incesto
Il velo della Tentazione proibita atto VIII
22.01.2026 |
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"Vedeva una dea che veniva ridotta a una pozza di godimento incontrollabile dalla sua stessa creatura..."
Questo dovrebbe essere l'ultimo capitolo ma come annunciato prima in base ai commenti, vedrò se andare avanti oppure no!Buona "lettura".
Francesca era lì, in piedi al centro del soggiorno, illuminata solo dalla luce bassa dell’abat-jour. Bionda, quarantadue anni, un corpo da milfona italiana che sembrava scolpito per il peccato: tette enormi, pesantissime, tutte lucide ancora di sborra del tassista… erano sostenute dal balconcino di pizzo nero trasparente che le teneva alte e offerte come un trofeo, i capezzoli rosa grandi, duri, sporgenti, che premevano contro il velo di pizzo come se volessero strapparlo. La vita stretta, quasi impossibile dopo quelle zinne, poi i fianchi larghi, il culo grande, sodo, rotondo, perfetto, che si tendeva negli stivali alti alla coscia in pelle nera opaca. Le calze nere velate con la balza larga che accarezzava l’interno coscia, il reggicalze lucido che le segnava la pelle bianchissima. Il perizoma era solo un filo nero, perso tra le chiappe toniche e tra le labbra gonfie, carnose della figa depilata, già lucida, aperta, che colava umori densi e trasparenti lungo l’interno coscia.
E il plug: la base nera, larga, lucida di lubrificante e umori, sporgeva oscena tra quelle chiappe perfette, visibile quando lei si girò piano, lentamente, per fargli vedere tutto, per offrirgli tutto.
Alessio sentì il sangue pulsare nelle tempie, il cazzo che gli diventava ancora piu’ duro nei pantaloni, dolorosamente duro. Non riusciva a respirare bene. Era sua madre, la donna che lo aveva cresciuto, che gli preparava la colazione canticchiando, che lo abbracciava forte quando rientrava dal lavoro. E ora era lì, vestita come una escort di lusso, da troia consumata, con il culo tappato, la figa che colava, le tette quasi fuori, pronta per lui.
Francesca si avvicinò piano, i tacchi da 19 cm che risuonavano con il ticchettio sul parquet come un conto alla rovescia. Gli tolse la giacca con mani lente, materne, gli accarezzò il petto attraverso la camicia, sentendo i muscoli tesi sotto le dita.
«Scopami, figlio mio...» disse, la voce dolce come sempre, ma carica di una lussuria così densa da essere palpabile. «Scopami forte… la mamma è una troia e vuole il tuo cazzo ovunque… vuole sentirti dentro fino a perdere la ragione…»
Alessio crollò.
La afferrò per i capelli biondi con una mano, tirò la testa indietro con violenza, la baciò con rabbia, denti che si scontravano, lingua che invadeva la bocca di lei, succhiandole la lingua, mordendole le labbra carnose fino a farle male. L’altra mano le afferrò una tetta enorme, la strizzò forte, le dita che affondavano nella carne morbida, il pollice che torceva il capezzolo duro.
Francesca gemette nella sua bocca, un gemito profondo, animalesco, che gli vibrò sulla lingua. Le mani di lei gli graffiavano la schiena attraverso la camicia, lo tiravano più vicino.
Alessio la spinse contro il muro del soggiorno con forza, il corpo di lei che sbatté contro la parete con un tonfo sordo. Le strappò il balconcino di pizzo con un gesto rabbioso - il tessuto si lacerò, le tette enormi rotolarono fuori libere, pesanti, rimbalzando una contro l’altra, i capezzoli rosa che puntavano dritti come proiettili. Le prese in bocca il capezzolo di una zinna, la sua bocca riusciva a mettere solo il capezzolo con l’aureola, lo morse fino a farla urlare, la lingua che girava intorno all’areola larga, la bocca che aspirava quella carne morbida come se volesse divorarla.
Francesca urlò di piacere puro, le mani nei capelli di lui, spingendogli la testa più forte contro il seno.
«SÌ! Mordile, tesoro… succhia le tette della mamma troia… cazzo, mi fai male… mi piace… succhiale più forte… mmmhh»
Alessio passò all’altra tetta, la stessa violenza, gli stessi morsi, lasciando segni rossi sulla pelle bianca. Le mani scesero sui fianchi, le afferrarono il culo sodo, le dita che affondavano tra le chiappe, trovando la base del plug, spingendolo più dentro con un colpo secco.
Francesca inarcò la schiena, un urlo roco che le uscì dalla gola.
«Mmmhhh… sì, spingilo dentro… il mio culo l’ho tappato per te…»
Alessio la girò di peso come una bambola, con la faccia contro il muro, le tirò su una gamba - lo stivale nero lucido che le arrivava alla coscia si appoggiò al fianco di lui, la calza nera velata che scintillava sotto la luce fioca. Con un gesto animalesco le spostò il perizoma di lato: il filo si spezzò con un rumore secco, rimase a penzoloni su una chiappa gonfia e segnata.
La figa era lì, completamente rasata, gonfia da far schifo, le grandi labbra spalancate e violacee, l’interno rosa scuro che colava filamenti densi di umori bianchi, come fili di bava che colavano sul pavimento a ogni pulsazione. Poi il plug anale: nero, spesso, la base larga che le teneva il buco del culo spalancato e osceno, come se stesse aspettando un altro cazzo.
La gelosia gli esplose dentro come acido.
