Gay & Bisex
Il gigante di legno e miele. 9
27.06.2026 |
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"E, per un motivo che non seppe spiegarsi, ebbe l’impressione di essere arrivato esattamente cinque secondi troppo tardi..."
Alex rimase in bagno qualche minuto più del necessario.L’acqua scorreva da un po’. Più che lavarsi le mani, sembrava stesse cercando un ritmo normale dentro la testa.
Fuori, Tobias era uscito convinto che lo stesse seguendo.
Appena oltre il corridoio trovò Franco.
Franco lo guardò per un secondo.
Poi abbassò gli occhi.
Il bottone dei jeans era ancora slacciato.
«Belin…» disse piano. «Da dove salti fuori?»
Tobias abbassò istintivamente lo sguardo, si richiuse i pantaloni con un gesto veloce.
«Niente.»
Franco indicò appena con il mento la dark room.
«Niente arriva da lì.»
Silenzio.
«Dov’è Alex?»
«In bagno.»
Franco continuò a fissarlo.
«Che avete combinato?»
Tobias accennò un sorriso che morì quasi subito.
«L’ho portato dentro.»
«Questo l’avevo capito.»
Un altro silenzio.
«Perché?»
La domanda sembrava semplice.
La risposta no.
Tobias si passò una mano sulla nuca.
«Non lo so.»
«Non prendermi in giro.»
«Non ti sto prendendo in giro.»
Inspirò.
«Mi eccitava da impazzire.»
Franco lo osservò senza interromperlo.
«L’ho guardato tutta sera. A un certo punto… non ho più pensato.»
«Istinto.»
«Sì.»
Franco sorrise appena.
«È sempre stato il tuo problema.»
Tobias abbassò gli occhi.
«Anche con gli altri funzionava così. Ti partiva quella specie di fame. Ti ricordi?»
«Me lo ricordo.»
«E dopo nemmeno sapevi spiegare perché proprio quella persona.»
Tobias annuì lentamente.
Franco sospirò.
«Alex quanto sa?»
«Di cosa?»
«Di te.»
Tobias rimase zitto.
«Quasi niente, vero?»
«Abbastanza.»
Franco fece no con la testa.
«No. Abbastanza no.»
Passò qualche secondo.
La musica arrivava ovattata dalla pista.
«Lui conosce il Tobias che hai deciso di essere con lui.»
Tobias non rispose.
«Ma non conosce tutte le altre versioni.»
«Perché non mi interessano più.»
«Non sto dicendo questo.»
Franco gli si avvicinò di mezzo passo.
«Ti sto dicendo di fare attenzione.»
«A cosa?»
«A non trasformarlo in qualcuno che non è.»
Quelle parole rimasero sospese.
Per la prima volta quella sera Tobias sembrò perdere sicurezza.
«Io non voglio cambiarlo.»
«Lo so.»
«Anzi…»
Esitò.
«È proprio perché è diverso che…»
Non finì la frase.
Franco lo guardò con una tenerezza quasi fraterna.
«Appunto.»
In quel momento Alex uscì dal bagno.
Si fermò al bancone e ordinò da bere.
Aveva ancora quell’aria leggera, quasi stordita, di chi non ha deciso se quello che è appena successo appartenga alla realtà o a un pensiero.
Quando si avvicinò a loro con il bicchiere in mano, Tobias trasalì appena.
Un movimento minuscolo.
Quasi invisibile.
Ma Franco lo vide.
E capì che la conversazione era finita.
Il gin tonic arrivò in pochi secondi.
Alex ne bevve quasi metà in un sorso solo.
Il ghiaccio gli restituì una sensazione di realtà. Ne aveva bisogno.
Non stava male.
Anzi.
Se avesse dovuto descrivere quello che provava, avrebbe detto leggerezza. Una specie di euforia silenziosa, come quando succede qualcosa che rompe una regola che ti eri imposto da una vita e, invece di sentirti in colpa, ti senti inspiegabilmente vivo.
Il problema era un altro.
Alex non era mai stato bravo a vivere i momenti.
Li aveva sempre anticipati.
Le cose importanti gli succedevano prima nella testa e solo dopo nella realtà. Per questo era così bravo a immaginare, a desiderare, a costruire scenari. La fantasia gli aveva sempre concesso il lusso del controllo.
La realtà, invece, no.
Quello che era appena successo non era passato dalla fantasia.
Era semplicemente accaduto.
Con una naturalezza quasi brutale.
E questa era la parte che lo spiazzava.
Si sorprese persino a sorridere.
Se qualcuno, quella mattina, gli avesse detto che a quarantacinque anni avrebbe seguito un uomo in una dark room e gli avrebbe fatto un pompino appoggiato contro un muro, gli avrebbe riso in faccia.
Non era lui.
O almeno… credeva di non esserlo.
Forse il punto era proprio quello.
Non era stata la dark.
Non era stato il gesto.
Era stato Tobias.
Con qualunque altro uomo avrebbe probabilmente trovato una scusa, si sarebbe irrigidito, avrebbe fatto una battuta per alleggerire la situazione.
Con Tobias aveva smesso di pensare.
Ed era una cosa che gli succedeva raramente.
Quasi mai.
Appoggiò il bicchiere sul bancone e guardò distrattamente verso la tenda scura della dark room.
Per la prima volta gli venne in mente una domanda diversa.
Quante volte Tobias era entrato lì dentro?
La domanda non gli faceva male.
Era la risposta a farlo.
Perché Tobias non era un uomo che aveva scoperto il sesso con lui.
Anzi.
Con ogni probabilità quella stanza l’aveva attraversata decine di volte.
Aveva desiderato altri.
Aveva toccato altri.
Aveva portato altri esattamente dove aveva portato lui pochi minuti prima.
Alex inspirò lentamente.
Sentì una piccola fitta.
Non era gelosia.
Era qualcosa di più difficile da nominare.
Era la sensazione di essersi affacciato, all’improvviso, su una parte della vita di Tobias che fino a quel momento era rimasta accuratamente fuori campo.
Come se avesse appena aperto una porta e dietro ci fosse una casa enorme.
Una casa che esisteva da sempre.
E della quale lui conosceva soltanto il soggiorno.
Con il bicchiere ancora in mano si voltò.
Fu allora che vide Franco e Tobias parlare.
Non sentiva le parole.
Vide soltanto Tobias di spalle.
Franco davanti a lui.
Poi Tobias si irrigidì appena.
Seguì il suo sguardo.
Alex capì che avevano notato il suo arrivo.
E, per un motivo che non seppe spiegarsi, ebbe l’impressione di essere arrivato esattamente cinque secondi troppo tardi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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