Lui & Lei
Vacanze a Ponza - Prima parte
14.08.2025 |
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"Era occupato a governare ed a prepararle un secondo aperitivo
Camilla era tranquilla e libera di lanciargli qualche occhiata da dietro gli occhiali da sole..."
Il lungo anno di lavoro era finalmente finito. Il caldo quell’estate era stato particolarmente opprimente. La cappa di calore umido aveva avvolto la città con il suo sudario immobile, trasformando le case, le strade ed i grandi alberi che componevano il paesaggio urbano in pallidi fantasmi sfibrati.La nebbia di vapore che si levava dalle acque del naviglio al tramonto, trasformava ogni giorno quel sonnolento rito serale in un ansimante e monocorde sfumarsi di tinte color pastello. Dal grigio celeste del pomeriggio al rosso pallido degli ultimi raggi del crepuscolo
A Camilla Milano era sembrata diversa quell’anno, impreparata ad affrontare quel clima torrido, più consono a una città tropicale che ad un’elegante e tranquilla metropoli lombarda
Aveva lavorato tanto, fino alla fine di luglio, essendo stata molto impegnata nel terminare una relazione contabile per il titolare del suo studio.
Le piaceva il lavoro che faceva, anche se la stancava parecchio. Le dava la possibilità di conoscere molte persone e di mettere in evidenza la sua bravura
Per riposare un po’, prima di andare al mare con i genitori ed i figli, aveva combinato con alcuni amici di andare a Ponza per qualche giorno
I genitori avevano finalmente accettato di tenerle i bambini e Lei era potuta partire con una piccola valigia vuota di cose superflue ma piena di preoccupazioni per la situazione che si sarebbe potuta prospettare nella convivenza tra nonni e nipoti senza di lei
Lei era sola, non aveva il compagno. Insieme a questi amici avevano affittato una bella barca a vela, con 6 posti letto ed uno skipper italiano. Tutti loro amavamo il mare ma nessuno era autonomo nella conduzione di una barca, specialmente se lontano dalla costa. Avevano quindi noleggiato un bel monoalbero di 50 piedi, con il supporto di un timoniere, per sentirsi più sicuri
A tutti piaceva la vita da barca. Non era la prima volta che facevamo la vacanza insieme. Una volta l’anno usavano fare delle belle crociere nel mediterraneo. Escursioni di 5 o 6 giorni fermandosi la sera nei porti.
A volte si spingevamo fino all’ Elba oppure fino in Sardegna o la Corsica
Questi suoi amici erano benestanti, non avevano grandi impegni di lavoro, per cui erano liberi di veleggiare tutto l’anno. Camilla invece lavorava molto e cercava di ritagliarsi qualche piccolo angolo di tranquillità insieme a loro non appena poteva.
Le loro crociere la rilassavano molto; la compagnia degli amici e la bellezza dei mari che visitavano accompagnata dalla lettura di un buon libro le rendevano la vacanza molto gradevole
Camilla arrivò ad Anzio con un lungo viaggio in treno, avendo dovuto passare da Firenze a sbrigare alcune faccende familiari. Scoprì che inaspettatamente anche lì il caldo era opprimente; la brezza che arrivava dal mare riusciva soltanto a mitigarlo un pochino.
L’appuntamento con i suoi amici era stato fissato alle 4 del pomeriggio al molo di partenza dei traghetti per Ponza, quando all’ultimo minuto Le arrivò una chiamata da Valter
Il loro aereo era rimasto bloccato da un guasto. La compagnia si scusava ma la riparazione avrebbe richiesto un po’ di tempo e non sarebbe riuscita a farli partire in serata. Dovevano passare la notte in un albergo vicino all’aeroporto di Malpensa
Che noia! Che cosa poteva fare tutta la serata da sola a Ponza? E poi mica poteva dormire con uno sconosciuto in barca?
Rimase un po’ indecisa sul da farsi, ma il traghetto stava per partire e lei non aveva nessun albergo prenotato ad Anzio. Era la fine di luglio, sicuramente tutte le camere sarebbero state già occupate, per cui decise di imbarcarsi
Arrivò al porto di Ponza stravolta dal caldo e dalla fatica, accompagnata da una valigia leggera e da una strana inquietudine per via della situazione che le si sarebbe prospettata
Trovò subito la barca e vide a bordo lo Skipper. Era un uomo di mezza età, Milanese. Era alto e magro, capelli scuri e corti. Occhi castani e ciglia lunghe, da far invidia ad una ragazza. Il naso era importante ma in armonia con il resto del viso che non era affatto brutto. Quel naso Etrusco gli dava un’aria sincera. Curiosamente Camilla pensava che gli uomini dal naso grande fossero schietti e sinceri. Le sue mani magre avevano le dita lunghe e affusolate. Ma la loro stretta era forte e sicura, asciutta.