Pensò a Marco, ai messaggi da troia, ai video in cui si infilava dita e giocattoli urlando porcate per quello là. Pensò al tassista che le aveva sborrato sulle tette mentre lei gli sorrideva da puttana davanti agli occhi di suoi.
«Ti piace fare la vacca con chiunque, troia?» ringhiò, afferrandole i capelli biondi e tirandoli indietro così forte da farle inarcare la schiena fino quasi essere innaturale. «Ti sei toccata la fica pensando a quanti cazzi? Quanti Marco ci sono stati?? E mezz’ora fa ti sei fatta innaffiare le zinne da quel porco, davanti a me, tuo figlio! So io come punirti… Quando avremmo finito ti farai pisciare dentro il culo… e mentre lo faccio voglio vederti che ti tocchi troia... come una cagna in calore… quando mi sarò svuotato ti metterò il plug.»
Francesca emise un gemito sguaiato, gutturale… girò la testa di lato quanto poteva con i capelli tirati all’indietro, gli occhi lucidi, la bocca spalancata in un ghigno osceno mentre la figa le pulsava e colava senza controllo.
«SÌÌÌ CAZZO SÌÌÌ, AMORE MIO! PUNISCIMI COME MERITO!»
Spinse il culo ancora più indietro, cercando di strusciarsi sul quel bozzo duro tanto agognato, la coscia alzata che tremava nello stivale, il plug che le premeva dentro mentre la fica si contraeva vuota intorno al nulla.
«Ho perso il conto dei cazzi a cui ho pensato mentre mi toccavo la clitoride gonfia! Marco? Solo uno dei tanti porci che mi hanno fatto venire come una cagna! Mi sono infilata dita, cetrioli, il manico della spazzola… tutto pensando a cazzi sconosciuti mentre tu dormivi nella stanza accanto! E quel tassista? Gli ho offerto le tette apposta, gli ho detto “dai, sborrami addosso...” ho leccato la sua sborra calda con la lingua, davanti agli occhi tuoi! Sono una troia, Ale… una madre che merita di essere usata così! Ma solo da te! Sono anni che non prendo un cazzo e quella sborrata sulle tette è stata la prima dopo tuo padre!»
Gemette forte, un suono bagnato e animalesco, la voce rotta dal piacere.
«E poi.. mmmhh mi vuoi pisciare nel culo? SIIII! Riempimi il buco di piscio caldo e si amore mi masturbo come la troia in calore che sono! Voglio sentire il tuo getto bollente che mi lava dentro, che mi fa traboccare mentre mi strofino il clito fino a squirtare anch’io dal godimento! Tappami si… Così cammino per casa col culo pieno del tuo piscio.»
Si leccò le labbra, gli occhi fissi nei suoi, imploranti e folli.
«Scopami più forte ora, spacca la fica di tua madre! Ti prego non ce la faccio piu’! Sono mesi che ti penso, che ti voglio!! Sbattimi contro il muro fino a farmi sanguinare se vuoi! Torcimi i capezzoli, schiaffeggiami le tette, dimmi che sono la mamma più puttana che esista! E quando verrai… Oddio! Si, lo voglio! Voglio che mi sborri dentro fino all’utero, marchiami come tua cagna! Voglio sentire le palle che sbattono mentre mi riempi, voglio urlare che sono solo lo sborratoio di mio figlio! POSSIEDIMI, ALE! SFONDA LA TUA MAMMA PUTTANA! SONO TUA… SOLO TUA… LA TUA TROIA!»
Urlò l’ultima frase mentre spingeva il bacino all’indietro con violenza, la figa che colava umori densi sul pavimento, il corpo intero che tremava in preda a un piacere isterico completamente arresa.
Alessio perse completamente il controllo.
Si tirò fuori il cazzo – grosso, venoso, la cappella viola scura e lucida di muco – e lo sbatté con violenza tra le labbra gonfie della figa, strofinandolo sul clito turgido, schiaffeggiandolo contro la carne bagnata.
Francesca urlò già solo per il contatto.
«Dammelo! Dammelo tutto, amore mio! Spalancami questa fica da troia! Voglio sentirti fino in fondo, voglio sentirmelo fino in gola! Sbattimi senza ritegno!»
Alessio spinse solo la cappella dentro con un colpo secco.
Francesca strillò come una pazza, la voce che si spezzava in un misto di dolore e godimento animale.
«SI CAZZO SI È ENORME! MI ALLARGHIII! SIIII FIGLIO MIO, INFILAMELO FINO ALLE PALLE! DAI TI PREGO...! DAMMELO...»
Lui affondò di colpo fino a metà, violento, brutale.
La fica di Francesca si contrasse come una morsa impazzita, schizzi di sborra trasparente che bagnarono le palle di Alessio e finirono a terra in pozzanghere oscene. Lei tremava tutta, gli stivali che slittavano sul pavimento bagnato, la coscia alzata che la teneva spalancata al massimo.
«Ancora! Più forte! Sfonda tua madre! Pensaci: questa fica ha goduto per altri cazzi, questo culo ha preso plug e dita pensando a sconosciuti… ora usala! Usami come lo sborratoio che sono! Sborrami dentro! Fammi sentire che sono solo la tua vacca da monta!»
Alessio iniziò a pompare con rabbia cieca, colpi che la sbattevano contro il muro, la gamba tenuta alta dallo stivale che le tremava, l’altra mano che le torceva un capezzolo fino a farla urlare di dolore e piacere insieme.
«Sei mia, troia! Solo mia! Questa fica è mia! Questo culo da puttana è mio! Nessuno ti avrà più! Solo il mio cazzo ti riempirà d’ora in poi!»
