orge
Le avventure di Mario
19.03.2026 |
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"“Il mio fidanzato a quanto vedo è già prenotato, vieni tu con me mentre lui si riprende?”..."
Ciao a tutti sono Mario e vi sto per raccontare una vicenda nata con lo scopo di risollevare il morale di mia sorella maggiore Asia. Erano giorni che mia sorella era depressa e non capivo la motivazione. Sapevo che con i nostri genitori faceva finta di niente e che, come sempre, si teneva tutto per sé per non dare preoccupazioni a chi le stava vicino. Toccava a me, quindi, trovare il modo per farla aprire e farmi raccontare ciò che le passava per la testa.
Così un giorno, dopo aver finito le rispettive giornate lavorative, la incrociai nell’ascensore del palazzo di cui condividevamo il pianerottolo nello stesso piano. Decisi di prendere la palla al balzo e di andare dritto al nocciolo della questione.
Non riuscì a trattenersi e mi disse che il divorzio, per quanto da lei tanto agognato, aveva portato a delle problematiche di cui non mi voleva parlare.
Il fatto che non volesse dirmi apertamente ciò che non andava mi fece capire subito che si trattava della sfera sessuale e così la invitai ad entrare nel mio appartamento per parlarne in un posto più appartato.
“Dai sorellona, non farti problemi ad aprirti con me. Puoi fare la riservata quanto vuoi ma tra la testiera del mio letto e quella del tuo c’è solo un muro sottile. So che non ti mancano gli spasimanti. Dimmi cosa c’è che non va”.
“Ma no, non è, diciamo, la materia prima, che mi manca. Sono alcune abitudini che devo cercare di far morire ma che faccio fatica”.
“Quali?”.
“Mario! Se non mi mettesse in imbarazzo te lo direi!”.
Detto questo, si affrettò ad uscire dalla mia abitazione sbattendo la porta.
Aspettai qualche ora. Sapevo che sarebbe potuto essere utile per farla sbollire e, dopo, le scrissi un messaggio di scuse.
“Perdonami se ho esagerato. Sappi che se posso far qualcosa per non farti perdere quella abitudine farò tutto ciò che è in mio potere per aiutarti”.
Quel messaggio non ricevette mai una risposta.
La mattina dopo andai in palestra e, al mio ritorno, trovai Asia che mi aspettava davanti alla mia porta con le brioches fresche appena sfornate dal bar.
Sapevo che quello era il suo modo per chiedere scusa e così la feci entrare in casa.
Decisi di far finta che la sera precedente non esistesse e iniziai a parlare del più e del meno.
Passò un’oretta quando lei, alzandosi per andarsene, si girò verso di me e decise di affrontare il discorso.
“Davvero faresti tutto ciò che puoi per aiutarmi? Anche se fosse una cosa imbarazzante?”.
“Certo, dimmi cosa posso fare e vedrò se è fattibile”.
Nei suoi occhi verdi scorsi i segni di una lotta interna: dirmelo o non dirmelo?
Vinse la prima.
“Mario, non giudicarmi. Con Elio, prima del divorzio, avevamo iniziato a frequentare i club scambisti. Il problema è che il costo tra un’entrata da single e una in coppia non è adatta alle mie tasche. Sto cercando qualcuno con cui andare ma non ho nessuno di fiducia”.
Rimasi a bocca aperta. Non solo stavo scoprendo che mia sorella era una scambista, stavo anche sentendo la sua implicita richiesta di andare nei club con me.
“Nello specifico cosa dovrei fare?”.
“Ma niente, entri con me e da lì è una sorta di discoteca, solo che non ci vai per ballare”.
“Si, ma io e te se entriamo come coppia dobbiamo anche viverla come coppia, o no?”.
“Ma no, aspetti che qualcuno ci abbordi, e poi ci viviamo la nostra serata”.
Esitai un attimo e questo fece rabbuiare il viso di Asia. Quella micro-espressione che comparve sul suo viso mi fece accettare d’impulso.
Non so come passai dalla nascita di un sorriso sul suo viso al ritrovarmi, quella sera, davanti a uno di quei club scambisti.
Mi guardai intorno. Quasi tutti gli uomini, me compreso, erano vestiti allo stesso modo, jeans e camicia. Le donne invece erano vestite, se così si può dire, nei modi più disparati.
