alcuna intenzione di nascondersi.
L’atmosfera della stanza cambiò gradualmente.
Non ci fu un momento preciso in cui tutto accadde.
Semplicemente successe.
La tensione accumulata durante la serata prese il sopravvento e ogni prudenza lasciò spazio all’istinto.
A un certo punto incrociai lo sguardo di Iole.
Lei mi rivolse uno di quei sorrisi che conoscevo bene.
Il sorriso di chi sa perfettamente di aver avuto ragione fin dall’inizio.
E la cosa più irritante era che, probabilmente, aveva davvero ragione.
Quando, diverse ore dopo, la porta si chiuse alle spalle dei due ragazzi, rimanemmo sole nel silenzio dell’appartamento.
Eravamo stanche, spettinate e completamente svuotate di ogni energia.
Accendemmo una sigaretta e ci lasciammo cadere sul divano.
Dopo qualche minuto Iole parlò.
«È un vero peccato…»
Feci un’ultima boccata e la guardai.
«Che cosa?»
Lei sorrise.
«Che tu non voglia divertirti con me più spesso.»
Spensi la sigaretta nel posacenere e andai verso il bagno senza rispondere.
Ma mentre l’acqua della doccia iniziava a scorrere, una parte di me aveva già preso una decisione.
Forse, tutto sommato, non era stata un’esperienza così terribile.
Anzi.
E poi, in fondo, non potevo certo lasciarla sola nelle sue folli avventure.
squadra di calcio spogliatoio festa privata scambio coppie gioco di gruppo doppia coppia incontro dopo allenamento cena seduttiva
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Le avventure di Chiara : La squadra di calcio:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