Francesca urlava senza più ritegno, la testa che sbatteva contro il muro, i capelli biondi appiccicati di sudore, la bocca spalancata in un grido continuo e osceno:
«SIII! SOLO IL TUO CAZZO! SFONDAMI! SFONDA LA FICA DOVE SEI NATO!!! RIEMPI TUA MADRE! CAZZO SI COSI’! CAZZO SI! SI! SI! SBATTIMI PIU’ FORTE! SLABBRAMELA! VOGLIO ESSERE LA TUA TROIA! LA TUA MAMMA PUTTANA! LA TUA CAGNA! DAMMELO TUTTO, AMORE SI… SPACCAMI… SI… SI… COSI’!! SIIII!!»
La girò di nuovo senza preavviso, la scaraventò a pecorina sul divano, le ginocchia divaricate al massimo negli stivali lucidi alti fino alla coscia, le chiappe spalancate con le mani, la figa ancora spalancata e colante filamenti densi di umori, il buco del culo che pulsava vuoto dopo il plug tolto.
«Guarda che troia sei mamma… Voglio che tu sia così solo per me.» ringhiò, schiaffeggiandole le chiappe così forte da farle sobbalzare, lasciando impronte rosse sulla carne soda.
Francesca spinse il culo indietro da sola, offrendosi come una cagna in calore, la schiena inarcata al limite, le tette enormi che dondolavano pesanti sotto di lei, i capezzoli duri come sassi che sfregavano sul tessuto del divano.
«SIII CAZZO SIII, FIGLIO MIO! HO SEMPRE VOLUTO SOLO IL TUO CAZZO! MMMHH... Sono la tua puttana devota, Ale… la tua mammina che vive solo per farti svuotare le palle dentro di me! Sfonda ‘sta fica schifosa che ha tradito tuo padre, marchiala con la tua sborra, fai sparire ogni ricordo degli altri cazzi che ha preso!»
Alessio entrò da dietro con un affondo selvaggio, fino alle palle in un colpo solo. La cappella sbatté violentemente contro la cervice, facendola urlare un misto di dolore e estasi che le fece lacrimare gli occhi dal mascara.
La scopava come un forsennato, il divano che scricchiolava sotto i colpi brutali, il rumore bagnato della fica che ingoiava ogni centimetro del cazzo di suo figlio mescolato allo schiocco violento delle palle contro il clito gonfio e violaceo.
«OHHHH PORCO SIIII… MI ARRIVI NELL’UTERO… MI RIEMPI SIII… SIII CAZZO ROMPI L’UTERO DI TUA MADRE!!»
Lui pompava senza pietà, le mani che le afferravano i fianchi, le dita che affondavano nella carne morbida, tirandola indietro a ogni spinta per impalarla ancora più a fondo. Le diede una serie di sculacciate feroci, il palmo che lasciava segni rossi e brucianti, le chiappe che tremavano e arrossivano sempre di più.
Francesca venne quasi subito, la figa che si strinse come una morsa impazzita intorno al cazzo, schizzi caldi e potenti che le uscivano a fontana, bagnando le palle di Alessio, il divano, il pavimento. Il corpo le si inarcò in spasmi violenti, le urla gutturali che rimbombavano nella stanza.
«VENGOOO CAZZO VENGOOO SUL CAZZO SUL TUO CAZZO AMORE MIO!! MI FAI PISCIAAARE! SQUIRTOOOOO!!! SIIIII… NON TI FERMARE… CONTINUA! USA QUESTA TROIA COME VUOI!»
«Vieni con il cazzo… di tuo figlio… puttana depravata… che mamma troia che ho! PRENDILO TUTTO PUTTANA!» Incarava la dose Alessio per farla godere ancora di piu’ con quelle parole che la schiaffeggiavano dentro come il suo cazzo dentro la sua fica.
Alessio le strappò via il plug con un gesto secco, il buco del culo che si aprì rosso e bagnato, già pronto, già abituato a essere violato.
«Ora ti sfondo il culo, puttana… ti apro per bene questo buco da troia.»
Francesca girò la testa, gli occhi folli di devozione e lussuria, mentre ansimava.
«MMMHHH INCULAMI, AMORE MIO! Fottimi il culo con il cazzo che ti ho fatto io! Tutto, fino alle palle! Voglio sentire le tue vene pulsare dentro il mio culo… voglio che mi sfondi così forte da non poter più camminare dritta! Questo culo è tuo… l’ho tenuto stretto per te…»
Alessio sputò sul buco già lubrificato, posizionò la cappella viola e gonfia contro l’anello stretto e spinse piano all’inizio, godendosi ogni millimetro di resistenza che cedeva. Francesca urlò di un piacere doloroso e animalesco, le unghie che graffiavano il divano.
«OHHH PORCA PUTTANA… ME LO SFONDI IL CULO… CAZZO QUANTO E’ GROSSO… MI APRI COME UNA VERGINE… SIII... TUTTO, AMORE MIO… SFONDAMI IL RETTO!»
Quando fu completamente dentro, le palle schiacciate contro la figa colante, iniziò a incularla con ritmo brutale, colpi profondi e veloci, il cazzo che entrava e usciva dal buco dilatato, le pareti interne che lo mungevano disperatamente.
Francesca si masturbava furiosamente il clito con due dita, la figa che schizzava ancora mentre il culo veniva martellato senza sosta.
