Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > trio > Le avventure di Chiara: Ménage à trois
trio

Le avventure di Chiara: Ménage à trois


di Membro VIP di Annunci69.it Adam82209
22.03.2026    |    1.952    |    3 9.3
"Loro lo capirono e mi strinsero ancora più forte: stritolata tra di loro, gli affondi diventarono più profondi e irruenti..."
Subito dopo il diploma, nell’ormai lontano 2013, mi trasferii a Bologna. Le ragioni furono sostanzialmente tre: la prima fu quella di allontanarmi il più possibile dalla mia famiglia e soprattutto da mia madre; la seconda fu l’università; la terza, seppur non determinante, era il fatto che lì avevo un appoggio. Infatti Cesare, il figlio di un grande amico di mio padre, studiava lì da più di due anni e, per almeno un anno, vale a dire fino alla sua laurea, avrei avuto un posto dove stare, per di più con una persona che sia io che la mia famiglia conoscevamo molto bene. Il che non è poco, perché da bravi genitori vecchio stampo i miei non erano molto contenti nel sapermi lontana da casa.

Quanto a Cesare posso dire tranquillamente che era, ed è tuttora, una delle persone più in gamba che io conosca. Il bello è che, a guardarlo, non gli si darebbe un centesimo: fisico da sollevatore di opinioni e faccia da secchione imbranato. In realtà ne ha sempre combinate di tutti i colori, ma la faccia da bravo ragazzo e la parlantina da imbonitore lo scagionavano sempre da qualsiasi sospetto.

Inizialmente non ci vedevamo molto perché, oltre all’università, lavoravamo tutti e due come somari. Questo però non ci impediva di passare del tempo insieme e non era raro che ci ritrovassimo a fare sesso, come quando eravamo ragazzi.

Comunque, dopo qualche mese, quella vita divisa tra studio e lavori di merda cominciò a pesarmi e così proposi a Cesare di approfittare del fatto che avevamo una stanza libera. Decidemmo, all’insaputa dei nostri genitori, di trovare qualcuno con cui dividere le spese. Questo ci permise di lavorare di meno a tutti e due e di avere più tempo libero, che utilizzavamo soprattutto per studiare in modo più proficuo.

Il primo a venire a vivere con noi fu un ragazzo campano che aveva trovato lavoro in una scuola della zona, ma non rimase molto perché dopo qualche mese andò a lavorare a Torino. Il secondo fu Claudio, compagno di corso di Cesare, che rimase con noi per nove mesi, ovvero fino a quando tutti e due non si laurearono, ponendo fine a quella piacevolissima convivenza.

Claudio era l’esatto opposto di Cesare: dietro l’aspetto virile e, per certi versi, da balordo, si nascondeva un ragazzo tranquillo, pacato e rispettoso delle regole, e questo la dice lunga su come non bisogna mai giudicare dalle apparenze.

Le nostre giornate trascorrevano tranquille tra lavoro, università, passeggiate e del sano sesso quando io e Cesare rimanevamo da soli. Dopo tanti anni di vita soffocante, per la prima volta mi sentivo serena e libera. Quel periodo felice e spensierato ebbe un’ulteriore svolta una sera d’inverno.

Fuori faceva un freddo cane e tutti e tre rimanemmo a casa. Dopo cena vedemmo uno di quei film demenziali tipo Scary Movie, con coperta sulle gambe e birretta in mano. Cesare, alla mia sinistra, di tanto in tanto allungava la sua manina, passando dal farmi il grattino sulla coscia a infilarmi il dito nel pigiama; Claudio, invece, alla mia destra, sembrava preso dal film senza curarsi di noi.

Quanto a me, seppur avessi voglia, anche grazie ai grattini, mantenni un certo contegno, anche perché il calduccio della coperta e dei due corpi vicino a me era molto piacevole.

A metà film mi venne voglia di ciccioschifezze. Allungai la mano sulle cosce dei due per richiamare la loro attenzione e chiedere: “Chi va a prendere qualcosa da mangiare?”, ma la frase mi si fermò al “chi”: tutti e due avevano il pirillo duro come il marmo. Il che, almeno per Cesare, non mi stupì, visto che già da un po’ ravanava tra coscia e pigiama; ero invece stupita per l’altro.

