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Le avventure di Chiara:Giulia
Adam82209
21.03.2026 |
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"Sfoderai tutta la mia esperienza, intenzionata a donarle il piacere più grande che avesse mai provato in vita sua..."
Una sera di qualche anno fa organizzammo una partita a calcetto con pizzata tra colleghe; essendo nella zona dove abitavo, andammo a mangiare nel ristorante di un mio conoscente, Aurelio, dove notai subito la nuova cameriera.Da quella sera mi ritrovai a incontrarla spesso e volentieri, al bar a prendere il caffè o al supermercato; era sempre in compagnia di un ragazzo che inizialmente scambiai per suo fratello, ma che alla fine scoprii, a mie spese, essere il suo fidanzato. Comunque… ogni volta che la vedevo, ammetto che me la mangiavo con gli occhi e questi sguardi, seppur indiscreti, furono sì notati ma completamente travisati.
Una sera, tornando a casa, la vidi fuori dal ristorante a fumare; appena mi vide, lei buttò la sigaretta a terra e si avvicinò con passo deciso.
“Ehi… tu.”
Dall’atteggiamento era chiaro che non si era avvicinata per fare amicizia, ma la salutai ugualmente, sfoggiando un amichevole sorriso.
“Non c’è nulla da sorridere… te lo dirò solo una volta: la devi smettere di sbavare dietro il mio ragazzo.”
La guardai cercando di non scoppiarle a ridere in faccia.
“Il tuo ragazzo? Credo che tu abbia frainteso tutto… il tuo ragazzo non mi interessa neanche lontanamente… anzi, senza offesa… se proprio devo dirtelo, non capisco cosa ci trovi… io guardo te… sei tu quella che mi piace.”
Proprio in quel momento uscì una donna che la chiamò impazientemente per nome.
“Credo ti stiano chiamando… Giulia.”
Lei si girò e corse via senza dire nulla. Il giorno successivo, mentre parcheggiavo la macchina, la vidi fuori dal bar col suo ragazzo e decisi di scoprire se aveva recepito il mio messaggio. Attraversai la strada e andai a bere qualcosa, salutandola quando le passai davanti. Entrai, ordinai un caffè, pagai anche la loro consumazione e andai via. L’atteggiamento serio e minaccioso della sera prima era sparito, lasciando il posto a uno sguardo imbarazzato. Quello che volevo capire era se quell’imbarazzo fosse dovuto al malinteso o al fatto che avesse fatto colpo su una ragazza.
La sera stessa andai a prendere una pizza da lei e, mentre aspettavo che fosse pronta, mi ritrovai a sentire il discorso con il suo titolare, il quale le chiedeva di fargli una commissione per l’indomani mattina: portare un documento al commercialista. Mentre le veniva spiegata la strada che avrebbe dovuto fare, mi intromisi nel discorso, complice la confidenza che avevo con Aurelio.
“Ma sì dai, Aurelio, se vuoi le do un passaggio io, tanto mi viene di strada per andare in ufficio.”
Aurelio mi ringraziò per la disponibilità, al contrario di Giulia che impallidì… come se le avessero detto che sarebbe dovuta salire in auto con Leonarda Cianciulli.
“Ecco Giulia,” dissi il suo nome scandendo bene le parole, “questo è il mio numero. Domani mattina, quando sei pronta, fammi uno squillo e in un baleno scendo giù e ti accompagno.”
Francesco il pizzaiolo mi diede la pizza, pagai e andai via.
Verso mezzanotte mi arrivò un messaggio.
“Ciao Chiara, sono Giulia. Senti, mi dispiace per averti aggredito l’altra sera ma, allo stesso tempo, però non sono interessata, non sono lesbica. Se fossi lesbica non starei con un uomo.”
“Ciao Giulia, sono contenta che il malinteso sia stato chiarito. Detto questo… l’offerta del passaggio è sempre valida, anche perché non ha nulla a che vedere con l’interesse che posso avere nei tuoi confronti. Buonanotte.
PS: se fossi lesbica non starei con un uomo.”
Pazienza, pensai. Mi misi l’anima in pace e andai a dormire. L’indomani, intorno alle 9, andai a prenderla, previo suo squillo ovviamente. Dopo i primi minuti di silenzio, probabilmente vedendo che non l’avrei violentata, cominciò a parlare e lì ebbi una grande delusione, perché, per quanto graziosa nell’aspetto, era una frana come persona: ignorante, estremamente vanitosa ma soprattutto incredibilmente spocchiosa e arrogante; insomma, la classica persona che farebbe a botte per uno sguardo di troppo. Quando arrivammo e scese dalla macchina, ero sì la persona più felice del mondo, ma per essermi accorta per tempo di quale persona mi fossi “invaghita”.