«DIO SIIII INCULAMI PIÙ FORTE! SFONDA IL CULO DI TUA MADRE! VOGLIO SENTIRTI PISCIARMI DENTRO FINO A FARMI TRABOCCARE! SONO LA TUA DEVOTA TROIA INCESTUOSA… POSSIEDIMI ALE… SONO LA TUA MAMMINA SCHIAVA… LA TUA PUTTANA… SFONDAMI FINO A FARMI SVENIRE!»
Alessio accelerò ancora, i grugniti che si mescolavano alle urla di lei, il divano che minacciava di crollare, il corpo di Francesca che tremava in preda a un orgasmo anale continuo, il culo che si contraeva spasmodicamente intorno al cazzo mentre lei implorava, piangeva e godeva allo stesso tempo, completamente arresa e devota solo a lui.
Ma non si fermò. La prese in braccio come se non pesasse niente, la portò sul tappeto del soggiorno, la buttò giù, le spalancò le gambe negli stivali alti, le mise le caviglie sulle sue spalle. Ma Francesca lo fermò, e si alzò, lo prese e gli disse di sedersi sul divano e si mise cavalcioni su di lui sul divano, le tette glassate di sborra del tassista che gli rimbalzavano in faccia. Francesca si impalò sul cazzo da sola, lenta, sentendo ogni centimetro entrare nella figa devastata, dilatata, ma ancora stretta intorno a lui.
«Ora mi scopo tutto il tuo cazzo… fin.. dentro l’utero… dove sei nato...» gemette, cavalcando forte, su e giù, il culo sodo che sbatteva sulle cosce di lui, gli stivali che le tendevano le gambe.
Alessio le afferrò i fianchi larghi, la tirò giù con violenza ad ogni salita, il cazzo che sbatteva contro la bocca dell’utero ad ogni colpo. Sentiva quella cappella enorme che premeva, che apriva, che forzava il suo piccolo ingresso.
Francesca urlava, perdendo completamente la ragione, con la testa buttata indietro, i capelli biondi che svolazzavano, la bocca aperta in un urlo continuo.
«SIII… ROMPIMI LA BOCCA DELL’UTERO… CAZZO, SVENTRAMI… ARRIVI DOVE NESSUNO È MAI ARRIVATO…»
Alessio la girò un'ultima volta, il corpo di Francesca che si abbandonava completamente a lui, come una donna devota, la sua mamma che aveva aspettato cinque lunghi anni senza un cazzo, senza un tocco, conservando quella figa stretta e bagnata solo per lui, per il figlio che era uscito da lei e ora la reclamava come sua proprietà assoluta. Il suo corpo era un tempio che voleva essere profanato solo dal suo sangue, dal suo seme; cinque anni di astinenza, di notti solitarie a masturbarsi.
La stese supina sul divano morbido, lei spalancò le gambe come un invito osceno, le cosce tremanti che si aprivano come petali di un fiore carnale, gli stivali alti con quel plateau pesante che le tendevano i muscoli delle cosce inguainate dalle calze nere velate tenute su dai sei gancetti per gambe del suspender… rendendola ancora più puttana, magnificamente femmine. Francesca, con gli occhi velati di lussuria materna e proibita, si afferrò le tettone enormi, gonfie e pesanti, le unì con le mani, schiacciandole insieme in un solco profondo e invitante, i capezzoli duri come diamanti che spuntavano tra le dita, offrendole a lui come un trofeo.
«Guardale, amore mio... queste tette che ti hanno allattato... sono solo per te ora... ti ho aspettato cinque anni, la mia figa è per te, solo per il tuo cazzo...»
Alessio si posizionò tra le sue gambe, il cazzo eretto e pulsante, venoso e grosso, che sfregava contro l'ingresso della figa devastata ma ancora avida, dilatata dai colpi precedenti eppure stretta come una morsa intorno a lui, come se quei cinque anni di attesa l'avessero resa più sensibile, più affamata. Entrò con un colpo secco, profondo, sentendo le pareti interne contrarsi spasmodicamente, accogliendolo come un ritorno a casa. Iniziò a pompare con violenza inaudita, missionario possessivo, le mani sulle sue ginocchia per spalancarla di più, gli occhi fissi sulle tettone che rimbalzavano unite tra le sue mani, un invito irresistibile.
La stava facendo impazzire dal piacere, essere presa in quel modo violento, quasi come se la stesse stuprando, senza remore... la faceva godere e gemere, la voce rotta dal quel piacere e dal taboo:
«Sì, figlio mio... scopami la figa che ti ha partorito... prendila tutta, rompi la tua mamma... oh cazzo, sei così grosso, mi apri in due… ti voglio dentro all’utero!» Il suo corpo tremava, i fianchi che si inarcavano per incontrarlo, la figa che schizzava succhi caldi ad ogni affondo, il clitoride gonfio che sfregava contro la base del suo cazzo.
Alessio sentì quelle parole oscene della madre riecheggiare nella sua mente come un'eco proibita, e un'onda di eccitazione primordiale lo travolse. Il suo cazzo, già gonfio e pulsante, sembrò indurirsi ancora di più, diventando una lancia infuocata pronta a trafiggere ogni barriera. Con un ringhio gutturale, accelerò il ritmo, spingendo con una forza brutale, quasi animale, come se volesse marchiarla per sempre. Ogni affondo era un'esplosione di potenza, i muscoli tesi che si contraevano mentre sbatteva contro di lei, il sudore che gli colava sugli addominali definiti.
Francesca sentendosi pompare come una prostituta che ha incitato troppo il suo cliente si ritrovò a saggiare la brutalità dei colpi di quel ragazzo adolescente che sprigionava tutta la sua virilità per lei ad ogni colpo.
