Gay & Bisex
Rayan
CERCO_ATTIVI
23.08.2026 |
152 |
1
"Facciamo un giro del parco mano nella mano, in una situazione talmente assurda e inattesa che mi viene quasi da ridere..."
Sabato sera io e un amico decidiamo di esplorare un cruising a Bologna. Si tratta di un giardino nascosto dietro un multisala. Ne sappiamo poco e niente, quindi ci avventuriamo quasi alla cieca, lasciando al caso quello che potrà accadere..Arrivati sul posto, parcheggiamo e ci inoltriamo oltre una barriera di terra. Ci ritroviamo così in un giardino rigoglioso e ben curato. Una parte è illuminata e ospita alcune famiglie con dei bambini. Dal modo in cui parlano, immagino siano musulmani, riuniti lì per godersi la frescura della sera.
Più in là, invece, comincia l'oscurità. Un piccolo bosco di aceri e diverse siepi creano angoli appartati, perfetti per chi cerca incontri discreti. E infatti non passa molto prima che notiamo le prime figure muoversi nel buio, silenziose, furtive. Sin troppo teatrali.
Mi accorgo subito che il cruising è molto animato, ma anche sorprendentemente tranquillo. Mi muovo tra la gente osservando, cercando di intuire età, sguardi, fisicità. Anch'io, in fondo, sono un cacciatore e conosco abbastanza bene le regole non scritte di questa particolare giungla del desiderio.
Io e il mio amico, a un certo punto, ci separiamo. Noto un gruppetto di tre uomini di cui uno in ginocchio che si sta sollazzando con i cazzetti degli altri due. Niente per adesso, riesce davvero a catturare la mia attenzione.
Ci sono parecchi giovani, ma anche uomini molto più anziani. Alcuni si aggirano nel parco con movimenti lenti e incerti, quasi fossero zombie. Appena si forma una coppia o un gruppetto, altri si avvicinano e fanno cerchio. È una dinamica che non ho mai compreso fino in fondo. A me piace scegliere. Mi piace che ci sia uno sguardo, una decisione, un'attrazione precisa.
Poi noto un ragazzo alto, dalla corporatura slanciata. Cammina con un'andatura leggermente incerta che mi fa pensare abbia bevuto un bel po'. Dal profilo capisco subito che probabilmente non è italiano. Ormai ho sviluppato un certo occhio per i lineamenti maghrebini.
Mi avvicino e mi rendo conto di aver avuto ragione. È sicuramente berbero o maghrebino. Tiene in mano una bottiglia di birra e, nonostante l'ombra, riesco a distinguere abbastanza bene il suo volto. È bello. Ha lineamenti intensi, un corpo asciutto e, per quello che riesco a intuire sotto i pantaloni larghi, anche delle belle gambe.
C'è un tipo che gli si è avvicinato e che gli succhia il cazzo. Mi tengo a distanza e osservo. Quello che gli succhia il cazzo non gli ha detto nulla. Probabilmente l'arabo lo aveva già fuori dai pantaloni. Sicuramente è un porco. L'alcol sembra aver abbassato molte delle sue difese. È disinibito, quasi spavaldo, eppure nel suo sguardo c'è qualcosa di più complesso.
Mi incuriosisce.
Quello che glielo succhia se ne va e il ragazzone si va a sedere su una panchina.. È di spalle. Mi avvicino lentamente e gli passo davanti, cercando il suo sguardo. Ha un'espressione dura, quasi torva. Molti probabilmente ne sarebbero intimoriti. Io, invece, ho la sensazione che dietro quella maschera ci sia semplicemente una persona che, per qualche motivo, ha imparato a proteggersi.
Mi siedo vicino e lo guardo fisso negli occhi. Sono sicuro che nota questa sicurezza.
Continuando a guardarlo fisso gli avvicino la mano al cazzo ed inizio a masturbarlo. Mentre lo faccio noto che distoglie lo sguardo il che mi fa pensare ad una debolezza.
Continuo a masturbarlo mentre gli sta venendo duro. Mi mette la mano alla nuca per portarmi la testa sul cazzo ma faccio resistenza.
Poi gli chiedo da dove viene.
«Marocco», mi risponde.
Parla un italiano stentato.
«Come ti chiami?»
Esita per qualche istante.
«Rayan.»
Gli sorrido.
«Sei molto bello.»
Mi lascia la nuca. Si avvicina lentamente e mi sfiora con la guancia. È un gesto inaspettatamente dolce, quasi tenero, in netto contrasto con l'espressione dura che aveva poco prima.
Mi abbasso sul cazzo duro e mi metto a succhiarlo lì sulla panchina
In pochi minuti mi dedico al suo uccello e vedo che gradisce. Inizia a mugolare. La mandria di zombie si avvicina. Il primo che arriva è un bellissimo ragazzo. Magari mi viene dietro e mi accarezza il culo visto che ho i pantaloncini abbassati. Rayan gli grida contro in modo rabbioso. Via, andate via. Quelli si allontanano.
Poi si alza, mi prende per mano e mi dice:
«Vieni con me.»
Mi conduce in una zona più appartata del parco, dove finalmente restiamo soli.
Ci mettiamo di nuovo seduti e questa volta lo lascio fare, con la mano alla mia nuca e torno a succhiare questo bellissimo uccello. Ben fatto. Sembra il cazzo del mio amico Kamal. Veramente uguale. Lo tengo in gola a lungo. Gli lecco le palle. Si alza e mi fotte la gola. Io in ginocchio e lui in piedi.