I giorni passarono e, un po’ per i miei impegni e un po’ per la delusione, non la vidi né tanto meno andai a cercarla, e così sarebbe stato per sempre se non avessi ricevuto la sua richiesta d’amicizia su Facebook. Accettai più per educazione, convinta che al massimo avrebbe fatto compagnia a quella manciata di persone che tutti abbiamo sui social, con cui al massimo ci si scambia gli auguri di compleanno.
L’indomani mattina però mi ritrovai che aveva messo “mi piace” praticamente a ogni foto che avevo pubblicato e un messaggio: “Non ti ho più rivista dal giorno del passaggio, cosa ne dici se ci vediamo per un caffè?”
Avrei voluto rispondere “col cazzo”, ma alla fine optai per un tranquillo e vago “sono via per lavoro ma, appena torno a Milano, ti chiamo”. Da quel momento diventò una colla: iniziò a mandarmi messaggi a ruota continua, praticamente smetteva solo quando era a lavoro. Inizialmente stetti sulle mie, ma piano piano iniziai ad aprirmi. Il suo atteggiamento irritante si era notevolmente ridotto e, seppur fosse ancora piuttosto spocchiosa, in alcuni momenti era tutto sommato simpatica, anche se poteva risparmiarsi la battuta squallida sul suo collega Francesco, che aveva chiamato “Frocesco” perché, secondo lei, troppo poco virile.
Quando tornai a Milano, ci vedemmo per questo famoso caffè. Nel frattempo, nei suoi messaggi aveva iniziato a fare quelle che io chiamo “le domande del delfino curioso”:
• A quanti anni lo hai scoperto?
• Cosa si prova ad andare con una donna?
• Cosa hanno detto i tuoi?
• Con chi lo hai fatto la prima volta?
eccetera eccetera.
Per esperienza ho capito che, il più delle volte, chi fa queste domande o è in quella fase (terribile) della sua vita dove ha appena capito di essere attratta dalle persone del suo stesso sesso, oppure appartiene alla categoria dei cosiddetti psicologi della strada, quelli che alla fine ti chiederanno: “Hai mai pensato a farti curare?”. Fortunatamente Giulia non faceva parte di quest’ultima categoria e, pur non entrando nei dettagli, risposi a tutte le sue domande.
Quando ci vedemmo al bar sotto casa, era parata a festa: al posto del solito paio di jeans e sneaker indossava un bel vestitino corto con stivaletti senza tacco e un cappotto sbottonato che lasciava intravedere una terza soda. Questa volta si comportò così bene che le proposi di venire con me al centro commerciale a fare shopping. Una volta ritornate in zona, la invitai a salire da me. Il fatto che non solo avesse cambiato completamente atteggiamento, ma che cercasse di essere seducente, aveva risvegliato l’interesse nei suoi confronti. Cercai comunque di non far trasparire nulla, anche perché di lì a un’ora sarebbe dovuta andare a lavoro.
Quando rimasi da sola andai a fare una doccia e mi preparai la cena, notando che aveva lasciato sul divano cappello e guanti. Le mandai un messaggio dicendole di passare pure quando avrebbe smontato. Citofonò verso le 22, quindi ben prima del solito orario di chiusura della pizzeria, ma in quel momento non ci feci caso.
“Grazie e scusa per il disturbo.”
La feci accomodare e chiesi cosa volesse bere. Proprio in quel momento la chiamò il fidanzato, ma lei lo liquidò dicendogli che era ancora a lavoro e che, una volta finito, sarebbe andata a bere qualcosa con la sua collega… scoprendo così che aveva volutamente lasciato il cappello, anche perché lei non ha colleghe. Presi da bere e andai a sedermi sul divano.
“Togliti le scarpe, mettiti comoda.”
Lei ringraziò e, toltesi le scarpe, venne a sedersi vicino a me.
“I piedi mi fanno malissimo, mannaggia a me e quando mi è venuta la brillante idea di andare a lavorare con queste scarpe.”
Le dissi di aspettare e andai a prendere una crema. Ritornai in soggiorno e, fattale poggiare i piedi sulle mie gambe, le feci un bel massaggio dalle dita fino al polpaccio. Quando terminai andai a lavarmi le mani; appena spensi la luce per tornare da lei, me la ritrovai davanti.
“Grazie del massaggio.”