Ogni spinta la sentiva in fondo alla fica.
La cappella che sbatteva, voleva forzare la bocca dell’utero… Come per entrarci.
DUN. DUN. DUN. DUN. Suo figlio la sbatteva a ritmo selvaggio senza sosta.
Francesca, persa nel vortice del piacere tabù, spalancò le gambe ancora di più, afferrandole con le mani e tirandole all'indietro fino a che le cosce premevano contro i lati dei seni, schiacciandoli verso il centro, unendoli in modo da gonfiarli e facendoli sembrare ancora piu’ enormi di quanto già non lo fossero.
Le gambe andavano all’indietro grazie al peso dei plateau degli stivali. In quella posizione oscena, con le ginocchia piegate accanto alle orecchie e i tacchi a spillo che puntavano al soffitto, la sua fica si aprì completamente, esposta e vulnerabile come un fiore carnale in piena fioritura. Il perizoma era già spostato da parte, e le labbra gonfie si schiusero ulteriormente, rivelando l'ingresso bagnato e invitante. Alessio, vedendola così sottomessa e aperta, affondò con un colpo definitivo, la cappella che premeva contro la cervice con una pressione implacabile. Poi, con un ultimo spinta violenta, accontentò la madre sfondandola, rompendo quella barriera sacra e penetrando nell'utero della madre, dove era stato concepito anni prima.
In quel momento, un orgasmo devastante la travolse come una tempesta elettrica, il più violento e potente che avesse mai provato in vita sua. Il dolore acuto della penetrazione cervicale si trasformò istantaneamente in un'estasi pura, il cervello che, per proteggere il corpo da quell'invasione brutale, inondò ogni nervo di endorfine e dopamina in dosi massicce. Francesca sentì il mondo dissolversi intorno a lei: un calore liquido le esplose dal basso ventre, irradiandosi come lava fusa attraverso le vene, facendole contrarre i muscoli in spasmi incontrollabili. Il suo clitoride pulsava come un cuore impazzito, ogni sfregamento contro la base del cazzo del figlio amplificava l'onda di piacere fino a farle vedere stelle bianche dietro le palpebre chiuse. Il corpo tremava violentemente, i fianchi che si inarcavano in un arco perfetto, mentre un fiume di squirt schizzava fuori dalla sua fica, inzuppando il divano, il pavimento… persino il soffittto e il pube di Alessio.
Il plug venne scagliato fuori dall’ano con forza date dalle contrazioni incontrollate dell’orgasmo.
Urlò con voce rotta, un misto di gemiti animaleschi e parole incoerenti:
«OOOOOOH DIO!!! CA…. SIIIIIIIIIIIII!!!! RRR...O….TTAAAAAAA!!!! VEN… OOOOOOOOOOO!!!!!»
Le emozioni la sommersero come un'onda oceanica: un misto di vergogna proibita per l'incesto, eccitazione perversa per essere usata come una prostituta dal suo stesso sangue, e un amore distorto che la faceva sentire completa, invasa, posseduta. Era come se ogni cellula del suo corpo gridasse di gioia, il taboo che amplificava il piacere a livelli insopportabili, facendola sentire viva come mai prima, persa in un abisso di estasi che le annebbiava la mente, lasciandola solo con sensazioni pure - il bruciore dolce dell'utero dilatato, il calore avvolgente del cazzo che la martellava dentro, e una liberazione totale che la faceva piangere lacrime di puro godimento.
Alessio, con il cazzo ancora affondato profondamente nella fica della madre, assisteva a quello spettacolo proibito con un misto di stupore e eccitazione selvaggia che gli fece ribollire il sangue. Vedere sua madre squirtare in quel modo oscenamente fuori controllo - i getti caldi e trasparenti che schizzavano fuori dalla sua fica dilatata, spruzzando letteramente ovunque nel salone in un disordine bagnato e assurdo - lo travolse come una scarica elettrica. Era ipnotizzato dal modo in cui il corpo di lei si contraeva in spasmi violenti, le pareti interne che lo stringevano ritmicamente, mungendolo con una forza che gli faceva girare la testa. I gemiti rotti di sua madre, gli occhi rigirati all'indietro in estasi pura, il viso arrossato e contorto dal piacere, lo fecero sentire potente.
Vedeva una dea che veniva ridotta a una pozza di godimento incontrollabile dalla sua stessa creatura. Il taboo dell'incesto amplificava tutto: sapere che era lui, suo figlio, a provocare quell'eruzione di succhi, a farla tremare e urlare in quel modo, lo eccitò oltre ogni limite, facendogli indurire il cazzo ancora di più mentre accelerava i colpi, perso nel desiderio di prolungare quel momento di dominio assoluto su di lei.
Infatti non si era mai fermato ad osservarla, anzi… aveva iniziato a sbatterla ancora con piu’ vigore come un toro con la sua vacca vedendola in quello stato di abbandono totale - il corpo che si contorceva, gli occhi rigirati all'indietro, la bocca spalancata in un urlo silenzioso - non resse più.
«Mamma... sei la mia TROIA! SOLO MIA PUTTANA! TI SBORRO DENTRO!!!»
Le tettone unite oscillavano ipnotiche per i colpi che riceveva, ormai erano violenti, il sudore che le rendeva lucide, i capezzoli che imploravano di essere succhiati, strizzati.
Con un ultimo affondo profondo.
Poi, con un ruggito, Alessio esplose.
