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Gay & Bisex

Il gigante di legno e miele. 8


di Brat80
27.06.2026    |    466    |    0 9.4
"Un odore forte di sudore e un sapore intenso di piscio ti riempiono il naso e la bocca, mentre i suoi peli pubici ti sfiorano il viso..."
Dopo la pausa in bagno, la situazione nel locale cambia drasticamente. Tutto assume contorni più sfumati, più dichiaratamente sessuali. Intorno a te inizi a notare persone che ballano vicine, qualcuno si apparta, qualcuno sparisce nella dark room in fondo al locale, vicino ai bagni. L’avevi notata mentre eri in coda. E subito avevi pensato: chissà quante volte ci è andato anche Tobias. Il tuo cervello aveva cominciato a costruire scenari e ti era salita quell’agitazione tipica di quando hai paura che una persona a cui tieni possa avere un mondo suo dove tu non hai accesso.
Ma ora Tobias era lì, dietro di te, praticamente attaccato. Sentivi nettamente la sua eccitazione premere contro il tessuto dei tuoi jeans, mentre lui ti baciava il collo.
“Hey…” gli dici, quasi con un pudico imbarazzo. Un riflesso incondizionato.
“Che c’è?” ti chiede lui, sussurrandoti nell’orecchio.
“Nulla, ma… mi fa strano, ecco… qui, in mezzo a tutta questa gente…”
“A me eccita da morire invece”, ti dice stringendoti ancora di più a sé, annusandoti il collo come sai che gli piace fare quando lo fate. “Ti scoperei qui, davanti a tutti.”
Tu non sai cosa rispondere. Non per l’imbarazzo, ma perché non sei abituato a una situazione così. Non dici nulla. Lo lasci fare.
Siete in mezzo alla pista. Intorno a voi le persone ballano. Altri ragazzi si baciano mangiandosi quasi la faccia, tanta è la voracità del loro gesto. Tobias si muove a ritmo di musica, strusciandosi contro di te. Senti l’harness premere contro la tua schiena, la pelle sudata delle sue braccia che ti cingono, le sue mani che si infilano sotto la tua canotta e ti stringono i pettorali. Tu volti la testa per guardarlo e lui ti bacia da dietro. Un bacio affamato, voluttuoso, con una lingua che cerca… Siete nel mezzo di un rito dionisiaco: la musica martellante, le luci che lampeggiano veloci creando fotogrammi in movimento di corpi che si cercano, che si desiderano, che fanno quello che sanno fare meglio.
A un certo punto Tobias sfila le mani dalla tua canotta, ti prende una mano e ti dice semplicemente:
“Vieni con me.”
Nel girarti non puoi fare a meno di notare la sua erezione sotto i jeans, talmente stretti che non riuscirebbero a celare neanche una moneta infilata in tasca.
Ti tiene per mano e ti porta verso l’ingresso della dark. Tu pensi: oddio. Ma non perché ci stai andando con lui. In un angolo della tua mente stai pensando a quante volte ha messo in atto quella stessa scena con qualcun altro. E mentre questi pensieri ti portano altrove, vi ritrovate oltre la tenda di velluto pesante, nel buio.
O quasi.
Ci sono delle luci rosse, in basso, a livello del pavimento, che indicano la direzione. Proiettano il loro riflesso su corpi appoggiati al muro di una specie di corridoio che Tobias percorre con la sicurezza di chi lì dentro c’è stato più di una volta.
Tu cerchi di aprire gli occhi il più possibile. Di vedere. Di capire chi c’è lì dentro. Di mappare il territorio.
Tutto inutile.
Il buio è quasi totale.
Senti solo la stretta della sua mano che ti trascina senza mai mollarti. Senti il suo odore davanti a te, un misto di sudore, profumo e quella cosa che, quando fate sesso, ti eccita da morire. Anche tu sei eccitato, ma non lo vuoi ammettere a te stesso. Perché stai tentando di controllare quello che accade intorno a te, ma i sensi non ti stanno aiutando molto, questa volta. Anzi. Ti stanno indicando la direzione contraria. Ti stanno suggerendo di abbandonarti.
Ti sembra che delle mani sfiorino Tobias e poi sfiorino anche te. Questa sensazione, all’improvviso, non ti piace. Ti fa irrigidire e rallenti.
Tobias si ferma.
Si avvicina alla tua bocca. Senti il suo alito e la sua voce, più bassa, che ti dice:
“Non avere paura, Ale. Sei con me.”
Tu, come un bambino di otto anni, decidi di credergli.
Arrivate in un angolo, girate. C’è una piccola stanza, o forse una rientranza. Non riesci a capirlo bene.