Senza darmi il tempo di rispondere mi diede un bacio a stampo sulla bocca. Io le infilai la lingua in bocca tenendola per i fianchi. Quando si staccò era rossa in viso e con le gambe tremanti. Senza darle il tempo di dire niente, misi una mano dietro la sua testa e, poggiandomi con le spalle al muro, tirai giù la cerniera della tuta facendole affondare il viso nel mio petto. Agguantò i miei seni accarezzandoli delicatamente, li baciò per poi attaccarsi ai capezzoli; li succhiò così forte da farmi male.
“Piano… piano, ecco, brava così.”
Affondai le dita nei suoi capelli e la spinsi in giù fino a quando non sentii la lingua nell’ombelico. Lei ci giocò un po’, poi ricominciò a scendere di sua iniziativa. Sentii le sue mani slacciare il pantalone e, con estrema lentezza, lo fece scendere fino alle ginocchia. Inarcai la schiena avvicinandole il pube; la vidi aprire la bocca e lentamente avvicinarsi. Mi baciò il monte di Venere cercando il mio sguardo. Io mi morsi un labbro e, muovendomi leggermente, le solleticai il naso con la sottilissima striscia di peli che avevo. Riprese a scendere fino alle grandi labbra; le sfiorò con la lingua, si fermò per qualche istante come se volesse sentire il sapore, riprovò di nuovo affondandola un po’ di più, si fermò ancora ad assaporare attentamente. Alzò lo sguardo e mi guardò leccandosi le labbra, come se le avessi fatto assaggiare la cosa più buona del mondo. La tirai con forza facendole affondare il naso; l’odore la fece letteralmente impazzire perché iniziò a leccare di nuovo, questa volta con foga: sembrava volesse mangiarmela. Mugolai e mi bagnai all’inverosimile.
“Piano, vai con calma… ora vai più su… brava… il mio corpo è come il tuo… lecca e stimola dove vorresti essere leccata e stimolata tu… ohhhh… sìììì… bravaaa, continua.”
Sentii la sua lingua inesperta ma vogliosa stimolarmi il clitoride, il pollice sul perineo, indice e medio ad allargare le mie grandi labbra. Stavo godendo da matti ma, a un certo punto, sul più bello, si staccò… volevo strozzarla.
Si tirò su e riprese a baciarmi, in bocca, sul collo… sull’orecchio.
“Non hai un posto più comodo?”
Sospirai e, senza togliere la lingua dalla sua bocca, la portai in camera. La spinsi sul letto facendola sedere sul bordo; mi sfilai i pantaloni e andai a sedermi a cavalcioni sulle sue gambe.
“Se lo rifai di nuovo, che smetti di leccare sul più bello, giuro che ti strozzo.”
Le diedi un finto ceffone e le sfilai il vestito lasciandola in intimo. Indossava un completino di pizzo nero. Le diedi una spinta facendola sdraiare sul letto; mi alzai e le sfilai le mutandine. Sul pube completamente rasato aveva tatuato un’ape. Mi misi in ginocchio e, agguantatala per le cosce, iniziai a darmi da fare baciandole l’interno coscia, risalendo lentamente. Arrivata tra le sue grandi labbra umide passai la lingua assaporandone gli umori. Sfoderai tutta la mia esperienza, intenzionata a donarle il piacere più grande che avesse mai provato in vita sua. I mugolii, la quantità di umori e il suo respiro sempre più irregolare furono la prova che ci stavo riuscendo alla grande. A un certo punto, puntellatasi con piedi e spalle, tirò su il bacino e cacciò un urlo; invocò Dio, la mamma e la Madonna, come a voler dire a tutti che aveva appena raggiunto il paradiso.
Io, che avevo lasciato il massimo del piacere in corridoio, non persi tempo e mi appollaiai sulla sua faccia.
“Se ti fermi prima di farmi godere ti ammazzo.”
Mi lasciai andare sedendomi sul suo viso. Giulia cominciò a lavorare di lingua e dita; i miei consigli in corridoio e il servizio appena ricevuto furono più istruttivi ed efficaci di un corso di anatomia all’università. Non impiegai molto ad arrivare pure io, invocando qualche divinità.
Sdraiate e appagate rimanemmo vicine per un po’. Giulia, dopo un po’, mi chiese come si sarebbe dovuta comportare: i sensi di colpa per aver tradito il suo ragazzo e di averlo fatto con una donna si fecero strada. Allo stesso tempo mi confessò che era stata l’esperienza più bella e intensa della sua vita. Le consigliai di non fare cose avventate, di prendersi un po’ di tempo e di decidere cosa avrebbe voluto fare…
Alla fine non lasciò il fidanzato, ma di tanto in tanto iniziò a concedersi qualche diversivo… non necessariamente solo con me…
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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