Asia aveva optato per un look che, al confronto con le altre, era molto sobrio: scarpa con il tacco, minigonna nera che lasciava le sue splendide gambe scoperte alla mercè di chiunque e una maglietta attillata con lo scollo a V da cui si vedeva che non indossasse il reggiseno. Un leggero filo di trucco le copriva il viso e servì a non far notare la differenza di età che c’era tra me e lei.
Entrammo senza problemi e andammo al bancone per bere qualcosa. Io ne avevo un gran bisogno, non era un ambiente a cui ero abituato e la tensione mi si leggeva in faccia.
Al contrario, Asia era perfettamente a suo agio e già dispensava occhiate fugaci ai singoli presenti in pista.
Erano passati pochi minuti che già i primi singoli vennero a provarci con mia sorella. Furono tutti prontamente respinti.
Dato picche all’ultimo si girò verso di me e, dopo aver sbuffato, finalmente mi rivolse la parola.
“Qui è un mortorio, andiamo a spiare nelle stanze”.
Non avendo la più pallida idea di come funzionasse quel posto, la seguii.
Passammo per varie salette in cui vidi coppie che si davano da fare e orge al limite dell’immaginazione, ma quello che mi colpì fu la stanza del glory hole.
“Ti stuzzica non è vero?”.
Non risposi ma la mia faccia doveva essere tutto un programma.
“Guarda, se vuoi fermarti fallo, io tanto voglio cercare qualche bel pezzo di carne con cui divertirmi”.
Non me la sentii di fermarmi lì e proseguii.
Arrivammo alla penultima porta. Decidemmo di entrare e di vedere cosa ci fosse all’interno. La stanza non era come tutte le altre. Era piccola, stretta e quasi buia dato che a fare luce c’era solo una finestra che dava su un’altra stanza. Intrigata, Asia decise di entrare.
Una volta dentro mi accorsi che non era vuota. All’interno una donna era appoggiata con i gomiti alla rientranza della finestra. La sua gonna era stata tirata su in vita e, dietro di lei, un uomo la stava masturbando con tre dita nella vagina. Lei non gli prestava molta attenzione, era totalmente assorta dalla scena che si vedeva dalla finestra.
Mi voltai incuriosito da ciò che aveva rapito in quel modo quella donna.
Dalla finestra si vedeva ciò che accadeva nell’ultima stanza. Quest’ultima era molto scarna ed era composta soltanto da un letto sfatto posto al centro di una stanza dai muri rossi.
Ciò che attirava l’attenzione era ciò che si svolgeva sopra al letto. Lì, una donna magra e pallida stava facendo ciò che prima di quel giorno avevo visto solo nei film porno.
In un equilibrio precario stava gestendo due uomini che la penetravano (in quell’orgia non ho la certezza che fosse una doppia penetrazione ma nella mia testa lo fu), mentre uno, messo davanti a lei, le aveva raccolto i capelli castani e la stava scopando in bocca. Come se non bastasse tutto questo, ai suoi fianchi due uomini le avevano messo il pene in mano e si stavano facendo masturbare con forza.
Una scena incredibile.
Alla prima occhiata iniziai a sentire il rigonfiamento nei miei pantaloni farsi più massiccio e la mia mano andò ad accarezzarla cercando di lenire quella sensazione.
“E tu che ci fai lì in un angolino tutto solo?”.
La voce di Asia mi riportò al mondo reale. Neanche il tempo di accorgermi che in un angolo dietro la porta c’era un uomo seduto a fissare la bionda alla finestra, che vidi una scena a cui non ero pronto.
Mentre pronunciava la frase, mia sorella si avvicinò a lui e si inginocchiò tra le sue gambe.
“Posso?”.
Lui non rispose, guardò solo la donna in cerca di un cenno di consenso che arrivò puntuale.
“Fai pure, fai solo attenzione che si vede che sono due pivelli”.
La bionda si sarebbe ricreduta presto.
Un sorriso disumano sorse sulle labbra di quella che fino a quel momento avevo visto solo come la mia dolce sorellona. La sua testa si posizionò tra le cosce dello sconosciuto e, partendo dal basso leccò tutto lo stelo del suo pene. Una volta arrivata in cima lo prese in bocca e iniziò quello che, a quanto potevo vedere dall’espressione di quell’uomo, fu un pompino magistrale.
