incesto
Che famiglia 2 (diventata troia)
26.10.2025 |
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"Preso com’ero non mi accorsi che le gambe di Alessia si erano cinte intorno ai miei fianchi e che, senza l’aiuto delle mani la mia cappella era già all’interno di mia sorella..."
Che strano, mi era sembrato di vedere mia sorella e quell’amico strano di mio nipote che scappavano dal magazzino. Magari parlavano di qualche problema di Matteo o magari me lo ero solo sognato.
Ora che ci penso, c’era anche uno strano odore nell’aria, forse stavo viaggiando con la testa ma sembrava l’odore di umori femminili misto a sudore.
In quel momento mi misi a ridere. Stavo davvero pensando che mia sorella Alessia l’avesse data a uno sfigato come quello? Impossibile.
Nei giorni seguenti, quando abbiamo avuto i turni insieme, mi tornava in mente quella situazione. Anche se fosse successo che male ci sarebbe? Alessia ha sposato un ubriacone e un padre terribile, anche se fosse successo quello che pensavo, un bel paio di corna a Renzo (suo marito) sarebbero state anche giuste.
Mi preoccupava solo una cosa.
Erano giorni che Alessia aveva la testa china sul lavoro, parlava poco e a volte faceva sbagli non da lei che erano indubbiamente figli di una testa che pensa ad altro.
Arrivammo così al venerdì. Quel giorno saremmo rimasti soli in turno. Io preparavo il materiale da spedire e lei stampava le bolle segnando tutto quello che veniva messo nei pacchi.
“Ale, tutto bene? Sono giorni che sei assente”.
Lei mi ha guardato con uno sguardo timoroso. Capii subito che era in dubbio sul parlare o meno del suo problema.
“Sorellona, sai che con me puoi parlare di tutto”.
“Fidati di questo no”.
“Sai che sono di ampie vedute. Cos’è, a quel vecchio di tuo marito non tira più l’uccello?”.
Fece un accenno di risata.
“Luca, se te ne parlo devo avere la tua parola che non verrò giudicata e che la questione non esce da qui”.
“Tranquilla, sai che sono di ampie vedute e sai che i segreti li so tenere”.
Fece un sospiro e mi spiegò tutta la situazione. Mi disse che Matteo aveva chiesto ad un suo amico di andare a troie per assistere alla loro scopata e che estorcere quella confessione la portò a fare un pompino a quel ragazzo.
“Tutto questo senso di colpa solo perché hai fatto una pompa a un ragazzo più giovane? Ci sono donne che pagherebbero per fare una cosa del genere e tu fai questa faccia?”.
“Non è solo questo. Luca, quando Amedeo mi ha dato della troia mi sono infoiata come mai in vita mia!”.
“E che problema c’è?”.
“Che ho voglia di rivivere quella sensazione”.
Vidi i suoi occhi farsi lucidi e la sua espressione diventare rabbiosa.
Capii che si sentiva sbagliata e così decisi di fare un qualcosa per farle capire che quelle sensazione non erano da evitare bensì da cavalcare.
Mi avvicinai a lei e la abbracciai da dietro. L’erezione che mi aveva provocato il suo racconto, si premette contro il suo culo e la mia bocca andò a baciarle il collo.
Un gemito uscì dalla sua bocca. Le mie mani andarono sul suo seno e presero a palparlo.
“Luca, è sbagliato”.
Mentre lo diceva, Alessia prese a strusciarsi contro il mio palo di carne.
“Se è sbagliato, perché è così bello?”.
Si staccò da me e mi fissò negli occhi, in pieno conflitto interiore tra la sorella e la troia.
Mi avvicinai e le cinsi il fianco.
“Non è proprio il fatto che sia sbagliato a renderlo così bello? Non è il sentirti troia a farti sentire libera?”.
Spalancò gli occhi, come se avesse avuto una rivelazione.
