incesto
Il velo della Tentazione proibita atto II
18.12.2025 |
1.983 |
8
"Letto tutto, visto i video, le foto - sua madre si era comportata come la troia più sfacciata..."
Dall’altra parte del corridoio, Francesca era passata davanti alla porta del figlio. Aveva visto la luce accesa sotto la fessura, aveva sentito il respiro pesante. Si era fermata, il cuore che batteva. Piano piano si era avvicinata, aveva socchiuso la porta di qualche centimetro. Alessio era sul letto, i pantaloni abbassati, la mano che andava su e giù sul cazzo grosso, lungo, venoso. Gli occhi chiusi, mormorava qualcosa che lei non capì. Francesca si morse il labbro forte, sentì la figa che si bagnava all’istante. Portò una mano sotto la gonna, sotto le mutandine di pizzo, iniziò a sfregarsi piano il clitoride guardando il figlio che si masturbava pensando… a chi? Non gemette ma le tremavano le gambe. Rimase lì finché non lo vide venire, schizzi potenti che gli arrivarono fino al petto. Solo allora si allontanò in silenzio, chiudendosi in bagno a masturbarsi pensando a quel cazzo.Da quel giorno, l’escalation fu lenta ma inesorabile.
Una mattina al supermercato: Francesca in microgonna plissé nera, calze autoreggenti con balza di pizzo, camicetta sbottonata fino a mostrare l’attaccatura del reggiseno di pizzo. Si chinava apposta a prendere le cose dagli scaffali più bassi, il culo in bella vista. Gli uomini la guardavano, ed Alessio diventava rosso pomodoro.
In cassa, mentre pagavano, un tipo sulla quarantina le sorrise. Francesca ricambiò, si morse il labbro guardando Alessio.
Lui non rispose ma in macchina aveva il cazzo così duro da fargli male.
A casa, sempre più spesso Francesca girava in camicia da notte trasparente, senza niente sotto. Si sedeva sul divano accanto a lui, accavallava le gambe lentamente, gli appoggiava la testa sulla spalla.
"Che bel film, eh non trovi... tesoro?" gli disse con voce bassa, quasi un sussurro.
Una sera uscì con le amiche e tornò tardi.
Alessio era ancora sveglio.
Lei entrò in casa barcollando un po’, aveva bevuto troppo. Indossava un tubino rosso aderente cortissimo, tacchi altissimi, rossetto sbavato.
"Ale… sei ancora sveglio?" Ridacchiò, si tolse le scarpe buttandole a terra.
"Vieni qui, dai un abbraccio alla tua mamma..." Lui si alzò, la prese per la vita. Francesca gli si strusciò addosso, come una gatta in calore con le tette schiacciate contro il suo petto.
"Mi sono divertita… ma sai che c’è? Mi mancavi e sono tornata prima... mmhh.." Gli baciò la guancia, poi il collo, piano. "Dio quanto sei bello… Amore mio... Il mio ometto..."
"Bello, dai ma’… Sei proprio brilla... Finiscila..." disse lui con la voce roca.
Lei rise piano, gli sfiorò la coscia con la mano.
"Sei bello si... so anche se sei pure geloso di me..." incalzò lei.
"Geloso? Ma quando mai!" Mentì lui, distogliendo lo sguardo.
"Invece sì. Lo vedo che ti dà fastidio quando mi guardano, eh!!?" Gli si avvicinò all’orecchio.
"E se ti dicessi che uno stasera ci ha provato con me? Attaccandomi bottone?? Ci ha provato in tutti i modi..."
Alessio si irrigidì, il cazzo gli diventò durissimo.
Francesca si staccò ridendo, gli diede un bacetto sulla fronte.
"Lo vedi? Sei geloso da morire della tua mamma... Ma scherzo, scemotto... Buonanotte amore mio."
Ma non era uno scherzo.
Era tutto calcolato.
La goccia che fece traboccare il vaso arrivò una settimana dopo.
Passò una settimana e Alessio rientrò prima dal lavoro. Aprì la porta di casa intorno alle 16:20. La casa era silenziosa, ma sentì la voce di sua madre provenire dal salotto: una voce bassa, calda, sexy.
Gemiti rochi, schiocchi umidi, parole volgari che non aveva mai sentito da sua madre.
Il cuore gli esplose nel petto. Si tolse le scarpe in silenzio, si avvicinò piano e si nascose dietro lo stipite della porta semiaperta.
Quello che vide lo fece quasi venire nei pantaloni all’istante.
Francesca era sul divano, in una posa da puttana professionista: gambe spalancate al massimo, tacchi beige piantati sui braccioli, calze autoreggenti nere che segnavano le cosce. Il perizoma minuscolo spostato di lato, reggiseno aperto, le tettone enormi libere che rimbalzavano ipnotiche. La maschera di pizzo nero le copriva gli occhi, dandole un’aria diabolica e misteriosa, da troia anonima - proprio come in quella foto che Alessio avrebbe visto dopo.
