Gay & Bisex
Il maschio curioso...
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13.09.2026 |
2.577 |
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"Non perché rappresentino una conquista, ma perché dentro la loro sicurezza apparentemente granitica rimane uno spazio di incertezza, desiderio e scoperta..."
Quando metto il last su questo sito sono in molti a guardare. Sono abbastanza sicuro che parecchi singoli etero ci finiscano per caso. Eppure alcuni profili tornano con una frequenza quasi sospetta: guardano, riguardano, ma non mi contattano mai. Sono uomini che si definiscono esclusivamente etero.Mi chiedo cosa significhi davvero. Forse non hanno mai avuto occasione di interrogarsi sulla complessità della sessualità umana, che non sempre si lascia rinchiudere nelle categorie rigide con cui la cultura occidentale pretende di descriverla. Il desiderio, invece, è molto più sfumato. È fatto di piacere, fantasia, curiosità e possibilità che possono manifestarsi nei modi più diversi.
Per questo trovo persino limitante l'espressione "etero curioso". La curiosità non è una categoria sessuale: è una caratteristica profondamente umana. Esplorare qualcosa che non si conosce, mettere alla prova i propri limiti, lasciarsi incuriosire dall'altro. Anche il sesso, in fondo, è da sempre una forma di comunicazione: un linguaggio universale fatto di provocazioni, complicità, desiderio e scoperta.
C'è un tipo, in particolare, che guarda spesso i miei last. Sul suo profilo ha scritto in maniera piuttosto netta che non cerca gay. Eppure si pone con educazione, senza atteggiamenti da macho da quattro soldi. Non sembra affatto il classico manfanotto che frequenta questi siti.
L'ho provocato diverse volte, con proposte abbastanza esplicite da poter stuzzicare la fantasia di chiunque. Non avevo però intenzione di farlo "cedere". Era soprattutto un gioco, il piacere di provocare un uomo che si definiva etero e vedere fin dove sarebbe arrivato.
Come diceva scherzando un mio amico, "basta farli bere che ci stanno tutti". Non perché improvvisamente diventino gay, naturalmente, ma perché l'alcol può abbassare quelle difese che spesso la nostra cultura costruisce intorno al desiderio. Tabù, categorie, aspettative: tutto ciò che rende il piacere più complicato di quanto dovrebbe essere.
Poi metto il last.
E lui guarda.
Come sempre lo provoco. Questa volta, però, arriva una risposta.
Sembra eccitato. Anzi, direi decisamente eccitato. E, soprattutto, curioso. Ne approfitto per stare al gioco, mantenendo un tono diretto ma volutamente innocuo.
La verità è che sono eccitato e curioso anch'io.
Lui sente il bisogno di precisare che sarebbe la prima volta, ma aggiunge che vuole provare. A quel punto il gioco cambia completamente natura.
La conversazione si trasforma rapidamente in una chat erotica ad alta intensità. Le parole diventano sempre più audaci, il desiderio sempre più evidente. Ho la sensazione che, più che cercare un'esperienza sessuale da raccontare, voglia semplicemente lasciarsi andare a una fantasia e raggiungere una soddisfazione personale con qualcuno disposto ad assecondarla.
E devo ammettere che il tipo mi piace.
Non è esattamente il mio genere, almeno sulla carta. È il classico uomo muscoloso e tatuato, quasi uscito dall'immaginario gay per eccellenza e, proprio per questo, apparentemente lontanissimo dall'immagine che lui stesso vuole dare di sé. Ma se davvero voglio evitare le categorizzazioni, non posso certo cominciare a farle proprio adesso.
Poi arriva la proposta.
Quella che fino a pochi minuti prima sembrava soltanto una fantasia da chat diventa improvvisamente concreta.
Rimango quasi allibito. Non pensavo davvero che ci sarebbe stato un seguito.
La proposta arriva secca. Mi manda il suo indirizzo.
