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Lui & Lei

Quella volta con mio fratello


di Membro VIP di Annunci69.it YourBestItalianFrien
04.08.2026    |    458    |    0 7.6
"Tra risate, vino, musica e quella sensazione di vivere qualcosa che, probabilmente, non si sarebbe più ripetuto..."
La seguente storia è ispirata a eventi realmente accaduti. Nomi, luoghi e alcuni dettagli sono stati modificati per tutelare la privacy delle persone coinvolte.

Erano anni belli quelli.

Ero poco più che un ragazzotto, fidanzato da tempo. Mia moglie non era ancora nemmeno un’idea lontana e, nel frattempo, per via del lavoro, avevo conosciuto una donna di quarantadue anni.

«Che cazzo… ha quasi il doppio della mia età.»

Me lo ripetevo in continuazione mentre guidavo verso quel bed & breakfast, a metà strada tra Toscana ed Emilia-Romagna, dove ci saremmo incontrati per la prima volta.

Lei arrivò accompagnata da due amiche.

Rimasero nel grande parcheggio il tempo necessario per assicurarsi che fossi davvero io. Solo allora mi salutarono e andarono via.

Restammo soli.

Ci incamminammo verso quella stanza che ci avrebbe ospitati per tutto il pomeriggio e per la notte successiva.

Appena entrammo ci sedemmo sul letto.

Parlammo.

Era la prima volta che ci vedevamo davvero e io tremavo. Non di freddo, ma di agitazione.

Lei se ne accorse immediatamente.

Sorrise con quella sicurezza che soltanto una donna molto più esperta può avere e, senza farmelo pesare, mi accompagnò nel suo mondo, fatto di desideri, fantasie e libertà.

Fu la mia prima volta dove praticai sesso anale con una donna, lei adorava il sesso anale, ne era completamente assuefatta.

Era di quelle donne che adorava che entrassi li dentro quel pertugio pieno di muscoli e così sensibile a secco, per me era un piccolo fastidio dannatamente eccitante sentire quel dolore da attrito sul glande, mentre i muscoli del suo ano si piegavano al volere di una durezza fuori dal comune per l'eccitazione.

Quella storia durò circa un anno.

Un anno di incontri rubati, chilometri macinati senza pensarci due volte e fine settimana costruiti con l’unico scopo di ritagliarci qualche ora tutta per noi.

Ricordo ancora un weekend in Puglia.

A quel punto non era più soltanto un’avventura.

Era diventata una relazione vera e propria.

Era un sabato sera.

Andammo a mangiare qualcosa in un pub: io, lei e Denis, il mio migliore amico.

Rossana era una donna magnetica.

Non soltanto per l’aspetto.

Era il modo di parlare, di muoversi, di guardarti negli occhi.

Dalle mie parti una donna così la definirebbero una rizzacazzi.

Prorompente.

Ironica.

Eroticamente spregiudicata.

Sarà stata alta un metro e settanta.

Capelli castani e lisci.

Nonostante i suoi quarantadue anni conservava un’energia da ventenne. Entrava in una stanza e sembrava portarsi dietro aria fresca, leggerezza e voglia di vivere.

Aveva un fisico curato con ostinazione.

Anni di zumba e danza africana le avevano scolpito il corpo. Ogni movimento trasmetteva vitalità.

Ma, più di tutto, aveva una caratteristica che la rendeva diversa da tutte le donne conosciute fino a quel momento.

Non aveva paura di parlare di sesso.

Per lei non era un tabù, né qualcosa da nascondere.

Era semplicemente una parte della vita.

Come tutti, anche Rossana aveva i suoi limiti.

Ed erano proprio quelli a renderla incredibilmente umana.

Dietro quella sicurezza si nascondeva una donna piena di ferite.

Una figlia nata da una violenza subita da giovanissima.

Un’altra gravidanza con lo stesso uomo.

Poi un nuovo compagno, affettuoso e presente, dal quale aveva avuto un bambino piccolo.