Aveva il telefono in vivavoce e un dildo grosso, realistico, che entrava e usciva dalla figa bagnata con schiocchi umidi.
"Oh cazzo, Marco… sì, dimmi cosa mi faresti…" gemeva forte, la voce completamente diversa dalla mamma dolce di sempre.
Alessio si nascose meglio dietro lo stipite, il respiro corto.
"Ti prenderei per i capelli e te lo ficcherei tutto in gola, troia… te lo farei ingoiare fino alle palle." diceva la voce dell’uomo al telefono.
"Siiii… cazzo sì, mi piace… scopami la bocca, fammi sbavare… oh porca puttana…" Francesca spinse il dildo più forte, le tette che rimbalzavano.
"La mia fica è fradicia… guarda cosa mi fai fare…"
Alessio prese lo smartphone di fretta e aprì un’app che aveva installato tempo prima, un programmino per controllare la rete wifi di casa. Entrò nel router, trovò il telefono della madre connesso a Telegram e forzò l’accesso alla chat (lei non aveva mai cambiato la password di default).
La chat era un tripudio di porcate.
16:10 Francesca: ciao porco... Sono sola soletta a casa, la figa già che pulsa... ho preso il mio giocattolino grosso e ho voglia di fare la troia per te. Dimmi cosa mi faresti, fammi bagnare come una puttana.
16:11 Marco: Cazzo Francesca, sei una zoccola instancabile. Ti afferrerei per quella coda bionda e te lo spingerei in gola fino a farti sbavare e lacrimare, troia.
16:12 Francesca: Mmmh sì, mi piace... guarda come ti preparo la bocca.
(Foto: Primo piano del viso con maschera di pizzo nero, labbra rosse schiuse, la lingua fuori, il dildo grosso premuto contro la guancia.)
16:13 Francesca: (Video 25 secondi: Francesca in ginocchio sul divano, si infila il dildo in bocca lentamente, lo succhia con avidità oscena, rumori di gorgoglio e saliva che colano. Lo spinge profondo, gli occhi che roteano dal piacere simulato, poi lo tira fuori con un filo di bava e dice roca.) "Cazzo Marco, il tuo cazzo è così venoso e grosso... mi soffochi la gola... dimmi che mi scopi la bocca senza pietà , che mi usi come un buco per svuotarti le palle..."
16:14 Marco: Porca puttana sì, ti terrei la testa ferma e ti fotterei la faccia come una bambola, ti metterei in bocca anche le palle, mammina zoccola. Sbava di più, troia.
16:15 Francesca: Ohhh sì, mi fai impazzire... guarda queste tettone, aspettano le tue mani.
(Foto: Reggiseno slacciato, le tette enormi libere, capezzoli rosa duri e sporgenti, le stringe da sotto facendole traballare.)
16:15 Marco: Che tettone da vacca hai... le strizzerei fino a farti male, ti torcerei quei capezzoli da puttana fino a farti urlare.
16:16 Francesca: (Video 35 secondi: Francesca si siede meglio sul divano, gambe un po’ aperte, gioca con le tettone pesantissime - le alza, le fa rimbalzare forte, le schiaffeggia da sola facendole arrossire, torce i capezzoli gemendo volgare.)
"Senti come sono sode queste zinne, Marco... sono una mamma con le tettone da troia, mi piace quando me le maneggiate voi porci... mordile, succhiale, sborraci sopra... mi sto bagnando solo a pensarti che me le usi..."
16:18 Marco: Ti schiaffeggerei quelle tette fino a lasciarti i segni, poi ti sborrerei in faccia mentre le tieni schiacciate, puttana.
16:18 Francesca: Siii porco... La mia fica è fradicia, guarda quanto sono troia per te.
(Foto: Le gambe spalancate oscenamente, il perizoma nero minuscolo spostato, la figa liscia gonfia e lucida di umori, con clitoride sporgente.)
16:18 Marco: Cazzo che buco bagnato... infila quel dildo, spalancati per me.
16:19 Francesca: (Video 50 secondi: Il telefono posato sul tavolino in vivavoce, inquadratura perfetta del corpo. Francesca si strofina il dildo bagnato di saliva sulla figa, separa le labbra con le dita e poi lo infila piano centimetro per centimetro gemendo forte.)
"Ohhh porca troia... guarda come entra, Marco... è il tuo cazzo che mi apre la fica... dimmi che mi sfondi senza pietà , che mi pompi come una puttana per strada…"
Inizia a scoparsi ritmicamente, schiocchi umidi osceni, le tette che ballano, accelera piano.
