incesto
Che famiglia 5 (finalmente)
13.12.2025 |
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"Mi scopò con passione, con colpi potenti e profondi che andavano ad aprire le mie interiora ad ogni affondo..."
Avevo appena riaccompagnato a casa Stefania, quando uno scintillio attirò la mia attenzione. Sul sedile del passeggero c’erano delle chiavi. Probabilmente erano della mia amica e le erano cadute dalla borsa e non se n’era accorta vista la causa della nostra stanchezza.Come darle torto? Avevamo appena provato una montagna russa di emozioni. Avevamo attirato due ragazzini in un garage e glielo avevamo succhiato fino a farci venire in gola. Non contente, ci eravamo anche passate lo sperma di quello dei due che era nato da me.
Che strane sensazioni.
Non ero sconcertata. Ormai avevo abbracciato del tutto la mia parte vogliosa e ninfomane, quella che era disposta a fare di tutto per una bella razione di cazzo, anche andare con i propri consanguinei, però dovevo ammettere che ripensarci mi dava ancora delle strane vibrazioni.
A proposito di consanguinei, cosa avrei dato per avere il mio fratellino lì con me. Avevamo fatto venire i ragazzi ma tra di noi non c’eravamo neanche sfiorate ed ora avevo davvero bisogno di un orgasmo.
Sarei dovuta andare a darla a mio marito ma sarebbe stato uno spreco. Perché andare da quel buono a nulla quando, a cento metri da casa mia, c’era il cazzone di mio fratello pronto a farmi urlare come l’ultima volta?
La voglia c’era da parte di entrambi, ma mancava l’occasione. Non eravamo mai soli e, quando avevamo i turni assieme, avevo il presentimento che qualcuno attendesse di coglierci sul fatto. Cosa potevo fare? La voglia aumentava ad ogni metro. Ogni attimo pensato a come fare aumentava l’umidità nel mio basso ventre e, con essa, il malumore per dovermi sprecare con l’uomo sciatto che avevo sposato.
Se solo fossi potuta tornare in quel garage..
In quel momento mi illuminai. E se quel riflesso fosse prodotto dalle chiavi di quel condominio?
Feci inversione e corsi verso il teatro degli avvenimenti di quel pomeriggio. Ci misi poco ad arrivare e, come in trans, mi ritrovai davanti al civico indicatomi giorni prima da Stefania.
Misi la chiave e provai a girarla. Un mix di emozioni mi assalirono quando vidi la porta aprirsi. Mentre percorrevo la strada che portava al garage scrissi a Luca l’indirizzo e gli dissi di sbrigarsi a venire. Gli indicai il numero di garage e feci il giro per andare al muro.
Passarono minuti interminabili, ogni secondo veniva scandito da un fremito e la mia impazienza mi mise a dura prova.
Finalmente sentii la porta del garage aprirsi e la voce di Luca chiamarmi. Con il telefono feci luce nel buco e gli indicai la via per arrivare a me.
“Ale, dove sei?”.
Gli risposi per messaggio.
“Tra me e te c’è un muro e in quel muro c’è un buco. Vedi tu cosa fare. Sappi solo che la tua sorellona ti vuole”.
Capì al volo ed il suo cazzo spuntò subito dalla fessura.
Da ninfomane quale sono, mi ci fiondai subito. Presi subito a pomparlo forte andando a sbattere più di una volta con il naso contro il muro per la foga che ci misi.
Quanto amavo quel palo di carne. A differenza dei due pivelli aveva una dimensione e una resistenza invidiabili. Ma non era solo quello. L’odore, la forma, le vene, il modo in cui si gonfiava, tutto di quel palo di carne accendeva la mia voglia di averlo dentro di me.
Nel bel mezzo del mio delirio di volgarità, Luca decise che ne aveva abbastanza. Tolse il pene dalla mia bocca e lo sfilò dal buco.
“Ma non ho finito”.
“Neanche io, ma basta pompe. Se vuoi il cazzo vienitelo a prendere”.
Mi precipitai da lui. Quando aprii la porta del garage fu uno spettacolo. Lui era lì, nudo, con l’erezione che puntava nella mia direzione e uno sguardo che prometteva la perdizione totale.
Successe tutto in un attimo. Si avvicinò e mi mise con la faccia attaccata al muro. I miei pantaloni finirono alle mie caviglie e la sua lingua prese a sguizzare sul mio intimo fradicio.
La prima scossa elettrica mi arrivò dritta al cervello provocandomi un senso di eccitazione istantaneo, senso di eccitazione che fu subito surclassato da ciò che provai quando sentii il mio intimo essere messo da parte e la sua lingua entrare nel mio sesso rovente.