Rimasi a bocca aperta. Mai avrei immaginato di ritrovarmi in una situazione simile.
Ero così sconvolto che non notai che la donna si era staccata dal suo uomo e mi si era avvicinata.
“Siete una coppia strana”.
Non era un’accusa, ma fui sicuro che fu più una scusa per farmi sentire il suo alito caldo sul collo che una vera frase.
Mi irrigidii e non seppi rispondere.
“Lei sembra una che viene nei privé da sempre e tu sembri uno alle prima armi. Inoltre, si vede la grande differenza di età”.
Provai a balbettare qualcosa ma fui subito azzittito dalla sua mano che si posò sulla mia patta e prese a saggiarla.
“Onestamente non mi interessa”.
Si abbassò e in men che non si dica mi ritrovai con la sua lingua che accarezzava delicata ogni centimetro della mia erezione. Era spettacolare, si stava assaporando ogni lembo di pelle guardandomi dritto negli occhi con lo sguardo di una donna che sa che può far impazzire un uomo quando vuole.
Nel mentre, l’uomo che la stava masturbando prima, aveva iniziato a guardarci prendendo in mano la sua misera erezione. Pian piano provò ad avvicinarsi e cercò di andare a toccare sotto la gonna della donna che mi stava donando quel trattamento fantastico.
Con una naturalezza disarmante e una fermezza che avevo visto poche volte nei miei 25 anni, sostituì la lingua con la mano e si voltò verso di lui.
Bastarono poche parole per far capire le sue intenzioni.
“Carlo torna a guardare tua moglie che ha quasi finito”.
Colpito sul vivo, l’omuncolo tornò mesto a guardare dalla finestra con il cazzo in mano.
“Scusa l’interruzione”.
Detto ciò, imboccò la mia cappella e prese a pompare con maestria.
Si vedeva che era solita fare certe serate. Era totalmente a suo agio e la sua capacità di usare la bocca denotava una certa esperienza nonostante un’età molto giovane.
Quell’esperienza surreale andò avanti per diversi minuti, fino a quando Carlo non ruppe quell’atmosfera annunciando che nell’altra sala avevano finito e che potevamo entrare.
La donna che mi stava succhiando si staccò e ci disse di andare tutti a divertirci nella stanza a fianco.
Asia provò a rispondere, ma l’uomo che si stava lavorando le fece pressione sulla testa e non la fece alzare.
“No, aspetta non ora. Non ora”.
Vidi il suo viso trasfigurarsi dal godimento e gli spasmi sopraggiungere. Con un urlo ci annunciò il suo orgasmo e lo riversò nella gola di mia sorella.
Sfinito si accasciò allo schienale della sedia.
Guardai Asia tornare in posizione eretta. Ciò che mi colpii fu la tranquillità che traspariva dal suo viso.
Aveva appena fatto venire uno sconosciuto nella sua gola e per lei sembrava di non aver fatto nulla di eccezionale. Anzi, sembrava già alla ricerca del sostituto e lo trovò in Carlo.
“Il mio fidanzato a quanto vedo è già prenotato, vieni tu con me mentre lui si riprende?”.
Carlo annuì subito entusiasta.
“Occhio che se sei abituata a questo cazzone qua quello di Carlo ti sembrerà uno spillo”.
Asia passò lo sguardo dalla bionda, che aveva appena fatto il commento, al mio pene e sorrise tranquilla. Prese Carlo per le palle e se lo tirò fino alla porta.
“Cara, non esistono cazzi piccoli. Ci sono solo quelli che fanno male quando entrano nel culo e quelli che lo fanno meno”.
Detto ciò, uscii e andò nella stanza successiva.
La mia nuova compagna di giochi fece un cenno verso l’uomo sfatto sulla sedia e si mise a ridere.
“Direi che come compagni di vita hai scelto meglio tu”.
Mi misi a ridere e, prendendola per mano, la condussi nella stanza dove ad aspettarci c’erano già Asia, Carlo e sua moglie, che piena di sborra, non aspettava altro che altri amici con cui giocare.
Continua…
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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