16:21 Marco: Ti scoperei a sangue, troia, ti terrei le gambe aperte e ti riempirei quella fica usata fino a farti schizzare come una fontana.
16:21 Francesca: Cazzo sì... più forte, dimmi di più...
(Continua il video in live, pompa sempre più veloce, il dildo entra e esce luccicante dei suoi umori.)
"La mia fica schizza per te, porco... sono una mamma troia che si fa sfondare un cazzo finto pensando a te che ti seghi... oh cazzo, mi piace farti sborrare, sapere che la mia voce da puttana ti fa sborrare…"
Il telefono sul tavolino in vivavoce sputava le volgarità di Marco:
"Vieni per me, zoccola, schizza pensando alla mia sborra calda dentro."
16:22 Francesca: "SÌÌÌ CAZZO... VENGO!!!"
(Video dell'orgasmo: Il corpo di Francesca si irrigidì in un orgasmo violento, le cosce tremarono, la figa schizzò come una fontana, urla da troia pura che rimbombavano nella stanza mentre spingeva il dildo fino in fondo urlando.)
"Riempimi porco... sborrami nella fica... oh cazzo sììì!" La figa schizza in spruzzi potenti sul divano, gemiti animaleschi, capezzoli durissimi.
16:23 Marco: Brava troia... mi hai fatto venire come un maiale.
16:26 Francesca: Mmhh.. Che goduria... sei proprio un porco...
Alessio guardava la scena mentre si segava dietro lo stipite.
Aveva il cazzo di marmo, pulsava dolorosamente nella sua mano, il precum che già la bagnava.
La desiderava da morire: in quel momento voleva solo buttarsi su di lei, strapparle quel giocattolo finto, ficcarle il suo cazzo duro e vero fino in gola prima, poi sfondarle la fica ancora pulsante e scoparla fino a farla implorare il suo nome.
Immaginava di morderle quei capezzoli duri, di schiaffeggiarle quel culo da milf mentre la scopava possessivo.
Ma la gelosia lo mangiava vivo. Quel porco schifoso di Marco - un estraneo del cazzo - si stava segando chissà dove con SUA madre. La SUA Francesca, la donna che lo coccolava, che gli sorrideva dolce, ridotta a una puttana volgare che mandava video di sé che succhiava cazzi finti, che si sfondava la figa gemendo per far venire un altro.
Pensare che quel bastardo aveva visto le sue tettone rimbalzare, la sua figa schizzare per lui... Alessio strinse i pugni fino a far sbiancare le nocche. Voleva ucciderlo e voleva marchiare lei come sua.
Aveva visto, sentito... letto tutto, visto i video, le foto - sua madre si era comportata come la troia più sfacciata. Il cazzo era duro e venoso mentre si segava con rabbia guardando lei che veniva per quel porco.
Venne in schizzi potenti, mordendosi il braccio per non urlare, immaginando di essere lui dentro di lei, geloso da morire, pronto a reclamare la sua mamma troia tutta per sé.
Alessio venne nello stesso istante in cui la madre urlò il suo orgasmo, schizzi potenti che gli arrivarono fino all’ingresso della stanza.
Si tirò su tutto, col pensiero che lei lo potesse vedere ed in fretta corse via in camera sua.
Francesca, ancora ansimante dopo l’orgasmo violento che le aveva fatto schizzare la figa sul divano, chiuse la chiamata vocale con Marco con un ultimo risolino rauco:
"Ci sentiamo. Forse."
Buttò il telefono sul tavolino e si abbandonò all’indietro, le gambe ancora spalancate, il dildo lucido dei suoi umori che penzolava tra le cosce tremanti.
Il cuore le batteva forte, il respiro corto, la pelle accaldata e sudata. Sentiva la figa pulsare, gonfia, soddisfatta… ma soprattutto sentiva quel brivido perverso che le dava sempre dopo queste sessioni: il potere di aver fatto segare un uomo a distanza solo con la sua voce da puttana, con le sue tette, con la sua fica aperta in video.
Si passò una mano tra i capelli biondi appiccicati alla fronte e sorrise tra sé.
"Cazzo se sono una zoccola…" mormorò piano, godendosi quell’afterglow da maiala.
Poi, mentre si stiracchiava come una gatta, il suo sguardo scivolò verso la porta del salotto… e si fermò di colpo.
Sul pavimento di parquet, proprio lì, a pochi passi dallo stipite, c’era una pozza bianca, densa, ancora fresca. Schizzi irregolari, alcuni più lontani, come se fossero stati sparati con forza.
Sborra. Tanta.
Inconfondibile.
Francesca si irrigidì. Il respiro le si bloccò in gola.
"Oh cazzo…" sussurrò, gli occhi che si spalancavano dietro la maschera di pizzo nero che ancora portava. Capì all’istante.
Alessio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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