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incesto

Che famiglia 6 (matrimonio pt1)


di ScrittoreAcerbo
20.12.2025    |    427    |    0 9.4
"Giusto il tempo di riempirmi il piatto e di andare a sedermi, mi arrivò una notifica sul cellulare..."
Era successo, finalmente io e Alessia eravamo riusciti a vederci e a fare ciò che volevamo. Le immagini del nostro amplesso continuavano a passare nella mia mente.

Ero stato con molte donne, e la maggior parte di loro si lasciavano andare a tutte le loro voglie, ma nessuna era come lei. La connessione ed il senso di perdizione che lei scatenava in me, non me lo ha mai provocato nessun’altra.

Nei giorni successivi riuscimmo a vederci in segreto altre volte e a scopare come meritavamo. Era eccitante nascondere il tutto agli occhi dei nostri famigliari, organizzarsi nelle poche ore in turno insieme e ritrovarsi nei luoghi più disparati per dare sfogo alle nostre malsane voglie.

Come ogni cosa bella, c’era anche l’altro lato della medaglia. L’aumento della nostra chimica non era passato inosservato. Il marito di Alessia iniziava a fare delle domande e, come se non bastasse, anche nostra madre, che già sembrava avere dei dubbi, iniziò ad essere più guardinga nei nostri confronti.

A questa situazione si andò ad aggiungere il matrimonio di un nostro fornitore.
Ci ritrovammo così intrappolati in un casolare enorme, io, Alessia, la sua famiglia e i miei genitori. Ci divisero in due stanze e, per questioni di spazio, mi ritrovai a dividere la stanza con i miei genitori, mentre Alessia e la sua famiglia si ritrovarono nella stanza di fianco.

Le camere erano minuscole. Erano composte da un unico ambiente dove, oltre ad un armadio, c’erano un letto matrimoniale e il mio singolo, unito ad un bagno dove c’era a malapena lo spazio per un water, un lavandino e una doccia minuscola. Giusto per non farsi mancare nulla, il bagno era in comune con la stanza a fianco (quella di Alessia).

Appena arrivati salimmo e disfacemmo le nostre valigie. Ovviamente, Matteo ci mise poco per chiudersi in bagno e iniziare una delle tante sessioni masturbatorie di quel weekend.

Giusto il tempo di darci una rinfrescata ciascuno (Matteo grazie per averci lasciato quei cinque minuti), e andammo tutti a cena.
Per l’occasione era richiesto un abbigliamento informale quindi io, come quasi tutti gli altri uomini, mi presentai in pantaloncini e maglietta. Le donne, invece, si divisero tra chi già metteva in mostra abiti succinti e chi, come mia sorella, si limitava ad un semplice prendisole.

Incuriosito, iniziai a guardare i volti delle persone attorno a me in cerca di qualche viso familiare.
La mia infruttuosa ricerca fu interrotta da un messaggio: “Guarda che ti vedo che guardi le altre. Anche se c’è Renzo, questo fine settimana sei mio. Sappilo”.

Alzai lo sguardo e incrociai quello di Alessia che, con il solito scintillio da troia quale amava autodefinirsi, mi sorrise promettendomi, senza parlare, due giorni e due notti di pura adrenalina.
Non risposi e mi accontentai di ricambiare il sorrisetto.

La serata passò tranquilla, tra risate e alcol a non finire. Data la costante presenza del marito, io e Alessia non avemmo modo di scambiare la ben che minima effusione e la serata terminò con un freddo saluto prima di dividerci nelle nostre stanze.
I miei genitori si addormentarono dopo pochi minuti e il loro russare rese vano ogni mio tentativo di prendere sonno.

A tenermi compagnia arrivò un altro messaggio: “Ciao, sento come russano mamma e papà, immagino che tu sia ancora sveglio”.
Era Alessia.
“Sì, lasciamo stare, come mai sei al telefono? Tuo marito ha passato la serata a dirmi di mettere i tappi perché ti avrebbe fatta urlare nonostante la presenza di Matteo. Non dirmi che ha già finito”.
Mi mandò delle emoticon con la risata.
“Non puoi finire ciò che non hai nemmeno iniziato. E poi, l’unico in grado di farmi urlare è nella stanza a fianco alla mia”.
“Mi stai dicendo che Antonio (un amico dello sposo che avevamo conosciuto quella sera e che aveva la stanza dall’altro lato rispetto ad Alessia e Renzo) è così bravo?”.
“Cretino”.

Chiacchierammo un po’, scherzando sulla cosa, finché non sentii che qualcuno dalla stanza di Alessia entrò nel bagno.
“Guarda l’unica cosa buona è che Matteo ha finito di strusciarsi contro il letto e sta andando a farsi l’ennesima sega del giorno. Guarda sarei proprio curiosa di sapere cosa gli esce visto quante se ne fa”.

Effettivamente Alessia aveva ragione. Seppur sommessi, dalla mia stanza si sentivano dei rumori di sfregamento e, conoscendo mio nipote, chiunque poteva intuire cosa stesse facendo.
Ci mise poco ed uscii senza tirare l’acqua.
Passarono diversi minuti senza ricevere altri messaggi da mia sorella e finii per addormentarmi.