Si, venne dentro di lei, scaricando fiotti caldi e abbondanti di sborra direttamente nell'utero, dove era stato concepito. Era una quantità assurda, come se il suo corpo avesse accumulato anni di desiderio represso: getti potenti che riempivano ogni spazio, traboccando leggermente dalla fica dilatata e mescolandosi allo squirt di lei. Francesca aveva appena iniziato a scendere dalla cresta del suo orgasmo quando sentì quel calore enorme invaderle la pancia, un fiume di seme denso e bollente che le inondava l'utero come una marea. La sensazione la colpì come un fulmine: il bruciore piacevole della sborra che la marchiava dall'interno, il pensiero proibito che suo figlio la stesse fecondando di nuovo, la fece precipitare in un secondo orgasmo ancora più intenso. Il piacere le squarciò il corpo, facendola contrarre intorno al cazzo di Alessio con una forza tale da mungere ogni ultima goccia. Le emozioni la travolsero in un turbine - un'ondata di possesso materno distorto, dove quel sesso si trasformava in un legame eterno; un'estasi fisica che le faceva pulsare la fica in ritmi frenetici, il clitoride che sfregava contro di lui mandando scariche elettriche su per la spina dorsale; e una vulnerabilità assoluta che la faceva sentire amata in modo perverso, il dolore residuo della cervice rotta che si fondeva con il godimento, amplificandolo fino a farle perdere il senso del tempo. Gridò di nuovo, il corpo che si inarcava in spasmi violenti, lo squirt che riprendeva con getti potenti, inzuppando di nuovo tutto intorno a loro.
Era un piacere estremo, devastante, che la lasciava esausta e appagata, con la mente annebbiata da visioni di loro due uniti per sempre in quel peccato carnale, il cuore che batteva all'impazzata mentre il mondo svaniva, lasciando solo il calore del seme di suo figlio dentro di lei.
Il primo “schizzo” fu un'eruzione monumentale, una pisciata calda e densa che esplose come un geyser a bassa pressione nell’utero di Francesca, inondando le pareti interne con una quantità assurda di sborra viscosa, bruciante. Era come se Alessio stesse scaricando un fiume intero dentro di lei: la sborra si diffuse rapidamente, colmando ogni piega e cavità del suo grembo proibito, premendo contro le pareti sensibili con una pressione che le fece girare la testa, un calore liquido che le mandava scariche elettriche dal basso ventre fino al midollo spinale, facendola tremare come una foglia.
«La... sento… dentroooooo... SIIIII CAZZOOOOOO!!! MI INGRAVIDIIIIIIIIIIII!!»
Il secondo schi…. O meglio dire la seconda pisciata di sborra seguì immediatamente, ancora più copioso e violento, un'onda torrenziale che traboccò dalle pareti uterine già saturate, riversandosi indietro nella figa dilatata, mescolandosi ai suoi succhi in un lago osceno e cremoso che schizzava fuori ad ogni minima contrazione, bagnando le palle di lui e colando in rivoli densi tra le natiche scendendo sul divano per poi sgocciolare sul tappeto. Francesca perse completamente il controllo: l'orgasmo la travolse come un uragano devastante, il corpo che si inarcava in un arco teso e rigido, le gambe spalancate che vibravano in spasmi incontrollabili, le tettone enormi che sgocciolavano latte materno dai capezzoli per l'eccitazione estrema, mentre sentiva la sborra pulsare dentro di lei in quantità quasi infinita, dilatando l'utero al limite, premendo e sfregando contro ogni nervo esposto, scatenando ondate di piacere accecante, quasi doloroso, che le toglievano il fiato e la facevano urlare in estasi.
«VENGOOO!!! MI RIEMPI L'UTERO!!! SBORRAMI DENTRO SIII!!!! INONDA LA TUA TROIA!!!»
Il terzo “schizzo” arrivò come una valanga, un'esplosione di sborra bianca e appiccicosa che riempì ulteriormente lo spazio già traboccante, spingendo la sborra accumulata a fuoriuscire ulteriormente dalla figa in getti cremosi, colando di nuovo lungo le natiche in un fiume denso e continuo che formava una pozza sotto di loro. Poi il quarto, quinto, sesto - sembravano non finire mai, ogni getto più abbondante del precedente, come se il corpo di Alessio avesse accumulato anni di desiderio represso in una riserva inesauribile: la sborra schizzava fuori dai bordi della figa spalancata, bianca e filamentosa, marchiandola come una proprietà esclusiva, mentre lui continuava a pomparla con affondi profondi, spingendo la sborra ancora più fondo, sentendo l'utero di sua madre contrarsi avidamente intorno alla cappella, mungendolo fino all'ultima goccia copiosa.
Alessio rimase col cazzo sepolto dentro di lei per lunghi secondi, duro come marmo, gonfio e pulsante, immerso in quell'oceano caldo e viscido di sborra mista ai succhi di Francesca - una quantità tale da farla sentire gonfia, piena fino all'orlo, come se il suo ventre stesse per esplodere di quel carico proibito. La figa di lei era un disastro: sventrata, arrossata, le labbra gonfie e spalancate che tremavano intorno alla base dell’uccello che aveva generato, colando rivoli densi di seme bianco che scivolavano lenti lungo il solco del culo, inzuppando il tappeto in una macchia sempre più ampia. Ogni piccolo movimento provocava un suono umido, gorgogliante, osceno, come se la sua fica non volesse lasciarlo andare, succhiandolo ancora con spasmi deboli ma insistenti, mentre rivoli di sborra continuavano a gocciolare fuori, testimoniando l'abbondanza assurda di quell'eiaculazione.
