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Lui & Lei

Vacanze a Ponza - Seconda parte


di Ulissex
16.08.2025    |    2.165    |    0 8.7
"Vedeva il suo membro diventare rosso paonazzo per tutta la sua lunghezza e ingrandirsi sempre di più..."
“Ti sei spaventata?” Chiese lui “Scusami”

Camilla non poté mentire “Si un pochino”

“Sono tornato presto stasera. Sapevo che eri sola in barca e volevo esser sicuro che tutto fosse a posto”

Scioccamente Camilla si scoprì e disse: “Davvero hai pensato a me?”

“Certo, così come anche tu hai pensato a me. Mi sono accorto che oggi mi guardavi”

“Non è vero” cercò lei di negare “Ogni tanto buttavo gli occhi in giro, per vedere il mondo intorno. Sai la barca non è poi tanto grande, è difficile guardare sempre altrove.” Abbassò lo sguardo come per osservare il proprio corpo, quasi si fosse improvvisamente resa conto della propria nudità “Adesso devo andare in cabina, sono mezza nuda” disse, cercando di scappar via.
Si era resa conto che Giovanni era rientrato già da qualche minuto e che probabilmente aveva sentito e visto tutto. Il suo sguardo scese inavvertitamente all’altezza del cavallo dei pantaloni di lui. Sotto il sottile tessuto di cotone chiaro questi erano stranamente rigonfi, il suo membro doveva essersi eretto. Sì, ormai non aveva dubbi. Probabilmente l’aveva sorpresa mentre si masturbava …… Che vergogna…

Giovanni era in piedi, fermo sulla porta della cambusa; quindi, non era facile andare in cabina senza che lui si spostasse.

Vedendo che lei cercava di uscire lui fece cenno di spostarsi, ma solo in parte, e invece continuò a parlare

“Sei carina, sei molto carina. Mi dispiacerebbe che tu ti sentissi in imbarazzo solo per me. Perché non andiamo a berci un bicchiere in coperta?

la guardò con i suoi occhi rassicuranti, dall’ iride grandissimo e con le sue ciglia lunghissime, quasi da femmina, irresistibili.

Camilla non poté dirgli di no
“Ma io non saprei. Ho già bevuto un bicchiere”
Lui sorrise: “Non ti preoccupare, non ti farò ubriacare”
“Va bene, ma solo uno”

Salirono in cabina, il ponte era illuminato dalla luce giallastra di un fievole lampione della banchina che ondeggiava lento alla tiepida brezza della sera.

Nessuno avrebbe notato che era in topless, anche perché il pozzetto della stiva era fatto in modo da proteggere chi vi si sedeva dai venti di traverso e di lasco e quindi anche un po’ dagli sguardi indiscreti.

Giovanni le appoggiò una mano sulla schiena per aiutarla a salire la scaletta. Con l’altra aveva preso la bottiglia di spumante e nell’incavo del braccio teneva il secchiello del ghiaccio. Appena arrivati sul ponte le versò da bere e prese a guardarla dritta negli occhi, senza parlare.

Camilla bevette velocemente, intimorita ed eccitata da quello sguardo. Le tornavano in mente le sue fantasie, e le bollicine di quell’ ulteriore bicchiere le facevano girare la testa, non aveva una grande resistenza all’alcool. Lui le prese dolcemente e quasi per caso la mano destra, quella che lei aveva appena usato per masturbarsi.

Camilla era imbarazzatissima… Con quel gesto ebbe l’immediata conferma che lui sapeva, sapeva tutto…. Avrebbe voluto sprofondare. Stranamente però un altro pensiero le attraversava la mente, eccitata dalla situazione insolita in cui si era venuta a trovare: si rendeva conto che non si sentiva appagata dagli orgasmi precedenti, il suo corpo ne desiderava altri.

Lui sembrava sicuro di sé, e la stava assecondando con una presenza discreta, per liberarla dall’imbarazzo e dal timore. Aveva capito che gli piaceva e che era ancora emozionata ed eccitata da quanto aveva fatto prima… Lei sentiva che Giovanni voleva condurla a ciò che voleva lui e per questo cercava di mantenerla in uno stato di ambiguità, sospeso tra l’eccitazione e l’imbarazzo.
Forse per la gentile spontaneità di quel comportamento, o per i quasi due bicchieri di spumante che aveva bevuto, Camilla non provava vergogna per quello che aveva fatto davanti a lui. Ma era turbata dalla sua presenza e quasi contenta che lui sapesse che era eccitata, quasi come se volesse provocarlo ad andare oltre.

