incesto
Il velo della Tentazione atto IX
11.02.2026 |
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"Mi stai facendo segare da un porco guardandoti… Non ho mai conosciuto una puttana come te! dimmi che sei una troia…»
Francesca, ancora schizzando in spruzzi lunghi: vocale urlato: «Non sono..."
Francesca si svegliò con il corpo pesante, indolenzito in posti che non ricordava più di aver avuto, un dolce bruciore tra le cosce e un calore umido che le colava ancora piano dall’interno. La luce del mattino filtrava dalle persiane socchiuse, tagliando strisce dorate sul letto disfatto. Alessio dormiva profondamente accanto a lei, il petto che si alzava e abbassava regolare, il cazzo semi-eretto anche nel sonno, lucido di residui secchi di sborra e dei suoi succhi. Lo guardò per un lungo istante, il cuore che le martellava nel petto, poi si alzò piano, le gambe molli, il pavimento freddo sotto i piedi nudi.Entrò in bagno senza accendere la luce forte, solo la piccola abat-jour sopra lo specchio. Aprì l’acqua della doccia, calda, quasi bollente, e si infilò sotto il getto lasciando che le scorresse addosso come una carezza punitiva.
Sotto l’acqua chiuse gli occhi e lasciò che i ricordi della notte la travolgessero, uno dopo l’altro, senza filtri.
Ho scopato con mio figlio. Tutta la notte. Fino all’alba. L’ho implorato di sborrarmi dentro, di riempirmi l’utero, di ingravidarmi cazzo... E lui l’ha fatto. Più volte. Ogni volta che sentivo la cappella forzare la cervice, ogni schizzo caldo che mi inondava dentro… oh Dio, lo sentivo ancora adesso, come se fosse rimasto lì, depositato nel mio grembo.
Un’ondata di colpa le strinse lo stomaco. Sono una madre. Una madre normale non fa questo. Una madre non si apre le gambe per il proprio figlio, non gli succhia il cazzo dopo che le ha devastato la figa, non gli chiede di spingere più forte contro la bocca dell’utero fino a farla urlare. Sono malata. Sono una puttana depravata. Dovrei vergognarmi. Dovrei piangere, pentirmi, pregare.
Ma mentre il pensiero della vergogna le attraversava la mente, il ricordo del suo odore – quel misto di sudore giovane, seme fresco e maschio – le fece contrarre la figa. Un pulsare improvviso, profondo, le salì dal basso ventre. Le ginocchia le tremarono.
Eppure… quando mi ha preso da dietro sul divano, le mani sui fianchi, il cazzo che entrava fino in fondo… quando mi ha girato supina e mi ha spalancato le gambe dicendomi “Vieni per me, mamma…”, quando ho sentito la sborra schizzare direttamente dentro l’utero, calda, densa, copiosa… non ho mai provato niente di simile. Mai. Cinque anni senza un cazzo, e poi lui. Mio figlio. Il mio sangue. Il mio seme che torna da dove è uscito.
Le mani le scivolarono sul ventre, quasi istintivamente. Lo accarezzò piano, sentendo il calore residuo, la pienezza che ancora le dava l’impressione di essere piena di lui. Probabilmente sono incinta. Non era un giorno sicuro. Ero nel periodo fertile. L’ho saputo mentre lo imploravo di non tirarsi fuori. L’ho voluto. L’ho chiesto. “Riempimi, amore… Sborrami nell’utero... ingravidami…”
La colpa tornò, più forte, ma stavolta si mescolò a un’onda di eccitazione così violenta da farle sfuggire un gemito. Le dita scesero più in basso, tra le cosce. La figa era ancora gonfia, le labbra arrossate e sensibili, e quando le sfiorò sentì la sborra di Alessio, quella che non era ancora uscita del tutto, densa e appiccicosa, mescolata ai suoi umori. Ne raccolse un po’ con due dita e se le portò davanti agli occhi: fili bianchi, viscidi, che brillavano sotto l’acqua della doccia.