Francesca ansimava, il petto che si alzava e abbassava violentemente, le tettone enormi ancora unite tra le sue mani, lucide di sudore e di quel poco latte che le era sfuggito durante l’orgasmo. Sentiva il cazzo del figlio pulsare dentro di lei, non mollava, restava lì, duro, pronto, come se quei cinque anni di attesa avessero reso il suo corpo che poteva essere saziato solo per lui. Lo guardò negli occhi, le pupille dilatate, la bocca socchiusa in un sorriso da puttana devota, materna e depravata allo stesso tempo.
«Amore mio…» mormorò con voce roca, spezzata dal piacere, «sei ancora così duro… la tua mamma lo sente… il tuo cazzo non ha finito con me… non ha finito con la sua troia…» Si morse il labbro inferiore, poi lasciò andare le tette, facendole ricadere pesanti e sode sul petto, i capezzoli eretti che puntavano verso di lui come un’accusa deliziosa.
«Mettilo qui… in mezzo a queste…» Si afferrò di nuovo le mammelle, le schiacciò forte una contro l’altra creando un solco profondo, caldo, invitante, la pelle morbida e sudata che già luccicava.
«Dai… Scopami le tettone, amore… usale… pompale fino a schizzarmi tutto addosso… sulle tette… sul collo… in faccia… voglio sentirti marchiare per quello che sono... la tua mamma puttana… dammi la tua sborra sulla faccia, amore…»
Alessio emise un ringhio basso, quasi animalesco. Uscì lentamente dalla figa di lei, con un suono bagnato e prolungato, il cazzo lucido, ricoperto di un misto denso di sborra e umori, venoso e gonfio, la cappella violacea che pulsava ancora. Francesca gemette alla sensazione del vuoto improvviso, sentendo anche la sborra che usciva.
Alessio prese il plug da terra e lo infilò nella fica per farla rimanere piena.
Lei si mise subito si mise in ginocchio davanti a lui, le tette protese in avanti, le mani che le tenevano unite, offrendogliele come un altare sacrilego. Le teneva unite con le mani, le dita affondate nella carne morbida e gonfia, creando un canale stretto e bollente che lo avvolgeva come una guaina vivente. Le tette erano enormi, pesanti, piene di quel calore materno che aveva nutrito lui da piccolo e che ora lo nutriva di lussuria proibita. La pelle era setosa, ma tesa per l’eccitazione: una superficie calda, leggermente appiccicosa di sudore, con minuscole gocce che scintillavano sotto la luce fioca del soggiorno. Ogni volta che lui spingeva, la carne tremava in onde lente e ipnotiche, un’onda che partiva dalla base e saliva fino ai capezzoli, facendoli sobbalzare come frutti maturi pronti a essere colti. I capezzoli erano duri, gonfi, di un rosa chiarissimo, eretti in piccole punte e dure da sembrare doloranti, sensibili al minimo sfregamento: quando la cappella li sfiorava passando in cima al solco, Francesca emetteva un gemito acuto, come se un filo elettrico le attraversasse il corpo dal petto fino alla figa ancora colante. L’odore era inebriante, denso, animalesco: un misto di sudore salato, del profumo dolce e lattiginoso che ancora aleggiava dalle sue tette dopo l’orgasmo precedente, e ora sovrapposto all’odore pungente, muschiato della sborra fresca che le imbrattava. Ogni affondo rilasciava un sentore più forte di seme, di sesso crudo, di quella miscela che le colava tra i seni e le rendeva scivolose, viscose, perfette per accoglierlo. Il suono era osceno: un fruscio umido e carnoso, la pelle che sbatteva contro la pelle, schiocchi leggeri quando il precum si mescolava alla sborra già depositata, creando bollicine minuscole che scoppiavano piano. Francesca sentiva ogni dettaglio sulla sua pelle ipersensibile. Il calore del cazzo di Alessio le bruciava tra le tette, una barra di ferro rovente avvolta da seta bollente; ogni vena pulsava contro la carne morbida, trasmettendo vibrazioni profonde che le facevano contrarre i capezzoli ancora di più. Quando lui accelerava, la frizione diventava sublime, un attrito delizioso che le mandava scariche di piacere misto al calore, come se la pelle si infiammasse di desiderio. Le tette rimbalzavano pesanti, il peso che le tirava verso il basso ad ogni spinta, facendole sentire la loro pienezza, la loro rotondità, il modo in cui si deformavano e poi tornavano elastiche, schiacciandosi contro il petto di lui quando lui si chinava per guardarla negli occhi. Francesca inclinò la testa all’indietro, la gola esposta, gemendo da vera puttana:
«Sì… così… scopami le tette, tesoro… usa la tua mamma come vuoi… Senti quanto sono calde per te, amore…» sussurrò lei, la voce tremante, mentre stringeva di più le mani per aumentare la pressione. Gli occhi le si rovesciarono un po’ mentre lui accelerava, i colpi sempre più violenti, le tette che rimbalzavano e sbattevano l’una contro l’altra, il solco che diventava sempre più scivoloso grazie al precum che colava copioso dalla cappella.
