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Gay & Bisex

Il paradiso di mare e sesso 5 Tutti in barca


di Membro VIP di Annunci69.it Matertattoo
21.06.2026    |    239    |    0 8.7
"Mentre il cielo di Juan Griego si incendiava nel tramonto più famoso di Margarita, il profumo del pesce che grigliava sulla brace iniziò a riempire il pozzetto, mischiandosi all'odore del rum che..."

Il mattino non portò freschezza, ma solo una nuova ondata di quel calore denso che a Margarita si incolla alla pelle fin dalle prime ore dell’alba. Prima che il sole spuntasse del tutto a illuminare Porlamar, l’aria condizionata della camera da letto e il movimento regolare del ventilatore non bastarono a frenare una seconda sessione di sesso, ancora più spinta ed egoistica della precedente. Le confessioni della notte avevano lasciato un’elettricità residua impossibile da ignorare. Andrea si avventò nuovamente su Stefany, spingendola supina sul letto e bloccandole le braccia. Con una bramosia assoluta, si chinò tra le sue cosce infinite, seppellendo il viso nella sua vulva bagnata. Stefany iniziò a inarcare la schiena, emettendo gemiti gutturali mentre la lingua lavorava senza sosta, divorandole la fica fino a farla impazzire di piacere. Nel frattempo, io mi posizionai dietro di lei: afferrai la mia donna per i fianchi sodi e, senza alcuna pietà, sferrai un affondo secco e profondo direttamente nel suo culo stretto, ricominciando a spingere con un ritmo selvaggio, battente e implacabile. Si urlava e si leccava, travolti da quell'assalto, mentre si godeva per la lussuria pura. Fu un round crudo, durato finché l'orgasmo non ci svuotò tutti e tre, lasciandoci esausti e appiccicosi tra le lenzuola stropicciate.

Fu proprio in quel momento di totale rilassamento, mentre i respiri tornavano regolari nella penombra della stanza con il ventilatore che girava, che io e Stefany, spinti dalla curiosità di capire la dinamica di quella strana coppia, chiedemmo come funzionasse davvero il loro rapporto, visto il comportamento così dominante di Jonas con Cesar rispetto al distacco olimpico mostrato a Los Roques. Andrea si mise comoda tra noi due, lasciando cadere un braccio sul mio petto, e ci spiegò con totale franchezza che la loro storia si basava da anni su una dinamica molto specifica. Ci raccontò che lei ha sempre avuto una forte componente bisessuale e che adora l'interazione con le donne; in queste occasioni, al suo compagno piace assistere direttamente oppure la lascia totalmente libera di assecondare le sue fantasie, trovando un piacere immenso nel ruolo di spettatore della sua libertà. Al tempo stesso, ci svelò l'altro lato della medaglia: lui è assolutamente e visceralmente attratto dai giovani. Quando si trova di fronte a un ragazzo, specialmente se spumeggiante e senza filtri come Cesar, tutti i suoi freni inibitori crollano; non gli basta più guardare, ma sente il bisogno di partecipare attivamente, dominando la sessione di sesso per esprimere quella parte di sé al cento per cento.

Dopo aver chiarito questa situazione, mentre le ragazze si scambiavano un ultimo bacio languido, svelai l'idea che mi era appena venuta per la giornata: un mio caro amico, Gustavo, aveva uno splendido cabinato d'altura che teneva a disposizione e, avendo io la patente nautica, potevamo prenderlo per fare il giro dell'isola. Alle otto in punto, prima ancora di fare colazione, presi il telefono e chiamai Gustavo, gli spiegai la situazione e lui, con la solita generosità italica, mi diede subito l'okay per organizzare l'uscita per un paio di giorni, confermandomi che la barca era pronta a muovere.

Poco dopo, ci ritrovammo tutti in cucina per il caffè. Cesar e il tedesco apparvero dalla stanza degli ospiti: il mio amico aveva ancora quel sorriso sornione e l'andatura leggermente oscillante di chi ha passato una notte memorabile, mentre l'altro sembrava aver recuperato la sua maschera di impeccabile distacco olimpico. Cesar esclamò, trascinando le pantofole, che era stata una notte incredibile e che sicuramente anche di là il ventilatore aveva fatto gli straordinari. Sorrisi, versando il caffè nei tazzoni, e lanciai la proposta, spiegando che avevo appena sentito Gustavo e che potevamo prenderci un paio di giorni di navigazione totale attorno a Margarita, portando cambusa e alcol per dormire in rada sotto le stelle. Cesar non finì nemmeno di sentire la frase che iniziò a saltare per la cucina, gesticolando con la tazza in mano, dicendo che non vedeva l'ora di mettersi il costume bianco più stretto per farci da capitana. Anche le ragazze ridevano, entusiaste, ma proprio mentre l'eccitazione saliva, Jonas fece un passo avanti. Con un gesto perentorio del braccio, sollevò il polso sinistro, facendo luccicare al sole il suo pesante orologio, dicendo che accettava molto volentieri la magnifica idea, ma a una condizione: a tutta l'organizzazione e alle spese della cambusa avrebbe pensato interamente lui. Aggiunse in modo fermo che non voleva sentire ragioni e che, dopo tanta generosità da parte nostra, adesso toccava a lui. Provai a replicare dicendo che Gustavo era un amico e non c'era bisogno, ma fu irremovibile, sottolineando che non sarebbe arretrato di un millimetro, e alla fine dovetti cedere con un sorriso.