Successe tutto in un attimo. Alessia si chinò e mi tolse in un batter d’occhio pantaloni e mutande e mi ritrovai la mia erezione dentro la sua bocca.
La troia aveva vinto. Anzi, io avevo vinto!
Ho sempre avuto pensieri su mia sorella e ora era lì, che con la mano assecondava i movimenti con la bocca, facendomi gemere come un ragazzino alla sua prima scopata e che mi lanciava sguardi pieni di lussuria.
Con la mano la feci staccare e la misi di peso sulla scrivania del magazzino.
“Ora tocca a me avere il tuo sapore in bocca”.
In un amen i pantaloni e le mutande di Alessia furono a terra e la mia lingua prese a sguazzare in quel lago incandescente che erano gli umori di mia sorella.
Le sue mani andarono sulla mia testa e me la guidarono fino al clitoride.
“Cazzo, si fratellino, leccami la figa. Fai venire questa puttana vogliosa di cazzo”.
Persi la testa. Quel clitoride fu massacrato. Alternai lingua, dita, succhiate e anche morsi, fino a quando Alessia non esplose in un orgasmo dentro alla mia bocca.
Alzai lo sguardo. Mia sorella era il ritratto dell’estasi post orgasmo. I suoi capelli neri erano spettinati e sparsi per il volto. Gli occhi chiusi e la bocca aperta in cerca di ossigeno. Il petto che si alzava ritmicamente sotto alla divisa nera da lavoro.
Mi alzai e mi misi di fronte a lei con il cazzo che le puntava il suo buco proibito.
“Non mi dirai che la mia troia è già sazia”.
Aprì gli occhi e mi lanciò uno sguardo che rispose per lei. La sua mano andò dietro alla mia nuca e mi attirò a sé. Ci demmo un bacio profondo, ricco di saliva e di voglie che per anni erano rimaste inespresse.
Le sue mani andarono in giro per il mio corpo e mi levarono di dosso quel poco che rimaneva della divisa.
Preso com’ero non mi accorsi che le gambe di Alessia si erano cinte intorno ai miei fianchi e che, senza l’aiuto delle mani la mia cappella era già all’interno di mia sorella.
Ci guardammo e, con una spinta lenta ma decisa, le fui dentro per tutta la mia lunghezza.
Le ci volle qualche secondo per abituarsi e meno ancora per stringere i suoi artigli sulla mia schiena.
Quel pomeriggio non fummo fratello e sorella ma due animali in cerca di un orgasmo che li devastasse.
Dovetti ringraziare la mia proverbiale resistenza se tutti quegli stimoli non mi fecero capitolare dopo pochi minuti. L’intero magazzino risuonava del suono dei nostri corpi che spingeva l’uno contro l’altro, le urla di Alessia mi entravano nelle orecchie prima di disperdersi nell’eco del casolare.
Perdemmo la cognizione del tempo in quella danza che non aveva nulla a che fare con la nostra condizione familiare. Eravamo nel nostro mondo fatto di baci voraci, gemiti e frasi oscene urlate l’uno all’altra per far capire a tutti chi fosse la troia e chi il padrone.
“Fratellino esci che sto venendo!”.
Fu una frazione di secondo. Uscii da lei e due getti bollenti di umori colpirono le mie gambe e il muro dietro la scrivania.
Fu troppo anche per me. Senza che lo toccassi, il mio pene iniziò a tremare e il mio sperma andò ad imbrattare le gambe e la maglia di Alessia, portando con loro un orgasmo che mi piegò le gambe.
Guardammo l’orologio boccheggianti. L’ orario di lavoro era finito.
“io rimango qua a pulire ma tu hai un compito…”.
Lei mi guardò senza fiato.
“Vai su senza togliere la sborra dalla maglia”.
Fece una risata piena di complicità e lì capii: mia sorella non era in conflitto con la troia che era in lei, mia sorella era diventata quella troia.
CONTINUA...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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