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Lui & Lei

La libertà di appartenersi


di Membro VIP di Annunci69.it YourBestItalianFrien
10.08.2026    |    159    |    2 6.0
"Ma quello al quale può dire anche: «Sai che qualche volta penso a questa cosa?» E sentirsi rispondere: «Raccontami..."
Mi è capitato, molti anni fa, di ascoltare una storia.

Non una di quelle storie che ti raccontano perché vogliono insegnarti qualcosa. No. Questa era una storia che, probabilmente, quella persona aveva iniziato a raccontare senza nemmeno sapere dove sarebbe andata a finire.

Eravamo seduti da qualche parte. Non ricordo nemmeno bene dove.

Ricordo però una cosa: a un certo punto mi guardò e mi disse:

«Sai qual è il problema delle coppie?»

Io aspettai.

«Che si confondono l’amore e la proprietà.»

Mi venne da ridere.

«In che senso?»

«Nel senso che se io sto con te, allora tu sei mio. E se qualcuno ti guarda, io dovrei incazzarmi. Se qualcuno ti desidera, peggio ancora. Se tu desideri qualcun altro, allora mi hai tradito.»

Fece una pausa.

«Ma chi cazzo l’ha deciso?»

Quella domanda mi rimase in testa.

Perché, in effetti, chi l’ha deciso?

Chi ha stabilito che amare qualcuno significhi diventare proprietari dei suoi desideri?

Abbiamo costruito attorno alla coppia una specie di contratto invisibile.

Tu sei mia.

Io sono tuo.

Il tuo corpo è mio.

Il tuo desiderio è mio.

Le tue fantasie, possibilmente, devono essere compatibili con le mie.

E se qualcuno guarda ciò che considero mio, allora parte la guerra.

«Quello ti sta guardando.»

«E allora?»

«E allora mi dà fastidio.»

«Perché?»

«Perché ti desidera.»

«E quindi?»

«E quindi è un bastardo.»

A quel punto, probabilmente, il bastardo non ha ancora fatto assolutamente niente.

Ha guardato.

Forse ha desiderato.

Forse ha fantasticato.

E già questo è sufficiente per trasformarlo nel nemico.

Io credo invece che una coppia possa essere qualcosa di completamente diverso.

Due persone possono diventare un’entità unica senza smettere di essere due individui.

Anzi.

Forse è proprio quando smettono di possedersi che cominciano davvero ad appartenersi.

Perché c’è una differenza enorme tra appartenere a qualcuno e scegliere qualcuno.

La prima è proprietà.

La seconda è libertà.

E la libertà, quando viene condivisa, può essere terribilmente erotica.

Pensaci.

Qual è la cosa più intima che puoi fare con una persona?

Spogliarti?

Fare l’amore?

Dormire nudo accanto a lei?

Forse no.

Forse la cosa più intima è guardarla negli occhi e dirle:

«C’è una cosa che desidero e che non ho mai avuto il coraggio di raccontarti.»

Quello sì che è spogliarsi.

Perché il corpo nudo, prima o poi, lo vediamo tutti.

La mente nuda è un’altra storia.

Dire alla persona che ami che qualche volta hai immaginato qualcosa di diverso, qualcuno di diverso, una situazione che ti vergogni persino di pronunciare ad alta voce…

Quello significa consegnarle una parte di te senza sapere cosa farà con quella parte.

Ed è lì che entra in gioco il rispetto.

Non il giudizio.

Il rispetto.

Perché posso ascoltare una tua fantasia senza necessariamente volerla vivere.

Posso desiderare qualcosa che tu non desideri.

Tu puoi avere una fantasia che io non comprendo.

E possiamo comunque continuare ad amarci.

Questa, per me, è la vera libertà.

Non necessariamente fare tutto.

Ma poter dire tutto.

Perché una fantasia non è un contratto.

Non è una promessa.

Non è una richiesta.

È un pensiero.

A volte resta lì.

A volte diventa una risata.

A volte diventa una confessione fatta sottovoce, al buio, quando il resto della casa dorme.

E qualche volta, se due persone lo desiderano davvero, può diventare qualcosa di più.

Ma soltanto quando entrambe arrivano nello stesso punto.

È questo che mi ha sempre affascinato della trasgressione.

Non l’atto.

Il percorso.

Gli sguardi.

Le esitazioni.

Le domande che cominciano quasi per scherzo.

«E se…?»

«Tu cosa ne penseresti?»

«Ti è mai capitato di immaginare…»

«Aspetta. Fammi finire.»

E poi quella pausa.

Quella cazzo di pausa.

Quella nella quale capisci che l’altra persona non sta ridendo.

Non ti sta giudicando.

Ti sta ascoltando.

E forse è proprio lì che nasce l’erotismo più potente.

Non quando hai già ottenuto quello che desideravi.

Ma quando scopri che la persona che hai accanto possiede un mondo che non conoscevi.

E improvvisamente vuoi entrarci.

Non per possederlo.

Per conoscerlo.

Perché il desiderio di qualcun altro non cancella quello che prova per te.

Se qualcuno guarda tua moglie e la trova bellissima, tua moglie non diventa meno tua.

E forse non dovrebbe nemmeno essere “tua”.

Forse dovrebbe essere semplicemente la donna che, ogni giorno, sceglie di stare con te.

E tu dovresti poter essere l’uomo che lei sceglie.

Non quello che la controlla.

Non quello che decide chi può guardarla.

Non quello che pretende di conoscere ogni centimetro della sua mente.

Ma quello al quale può dire anche:

«Sai che qualche volta penso a questa cosa?»

E sentirsi rispondere:

«Raccontami.»

Quella parola, forse, vale più di qualsiasi promessa di fedeltà.

Perché il tradimento non nasce necessariamente dal desiderio.

Nasce dalla menzogna.

Dalla manipolazione.

Dal decidere al posto dell’altro.

Dal nascondere ciò che si sa che l’altro avrebbe voluto conoscere.

Io non voglio una donna che non guardi nessuno perché ha paura della mia reazione.

Voglio una donna che possa guardare, desiderare, fantasticare e poi tornare da me perché ha scelto di farlo.

E vorrei poter fare esattamente la stessa cosa.

Perché forse l’amore più solido non è quello nel quale nessuno desidera altro.

È quello nel quale possiamo raccontarci anche ciò che ci fa paura raccontare, senza essere giudicati.

Due persone completamente nude.

Non davanti a uno specchio.

Davanti l’una all’altra.

E forse, a pensarci bene, è proprio questa la forma più perversa di intimità che conosco.
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