Ci demmo appuntamento per mezzogiorno direttamente al porto di Pampatar. Passammo le ore successive a fare i bagagli e a fare scorta di casse di birra, bottiglie di rum e il necessario per la cambusa. Puntuali, a mezzogiorno eravamo sulla banchina. Gustavo ci stava già aspettando a bordo del suo tender, il gommone di servizio. Ci salutammo con grandi abbracci, caricammo i borsoni e, nel giro di pochi minuti di navigazione veloce, ci portò a bordo dello splendido cabinato che oscillava pigramente sul mare cristallino. Appena ci lasciò le chiavi, lo riaccompagnai a terra con il tender. Il senso di libertà totale prese il sopravvento. Non appena accesi i motori, i vestiti iniziarono a sparire. Via le magliette, via i pantaloncini, via i costumi. In pochi minuti eravamo tutti completamente nudi sul ponte della barca, lasciando che la brezza marina e il sole caraibico accarezzassero i nostri corpi liberi da ogni inibizione.

Decisi che era il momento di pensare alla cambusa e lasciai il comando della barca: guardai il mio amico Cesar e gridai che il timone lo lasciavamo alla Capitana, dicendogli di prendere la ruota, andare dritto e vedere di non sbattere contro nessuno scoglio. Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte, piazzandosi alla stazione di guida completamente nudo, fiero e teatrale come sempre, stringendo il timone con una mano e agitando l'altra in aria per salutarci. Iniziammo subito a prenderlo in giro, urlandogli dietro di stare attento a ogni minima onda, mentre lui rispondeva a tono, concentratissimo per non fare danni ma godendosi ogni secondo di quel ruolo da vero comandante. Con la barca nelle sue mani, presi le canne da pesca d'altura posizionate nei portacanne a poppa, preparai le lenze e le esche artificiali e le calai in acqua, iniziando a pescare a traina mentre il cabinato procedeva a velocità costante. Non passò nemmeno mezz'ora che la frizione di uno dei mulinelli iniziò a strillare come impazzita. Urlai di mantenere la rotta perché aveva abboccato qualcosa di grosso. Jonas si catapultò sulla paratia per assistere, mentre le ragazze si godevano la scena dal prendisole.

Dopo un combattimento serrato, tirai a bordo uno splendido dorado di un metro e mezzo, con i suoi riflessi metallici verdi e oro che brillavano sotto il sole, un pezzo magistrale pronto per essere sfilettato all'istante. Senza perdere tempo, presi il coltello da sfiletto e decisi di prepararne una parte cruda, facendo un ceviche spettacolare con cubetti di pesce lasciati marinare in una grande ciotola con abbondante succo di lime fresco, cipolla rossa tagliata finissima, un tocco deciso di peperoncino piccante locale e una manciata di cilantro fresco. Ci sedemmo tutti attorno al tavolo in teak, ancora nudi, a divorare quel ceviche freschissimo direttamente con le mani, alternando i bocconi piccanti con fiumi di birra ghiacciata. Cesar, lasciando un attimo i comandi per allungare la mano verso la ciotola, con la bocca ancora lucida guardò il tedesco e ammiccò dicendo che quel pesce aveva quasi la stessa energia che lui ci aveva messo prima, rimettendolo al mondo. L'uomo rispose con un mezzo sorriso complice, accarezzandogli la coscia scura sotto il tavolo, ormai totalmente integrato nel mood selvaggio dell'isola.