Lui aveva capito benissimo la situazione, e dolcemente, in modo naturale avvicinò la mano di lei alle sue labbra. Prima ne baciò il dorso e poi le dita. L’afrore dei suoi umori si doveva sentire benissimo. Lei li conosceva bene, erano dolci e speziati, intensi. Era chiaro che lo stava facendo apposta la stava provocando per farle capire che l’aveva spiata mentre si accarezzava.

La sua mente si sconvolse in pochi rapidissimi minuti. Immaginare che lui fosse in piedi dietro la porta socchiusa a guardarla mentre apriva oscenamente le gambe e si procurava piacere credendosi sola la stava facendo letteralmente impazzire. Spesso nelle sue fantasie immaginava di farsi guardare da uno o più uomini mentre si masturbava per suscitare in loro desideri osceni. Adesso che era successo veramente era completamente sconvolta.

Giovanni si accorse della sua eccitazione e prese a succhiarle le dita in modo sempre più esplicito. Dolcemente le versò un altro bicchiere di spumante, il suo terzo. Sapeva che la combinazione tra eccitazione ed ebbrezza avrebbero prodotto in lei l’effetto che lui desiderava. Era lui che guidava la situazione. Era più grande di lei ed era anche un bell’uomo, aveva sicuramente avuto molte esperienze con le donne. Camilla bevve il bicchiere che lui le offriva, anzi lo divorò …. Lui si accorse di questo suo stato e giudicò che fosse ormai pronta

Disse: “ti ho spiata prima in cabina” – “sei stata molto sensuale”

Lei credette di svenire ma lui continuò

“Vorrei che tu lo facessi ancora, davanti a me…. ”

Lei sentì d’un colpo tutto il calore accumulato durante il viaggio avvamparle le guance. Arrossì fino alla punta dei capelli. Senza aspettare una risposta la prese dolcemente per la mano e la fece alzare, la tirò a sé e la baciò con un bacio appassionato che sapeva di alcool e di amarena, buonissimo. Lei sentì il suo profumo, un’essenza da uomo, forte e amara, provenire dal suo petto.
La prese per mano e le indicò di seguirla, facendole scendere la scala, e con pochi passi la condusse nella cabina matrimoniale. La stese sul letto e la baciò ancora sulle labbra.

“Adesso fai quello che ti dirò” – “ Lei si sciolse letteralmente a sentire quelle parole.

Giovanni aveva la erre arrotata alla francese, ma quella sua particolarità unità al timbro grave della sua voce lo rendeva ancora più irresistibile.

“siiiiiii” – disse con tono leggero – “fai di me quello che vuoi.”

Giovanni le sfilò le mutandine e la lasciò completamente nuda di fianco a lui.

“sei bellissima” disse “accarezzati come hai fatto prima, solo per me.”

Camilla non poté e non volle resistergli. Docilmente ubbidì e posò la propria mano nell’interno delle cosce, sentendo di nuovo gli umori della sua vulva, imbarazzatissima ma eccitata del suo sguardo. Per vincere quel po’ po’ di vergogna, prese a masturbarsi freneticamente, per raggiungere velocemente l’orgasmo e liberarsi presto da quella situazione inconsueta, ma lui le fermò la mano.

“lentamente” – disse – “lentamente, abbiamo tempo.”

Dovette obbedire alla sua voce, ferma ma gentile e continuare a masturbarsi con maggior dolcezza, accarezzandosi il sesso come di solito faceva da sola nella sua cameretta, quando eccitatissima per le sue letture licenziose indugiava a lungo in quella pratica solitaria, per mezz’ora o più prima di venire. Era ormai super eccitata ma non era più così tesa come prima per cui poteva resistere alle dolci torture delle sue dita senza esplodere in un nuovo prepotente orgasmo.

Giovanni rimase vestito, vicino a lei, chinandosi ogni tanto a baciarle dolcemente le labbra e i seni. All’improvviso prese un cubetto di ghiaccio dal secchiello che si era previdentemente portato in cabina, e lo mise sul suo seno. Dapprima lo fece scivolare sulle parti più esterne ma poi lentamente prese a salire verso l’areola ed il capezzolo.

Questo si inturgidì in fretta, come aveva fatto prima, quando era sola, al contatto del freddo cubetto, facendo salire ancora di più il suo desiderio. Pensava non le fosse possibile di riuscire a eccitarsi ancora come prima, più di prima, ma invece quella notte era destinata a farle apprendere molte cose su di sé, che Giovanni evidentemente aveva intuito senza che lei ne fosse cosciente.

Giovanni le chiese “Ti piace? “sei eccitata che io sia qui a guardarti?”

“siii” rispose lei con un sibilo prolungato.

Allora Giovanni disse:” apri lentamente le gambe ed infila un dito dell’altra mano”

Senza sapere perché ubbidì docilmente. Non era certo il tipo di donna disposta a obbedire oscenamente a qualsiasi ordine, ma in quel momento non sapeva, non poteva resistere. Era ormai quasi ubriaca e le bollicine rimbalzavano nella sua testa, come le palline in un flipper.

