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Lui & Lei

Decameron 2.0 : Pasquetta ep. 5


di Membro VIP di Annunci69.it Adam82209
04.03.2026    |    181    |    1 7.6
"«Ma tu, con quel cazzo che ti ritrovi, stai a parlare di stronzate?» Ragazzi… era allucinante..."
Venne il turno di Chiara che, divertita dal contesto, volle raccontare una storia tutto sommato divertente.

-Durante il secondo anno del mio periodo a Bologna condividevo un monolocale con un’altra studentessa, Roberta, una ragazza pugliese.

Un giorno mi chiese un favore: in università aveva conosciuto un certo Luca e quest’ultimo l’aveva invitata a cena da lui. Il fatto era che Luca condivideva l’appartamento con Gaetano, quindi, per non far restare il poveretto a fare il terzo incomodo, Roberta chiese a me, assicurandomi che fossero entrambi dei bravi ragazzi e soprattutto carini.

Per convincermi ancora di più ad accettare tirò fuori un discorso che avevamo fatto qualche tempo prima… quello sul sapore dello sperma. Mi spiego: da brava studentessa di medicina mi spiegò come gli alimenti, le bevande e tutto ciò che facciamo influiscano sul nostro corpo e che quindi una determinata alimentazione e un determinato stile di vita influiscano anche sul sapore dello sperma, il tutto con una serie di esempi.

Io non riuscivo a capire il nesso tra il favore che mi stava chiedendo e quel vecchio discorso ormai dimenticato.

«Devi capire che Luca e Gaetano sono vegani e mangiano prevalentemente frutta, e bevono al massimo succo di frutta… quindi niente discorsi su grigliate e bistecche… ci prepareranno una cena a base di semi e frutta.»

La guardai.

«Fammi capire una cosa… tu mi stai chiedendo di venire a cena con te e i tuoi amici a mangiare mele e semi con la prospettiva di poter scoprire se uno che mangia queste cose ha o no il cazzo che sa di frutta?»

«Be’, non lo direi in maniera così banale… ma sì, rende bene l’idea.»

Io non sapevo se sputarle nell’occhio destro o sinistro per poi andare a mangiare una bistecca alla faccia sua, ma alla fine accettai con la promessa che avrebbe provveduto lei alle pulizie per una settimana. E poi sarebbe stato un modo diverso per passare il venerdì sera.

Per la prima volta in vita mia mi presentai a un invito a cena con un cesto di frutta, ovviamente rigorosamente bio. Per fare colpo portai anche un po’ di frutta che mi avevano mandato i miei, tra cui un frutto pressoché sconosciuto al Nord Italia ma molto comune dalle mie parti: quattro annone belle mature. Avrebbero, e hanno, addolcito la serata.

Arrivammo a casa e, dopo le presentazioni di rito, iniziammo a chiacchierare. Il primo discorso fu proprio su quei frutti strani che avevo portato: non ne avevano mai sentito parlare e non vedevano l’ora di assaggiarli. Da lì iniziarono i loro pipponi sul perché tutti dovremmo essere vegani e che un giorno tutti lo diventeremo. Io, nonostante trovassi alcuni dei loro discorsi un po’ deliranti, mantenni un atteggiamento educato e accondiscendente. Pensai a quando spiegai a mia nonna, che aveva patito la fame al tempo della guerra, il significato di “vegano”… ma va bene così.

Servirono la cena: miglio con verdure per primo e salsicce di soia per secondo con pane azzimo. Da bere, succo d’arancia appena spremuto con un po’ di sale… devo ammettere che non erano male.

Arrivò il momento del dolce e ovviamente erano le mie annone. Feci vedere come andavano mangiate. Fu un successone, erano letteralmente impazziti. Gaetano soprattutto si ripromise di trovare un albero per piantarlo in cortile.

Con quella mossa mi ero aggiudicata l’attenzione di Gaetano e i due piccioncini poterono tubare indisturbati per tutta la serata. Gaetano mi parlò di alberi e frutta per tutta la sera. Volevo morire. A un certo punto iniziai a fare sì con la testa pensando solo a come strozzare Roberta quando saremmo tornate a casa.

Luca e Roby nel frattempo trattavano altri tipi di frutta: lei era interessata alla sua banana e lui alla sua susina. A un certo punto, per far stare zitto il mio aspirante contadino, gli infilai la lingua in bocca. Solo a quel punto Gaetano si svegliò dal suo delirio botanico e iniziò a pensare ad altro. Si accorse solo in quel momento che Luca aveva già le mani nelle mutande della mia amica e che, mentre lui parlava di alberi da frutta che voleva piantare, il suo amico era passato senza perdere tempo alla raccolta della patata.

Uno normale che si ritrova due che stanno per scopare di fronte a lui e un’altra che gli infila la lingua in bocca senza preavviso, come minimo ti prende e ti limona tutto senza dire nulla. Lui no…

«Sì, però dopo riprenderemo il discorso sugli alberi», mi fa.

Mi tirai su e lo presi per mano con decisione. Entrai nella prima camera da letto, con lui che mi diceva: «No, la mia è l’altra». Io lo ignorai, lo buttai sul letto e lo feci spogliare. Rimase in mutande, che gli sfilai io. Una volta nudo mi venne un colpo.

«Ma tu, con quel cazzo che ti ritrovi, stai a parlare di stronzate?»

Ragazzi… era allucinante. Da moscio era più lungo della mia mano. Quando lo presi in mano dalla base rimaneva fuori la cappella, ed era ancora moscio. Mi diedi da fare per svegliarlo e devo dire che impiegai un po’, ma quando arrivò in tiro devo ammettere che era un signor cazzo: venti centimetri buoni di carne.

Gaetano inizialmente era un po’ impacciato, aveva paura di fare cilecca, ma alla fine si sciolse e iniziò a darsi da fare. Quando iniziò a scoparmi affondava delicato, nel senso che non metteva mai irruenza, e questo fu un bene perché sembrava di essere scopata da un asino. Ovviamente non mi passò neanche per l’idea di fare anale con lui, non tanto per le dimensioni in sé ma piuttosto per la sua poca dimestichezza che, unita alle dimensioni pazzesche, avrebbe significato che mi avrebbe demolita.

Non durò molto. Quando fu lì lì per arrivare mi sfilai e iniziammo un sessantanove. Lo presi in bocca e iniziai a menarlo e a succhiarlo attendendo il momento in cui mi avrebbe spruzzato. Lui nel frattempo, con dita e lingua, cercò di donarmi l’orgasmo che il suo cazzo non era riuscito a darmi, e ci riuscì. Quando arrivò mi riempì la bocca e, ricordando il famoso discorso sul sapore dello sperma, lo tenni in bocca come un’assaggiatrice di vini… e no, non aveva un sapore fruttato. Era molto più dolce del normale, ma niente retrogusto di mela o chissà cosa.

Mi stesi vicino a lui e scoppiai a ridere. Spiegai il motivo anche a Gaetano, che non sapeva se stessi parlando seriamente oppure no. Comunque, quando tornammo a casa nostra, Roby era incazzata nera: perché mentre io, bene o male, avevo goduto, lei no. Senza contare che Luca le era venuto dentro per sbaglio e, fino a quando non le arrivò il ciclo, rimase con l’ansia di rimanere incinta.

Io non ebbi altri incontri con Gaetano, ma Roby e Luca si frequentarono per i successivi tre anni, fino a quando lei non tornò in Puglia.
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