È ancora dentro di me. Il seme di mio figlio. Il seme che mi ha fatto venire… ora mi sta eccitando di nuovo.
Inserì lentamente due dita nella figa, spingendole in fondo, raccogliendo altra sborra, mescolandola ai suoi succhi. Il contatto fu elettrico: le pareti interne, ancora sensibilissime dopo ore di scopata brutale, si contrassero subito intorno alle dita. Iniziò a muoverle piano, dentro e fuori, sentendo la viscosità del seme che le lubrificava i movimenti, il calore residuo che le bruciava piacevolmente.
Sono una madre troia. Una puttana incestuosa. Ho lasciato che mio figlio mi sborrasse nell’utero tutta la notte. L’ho implorato. Ho urlato il suo nome mentre venivo squirtando per la quinta, sesta volta. E ora… ora mi masturbo pensando a quanto era grosso, a quanto mi ha riempita.
Accelerò il ritmo. Le dita entravano profonde, curvandosi per sfregare quel punto interno che la faceva tremare. Con il pollice premeva sul clitoride gonfio, gonfio di ricordi. L’acqua calda le scorreva sul viso, sui seni pesanti che dondolavano a ogni movimento del braccio, i capezzoli duri che sfregavano contro il palmo libero.
Lo sento ancora… la cappella che forzava la cervice… il primo schizzo che mi entrava dentro… caldo, potente… poi il secondo, il terzo… mi riempiva fino a traboccare… e io venivo, venivo così forte che squirtai sul suo cazzo, bagnandogli le palle…
Un gemito le sfuggì, più alto. Le gambe le tremarono. Si appoggiò con la schiena alle piastrelle fredde, spalancò di più le cosce, infilò una terza dito, stirandosi, riempiendosi come aveva fatto lui.
Cazzo e se fossi incinta di mio figlio? No, non ci pensiamo ora… Voglio lui, lo desidero. Lo voglio. Voglio sentirmi di nuovo piena di lui… Oddio... voglio che mi guardi mentre la pancia cresce e sappia che è merito del suo cazzo…
L’orgasmo arrivò improvviso, violento, come una scarica. Le dita affondarono al massimo, premendo contro la cervice ancora sensibile, la figa si contrasse in spasmi fortissimi. Un getto caldo schizzò fuori, mescolato a residui di sborra, squirting potente contro il vetro della doccia, bagnandole le cosce, le mani, il pavimento. Urlò piano, mordendosi il labbro per non svegliare Alessio, il corpo che si inarcava, le tette che rimbalzavano, le lacrime di piacere che si mescolavano all’acqua.
Quando finì rimase lì, ansimante, le dita ancora dentro, piene del seme di suo figlio, il cuore che le martellava nelle orecchie.
Non c’è ritorno. Sono la sua. La sua mamma troia. La sua puttana. E lo sarò per sempre.
Spense l’acqua, uscì dalla doccia con le gambe che ancora tremavano, si avvolse nell’asciugamano e tornò in camera. Alessio dormiva ancora. Si infilò nel letto accanto a lui, nuda, il corpo ancora bollente, e gli posò una mano sul petto, sentendo il battito regolare.
Sorrise nel buio, un sorriso da peccatrice redenta nel peccato.
Verso l’ora di pranzo, quando la luce gialla filtrava dalle tapparelle e il soggiorno era un campo di battaglia di sesso – divano bagnato di umori e sborra, tappeto macchiato, odore pesante di sudore, figa e latte caldo ovunque – Alessio era sdraiato supino, il petto sudato che si alzava lento, il cazzo semi-duro l’ultima venuta. Francesca era accanto a lui, la figa devastata con il foro ben visibile che ancora sgocciolava sborra, si girò piano, quasi ipnotica, con un movimento lento si alzò col busto per baciarlo e sentì il colare copiosa quella crema accumulata che usciva fuori ad ogni piccolo movimento, riversandosi nel letto. Le tette enormi, pesanti, ondeggiavano ad ogni respiro. I capezzoli rosa erano gonfi, arrossati.