Aprì le gambe e prese a procurarsi piacere con entrambe le mani, impudicamente come se fosse da sola a fantasticare di uomini sconosciuti che si masturbavano davanti a lei. Immaginava le stesse oscene fantasie che aveva vissuto più volte nel buio della sua cameretta, ma questa volta era diverso. Lui era lì, a pochissima distanza da lei.

Lo guardava dritto negli occhi e lui guardava lei.

Senza staccare gli occhi dal suo viso, Giovanni si tolse i vestiti rimanendo completamente nudo anche lui. Il suo membro era lungo ma non lunghissimo, la colpiva il particolare della sua cappella, grande e rossissima.

“continua” disse “adesso puoi andare più veloce….”

Lei obbedì senza protestare.
“Ooohhh” esclamò ad alta voce, senza riuscire a trattenersi, sorpresa a vederlo prendersi il membro in mano. Lo accarezzava lentamente, facendo in modo di mostrarsi completamente a lei per far aumentare il suo desiderio. Lei vedeva il suo glande luccicare dagli umori che emetteva durante la masturbazione. Vedeva il suo membro diventare rosso paonazzo per tutta la sua lunghezza e ingrandirsi sempre di più. Sembrava oscenamente duro, quasi fosse d’acciaio oppure di Zirconio. Come quello di Ulisse che tanto era piaciuto alla maga Circe e ai suoi giochi con il grande navigatore e con le ancelle lascive, pronte a soddisfare le sue fantasie. Come poteva lui sapere della sua fantasia? Glielo aveva letto nella mente? Quante cose sapeva, senza che lei conoscessi quasi nulla di lui.
Smise di guardargli il cazzo e prese a fissarlo di nuovo negli occhi. Era esattamente come nei suoi sogni più inconfessabili: un uomo si eccitava e si masturbava davanti a lei, guardandola godere oscenamente, nuda nel letto. Per farsi vedere meglio si alzò e si inginocchiò su di lei, formando un ponte sul suo viso. Continuò ad accarezzarsi mostrandole il pene a pochi centimetri dai suoi occhi. Ogni tanto qualche gocciolina del suo umore si spillava dal glande e le scendeva sul viso e sulla bocca. Sentiva sulle labbra il sapore leggermente salato di lui mentre il suo sguardo fissava ipnoticamente una piccola vena blu, che pulsava sulla grossa cappella.

Ben presto venne, senza curarsi di farlo in silenzio, ma anzi sfacciatamente orgogliosa di farlo rumorosamente. Sentì il suo corpo tremare, prima di raggiungere la sazietà.

Non avevo ancora ripreso il suo respiro normale che Giovanni smise le sue carezze e scese verso il suo ventre, la baciò ancora dolcemente e la penetrò. La sua vulva bagnata non fece alcuna resistenza al membro di lui, ma gli si avvolse intorno avidamente. Giovanni la prese con forza e tenerezza insieme. Sapeva far salire la sua eccitazione senza forzarla e poi darle momenti di tregua prima che lei venisse, senza tuttavia fermarsi. Si avvinghiò a lui in modo totale, con le braccia e le gambe sulla sua schiena. Lui continuò ad andare su e giù dentro di lei, con un lungo lento movimento armonioso. Dopo un tempo per entrambi indefinibile, le fece capire di voltarsi e di mostrargli il culetto.

Camilla si inginocchiò inarcando la schiena e mise la testa sul cuscino. Mostrava oscenamente il suo piccolo buchetto a Giovanni, uno sconosciuto che aveva appena incontrato la mattina. Lui la penetrò ancora, sempre con lentezza e forza unite insieme. Sapeva controllare il suo piacere per combinarlo a quello di lei.

Camilla lo sentiva dentro e godeva, godeva, quando, improvvisamente sentì il dito di lui entrarle nell’ano. La penetrazione fu del tutto inattesa e la fece esplodere di godimento. Un brivido che conosceva bene le corse lungo la spina dorsale fino al cervello, facendole inarcare la schiena per riflesso condizionato. Cercò di resistere a quel dito e incautamente pensò di stringere il muscoletto per opporsi a quell’ impudica penetrazione, ma la sua istintiva resistenza invece di aiutarla ad opporsi fece salire ancora l’intensità delle sensazioni, e la fece esplodere improvvisamente in un orgasmo incontrollabile....