Tobias ti fa entrare. Ti spinge con la schiena contro la parete fredda. La pelle delle tue spalle, a contatto con il muro, ti provoca un fremito che Tobias interpreta come eccitazione. A quel punto ti bacia, schiacciandoti la testa contro la parete.
“Cazzo…” dice, mordendoti il labbro inferiore, mentre febbrilmente si slaccia i jeans e si tira fuori il cazzo. “Me l’hai fatto venire di marmo, Cristo.”
Tu glielo prendi in mano. Lo senti pulsare, gonfio, con le vene in rilievo, già completamente scappellato e umido. Con la mano sinistra, mentre lui ricomincia a baciarti la faccia, il collo, a leccarti il pettorale tirandoti giù la canotta, ti infili dietro di lui tastandogli il gluteo pieno, solido, cercando di abbassargli ancora i jeans.
Tobias si stacca da te con le mani. Si abbassa jeans e slip, facendoli scivolare fino alle ginocchia. Ora il cazzo svetta dritto davanti a lui, con la cappella gonfia, larga.
Tu, senza pensarci, scivoli con la schiena lungo il muro fino ad abbassarti all’altezza del suo bacino. Con entrambe le mani gli tocchi il sedere e poi le cosce enormi. Lui spinge il bacino verso la tua bocca e, in un attimo, ti ritrovi con il suo cazzo gonfio in gola. Un odore forte di sudore e un sapore intenso di piscio ti riempiono il naso e la bocca, mentre i suoi peli pubici ti sfiorano il viso. Tu, con una mano, resti appoggiato alla sua gamba e, con l’altra, guidi il cazzo nella tua bocca. Ci sputi sopra, lo scappelli, lo lecchi.
Tobias ansima forte, con le mani appoggiate al muro, muovendo il bacino velocemente.
“Cazzo, Ale… mi stai facendo venire così…”
Non dici nulla. Continui.
Anche tu sei eccitato. Vuoi farlo godere. Gli prendi le palle, gli premi con un dito vicino al buco del culo. Ti sembra che il suo cazzo sia ancora più grosso.
Capisci che sta per venire e il pensiero assurdo che ti attraversa, in una frazione di secondo, è: cazzo, la canotta di Rick Owens.
“Sì, cazzo…” Tobias aumenta il ritmo. “Vengo, cazzo… vengoooo…”
E ti scarica in bocca una quantità di sperma a cui non eri pronto.
La trattieni, per quello che puoi. Sei costretto a ingoiarne un po’ per non sbrodolarti e per non soffocare. Poi inclini la testa all’indietro. Tobias prende con la mano destra il suo cazzo e lo sgocciola nella tua bocca, sbattendotelo sulla lingua.
“Mmmh…che sborrata, cazzo!”
Tu hai la bocca piena. Stai soffocando. Giri la testa e sputi tutto. Non capisci se contro un muro o per terra, perché non vedi un cazzo.
Poi fai:
“Ops… scusa…”
E senti Tobias che ride.
Ti prende per il mento, ti fa sollevare verso di lui e ti bacia, leccandoti via dal labbro i residui del suo stesso sperma.
“Mmmh. Buono”, dice ridacchiando.
“Sei un coglione”, gli rispondi.
“Tu non hai gradito?”
“Non ero pronto alla… quantità.”
Poi lui ti bacia di nuovo. Ti lecca la lingua.
“Mi è piaciuto venirti in bocca. Mi hai fatto eccitare tantissimo.”
“Ho visto”, dici, con un tono vagamente ironico.
Poi, anche se non lo vedi, percepisci che ti sta guardando in modo diverso.
“Non ti è piaciuto?”
Rifletti per un nanosecondo.
“No, anzi. È che… non ero preparato.”
“Ma non dovevi esserlo, infatti.”
Senti che Tobias ha ragione.
Ma lì, al buio, non dici nulla.
Gli prendi la testa, lo baci e gli sussurri all’orecchio:
“Mi piace quando sei così maschio.”
Lo pensi davvero, ma sai che si tratta di un salvataggio in corner.
Lui sorride nel buio. Lo senti.
“Mi è piaciuto esserlo con te.”
Tobias si tira su le mutande e i jeans, poi ti bacia di nuovo.
“Andiamo, dai. Altrimenti arrivano i guardoni.”
Lo segui.
Passi il dorso della mano destra sul mento per toglierti eventuali residui di sperma. Con la sinistra ti tocchi la canotta, per sentire se è sporca.
Sembrerebbe tutto a posto.
In bocca senti ancora il sapore dolciastro di Tobias.
La tua mente sta processando tutto.
Sai che questa cosa ti ecciterà tantissimo dopo, quando ci ripenserai da solo, a casa.
Ora hai solo bisogno di uscire.
Di andare a lavarti le mani.
E di berti un drink alla goccia.
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