Tra noi cresce un'intimità improvvisa, fatta di contatto, di silenzi e di una fiducia che non mi aspettavo di trovare in un incontro del genere. A un certo punto restiamo completamente nudi e lui mi stringe in un abbraccio. Sento il suo respiro vicino all'orecchio, poi le sue labbra sfiorarmi la pelle.
Mi avvicino al suo viso. La sua bocca inizialmente resta serrata, come se esitasse. Poi, improvvisamente, si apre.
Ci baciamo.
È un bacio lungo, intenso, sorprendentemente appassionato. Rayan mi tiene stretto, come se per qualche istante tutto il resto del parco fosse scomparso.
Cazzo contro cazzo. Con una mano, con la mano si fa strada tra le mie natiche. Le stringe. Mi infila un dito nel buco del culo. Sono molto rilassato e bagnato. Mi gira e me lo infila dentro. Lo fa in modo duro e diretto ma una volta dentro sta fermo e mi tiene forte il cazzo. Inizio a gocciolare e sento che con le dita, lui mi spalma il precum sulla mia cappella.
Questo è uno che ci sa fare. E ci sa fare parecchio.
Mi mette appoggiato di schiena sulla panchina a gambe aperte e pancia in su e di nuovo l’ho dentro. Mi scopa forte. Passa un tipo che ci guarda ma lui di nuovo lo manda via. Ho un orgasmo anale, il cazzo mi cola senza essermi neppure toccato. Lui si accorge e mi dice ti piace questo cazzone? E' la tua notte fortunata. Amore mio, amore mio.
Lo dicono a tutti. Perché non godere di questa intimità?
Quando tutto rallenta, mi sento come se stessi uscendo da una specie di trance. Mi accorgo improvvisamente di aver lasciato il mio amico da solo per troppo tempo. Probabilmente si starà chiedendo dove sia finito.
Spiego a Rayan che devo andare.
Lui mi trattiene la mano con forza. Solo allora noto quanto siano curate le sue mani. Ha una stretta decisa.
Gli chiedo «che lavoro fai«?
«Operaio», mi risponde.
Poi, quasi senza che io glielo chieda, comincia a raccontarmi della sua vita. Mi parla della moglie, con cui le cose sono andate male, del divorzio difficile che sta affrontando, dei figli. Dietro la sua aria da duro emerge improvvisamente una fragilità che non avevo immaginato.
A un certo punto mi guarda e dice:
«Sposami.»
Mi viene da sorridere. È evidente che ha bevuto, anche se non è affatto fuori controllo.
Lo bacio ancora.
Mi stringe a sé.
«Che bello che sei», mi dice.
«Rayan, devo andare.»
Lui si riveste e rimane seduto sulla panchina. Lo saluto e torno a cercare il mio amico. Lo trovo impegnato in un incontro e da lontano, gli faccio semplicemente segno che va tutto bene.
Mi siedo su un'altra panchina e accendo una sigaretta.
All'improvviso sento una mano sfiorarmi la nuca.
Mi volto.
È di nuovo Rayan.
Mi prende la mano.
«Vieni con me.»
La tiene stretta nella sua e mi trascina via. Facciamo un giro del parco mano nella mano, in una situazione talmente assurda e inattesa che mi viene quasi da ridere. Ogni tanto mi sfiora il culo con fare affettuoso, come se ormai fossimo diventati complici. Sono la sua puttana.
Ci fermiamo in un angolo appartato, sull'erba.
Restiamo sdraiati, vicini.
Mi bacia ancora.
Quello che più mi colpisce è il cambiamento continuo tra il suo desiderio, la sua rudezza e improvvisi momenti di dolcezza. Dietro l'alcol, dietro la notte, dietro quel modo un po' scontroso di presentarsi al mondo, continuo a vedere affiorare qualcosa di autentico. O almeno mi convinco che sia così.
Torno a succhiarlo ma lui mi mette la mano al mio cazzo. Mi rigiro e facciamo un 69. Credo sia la prima volta che un marocchino mi prende il cazzo in bocca. Non è molto bravo a succhiare ma mi piace perché credo lo faccia per ricambiare la gentilezza e il modo con cui l'ho trattato.
Mi chiede se mi va di leccargli il culo. Inizio a leccarlo dietro e il suo cazzo diventa di marmo. Oso ed inizio a metterci un dito ma lui mi ferma. Mi gira mi mette a pecora sull'erba e me lo mette di nuovo dentro. Mi scopa forte ma io sono talmente rilassato che godo tantissimo.
Stranamente mi avverte che lo sto facendo venire. Anche questo è abbastanza anomalo per chi si incontra per la prima volta. Mi viene nel culo e mi abbraccia.
Gli dico continua a scopare, non uscire. Mi accontenta. Mi masturbo col suo cazzone nel culo e sborro nell'erba. Lo sento che mi alita alla nuca e mi bacia sul collo.
Ci rivestiamo lentamente.
Vuole il mio numero. Mi racconta che abita vicino e che sta affrontando molti problemi in famiglia. Questa volta lo ascolto davvero. Cerco di dirgli qualcosa che possa servirgli, qualcosa di semplice. Come faccio spesso con Kamal.
Lui mi guarda.
«Grazie», mi dice.
Gli stringo la mano.
«Abbi fiducia in te, Rayan. E cerca di bere un meno. L'alcol voi non lo reggete e può rovinarti. Abbi fiducia in te stesso e abbi fede. Sempre.»
Mi sorride.
Mi bacia.
Ci salutiamo.
Mi allontano, ma prima che possa andare via del tutto sento ancora la sua voce alle mie spalle.
«Sposami.»
Mi volto.
Sorrido.
E me ne vado.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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