Poi, con voce bassa, rauca, carica di possesso trionfante, Alessio gli disse:
«Ma’ buongiorno… iniziamo questa giornata col verso giusto... prendi il telefono. Apri Telegram. Scrivi a quel segaiolo di Marco.»
Francesca si fermò di colpo, la figa che si contrasse vuota in maniera forte sentendo quelle parole. Un brivido violento le percorse la spina dorsale, le fece colare altro umore misto a sborra.
«Vuoi… Che vuoi fare? Vuoi che gli mostri tutto?» sussurrò, gli occhi che brillavano di eccitazione perversa, la voce già rotta da ore di urla.
Alessio annuì, le mani ora che le stringevano i fianchi larghi, spostandola sopra di se e spingendola giù più forte sul cazzo impalandola fino a farla gemere.
«Voglio che veda come ti ho ridotta. Quanto ti sei fatta scopare. Quanto sei troia per me. Tutto. Dal pompino, all’incularti, a come schizzi e come urli. Ma senza mai inquadrare la mia faccia. Solo te… la mamma puttana… che si fa distruggere da un ragazzo giovane. E alla fine… solo allora gli dirai la verità.»
Francesca gemette forte, la figa che schizzò un piccolo spruzzo caldo intorno al cazzo. L’idea la faceva impazzire: esibire il suo corpo devastato a quell’estraneo, fargli sentire i suoi gemiti, i suoi schizzi, le sue urla da troia, farlo segare pensando a lei usata da un “ragazzo giovane”… e poi rivelargli che quel ragazzo era suo figlio. Si staccò piano dal cazzo - un suono umido, osceno, di suzione quando l’asta uscì dalla figa aperta - la sborra accumulata colò copiosa sul divano in un rivolo denso, bianco.
Lei si alza dal letto completamente nuda, il corpo sinuoso e invitante che brilla sotto la luce soffusa della stanza, le curve perfette che ondeggiano mentre cammina verso Alessio con un sorriso malizioso, sapendo esattamente quanto lo sta facendo impazzire. I capezzoli già duri per l'eccitazione, la figa rasata e umida che si intravede tra le cosce mentre si muove, ma è solo l'inizio: vuole vestirsi per lui, trasformarsi in una bambola da scopare, pezzo per pezzo, sotto i suoi occhi affamati.
Prima infila un nylon nero forato al centro, tirandolo su piano lungo le gambe lunghe e toniche, il tessuto che aderisce come una seconda pelle, lasciando intravedere la carne morbida sottostante, fino all'inguine dove si fermano, incorniciando la sua figa nuda come un invito osceno. Si piega leggermente per sistemarlo, offrendo ad Alessio una vista perfetta del suo culo tondo e sodo, che trema appena al tocco delle sue dita.
Poi afferra il top anch’esso a nylon nero velato, lo fa scivolare sul torso nudo, il tessuto elastico che si tende sulle tette enormi e pesanti, lasciando i capezzoli sporgenti e visibili attraverso il velo, come se volesse farli succhiare subito. Lo sistema con cura, tirandolo giù fino alla vita stretta, per poi far uscire il seno quasi completamente esposto, gonfio e pronto a essere palpato.
La gonna grigia corta e leggera viene dopo: la infila sui fianchi larghi, facendola aderire al culo in modo da coprirlo appena, ma sapendo che basterà un movimento per farla salire e rivelare tutto. Sotto, niente mutandine, solo la figa aperta e lucida che spunta dal bordo, come se il vestito fosse fatto apposta per essere strappato via durante una scopata furiosa.
Infine, i tacchi bianchi sono pumps a stiletto bianchi eleganti e affilati, con 16 centimetri sufficienti a inarcare il piede in una posa sensuale e slanciare la gamba in modo provocante.