Terminai la frase e Cesare si alzò; quanto a Claudio, continuò a vedere il film facendo finta di niente. Lo guardai sorridendo e allungai la mano sulla sua coscia, facendogli dei grattini; si voltò guardandomi, sorrisi e continuai con i grattini.

Cesare arrivò porgendomi un pacchetto di patatine e una coca. Iniziai a sgranocchiare mettendo il sacchetto tra le gambe, in modo che anche gli altri potessero mangiare. Dopo un po’, vedendo che Claudio non mangiava, ne presi una e, sventolandogliela davanti, gli dissi: “Non la vuoi la patatina?”

Quella frase, detta volutamente con un tono da gatta in calore, fece scoppiare a ridere Cesare, facendogli andare di traverso quello che aveva in bocca; Claudio invece, punto nell’orgoglio, inizialmente mi fulminò con lo sguardo, ma poi sorrise, prese la patatina e, scuotendo la testa, riprese a vedere il film.

Cominciò a mangiare anche lui e tutti e due affondavano le mani in fondo al sacchetto, toccandomi tra le gambe.

“Vi piace la patatina, eh?”

Tutti e due si guardarono in faccia facendosi un gesto d’intesa; io invece feci finta di niente, continuando a sgranocchiare rumorosamente.

Finite le patatine mi alzai, andai in bagno, feci la pipì e mi lavai mani e denti. Tornai in soggiorno, mi rimisi a sedere e, con la scusa del freddo, infilai le mani sotto la coperta. Iniziai ad accarezzare le loro cosce; anche loro fecero lo stesso; allora li accarezzai tra le gambe: erano eccitatissimi.

Claudio infilò la mano sotto il pigiama iniziando ad esplorarmi; Cesare invece, approfittando della mia testa inclinata verso di lui, iniziò a baciarmi l’orecchio.

“Sei sempre la solita tr…”
“Shhhhh… o ti faccio andare in bianco, canna mozza.”

Mi voltai verso Claudio, che ormai aveva infilato un dito tra le grandi labbra; mi mise la lingua in bocca, limonandomi. Infilai le mani nei loro pantaloni, presi in mano i loro membri turgidi e iniziai ad andare su e giù. Cesare affondò il viso nel mio collo, leccandomi e, slacciando il pigiama, mi tirò fuori una tetta palpandola; stropicciò il mio capezzolo indurito.

Cominciai a sentire caldo e, presa la coperta, mi alzai stendendola per terra di fronte a loro; mi inginocchiai e ricominciai ad accarezzarli. Il mio sguardo si posava prima su uno e poi sull’altro; tirai giù i pantaloni a tutti e due quel tanto che bastava per farglieli uscire fuori. Iniziai a menarli, andavo su e giù indecisa con chi cominciare; alla fine decisi di dare il benvenuto a Claudio.

Avvicinai la bocca e, con la punta della lingua, partii dalla base fino alla punta; lo presi tutto in bocca andando su e giù. Lui accompagnò i miei movimenti con la mano sulla mia testa. Cesare nel frattempo si sfilò mutande e pantaloni, aspettando il suo momento menandoselo lentamente. Quando glielo presi in bocca anche a lui, Claudio ne approfittò per spogliarsi.

Quando furono belli che pronti, mi alzai in piedi e mi spogliai anche io, gettando su di loro gli indumenti che sfilavo. Quando fui completamente nuda li fissai, mi palpai le tette giocando con i capezzoli dritti e duri come chiodi; mi voltai dando loro le spalle e, chinatami a novanta, mi allargai le chiappe esponendo i miei buchi pronti ad essere riempiti.

Mi passai le dita tra le gambe, inzuppandole per bene, e le portai alla bocca di Claudio facendogli sentire il mio sapore.

“La vuoi la patatina?”

Lui annuì e leccò le dita avidamente; feci la stessa cosa anche con Cesare, che ebbe la medesima reazione.

“Allora venite di là.”

Li presi per mano e li portai in camera mia. Mi stesi sul letto, sollevando e divaricando le gambe; loro si tuffarono tra le mie cosce leccandomi tutta. Io ansimai di piacere: avere due lingue vogliose che mi esploravano era bellissimo. Si contesero la mia fighetta come due cani che si contendono una bistecca.