E una vita complicata, fatta di equilibri fragili e segreti familiari che la costringevano, perfino durante le vacanze, a dividere il cuore in due.

Quando raccontava queste cose cambiava completamente.

Gli occhi si spegnevano.

La voce rallentava.

La pantera lasciava spazio a una donna incredibilmente fragile.

Fu probabilmente allora che iniziai a capire quanto la sessualità fosse legata alla storia personale di ciascuno di noi.

Ogni desiderio.

Ogni paura.

Ogni limite.

Ogni fantasia.

Ha quasi sempre radici molto più profonde di quanto immaginiamo.

Quella sera, dopo la terza pinta, lasciai Denis e Rossana a parlare al tavolo.

Avevo bisogno di sgranchirmi le gambe.

Andai in bagno.

Poi uscii a fumare una Lucky Strike.

Accesi la sigaretta.

Sulle dita sentivo ancora il profumo della sua pelle.

Durante il viaggio, mentre guidavo, avevo cercato la sua mano quasi senza pensarci.

Inspirai profondamente.

«Questo è il profumo che vorrei sentire ogni giorno.»

Quando rientrai nel locale trovai Denis e Rossana seduti molto vicini.

Parlavano sottovoce.

Mi avvicinai.

Entrambi ebbero un leggero sussulto.

Denis mi guardò con quell’espressione tipica di chi pensa di essere stato colto sul fatto.

Rossana, invece, sfoggiava il suo solito sorriso.

Quel sorriso ambiguo che non ti permetteva mai di capire se stesse scherzando oppure avesse già deciso tutto.

«Ragazzi, che ne dite se continuiamo la serata con una bottiglia di Valdobbiadene in camera?»

Denis accettò senza pensarci troppo.

Pochi minuti dopo eravamo tutti e tre nella stanza.

Presi la bottiglia e tre calici.

Uscii sul piccolo balcone per versare il vino.

Alle mie spalle sentivo le loro risate.

Mi voltai.

L’atmosfera era cambiata.

Denis era immobile, completamente spiazzato dall’intraprendenza di Rossana.

Lei, invece, sembrava divertirsi da morire nel vedere quel ragazzo così sicuro di sé perdere completamente il controllo della situazione.

Io rimasi sul balcone qualche secondo in più.

Non intervenni.

Li osservai.

Più che gelosia provavo curiosità.

Mi colpiva la naturalezza con cui lei riusciva a trasformare ogni situazione in un gioco di seduzione.

La notte trascorse veloce.

Tra risate, vino, musica e quella sensazione di vivere qualcosa che, probabilmente, non si sarebbe più ripetuto.

La mattina della partenza la accompagnai in aeroporto.

Era il momento dei saluti.

Mi abbracciò forte.

Mi baciò.

Poi si avvicinò al mio orecchio.

«Ti amo.»

Quelle due parole mi attraversarono come una scarica elettrica.

Provai paura.

Non della relazione.

Non di lei.

Dell’intensità.

Dell’idea che ciò che per me era nato come un’avventura fosse diventato qualcosa di molto più importante per un’altra persona.

La salutai.

La vidi oltrepassare i controlli.

Quella fu l’ultima volta che la vidi.

Con il senno di poi mi sono chiesto tante volte se avessi sbagliato.

Forse avrei dovuto continuare a sentirla.

Forse no.

So soltanto una cosa.

Tra tutte le persone che ho conosciuto nella mia vita, Rossana è stata una delle poche capaci di farmi capire che la trasgressione, quella vera, non nasce dal desiderio di infrangere le regole.

Nasce dal coraggio di mostrarsi fragili davanti a qualcuno.

E lei, dietro quella sicurezza quasi sfacciata, era probabilmente non solo la persona più fragile che abbia mai incontrato ma anche colei che mi avrebbe assecondato in tante fantasie ma che purtroppo sarebbero state senza alcun sentimento, dunque non sarebbe stato ciò che volevo.
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