La mattina dopo mi svegliai con il telefono accanto al viso e delle notifiche da parte di mia sorella.
“Luca altro che cosa esce, guarda qui!”.
Aprii la foto che mi aveva mandato. Ci misi un attimo a capire e, quando lo feci, non riuscii a decidere se ridere o correre a congratularmi.

Davanti a me avevo l’immagine della mano di Alessia che mostrava le mutande di Matteo imbrattate con una pozza di sperma bianco latte.
Lessi i messaggi successivi e, tra una risata e un velo di invidia data l’abbondanza, decisi di andare giù a fare colazione.

Appena scesi scorsi Alessia che, dopo avermi sorriso sorniona, scappò su verso camera sua. Non ci feci caso e andai al buffet.
Giusto il tempo di riempirmi il piatto e di andare a sedermi, mi arrivò una notifica sul cellulare. Buttai l’occhio e vidi che era un video di Alessia.

Vedendo l’andazzo dei messaggi della sera precedente, decisi di inventarmi una scusa e di uscire fuori.
Una volta messo in un angolo appartato dl giardino, feci partire il video.

Non riuscii a credere ai miei occhi. Il video iniziò con la mano di mia sorella che prendeva l’indumento e se lo passava sulla lingua con lentezza studiata. Mentre lo faceva, i suoi occhi lanciarono uno sguardo di lussuria verso il telefono. Nel mentre le mutande arrivarono fino al mento.

Quello che vidi mi provocò un dolore al basso ventre per quanto mi eccitò.
Si inquadrò il viso e mostrò la lingua, piena dello sperma di Matteo e, sempre con una lentezza esasperante, la rimise in bocca, ingoiando il tutto. Ricominciò da capo, questa volta però mettendosi di profilo e passando la lingua su quel pezzo di stoffa.
Ripeté l’operazione altre due volte e concluse il video mostrandomi la mutanda pulita, con le sole impronte di saliva date dal passaggio della sua lingua.

Ero così preso dal video che non mi accorsi di ciò che accadeva di fronte a me.
Alzai gli occhi e la vidi.
Alessia era di fronte a me, vestita come nel video (casual), con la sigaretta elettronica in bocca e il sorrisetto schernitore di chi sa di aver raggiunto il suo obiettivo.
Mi guardò il cavallo dei pantaloni e, sorridendo, mi consigliò di aspettare ad entrare. Detto ciò, si voltò e tornò a tavola dai nostri parenti come se nulla fosse.

Quando l’erezione mi calò feci per rientrare ma un messaggio di Alessia mi interruppe.
“C’è una sorpresa nel bagno della camera. Il torello che ho partorito ha un ottimo sapore e mi sa che tra un po’ salirà per preparare un'altra razione. Fammi capire quale toro della stalla dovrà montare questa vacca”.

Corsi su in camera senza passare dalla sala della colazione. Appena entrai in camera mi fiondai in bagno alla ricerca della sorpresa.
Mi ci volle un secondo per trovarla. Sul lavandino, messo in bella mostra, c’era un reggiseno di pizzo che poteva essere solo di Alessia.

Non ebbi neanche bisogno di pensarci. Presi il reggiseno e me lo puntai sotto il naso. Aspirando gli odori di quella donna, che tanto mi stava faceva provare a livello di eccitazione, feci uscire il mio pene dalla gabbia composta dai miei pantaloni e presi a segarlo con forza.

Nella mia mente passarono le immagini di quel video e la mia mano aumentò il ritmo in maniera vertiginosa. Che troia che era diventata mia sorella e che bastardo che ero io che sentivo tutta quella voglia di riempirle la bocca con il mio essere.

Sentii i primi spasmi salire dalle mie viscere.
Posai il reggiseno sulla tavoletta del water e ci puntai contro l’arma del delitto.
Nella mia mente riaffiorò l’immagine dello sguardo di Alessia e di tutta l’eccitazione che traspariva da lei nel leccare via lo sperma da quelle mutande.

Aumentai il ritmo. Non vedevo della biancheria davanti a me, ma vedevo mia sorella, in ginocchio, che mi spalancava la bocca e chiedeva il mio nettare caldo.

Quel pensiero fu troppo per me e finii per esplodere.
Un gemito che non riuscii a trattenere fece da coro a una quantità di schizzi indefinita uscirono da me senza controllo. Provai a far andare tutto nelle coppe ma i getti furono così forti e numerosi che andarono ad imbrattare anche il water e il pavimento.

Mi misi a ridere pensando che, se Alessia fosse stata lì, sarebbe stata felice nel vedere quanto tutto questo mi avesse fatto perdere il controllo.

Mi ripulii alla veloce e nascosi il reggiseno nella tasca del suo accappatoio. Mandai prima alcune foto del casino che avevo fatto e, quando vidi che le aveva visualizzate, mandai anche il video.
Misi in ordine il bagno mi rivestii ed uscii dal bagno.

“Oh Luca, ero venuta a cercarti che eri sparito. Tutto bene?”.
Davanti a me c’era mia madre con il volto arrossato e il fiato corto.


CONTINUA

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