Dalla mia bocca iniziarono ad uscire gemiti degni del peggiore dei film porno. La mia mano andò tra i suoi capelli e le sue dita andarono sul mio clitoride.
Strinsi forte per fargli capire che, in quel momento, lui era solo mio e aumentai i decibel del mio gradimento.
Ebbi un primo orgasmo che mi piegò le gambe ma che non saziò la mia voglia di lui.
Mi voltai, gli misi la misi le mani sulle spalle e lo feci sedere a terra. Passai la mia lingua su ogni centimetro del suo viso che vidi sporco dei miei umori e tenni tutto in bocca. Ci bastò un’occhiata. Portai le mie labbra vicino alle sue e, quando le schiuse, ci riversai tutto il suo contenuto.
Mentre le sue labbra si richiudevano, la mia mano andò a cingere la sua erezione e la puntò all’entrata della mia vagina.
Mi lasciai andare impalandomi in un sol colpo. Un gemito mi uscì dalla bocca mentre il mio stomaco si sentiva violato da quel grosso palo di carne marmorea.
Presi a cavalcarlo come un’ amazzone. Sentire i miei fianchi sbattere contro i suoi mi mandò in estasi. Mi sentii potente e mai un pene mi aveva dato quella sensazione.
Le sue mani andarono a sollevarmi la maglietta e decisi di aiutarlo. In men che non si dica mi ritrovai nuda, con i capezzoli ritti a fare cerchi concentrici con il bacino mentre lui, seduto sotto di me, aveva imboccato prima un capezzolo e poi l’altro.
Non riuscii ad accontentarmi di quel trattamento, la Alessia troia voleva di più.
Voleva sentire quel cazzo, le sue vene, il suo glande. Sapeva che quel giorno avrebbe potuto raggiungere un orgasmo che avrebbe ricordato per tutta la vita.
Gli misi le mani sulle spalle e lo feci tornare sdraiata per terra. Presi a fare l’amazzone su quel grosso tronco ripieno di sperma.
I nostri sguardi si incrociarono e riconobbi in quegli occhi, pieni di desiderio e lussuria, quelli di un fratello che per giorni mi stava bramando.
Le sua mani andarono a stringermi sui fianchi, facendomi sentire la sua voglia di me. Il ritmo della mia cavalcata aumentò, portando Luca in uno stato di godimento che mai gli avevo visto.
Era lì, occhi chiusi, testa all’indietro, la bocca spalancata che non riusciva a far uscire nessuna parola, se non qualche gemito. Le sue dita si conficcarono ancora di più nella mia pelle, dandomi una scossa elettrica che arrivò dritta al cervello.
Successe tutto in un attimo. Luca si riebbe e riuscì a sollevarsi senza uscire da me. Non capii neanche come e mi ritrovai in braccio a lui, con la schiena contro il muro freddo, le sue mani dietro la mia schiena per sostenermi e le mie gambe avvinghiate al suo busto.
Mi possedette come un toro fa con la sua giumenta. Mi scopò con passione, con colpi potenti e profondi che andavano ad aprire le mie interiora ad ogni affondo.
“Cazzo, si. Spaccami la fica Luca. Sfonda quella vacca di tua sorella”.
Queste furono solo alcune (forse le più caste) delle cose che gli dissi prima di inondare il pavimento con uno degli orgasmi più forti che abbia mai avuto.
Quando mi mise giù, non riuscii a stare in piedi. Quella giornata mi aveva privata di tutte le energie fisiche.
Alzai lo sguardo e notai la sua erezione puntare il mio viso.
Provai ad alzarmi, o anche solo ad allungare una mano, ma il mio corpo non rispose.
Mi misi a ridere.
“Scusa fratellino, ma non ho proprio forze. Se vuoi finire, fallo tu ma io non riesco a muovere un muscolo”.
Notai la sua delusione nel viso.
Feci l’unica cosa che potevo fare. Lo guardai, gli sorrisi e tirai fuori la mia lingua.
La bocca spalancata gli fece capire subito cosa volevo che facesse e lui eseguii da bravo soldatino.
Gli bastarono pochi colpi di mano per riempire il mio corpo (ancora tremante per l’orgasmo), il mio viso e la mia bocca con un gran numero di schizzi del suo seme.
Ci ricomponemmo e ce ne andammo, lui con la faccia beata di chi si è appena scopato una gran puttana ed io con la soddisfazione di sentire l’odore dello sperma di mio fratello sul viso.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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