Si sedette sul bordo della sedia per infilarli, spalancando le gambe di fronte ad Alessio, la figa in piena vista mentre allaccia le cinghie, i piedi inarcati in una posa da porca che implora di essere leccata. Si alza di nuovo, ora completamente vestita per lui calze nere che la fasciano dandole quel look da donna sporca, top trasparente che fa da cornice a quei due tettoni sodi, con quella gonnellina che non copre nulla per quanto e corta… mentre i tacchi ticchettano ad ogni passo promettendo di graffiargli la schiena mentre lo cavalca.
Francesca: «Amore, sei sicuro? Vuoi che gli mostri che troia puttana sono diventata per te?» gli chiese con la voce rotta dall’eccitazione, leccandosi le labbra gonfie mentre si sfregava una mano tra le cosce appiccicose di sborra.
Alessio afferrò il telefono dal tavolino con mani tremanti di eccitazione pura, aprì Telegram, la chat con Marco ancora aperta, l’ultimo messaggio di settimane prima: un suo vocale in cui gemeva “riempimi porco, fammi la tua vacca da monta”.
Alessio la guardò dritto negli occhi e le disse: «Ora è il momento di fargli vedere la realtà, mamma. Fallo sbavare su quanto sei una donna porca e sfondata.»
Accese la fotocamera, la girò in modalità selfie e la porse alla madre. Francesca pensò di voler ingannare Marco per un po’, facendogli credere che fosse un amante giovane, anonimo, fortunato... ma in realtà voleva solo farlo impazzire di gelosia, immaginando la sua figa devastata da un cazzo fresco e duro.
Si scattò il primo selfie: un close-up delle sue tettone enormi, con un braccio che le cingeva da sotto per unirle in un solco profondo e osceno, i capezzoli turgidi.
Inviato.
Poi, per la seconda: si buttò sul tappeto come una cagna in calore, gambe spalancate con i tacchi piantati a terra, la figa spalancata, rossa e gonfia come una ferita aperta, che pisciava fuori fiotti densi di sborra cremosa in un rivolo continuo che le colava giù per il culo.
Inviato.
La chat su Telegram si aggiornò in tempo reale, con i timestamp che ticchettavano:
23:45 Francesca
Foto [Immagine: tettone enormi strizzate, capezzoli duri]
23:46 Francesca
Foto [Immagine: figa spalancata con la sborra che le cola dal buco]
23:46 Francesca
Vocale (0:15) [Trascrizione: Stanotte un giovane stallone mi ha scopata come una troia da marciapiede... erano anni che non mi facevo sbattere un cazzo così grosso e voglioso... Mi ha sfondato la figa tutta la notte, l’ha martellata fino a farmi urlare... Mi sono fatta persino sborrare dentro… Guarda quanto mi ha riempito, questa sborra calda mi cola ovunque, sono una puttana piena e gocciolante...]
23:47 Marco
Cazzo Francesca... un giovane? Quanti anni ha quel bastardo? Chi è? Porca troia sei devastata, sembri una vacca da monta usata e gettata... dimmi di più, fammi vedere altro!
Francesca sorrise diabolica, un ghigno da vera puttana, guardò Alessio che annuiva eccitato, il cazzo duro e pulsante stretto in mano, pronto a schizzare di nuovo.
Prima sequenza: il pompino
Si mise in ginocchio tra le gambe aperte di Alessio sul tappeto, il telefono appoggiato sul tavolino basso in modo da inquadrare perfettamente dall’alto: le sue tette enormi glassate di strati di sborra secca e fresca, che colava lenta nella valle profonda; la bocca carnosa gonfia, trucco sbavato; il cazzo grosso, venoso, lucido di umori e sborra vecchia che spuntava duro tra i suoi seni pesanti.
Iniziò lento, come una troia professionista.
Prese il cazzo in mano, lo accarezzò dalla base alla cappella, spremendo il precum residuo. Guardò in camera (verso Marco) con occhi lussuriosi, le labbra socchiuse.