Per metterlo a proprio agio gli dico che, se al momento dell'incontro dovesse cambiare idea, non ci sarebbe assolutamente nessun problema. Può dirmi di no e finisce lì. Sono abbastanza adulto e sicuro di me da sapere che un rifiuto non può minimamente intaccare il mio ego.
La risposta arriva immediata:
“Vai tranquillo ti aspetto a cazzo di fuori in cima alle scale. Te entri dalla porta sali, ti metti in ginocchio, pompi il cazzo e te ne vai.”
Parto.
Durante il tragitto penso continuamente a quanto sia assurda la situazione. Fino a poco prima era soltanto uno dei tanti uomini che guardavano i miei last senza mai esporsi. Adesso sto andando a casa sua.
Arrivo all'indirizzo.
Entro e comincio a salire.
Non c'è niente di misterioso o trasgressivo nell'ambiente. Non è una casa buia e clandestina come potrebbe suggerire la fantasia. È semplicemente una casa normale, con oggetti personali sparsi qua e là.
Salgo la prima rampa.
Il pianerottolo.
Giro per la seconda rampa.
E in cima alle scale lo vedo.
Nudo, gambe divaricate, esattamente come aveva promesso.
Cazzo! È meglio che nelle foto. Ma veramente bello. Un viso maschile, devo dire un viso che ispira simpatia. Si tiene il cazzo in mano ma non l'ha ancora duro.
Mi metto in ginocchio e vedo che ha piedi bellissimi e molto curati. È depilato. Ormai tutti i fighi etero si depilano. Solo i gay sono rimasti con i peli! Il mondo al contrario.
Mi avvicino al cazzo. Lo prendo in bocca. Me lo sento crescere. Ha proprio un bel cazzone. Mi aggrappo alle gambe e accarezzo le natiche a cui mi aggrappo forte e lo invito a fottermi la gola con forza.
Lo sento mugolare. Il cazzo entra in profondità nella gola e gli faccio dei begli ingoi. Lo tengo forte per le palle.
Non dura molto. Lo sento pulsare e mi scarica il suo seme in gola. Me lo gusto sino all'ultima goccia. Era veramente pieno.
Come concordato, mi ritiro.
Per un attimo mi sembra quasi indeciso se scambiare due parole. Forse è imbarazzo, forse semplicemente non sa cosa dire dopo quello che è appena successo. Io, invece, preferisco non forzare la situazione.
Scendo nuovamente le scale.
Il ruolo era stato stabilito fin dall'inizio e io l'ho rispettato fino in fondo.
Sono stato, per usare la sua stessa logica, il suo personale svuotapalle.
Chissà se gli è davvero piaciuto.
La cosa mi incuriosisce più di quanto vorrei ammettere.
Più tardi gli scrivo per sapere se è tutto a posto. Mi risponde di sì. È piuttosto freddo, quasi distaccato, ma mi ricorda ancora una volta che per lui era veramente la prima volta.
In qualche modo è una soddisfazione personale anche per me.
L'unico piccolo rimpianto è non avergli leccato quei piedi così curati. Chissà, magari quella fantasia potrebbe averlo incuriosito più di quanto lasci intendere. E chissà se un giorno vorrà ripetere l'esperienza, magari lasciandosi andare un po' di più.
Io, nel caso, sono disponibile.
Sono proprio questi uomini che si definiscono etero, ma che allo stesso tempo si lasciano attraversare dalla curiosità, a eccitarmi maggiormente. Non perché rappresentino una conquista, ma perché dentro la loro sicurezza apparentemente granitica rimane uno spazio di incertezza, desiderio e scoperta.
Ed è forse proprio questo il lato più sensuale della cosa.
Non sapere dove porterà un incontro.
Non sapere quanto durerà.
Non sapere quale fantasia verrà fuori la prossima volta.
Ed è questo, in fondo, il bello del desiderio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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