Dimostrava meno anni di quanti ne avesse veramente, ed infatti la sua vera età la scoprì dopo, quando diventarono amici….
Si chiamava Giovanni, a quel tempo aveva 57 anni
Si era laureato in Ingegneria o qualcosa del genere, e dopo tanti anni passati in aziende multinazionali in giro per il mondo aveva deciso di cambiare vita e si era trasferito a Ponza per lavorare come Skipper su barche da diporto
A Camilla Giovanni sembrò un uomo credibile, tanto che l’iniziale preoccupazione di dover dormire con lui a bordo per una notte svanì senza che lei nemmeno se ne accorgesse. In fondo Giovanni faceva quel mestiere e quindi doveva essere un professionista
Camilla allora era una bella donna. Faceva un po’ di attività fisica per tenersi in forma quando aveva tempo. Aveva un bel viso che ricordava quello di una modella di Modigliani, un sorriso affascinante ed intelligente. Il suo seno non era grande ma ben modellato e sodo. Il culetto sporgente ben formato... alcuni avrebbero potuto giudicarlo sfacciato, molto sfacciato... quasi provocante …. Sembrava quello impudico di una statua greca Le gambe erano belle, lisce e dritte…..
Giovanni la accolse con un sorriso cordiale che l’aiutò a sciogliersi dall’imbarazzo. Lei gli spiegò che gli amici da Milano erano rimasti bloccati e che sarebbero arrivati soltanto la mattina dopo, anzi in tarda mattinata. Dovevamo ritardare la partenza di alcune ore
Giovanni rispose che non c’era alcun problema. Aveva preparato la barca per fare una piccola uscita serale, al fine di fargli ammirare Ponza da ponente, illuminata dalle luci del tramonto.
Visto che comunque lei era arrivata non vedeva il motivo per rinunciare a quella gitarella
Si preparò ad uscire, muovendosi svelto e sicuro sul ponte dell’imbarcazione. Si vedeva che quella fosse la sua passione. Camilla non potevo immaginarsi di come fosse stata la sua vita al lavoro in un grigio ufficio milanese.
Scambiarono poche parole, non era uno che parlava tanto
Prima di uscire Lui le offrì un calice di vino bianco, bollicine fini e stuzzicanti che salivano veloci dal fondo del bicchiere e che le pizzicavano il naso facendola sorridere. Era contenta di essere lì, con un piccolo vezzo egoista pensò che lei era stata fortunata e quindi non c’era nulla di male a godersi quell’uscita serale in barca
Intanto che lui si preparava per la loro uscita, continuò a leggere il suo libro, “una raccolta di estratti di romanzi erotici francesi di fine ‘800” . Era un collage di storie brevi ambientate nella Parigi libertina dell’epoca. Le piaceva la letteratura erotica, però non voleva farsi vedere, per cui da diligente scolaretta aveva foderavo il libro con carta a fiori grandi e vermigli per non far capire agli altri ciò che leggeva
Giovanni d’altronde non si interessava a Lei. Era occupato a governare ed a prepararle un secondo aperitivo
Camilla era tranquilla e libera di lanciargli qualche occhiata da dietro gli occhiali da sole. La calma e la sicurezza di quell’uomo la attiravano. Non era uno che parlava tanto, ma faceva ugualmente sentire la sua presenza con il suo portamento e la sua professionalità
Finalmente Camilla si poteva godere un piccolo riposo dopo 11 mesi di duro lavoro ed il romanticismo di quella sera di luglio nel cuore del mediterraneo la liberava da tutte le preoccupazioni che quotidianamente l’assillavano quand’era a Milano
Appena fuori capii perché Ulisse fosse rimasto ammaliato dalla bellezza dell’isola e dalle sapienti arte magiche della maga Circe
Sicuramente essa era una sacerdotessa dell’erotismo sacro. Forse aveva appreso le misteriose arti del tantra nel lontano oriente in una delle sue precedenti reincarnazioni. Immaginava gli amplessi della bella maga con il possente Ulisse accompagnati dalle lascive ancelle che soddisfacevano compiacenti ai voluttuosi desideri dell’instancabile eroe ma anche della maga licenziosa
Il sole al tramonto illuminava le bianche scogliere della riviera di Ulisse in cui le antiche case di pescatori si mimetizzavano alla sua sommità
La brezza di ponente lambiva la barca e gonfiava impercettibilmente le il fiocco e la randa. Giovanni non aveva issato lo Spinnaker, sicuramente voleva procedere con calma, senza correre per lasciarla godere appieno di quella incomparabile bellezza
“Che spettacolo! “– pensò . “Peccato ancora per i miei amici”
Prima che calasse l’oscurità rientrarono a Ponza. Giovanni per non metterla in imbarazzo le disse che avrebbe cenato fuori e che sarebbe tornato solo a tarda sera
Si ritrovò così sola sulla barca. Era ormai buio. Uscì a fare quattro passi. Trovò un ristorantino in cui mangiare una pasta ai frutti di mare e poi visto che anche se a fine luglio il porto la sera era deserto decise di tornare in barca
Andò in cuccetta, fece una doccia e riprese a leggere il libro sorseggiando un bicchiere di spumante
Chiuse la porta della cuccetta e si tolse l’accappatoio, rimanendo con le mutandine.
Il caldo, le bollicine, ed l’erotismo semi-esplicito dei racconti del libro fecero presto salire in lei uno stato di lieve eccitazione
Era quasi nuda, distesa nel lettino con la calda luce di una lampada che illuminava il libro ed il suo bel corpo flessuoso
Camilla era carina e lo sapeva, non era presuntuosa ma si rendeva conto che li uomini la notavano ed a volte si voltavano a guardarla. Nel calore soffuso della lampada la sua pelle senza abbronzatura, pallida come la luna risaltava ancora di più, rispetto al nero del pizzo delle mutandine
La scena del libro si svolgeva nel castello di una contessa. Un giovane nobiluomo si era introdotto segretamente nell’appartamento di Lei e stava cercando di sedurla.
Quando la scena si fece più calda, l’eccitazione di Camilla salì ulteriormente
Il nobiluomo aveva baciato il collo della contessa e ne aveva slacciato il corsetto, liberandone il seno prosperoso che era diventato presto oggetto delle attenzioni delle sue mani e dei suoi baci
Camilla leggeva il libro dalla partenza da Milano ed il continuo tourbillon di scene di sesso più o meno spinto e più o meno variato l’avevano portata a sottovalutare il rischio del salire improvviso di vampate di eccitazione che la bellezza del posto. Il vino, il caldo della barca fecero scoppiare all’improvviso
Fini l’ultimo sorso di spumante dal bicchiere e poi mise il vetro ancor freddo a contatto con la pelle del seno
Non era più freddissimo, ma il fresco del contatto le fece venire la pelle d’oca. Le terminazioni nervose amplificarono le sensazioni e le trasmisero al resto del corpo che venne percorso da un piacevole brivido di erotismo
Spostò il bicchiere sul capezzolo, per dare anche ad esso un po‘di sollievo dalla calura della sua cabina.
Esso si inturgidì rapidamente. Camilla continuò a sfiorarlo per qualche minuto per farlo indurire per bene, e poi passare ad occuparmi dell’altro
Nel frattempo continuò a leggere dell’amplesso ormai esplicito tra la contessa ed il suo corteggiatore
L’ uomo l’aveva messa supina, inginocchiata al suo volere, con il viso sprofondato nel molle cuscino di raso ed il culetto completamente disponibile ai piaceri di lui
Ai piedi del letto un elegante samovar, dotato di un grandissimo specchio ornato da una voluttuosa cornice dorata rendevano ad entrambe la possibilità di cogliere il loro orgasmo da più posizioni
Camilla teneva ormai il libro con una mano sola…. “Ah i libri che si leggevano con una mano sola…” Come le piacevano…
Fin da ragazza aveva imparato a masturbarsi leggendo libri erotici, accarezzandosi lievemente e lentamente con la mano sinistra, scendendo fino al clitoride senza togliersi le mutandine, vellicandolo dolcemente con il dito medio e tenendo il libro precariamente con l’altra. Si lasciava andare leggendo le scene più erotiche ed immaginandole nella sua fantasia
Posò il bicchiere e si alzò per andare a cercare la vaschetta del ghiaccio nel frigorifero. Non si rivestì perché tanto sapeva che Giovanni era fuori e lei era da sola sulla barca
Fortunatamente ne trovò qualche cubetto ….. La fantasia correva più veloce delle sue mani…
Li prese tutti, li misi nel bicchiere e corse a letto impaziente di riprendere il gioco appena interrotto.
Prima però doveva correre in bagno. Il vino ed il caldo avevano scatenato in lei una certa voglia di far la pipi
Tornai in cabina e questa volta, un po’ per l’ansia di procurarsi il piacere che desiderava, un po’ distratta dalle bollicine del vino che aveva bevuto, ma anche e forse inconsciamente pensando a Giovanni, dimenticò di chiudere la porta a chiave
Anzi, si rese conto poi più tardi che l’aveva lasciata socchiusa
Camilla si ridistese nel letto a sognare. Torse le mutandine che ormai erano completamente bagnate per la tensione erotica e cominciai a ricominciò a sfiorarsi i capezzoli con il ghiaccio.