Vocale sussurrato, roco: «Guarda Marco… questo ragazzino mi ha scopato tutta la notte… mi piace da impazzire il suo cazzo, lo assaporo lentamente… profondamente… come una vera puttana…» Dopo il primo video di 2 minuti di pompino profondo.
Marco: «CAZZO FRANCESCA… sei una troia vera… Mi fai venire solo a guardarti… sbava di più…»
Francesca lesse tra un affondo e l’altro, gemette con il cazzo in gola, rispose con un vocale rapido, la voce gorgogliante e strozzata: «È giovane… grosso… mi usa come vuole… guarda come mi soffoco per lui…»
Prese il cazzo in mano, lo accarezzò dalla base alla cappella grossa, spremendo il precum residuo che colò lucido sul palmo. Lo portò alla bocca, leccò la cappella piano, la lingua larga, bagnata, che girava intorno al glande viola, assaggiando il misto salato di sborra vecchia, umori suoi e precum fresco. Succhiò piano solo la punta, la bocca che si incavava forte, la guancia che si gonfiava e sgonfiava, la bava che già colava dagli angoli delle labbra carnose. Scende piano, centimetro per centimetro, la gola che si apriva con visibile sforzo, la bocca piena che si tendeva intorno all’asta venosa. Arrivò a metà, succhiò forte con rumori gorgoglianti osceni, risalì lenta lasciando fili spessi di saliva densa che colavano sulle tette, sul mento, sul cazzo. Poi di nuovo giù, più profondo. La gola si contrasse visibile in camera, gli occhi di Francesca che lacrimavano copiosamente mentre guardava dritto nell’obiettivo, lacrime che rigavano le guance arrossate.
Vocale gorgogliante: «Senti come lo succhio… GH! GH! GH! è grosso… GH! Mi… GH! GH! soffoca… GH! GH! ma lo prendo tutto…»
Spinse fino in fondo con un movimento deciso: naso schiacciato contro il pube giovane, palle sulle labbra gonfie, gola piena che si contraeva intorno all’asta. Tenne lì secondi lunghi, succhiò forte con la gola, mungendo il cazzo, rumori di gorgoglio e soffocamento che riempivano l’audio. Lacrime che colavano abbondanti, bava spessa che colava copiosa sul mento, gocciolava sulle tette glassate, fili lunghi che collegavano la bocca al pube. Risalì lenta, ansimando forte, rantolando, fili di bava spessa che pendevano dalla bocca aperta, colando sul cazzo e sulle zinne.
Ripeté il ciclo per minuti interminabili: giù profondo fino a soffocare, tenere con la gola che mungeva, succhiare forte con rumori bagnati osceni, risalire sbavando copiosamente, leccare la cappella con la lingua larga, poi di nuovo giù. Ogni volta guardava in camera, occhi lacrimosi ma pieni di lussuria pura, lacrime che colavano sul viso sbavato.
Vocale tra un affondo e l’altro, voce rotta, gorgogliante: «Mmmmh… Mi piace soffocare sul cazzo giovane… mi usa la gola come una figa… senti come sbavo… mi cola tutto addosso…»
Alessio le teneva i capelli biondi stretti (mani fuori campo), scopandole la bocca con spinte possessive, spingendola giù fino a farle toccare le palle con il naso ogni volta. Francesca godeva da morire: la gola piena che le toglieva il fiato, la bava ovunque che le colava sul corpo, l’esibizione per Marco che la faceva bagnare di nuovo copiosamente, la figa che pulsava vuota e colava sul tappeto. Secondo video: ancora più profondo, con lei che lacrima forte e tiene in gola più a lungo.
Marco: «Porca puttana… ingoi tutto come una schiava… cazzo quanto sbavi… sembri una troia da film porno… sei una mamma patetica che si fa usare la gola da un ragazzo… mi sto segando come un pazzo!»