Gemette e cominciò a muovere il bacino ancora di più per sentirlo meglio, non sapeva dire se il piacere del dito nell’ano fosse più forte di quello del cazzo nella vulva. La dolce tortura durò per un bel po’. Giovanni entrava ed usciva a suo piacimento dal suo buchetto e premeva il dito contro la parete anteriore della sua vagina, per darle più piacere e forse anche per masturbarsi dentro di lei. Si era accorto di quanto lei godeva ad essere sodomizzata con il dito, d’altronde non avrebbe potuto essere altrimenti vista l’incontenibilità della sua reazione. Camilla un po’ si vergognava di essersi lasciata andare così, ma in un barlume di coscienza si rese conto che tutte quelle sue piccole resistenze e titubanze non facevano che accrescere il suo piacere. Immaginava ora la scena che aveva letto prima nel libro, la contessa e il focoso amante nudi nel grande letto, con il contorno di specchi barocchi sulle pareti…. E pensò al culetto della contessa che si mostrava impudicamente al giovane ufficiale e vide con gli occhi di Giovanni le proprie natiche e il fiorellino stretto che veniva ammirato da lui e ne aumentava il desiderio. Presto si accorse che se ne era reso conto, e che sembrava essere molto eccitato dal condividere con lei i segreti di quel suo particolarissimo stato mentale.

Quel dolce gioco continuò per un po’, finché Giovanni decise che era giunto il momento di cominciarne un altro. Senza dirle nulla tolse il suo cazzo dalla vagina di lei e lo appoggiò all’ano che Camilla sentiva come fosse ormai del tutto bagnato. Lei stupita dalla rapidità del movimento di lui si voltò, guardandolo con gli occhi sbarrati, ma lui si chinò su di lei e le baciò la schiena. Un brivido le percorse ancora tutte le ossa e non seppe far altro che acconsentire. Abbassò la testa, coprendo con i lunghi capelli quasi tutto il cuscino, e si offrì, docile e obbediente agli osceni desideri di lui
Giovanni si sollevò per poterla penetrare meglio. Spinse piano il glande sui muscoletti dell'ano e sentì anche lui che questo era ormai completamente pervaso degli umori del piacere di lei. Ne fu compiaciuto e lusingato: evidentemente Camilla era presa da lui tanto quanto lui non lo fosse di lei. L'intensità del loro piacere era reciproca e questa era una sensazione molto bella
Prese l'altro cuscino del letto e lo pose sotto il bacino di Camilla per metterle più in evidenza il sedere in modo da facilitare l'ingresso del suo pene. Lo spinse delicatamente verso l'interno facendolo scivolar dentro senza quasi resistenza. Sentì il dolce tepore del suo buchetto e si fermò all'altezza del glande
“Ti fa male?” le chiese con quella sua eroticissima voce profonda
“per il momento no, continua ti prego.” Lo supplicò lei.
Giovanni continuò a spingere ed iniziò a sentire una certa resistenza del corpo di lei
“fermati ti prego” disse lei “adesso mi fa un po’ male”...
Giovanni si fermò e aspettò un suo cenno per continuare
Lei aspettò alcuni momenti, respirò profondamente finché sentì che il dolore era cessato e allora lo invitò a riprendere. Quando finalmente lui riuscì a penetrarla fino al fondo il piacere era totale per entrambi. Anche per Camilla che non immaginava quanto potesse essere bello. Aveva provato alcune volte con qualche amico occasionale, ma non era riuscita ad arrivare a una penetrazione completa, forse per l’inesperienza di entrambi oppure per la mancanza di trasporto. Aveva dovuto interrompere perché la penetrazione era troppo dolorosa.
Con Giovanni, adesso che il grosso cazzo di lui era ben piantato nel suo ventre non provava più dolore ma soltanto un’intensissima sensazione di piacere. Lui rimase fermo per un pochino, avendo notato che il respiro di lei era diventato affannato e quando questo riprese il suo ritmo normale, iniziò a muoversi dentro di lei, dapprima lentamente e poi in modo più deciso.
“Si, continua” disse lei “mi piace.”
Si sentiva sempre più girare la testa, percepiva il suo corpo muoversi assecondando le sue spinte, quasi come se la sua mente ne fosse uscita, librandosi nell’aria. Sentiva che anche lui godeva, non poteva vederlo ma lo capiva dal trasporto che metteva in quella penetrazione. Entrambi godevano del proprio piacere e di quello dell'altro. Giovanni la fece alzare e la mise in ginocchio con la faccia piantata nel cuscino per poter spingere meglio. Lei si sentiva un po’ sedotta e un po’ umiliata da lui ma era contenta di essersi concessa a lui in modo pieno. Felice delle sue attenzioni e soddisfatta di essere sodomizzata in modo così diretto, un po’ amante e un po’ puttana... era una dolce sensazione
Giovanni la penetrava fino in fondo senza forzare e lei non provava più alcun dolore. Si lasciò abbandonare e poco alla volta tornò a sognare.....
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