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Lui & Lei

La signora Paola


di Membro VIP di Annunci69.it Adam82209
14.02.2026    |    6.643    |    8 9.9
"Quando andai a posare la tazzina, lei la prese lasciando le dita sulle mie un istante in più..."
Quando mi separai, mi ritrovai fuori casa da un giorno all’altro, in piena pandemia.

Inizialmente andai a vivere a casa di mia sorella, che in quel periodo lavorava all’estero. Il che fu una “fortuna”, perché vivere in un monolocale con lei sarebbe equivalso a stare in un reparto psichiatrico. Nonostante sia brontolona, incazzosa e tritacoglioni a livelli olimpionici, è pur sempre la mia sorellina e, cosa ancora più importante, l’unica parente in vita.

I primi giorni li passai tra smart working e i lavoretti in casa che già da tempo avevo promesso di farle. Dopo una settimana, finito di sistemare tutto, la monotonia iniziò a farsi strada. Le giornate sembravano interminabili, così spostai le mie attenzioni al box e alla cantina.

Mentre riordinavo il ciarpame che quell’accumulatrice seriale di mia sorella aveva accatastato a membro di cane, mi sentii chiamare per nome. Era una signora che, dovendo entrare nella sua cantina, si era ritrovata davanti alla porta lo scatolone che avevo momentaneamente parcheggiato. Mi scusai e le liberai subito il passaggio.

«Lei è Francesco, il fratello di Silvia. Piacere, io sono Paola, abito allo stesso piano… Sua sorella mi ha parlato molto di lei…»

Mi presentai, scusandomi dell’inconveniente e di non poterle dare la mano, dato che ero sporco e sudato. Le chiesi se nei giorni precedenti l’avessi disturbata con i miei lavoretti. Scosse la testa, dicendomi che si era accorta della mia presenza solo in quel momento. La chiacchierata finì lì e tornammo alle nostre cose.

Nel primo pomeriggio suonarono alla porta. Era Paola.

«Ciao, scusami per il disturbo, ma ho un piccolo problema. Mi salta continuamente la corrente. Potresti venire a dare un’occhiata?»

La seguii. Arrivati nel suo appartamento, individuai subito il problema: la tv della camera da letto aveva deciso di andare in pensione. La staccai dal supporto al muro e le promisi che avrei provato a sistemarla. Non avendo altro da fare, iniziai subito la ricerca del guasto, che risolsi usando una tv che avevo trovato in cantina. Dopo un paio d’ore gliela riportai perfettamente funzionante.

Il mattino seguente mi ringraziò portandomi una torta fatta in casa. La invitai a entrare per un caffè e iniziammo a chiacchierare. Scoprii che era vedova da qualche anno e che viveva con sua figlia Valentina, cassiera in un supermercato. Lei invece era impiegata e lavorava quasi sempre da casa.

Nonostante fosse vicina ai sessanta e vestita con una semplice tuta, era incredibilmente attraente. Il carattere solare e spigliato faceva il resto. Vista la differenza d’età e il mio momento complicato, non mi passò neanche per l’anticamera del cervello di provarci.

Verso mezzogiorno andò via per preparare il pranzo alla figlia. Nel pomeriggio la incontrai mentre rientravo con le sigarette. Parlammo ancora e mi disse che la cassetta del wc perdeva acqua, macchiando il sanitario.

Il giorno dopo andai a sistemarla. Mi aprì la figlia: Paola era fuori con il cane. Riparai tutto e, quando rientrò, avevo già finito. Indossava la stessa tuta, ma la zip della felpa, completamente abbassata, metteva in evidenza un petto prosperoso. Il suo profumo riempì la stanza.

«Questa è la seconda gentilezza in due giorni… Sei un tesoro.»

Arrossii. «Ma va, per così poco… Se avete bisogno chiamatemi pure.»

Nei giorni successivi continuai ad aiutarla con piccoli lavori. In poco tempo si creò un bel rapporto di vicinato. Caffè, chiacchiere, visite reciproche.

Una mattina passai da lei con due brioche.

«È aperto, entra pure.»

Entrai e, dal riflesso dello specchio in corridoio, la vidi in tanga e senza reggiseno mentre indossava una vestaglia bianca a fiori. Rimasi a guardarla per qualche secondo, poi andai in soggiorno, rimproverandomi.

Quando arrivò, si era leggermente truccata e aveva sciolto i capelli.

«Come siamo belle oggi… Vai da qualche parte?»

«No… Oggi è una giornata troppo bella per vestirsi pesante.»

Facemmo colazione parlando di pandemia e politica. Prima di andare via mi chiese se volessi pranzare con lei. Accettai.

Alle 13 tornai con una bottiglia di vino. L’odore della lasagna si sentiva dal pianerottolo. Era vestita come la mattina, ma con un filo di trucco in più, le unghie curate e dei sandali. Canticchiava.

Pranzammo. La lasagna era ottima. Lei era incredibilmente sexy. Io cercavo di non darlo a vedere, ma l’attrazione cresceva minuto dopo minuto.

Dopo pranzo sparecchiammo insieme. Il suo profumo mi stordiva. Mise su la moka. Sul divano eravamo troppo vicini per essere casuali. Le ginocchia si sfioravano.

Quando andai a posare la tazzina, lei la prese lasciando le dita sulle mie un istante in più. Mi attraversò un brivido.

La baciai sulla guancia. Si voltò lentamente. Mi guardò.

«Grazie per il pranzo», dissi.

Mi accarezzò la coscia e sfiorò le mie labbra. Le presi la mano e la baciai davvero. Quando provai a staccarmi, mi tirò a sé. Le nostre lingue si cercarono senza esitazione.

Il tempo si dilatò.

Si sedette sulle mie ginocchia. Il calore del suo corpo mi travolse. Guidò il mio viso contro il suo petto. Ero completamente nelle sue mani.

«Piano… Non avere fretta.»

Rallentai. Le mani sui suoi fianchi, il respiro più profondo. Mi prese per mano e mi portò in camera da letto. La luce filtrava dalla tapparella, disegnando ombre sui nostri corpi.

Davanti al letto riprendemmo a baciarci. Mi sbottonò la camicia lentamente. Abbassai la cerniera del suo vestito con la stessa calma. Il tessuto cadde ai suoi piedi.

Un passo avanti suo, uno indietro mio.

I vestiti scivolarono a terra uno alla volta. Quando mi fece inginocchiare, lo feci senza pensare. Sentii il suo calore attraverso il tessuto sottile. Mi liberò le mani.

La baciai. Mi rialzai per cercare le sue labbra. Lei sorrise appena.

«Molto bene, tesoro…»

Poi scese lei. Lentamente. Ogni bacio una pausa. Ogni pausa una promessa.
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