Arrivò il primo orgasmo e vederli eccitati come tori mi fece eccitare ancora di più. Feci stendere Claudio e salii sopra di lui; iniziai a cavalcarlo e, chinatami, gli offrii prima le mie tette e poi la mia bocca. Sentii il sapore dei miei umori sulla sua lingua e questo mi eccitò ancora di più.

Cesare non rimase a guardare e, allargatemi le natiche, iniziò a giocare col mio buchetto; lavorò con calma e dedizione con dita e lingua. Quando fui pronta me lo puntò, tenendomi per i fianchi; Claudio si fermò un attimo per agevolarlo, tenendomi impalata a lui.

Cesare avanzò lentamente; sentii il mio sfintere cedere piano fino ad abbracciare quel pezzo di carne pulsante. Quando ne fu entrato metà, diede un colpo secco facendolo arrivare fino in fondo; si fermò per un istante e Claudio ricominciò a stantuffarmi, tenendomi leggermente sollevata.

Quando il mio buchetto si abituò al nuovo intruso, anche l’altro cominciò a pompare. I loro membri erano al massimo del loro vigore: li sentivo pulsare dentro di me. Ogni falcata mi faceva sussultare di piacere; stavo godendo come una matta. I loro grugniti si mescolavano ai miei incitamenti e ai miei gemiti.

Dopo un po’ i due si scambiarono di posizione, facendomi sdraiare su un fianco. In questa posizione li sentivo in modo incredibile; gli affondi non sincronizzati mi facevano impazzire.

Tra un affondo e l’altro, Claudio mi mordicchiava il collo e mi strizzava le tette, mentre Cesare mi limonava come un matto. Mi staccavo solo per prendere fiato e urlare di piacere.

Stavo per venire ancora, e questa volta in modo prepotente. Loro lo capirono e mi strinsero ancora più forte: stritolata tra di loro, gli affondi diventarono più profondi e irruenti. Quando arrivai, morsi la spalla a Cesare; lui, per istinto, volle darmi un colpo fortissimo, come a compensare il dolore, ma gli uscì solo un’imprecazione.

Claudio ne approfittò e mi girò, mettendomi sopra di lui, continuando a scoparmi il buchetto. Io cercai di trovare una posizione stabile e non dolorosa, ma non ne ebbi il tempo: Cesare mi prese le gambe e le divaricò, iniziando a martellarmi la patatina con irruenza.

Sembrava volesse vendicarsi del morso: pompava così forte da impedire qualsiasi movimento anche a Claudio, che rimase comunque dentro di me. Si fermò solo quando, pronto ad esplodere, lo tirò fuori e, menandoselo energicamente, un fiotto di sperma caldo mi colpì pancia e seno.

Claudio, ora libero, mi prese per le spalle e mi fece girare, mettendomi a novanta; ricominciò a sodomizzarmi con vigore. Per farmelo sentire di più mi prese per i capelli, facendomi inarcare la schiena, e mi bloccò le braccia dietro.

“Mi stai spaccando tutta…”

Quelle parole lo eccitarono ancora di più; aumentò la velocità.

“Lo senti? Ti sto spaccando il culo.”

Io gridai: “Sì, continua!”

Riuscii a portare una mano tra le mie cosce e iniziai a sgrillettarmi. Un’ondata di piacere mi pervase di nuovo, mescolandosi al leggero dolore. Sentii Claudio ansimare, pronto ad esplodere dentro di me; io volevo arrivare ancora.

Aumentai il ritmo, urlando di non fermarsi. Sentii i suoi muscoli contrarsi, poi grugnire mentre cercava di resistere. Io ero ormai al limite: iniziai a gemere e poi a ululare.

Il mio orgasmo arrivò improvviso e potente; Claudio, esausto, mi venne dentro urlando. Il suo ritmo diminuì fino a fermarsi. Quando si tirò fuori, un rivolo di sperma uscì insieme a tanta aria.

Mi abbandonai sul letto, esausta ma sazia e felice. I due si sdraiarono accanto a me, accarezzandomi i capelli e la schiena.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.3
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Le avventure di Chiara: Ménage à trois:

Altri Racconti Erotici in trio:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni