Lui & Lei
Il regalo di Paola
Adam82209
14.02.2026 |
2.191 |
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"Questa volta non frena la mia irruenza: risponde con la stessa intensità, le unghie che affondano nella schiena, il respiro ancora irregolare..."
Sono le 6 del mattino. Oggi niente smart working: devo per forza andare in ufficio. Allungo una mano accanto a me: Paola è già tornata a casa, ma sento ancora il suo odore sulle lenzuola. Meno male, penso. L’ultima volta che non si è svegliata ha dovuto inventare una storia assurda alla figlia. Lei non sa di noi ed è meglio così: non capirebbe. Io ho 38 anni, lei 60.Mi alzo controvoglia e vado in bagno: bisogni e doccia. Rientro in sala. Sul tavolo c’è un piatto con due biscotti e un foglio di carta.
“Buongiorno…
La moka è già carica, devi solo accendere il gas. Nello zaino ti ho messo il pranzo.
Buona giornata.
PS: fai attenzione in scooter.
Ti voglio bene.
MaPa”
Mentre faccio colazione penso a lei, o meglio a noi due. Non stiamo insieme, non siamo amici e non siamo neanche parenti, ma allo stesso tempo è come se fossimo tutte e tre le cose insieme. Parliamo molto e ci aiutiamo disinteressatamente, come amici; facciamo l’amore come amanti, ma lo viviamo e lo percepiamo come se stessimo insieme. Le sensazioni sono troppo coinvolgenti e profonde.
Al mondo ho soltanto mia sorella e mia figlia. Credo che sia proprio questa la chiave di tutto. Di mio padre ho vaghi ricordi, non so nemmeno se sia vivo. Di mia madre… pace all’anima sua, ricordo solo i silenzi e i deliri dovuti all’alcol. Ricordo mia nonna che, anziana e acciaccata, ha cercato fino all’ultimo di prendersi cura di noi. Poi sono arrivati gli istituti e le case famiglia, dove eri soltanto un numero, un fascicolo per gli assistenti sociali. Quando, appena ventenne, mi sono arruolato in Marina, ero già perfettamente istituzionalizzato. Ho pagato l’università a mia sorella e poi ho pensato un po’ a me.
In Paola vedo tutte le figure che non ho mai avuto: madre, amica e amante. Questo va bene… ma, ragionando razionalmente, è una follia. È una sorta di complesso di Edipo moralmente e clinicamente accettabile. E vale anche per lei. In me vede il marito che non ha più, il figlio maschio che ha perso o, meglio, che non è mai nato. Vede l’amico che non ha mai avuto, la persona con cui parlare. Sotto quell’aria fiera e solare c’è una donna insicura e sola. La firma sul foglio, “MaPa”, ne è la prova: Mamma Paola. Ma quello che abbiamo fatto stanotte non lo fai con una madre, non se sei sano di mente. Ne è la prova ciò che dice Valentina:
“Da qualche tempo mamma è davvero cambiata, la vedo rilassata e più sorridente… secondo me ha conosciuto qualcuno.”
Scaccio quei pensieri, troppo complicati per la prima mattina. Bevo il caffè ed esco per andare al lavoro.
A metà mattina mi chiama mia sorella, la dottoressa Silvia, la mia gioia e il mio orgoglio. Mi fa gli auguri di buon compleanno e mi dice che, per il momento, rimarrà ancora un po’ in Inghilterra, almeno finché non finirà l’emergenza Covid. Quando chiudo la chiamata guardo il calendario: me ne ero completamente dimenticato. Sono 39.
Ritorno a lavorare. In pausa mi chiama Paola: mi chiede come sta andando e mi dice che mi lascerà la cena nel forno, aggiungendo che stasera ha un impegno con Vale e non ci sarà. Meglio così, penso: è inutile che mi aspetti, tanto farò tardi.
Rientro a casa alle otto di sera. Sul tavolo c’è un pacchetto. Lo apro: dentro trovo un foglio e un braccialetto d’argento.
“Il braccialetto è il regalo di Vale, il mio te lo darò di persona.”
Apro il forno e anche lì trovo un foglio.
“Non avrai davvero pensato che andassi in giro il giorno del tuo compleanno! Vieni a casa da me, c’è una torta ad attenderti.”
Che scema, penso sorridendo. Mi cambio e vado da lei. Busso, ma non risponde nessuno. Giro la maniglia ed entro. La stanza è buia; prima ancora che trovi l’interruttore, la luce si accende. Paola e Valentina mi abbracciano. Insomma, la festa a sorpresa è perfettamente riuscita. Quando vado via sono felice e soddisfatto.
L’ultimo compleanno l’ho festeggiato da solo con mia figlia in pizzeria. Già, mia figlia… non si è fatta sentire. Provo a chiamarla: il telefono è spento. Probabilmente sua madre glielo ha sequestrato per farmi un dispetto. Tipico di lei.
Il mattino seguente resto a letto più del solito. È sabato anche per me. Mi sveglia la mano di Paola che mi accarezza.
“Rimani a letto, preparo io la colazione.”
La sento muoversi in cucina, cercando di fare meno rumore possibile. Torna con il vassoio, lo poggia e alza la tapparella. Ora la vedo chiaramente e mi tiro su di scatto.
“Wow… ma devi andare da qualche parte?”
Indossa un abito nero corto, trucco leggero e capelli sciolti: semplice e sensuale.
“Ti piace? Come sto?”
Quando si accorge di quanto la stia ammirando, arrossisce e si siede accanto a me. Facciamo colazione con calma. Mi alzo per fumare una sigaretta sul balcone e poi fare una doccia. Quando rientro, Paola è mezza sdraiata sul letto. Mi metto a cavalcioni su di lei; mi accarezza il fianco e l’addome.
“Allora, lo vuoi il tuo regalo?”
Al mio sì mi dà una leggera pacca sulla coscia.
“Sdraiati e aspettami.”
Abbassa la tapparella, facendo piombare la stanza nell’oscurità, poi mi mette una benda sugli occhi.
“Metti le mani alla spalliera del letto o dietro la testa, non importa. Ma non toccarmi per nessuna ragione. Potrai usare solo la lingua, al resto penso io.”
Sento il fruscio dei vestiti che cadono e il materasso che sprofonda leggermente. È sopra di me; ne percepisco il calore. Quando si abbassa, i suoi capelli mi solleticano le spalle e il suo fiato mi sfiora il viso.
“Dimenticavo… non devi dire nulla. La bocca usala per altro. E sappi che un regalo così non l’ho mai fatto a nessuno, nemmeno a mio marito.”
Mi bacia la fronte, le guance, poi scende lentamente. Senza la vista, ogni sensazione è amplificata: il tatto, il respiro, l’odore.
Quando si uniscono di nuovo, il ritmo cresce gradualmente, fino a diventare intenso e travolgente. Le parole si fanno spezzate, i movimenti più urgenti, il piacere condiviso sempre più evidente.
“Dillo che ti piace… amore…”
L’orgasmo arriva potente e incontrollabile. Lei affonda il viso nel cuscino; io trattengo il fiato un istante ancora, poi mi lascio andare.
Quando tutto si placa, la giro verso di me e la bacio con passione. Questa volta non frena la mia irruenza: risponde con la stessa intensità, le unghie che affondano nella schiena, il respiro ancora irregolare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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