Nel frattempo, ripreso il timone, la navigazione proseguiva. Doppiammo la zona di Guacuco e la splendida baia di El Agua, addentrandoci poi verso la spettacolare Laguna de la Restinga. Passare davanti a quella distesa infinita di mangrovie, con le radici che si intrecciavano nell'acqua creando canali misteriosi, fu un colpo d'occhio pazzesco. Subito dopo, il paesaggio cambiò radicalmente: la costa divenne brulla, desertica e selvaggia, con i contrasti tra la terra rossa e il blu intenso del mare che annunciavano l'arrivo dall'altro lato dell'isola. Verso il tardo pomeriggio arrivammo finalmente a Juan Griego. La baia era uno spettacolo, con le barche dei pescatori locali che oscillavano pigramente e il sole che iniziava a scendere, colorando il cielo di sfumature viola, arancione e rosso fuoco. Per la sera avevamo tenuto l'altra metà del dorado, così montai il piccolo barbecue a carbonella posizionato strategicamente a poppa della barca. Mentre il cielo di Juan Griego si incendiava nel tramonto più famoso di Margarita, il profumo del pesce che grigliava sulla brace iniziò a riempire il pozzetto, mischiandosi all'odore del rum che avevamo ricominciato a versare nei bicchieri. Eravamo lì nudi, sazi e con i corpi stanchi per il sole, a goderci lo spettacolo della natura, ma l'isola non aveva ancora finito con noi.

Quando l'ultimo raggio di sole si spense dietro l'orizzonte, la brezza della notte caraibica rinfrescò il ponte, ma l'alcol e la nudità totale continuarono a tenere la temperatura altissima. Cesar, ormai proclamato eroe della giornata dopo le sue fatiche al timone, finì il suo bicchiere di rum e si sdraiò a pancia in su sul grande divano di poppa, con le braccia spalancate. Jonas lo guardò con quell'intensità dominante che avevamo imparato a conoscere e, senza dire una parola, lo afferrò per le caviglie, lo tirò verso di sé sul bordo del sedile e lo costrinse a piegare le gambe contro il petto. Il tedesco si inginocchiò tra le sue cosce e, con un affondo secco e potente, lo penetrò di nuovo, profondo, facendo oscillare il cabinato al ritmo dei suoi colpi battenti. Il ragazzo cacciò un urlo di puro godimento che ruppe il silenzio della rada, incitando l'altro a dare ancora più duro con la testa buttata all'indietro e le mani aggrappate alle sue spalle massicce. La scena cruda riaccese all'istante anche la scintilla tra noi tre. Andrea, eccitatissima dallo show dei due, si mise carponi sul tavolo in teak del pozzetto. Stefany le si posizionò davanti, afferrandole il viso per baciare la bionda profondamente e infilandole la lingua in bocca per raccogliere i suoi gemiti, mentre io mi portai dietro di lei. Presi la ragazza per i fianchi e la penetrai selvaggiamente da dietro, spingendo a fondo a tempo con i colpi dei nostri amici. Il rumore dei nostri corpi bagnati di sudore e salsedine si mischiava allo sciacquio della risacca contro lo scafo, in un'altra sessione spinta e animalesca sotto le stelle di Margarita, finché l'orgasmo non ci travolse tutti insieme, lasciandoci svuotati e felici sul ponte della barca.

La mattina successiva, i primi raggi di sole ci trovarono rilassati ma pronti a completare la circumnavigazione dell'isola. Accesi i motori del cabinato e salpai l'ancora, tirandola su dal fondale sabbioso, per poi puntare la prua verso la punta occidentale e scendere lungo la costa meridionale. Il paesaggio sfilava rapido ai nostri fianchi: la zona desertica e brulla della penisola di Macanao lasciò gradualmente spazio alle acque più mosse e ventose di El Yaque, la patria dei surfisti, dove passammo davanti alla spiaggia vedendo in lontananza le vele colorate dei kite che sfrecciavano nell'acqua. L'atmosfera a bordo era serena, permeata da quella stanchezza bella e appagata di chi ha vissuto due giorni completamente fuori dal mondo. Cesar, stavolta seduto vicino a me sul sedile di guida con un paio di occhiali da sole giganti, sorseggiava una birra per riprendersi dalle fatiche della notte e commentò ironico che quella barca aveva visto più azione di un film di Hollywood e che chissà cosa avrebbe detto il nostro amico se avesse potuto parlare. Jonas, seduto a poppa con le ragazze che gli sistemavano i capelli, accennò a un sorriso rilassato con il braccio appoggiato sullo schienale, godendosi l'ultimo vento caldo prima del rientro. Verso il primo pomeriggio, imboccai il canale di navigazione e riportai il cabinato al porto di Porlamar. Manovrai con cura fino al molo privato, spegnendo i motori che avevano accompagnato la nostra avventura. Rimettendoci i vestiti leggeri da spiaggia dopo due giorni di nudità assoluta, ci scambiammo sguardi carichi di complicità. La saga di Margarita aveva aggiunto un capitolo indimenticabile, e mentre caricavamo i bagagli in macchina per tornare finalmente a casa nel nostro appartamento, sapevamo tutti che quell'isola ci aveva legati in un modo unico e irripetibile.
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