Francesca, con lacrime e bava sul viso, vocale umiliato ma eccitato: «Mi usa la gola senza pietà… mi soffoca… mi tratta come un buco… sono la sua troia bavosa…»
Seconda sequenza: l’inculata
Francesca cambiò posizione senza staccarsi dal cazzo, lo succhiò un’ultima volta profondo per salutare la sequenza, poi si mise a pecorina sul divano, culo alto in camera, gambe spalancate negli stivali alti alla coscia che luccicavano di umori. Il telefono appoggiato sul bracciolo in modo da inquadrare tutto perfettamente: chiappe toniche aperte, buco del culo ancora lento a chiudersi dopo la scopata precedente, figa devastata che colava sborra densa in rivoli continui sul divano.
Vocale roco, guardando indietro in camera: «Ora mi incula, Marco… guarda mi sfonda il culo… ascolta come urlo…»
Alessio (sempre fuori campo) strofinò la cappella grossa, lucida di bava, sul buco del culo aperto, entrò piano ma deciso.
Francesca urlò forte, la voce che si spezzò in un urlo animalesco lungo, roco.
«CAZZO… MI ENTRA NEL CULO… È GROSSO… MI SPACCA IL BUCO STRETTO… OH PORCA TROIA… MI RIEMPIE TUTTAAAAA…»
Sentì la cappella aprire il culo, le pareti interne che si tendevano dolorosamente intorno all’asta venosa, il bruciore delizioso che si mescolava al piacere profondo, anale, che le saliva dalla prostata interna. Il cazzo entrò lento ma inesorabile, centimetro per centimetro, fino in fondo, le palle giovani che sbattevano contro la figa colante.
Francesca tremava tutta, le tette enormi che rimbalzavano sul divano ad ogni piccolo movimento, i capezzoli che sfregavano il tessuto bagnato.
«OHHH PORCA PUTTANA… MI INCULA… SIII TUTTO… SENTO LE PALLE SBATTERMI SULLA FIGA… MI RIEMPIE IL CULO…»
Alessio iniziò a pompare, prima lento per farle sentire ogni vena, poi sempre più forte, scopandole il culo con violenza possessiva, le mani (fuori campo) che le strizzavano le chiappe, le aprivano di più.
Dopo il primo video di inculata lenta.
Marco: «Cazzo… ti incula forte… senti come urli… sei una rotta in culo… dimmi come ti senti… voglio venire guardandoti…»
Francesca, con il cazzo nel culo, vocale urlato: «Mi spaccaaa!! mmhhmi fa male! Cazzo quanto è grosso! E’ duro come il ferro!»
Alessio accelerò e Francesca urlava senza freni, la voce alta, rotta, animalesco, le urla disperate di chi sa che verrà usata senza ritegno. Le urla rimbombavano nella stanza e nell’audio del video.
«SÌ! INCULAMI FORTE!! SFONDAMI IL CULO!! SONO LA TUA TROIA! CAZZO, MI FAI MALEEE!!» Alessio inizia a sbatterla in culo senza pietà, come se fosse nella figa e Francesca perde ogni contegno sentendosi lacerare il retto dal cazzo duro del figlio. Urlando in piena notte senza ritegno a volume altissimo: «MI ROMPE IL CULO, MARCO!!! MI USA COME UNA ZOCCOLA!!!! SONO ROTTA!!!»
Ad ogni colpo violento il culo si apriva e chiudeva intorno al cazzo con schiocchi umidi osceni, la figa che schizzava umori sul divano senza essere toccata, solo per il piacere anale.
Francesca si toccò il clitoride gonfio con una mano, tre dita nella figa devastata, pompando forte in sincronia con le inculate.
«STO PER SCHIZZARE… SENTO IL CULO PIENO E LA FIGA CHE ESPLODE…»
Francesca si toccò il clitoride, tre dita in figa, pompando forte.
Alessio accelerò di più’ a ritmo serrato, scopandole il culo come un martello.
Francesca perse il controllo.