Non pensava più al libro ormai, ma solo alle dolci sensazioni che stava provando
Fece scendere l’altra mano fino al ventre caldo e lentamente sfiorò il clitoride
La sua tensione erotica era tale che bastò un lieve toccò con il dito medio a procurarle un brivido intensissimo e caldo, molto più conturbante di quello di prima le corse lungo tutto il corpo. Camilla non poté trattenersi ed emise un piccolo gemito di piacere, dal tono profondo e roco: “ahhhaaaaa….”
Mentre con la mano sinistra continuava a titillars i capezzoli ed il ventre con il cubetto di ghiaccio, con l’altra prese a stimolare il clitoride sempre più intensamente
Per essere più libera aprì le gambe
Continuò la pressione sul clitoride, dapprima dall’alto al basso, e poi con piccoli movimenti circolari. Le piaceva sentire come si induriva con l’eccitazione. Era come un membro maschile che diventava sempre più duro e paonazzo al salire dello stato di eccitazione
Portò quindi le dita alla bocca per inumidirle con la saliva e prese poi ad accarezzare le grandi labbra a sinistra ed a destra stringendo leggermente le gambe per accompagnare la pressione delle dita con quella delle cosce.
Infilò quindi tre dita nella vagina e quasi venne per la dolce sensazione di penetrazione
Continuò per un po’ quel giochetto, entrando e uscendo con le dita, inarcando la schiena per far sì che queste potessero venire in contatto con la parte frontale della parete, dove aveva un punto particolarmente sensibile…
Presto fu paga di questo giochetto e decise di riprendere ad accarezzarsi il clitoride, ormai completamente inturgidito ed ingrandito
Questa volta, però improvvisamente si accorse che stavo pensando a Giovanni. Non appena se ne rese conto, immediatamente il suo piacere si fece più intenso
Pensò al suo corpo muscoloso, e lo immaginà nudo, sopra di Lei con un grande membro rigido penetrato interamente nel suo ventre
Si immaginò nella posizione che aveva assunto poco prima la contessina nel libro, inginocchiata nel letto con il viso nel cuscino, per farsi prendere fino in fondo dal membro di Giovanni e per mostrargli il fiorellino del suo culetto in tutta la sua impudicizia
Mentre le dita della mano destra continuavano la stimolazione del clitoride, si penetrò ancora con due dita della mano sinistra.
Anche questa volta la sensazione fu fortissima. Ormai pervasa dall’eccitazione venne improvvisamente di un orgasmo caldissimo
Gemette ancor più profondamente mentre la mia mano destra sfregava il suo clitoride inturgidito sempre più velocemente e le dita della sinistra penetravano sempre più profondamente nella vagina incurvandosi e il più possibile e poi risalendo per stimolare la parete pelvica
Giovanni si muoveva dentro di me con un movimento lento ma profondo. Il rollio della barca le accompagnava, facendo salire dentro di lei il piacere ad onde lunghe, come se fossero in mare aperto
Camilla allora si tolse le mutandine e si girò a pancia in giù per mostrare il culetto all’aria
Sapeva di essere sola e di non avere nessuno a guardarla ma inconsciamente fantasticava che Giovanni fosse lì a guardare il suo culetto ed ad eccitarsi pensando di penetrarlo con il suo membro durissimo
Pensò alla meravigliosa sensazione di dolore unito al piacere che piaceva quando veniva presa nel culetto…
Un piacere profondo, cerebrale, che scendeva fino agli abissi rettiliani della sua mente. Provava brividi di piacere così intensi che risalgivano lungo la schiena per frantumarsi e frantumare il suo cervello fino a farla dimenticare la realtà intorno.
Venne ancora, questa volta pendendosi in un orgasmo multiplo che si ripeté senza tregua infinite volte, quasi urlando per il piacere, ed alla fine esausta si lasciò andare rimanendo senza fiato
Si riprese soltanto dopo qualche minuto, quando Il respiro era tornato normale
Aveva una sete terribile, andò in cambusa a cercare un po’ d’acqua ristoratrice
Si rimise le mutandine ma non pensò di rivestirsi visto che era sola
Indugiò qualche minuto in cambusa pensando alle sue fantasie con Giovanni quando si accorse che qualcuno era li, e la stava guardando
Si voltò di scatto e trasalì. Giovanni era lì, in un angolo un po’ in ombra della cambusa e la stava osservando con i suoi grandi occhi scuri
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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