«Queste tette… sono solo per te… nessun uomo, niente mani estranee, senza bocche… mmmmh e adesso il tuo cazzo che le sfonda… toccale, amore mio… senti quanto sono morbide… sono la tua culla…»
Alessio grugnì, le mani che si posarono sulle sue, aiutandola a schiacciarle ancora di più intorno al cazzo. Le dita affondarono nella carne soffice, lasciando impronte rosse sulla pelle chiara, e lui sentì la morbidezza cedere sotto la pressione, poi tornare elastica, avvolgendolo completamente. Il calore era soffocante, umido, avvolgente; ogni spinta gli faceva scivolare la cappella tra i capezzoli, sfregandoli con violenza, facendoli inturgidire ancora di più, fino a farli diventare quasi doloranti di piacere per lei. Francesca inclinò la testa in avanti, la lingua che sfiorava la cappella ogni volta che emergeva dal solco, assaporando il sapore salato del suo precum misto alla sborra precedente. Le tette tremavano violentemente ora, il sudore che colava lungo la curva inferiore, gocciolando sul divano, mescolandosi ai rivoli bianchi che già le decoravano la pelle. L’odore saliva forte, un cocktail di latte materno residuo, sudore, sborra e desiderio femminile, che le riempiva le narici e le faceva girare la testa.
«Mamma… sei perfetta… guardami mentre ti sfondo questi tettoni enormi… guardami mentre ti sborro in faccia…» Lei annuì freneticamente, la bocca aperta, la lingua fuori come una cagna in calore, implorando: «Dammela… sborrami le tette… coprimele… come una puttana… la tua mamma puttana… Dai.. mmmmhhh… GH! GH! GH!»
I colpi divennero frenetici, il cazzo che scivolava veloce tra le tette, la cappella che sbatteva contro la lingua di lei a ogni salita fino ad entrargli in bocca. Francesca sentiva ogni vena pulsare contro la sua pelle, sentiva il calore di quel cazzo, l’odore forte di sesso e sborra che le riempiva le narici. Le sue mani stringevano le tette ancora più forte, schiacciandole intorno a lui, mungendolo con la carne morbida.
Poi Alessio esplose di nuovo.
Il primo schizzo partì violento, un getto spesso e caldo che colpì il collo di Francesca, scendendo in un rivolo bianco fino tra le tette. Francesca iniziò a gemere come una gatta per farlo sborrare di piu’. Il secondo le centrò il mento, colando subito verso le labbra aperte. Il terzo, più potente, le schizzò dritto in faccia: sulla guancia sinistra, sul naso, un filo denso che le finì sulle ciglia. Francesca chiuse gli occhi per un istante, gemendo di piacere puro mentre sentiva la sborra calda colarle sulla pelle, marchiarla, possederla.
«Siii… sììì… coprimi… sborrami in faccia, amore… sono la tua… la tua troia…»
Continuò a schizzare: getti potenti sulle tette, che le imbrattarono i capezzoli, colando lungo la curva inferiore fino alla pancia; altri sulla guancia destra, sul labbro superiore, uno addirittura le finì in bocca aperta, denso e salato, e lei lo ingoiò avidamente, mugolando. Le tette erano ormai glassate, lucide di sborra, il solco tra loro pieno di seme che traboccava e colava sul tappeto.
Alessio pompò ancora qualche volta, spremendo gli ultimi schizzi direttamente sulle sue labbra, sul naso, sugli zigomi, dipingendole il viso come una maschera oscena di devozione materna e lussuria.
Le tette erano ormai un disastro glorioso: lucide, glassate di sborra che colava in rivoli lenti lungo le curve, accumulandosi sotto, gocciolando copiose sul divano. Francesca sentiva il peso del seme sulla pelle, il calore che si diffondeva, la viscosità che le rendeva le tette ancora più scivolose, ancora più sensuali. Tremava, le mani che spalmandosi piano la sborra sulla carne, massaggiandola come un olio sacro, assorbendo ogni goccia, ogni sensazione.
Francesca tremava, le mani ancora sulle tette con movimenti lenti, sensuali, come se volesse assorbirla, marchiarsi per sempre.
Quando finì, lui le lasciò i capelli. Francesca lo guardò col viso completamente imbrattato, la sborra che le colava dal mento in fili lunghi e densi ovunque, sulla bocca, sulle guance... e gli sorrise... un sorriso da puttana soddisfatta e adorante.
«Grazie, amore mio…» sussurrò, la voce impastata di seme e saliva. «Sono tutta marchiata… tutta tua… per sempre.»
E si leccò le labbra, raccogliendo un altro po’ di sborra con la lingua, iniziò a leccarsi le tette per pulirsi con gli occhi fissi nei suoi, devota, distrutta ma completa.
Alla fine, collassarono insieme, il cazzo ancora dentro, pulsando debolmente, la sborra che continuava a colare piano ai bordi del plug, Francesca che tremava in post-orgasmo, sussurrando:
«Amore mio... sei l'unico... la tua mamma è solo tua... per sempre… Ti amo cucciolo...»
Rimasero così per minuti eterni, abbracciati, sudati, tremanti, la sborra che colava dalla figa, dalle tette… dal viso... sul divano, l’odore di sesso pesante nella stanza.
Francesca gli baciò la fronte, dolce, materna, e lui rispose con la voce rotta dal piacere.
«Ti amo, mamma… ho sempre avuto te nella testa…»
Lei si strinse a lui e gli disse:
«Vieni amore andiamo in camera da letto, ti voglio accanto… ora sei dentro di me per sempre… lo sai? In ogni senso…»
Appena arrivati in camera, Francesca si buttò sul letto con stivali, calze e reggicalze ancora addosso e Alessio le si fiondò sopra, gli levò il plug, la penetrò col cazzo di nuovo duro fino in fondo e le infilò la lingua in bocca.
Ricominciarono, tutta la notte, fino all’alba.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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