La figa si contrasse violenta, schizzi potenti, caldi, che partirono come una fontana, bagnarono il divano, il tappeto, le cosce di Alessio.
Urlò forte, la voce che rimbombava nella stanza.
«SCHIZZO!!! CAZZO MI FAI SCHIZZARE MENTRE MI INCULI… SENTO LA FIGA ESPLODERE… GUARDA MARCO… SCHIZZOOOOOOOOO!!!»
Schizzi continui, potenti, trasparenti, che bagnavano tutto, mentre il culo si contraeva intorno al cazzo. Marco: «CAZZO!! pisci davvero! Schizzi come una fontana! Ti ha fatto pisciare dalla fica mentre ti sfonda il culo. Mi stai facendo segare da un porco guardandoti… Non ho mai conosciuto una puttana come te! dimmi che sei una troia…»
Francesca, ancora schizzando in spruzzi lunghi: vocale urlato: «Non sono una troia! Ma sono una schiava… piscio perché mi incula… lui!»
Alessio tirò fuori dal culo (suono umido osceno), la girò supina sul divano, le spalancò le gambe facendogli dondolare i piedi su quei tacchi vertigionosi, entrò nella figa con un colpo brutale.
Francesca urlò di nuovo, la voce esausta ma ancora carica: «SIIIIIIII!!! RIEMPIMI LA FIGA!! SBORRAMI DENTRO!! INONDA LA MAMMA!!»
Alessio scopò violento, colpi profondi fino all’utero, la cappella che forzava la bocca interna. Francesca teneva il telefono con mano tremante, inquadrava il cazzo giovane che entrava e usciva dalla figa aperta, rossa, gonfia, la sborra vecchia che schizzava fuori ad ogni affondo con schiocchi umidi.
Vocale: «Guarda come mi scopa la figa ora… profondo… mi arriva nell’utero… mi faccio sborrare dentro da un ragazzino…»
Quando Alessio venne schizzi potenti, copiosi, direttamente nella figa e nell’utero, Francesca zoomò sul close-up perfetto: il cazzo che pulsava dentro, la sborra fresca, densa, bianca che colava copiosa fuori dalla figa aperta in rivoli lunghi, caldi, che bagnavano tutto.
Vocale finale, voce soddisfatta, diabolica, guardando in camera:
«Guarda quanto mi ha riempito di nuovo… questa sborra calda, giovane, densa, che cola dalla mia figa devastata… è di mio figlio, Marco. Mio figlio mi ha scopato tutta la notte… mi ha fottuto la gola, mi ha inculato fino a farmi urlare, mi ha fatto schizzare pisciando come una troia e ora mi continua a sborrare dentro la figa… nell’utero… e tu puoi solo guardare e segarti pensando a quello che non avrai mai.»
Poi girò la camera su loro due: Alessio e Francesca che si baciavano appassionatamente, bocche aperte, bava che colava tra le labbra, le loro lingue saettavano l’una nella bocca del altro con gemiti sommessi mentre il cazzo ancora dentro pulsava gli ultimi schizzi e la sborra colava fuori in rivoli densi sul divano.
Aveva poi inviato tutto.
Marco lesse, vide, rimase in linea per minuti.
Ultima risposta di Marco, vocale tremante: «Cazzo Francesca… tuo figlio, che troia incestuosa… sei la puttana più perversa che abbia mai conosciuto… mi hai fatto sborrare tre volte con le tue urla.»
Francesca sorrise, buttò via il telefono, bloccò la chat per sempre.
Si strinse a Alessio, la figa che mungeva l’ultimo latte caldo.
«Ora è finita con lui e gli altri.» sussurrò, baciandolo dolce sulla bocca ancora bagnata di bava.
«Solo tu… il mio uomo… per sempre.»
E si addormentarono così, uniti, coperti di sborra, con l’alba che illuminava i loro corpi esausti ma finalmente completi.
Francesca non poteva proprio farne a meno.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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