incesto
Veronica Segreti in Famiglia #23
Efabilandia
20.05.2026 |
4.055 |
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"Io guardai Laura: «Guarda come è brava Silvia… sembra che lo abbia già fatto..."
**Capitolo 23 – Segreti in Famiglia**La casa era immersa nel silenzio della notte fonda, quel tipo di quiete che sembra respirare piano, come se trattenesse il fiato in attesa di qualcosa di proibito. Erano passate da poco le due quando sentii la porta d’ingresso aprirsi con un cigolio soffocato. Il mio cuore saltò un battito. Sapevo chi era. Marco. Il mio Marco, tornato da quella cena di lavoro che lo aveva tenuto lontano fino a tardi. La luce del corridoio filtrava debole sotto la porta della mia stanza, un alone dorato che danzava sulle pareti color crema della mia camera, tingendo ogni cosa di una sensualità calda, intima.
Io ero nuda sul futon basso, la pelle ancora lucida di sudore dopo ore di giochi con Laura e Silvia. Laura, la mia bellissima coinquilina dai capelli corvini lunghi fino alla vita, era sdraiata sotto di me, completamente nuda anche lei, le sue tette sode e pesanti strette tra le mie mani mentre le sue dita mi stringevano i capezzoli con quella dolcezza possessiva che mi faceva impazzire. Il suo corpo era un invito: pelle olivastra, fianchi larghi, fica rasata che brillava di umori sotto la luce soffusa della lampada da tavolo, un abat-jour con paralume rosso che proiettava ombre lunghe e peccaminose sui nostri corpi intrecciati.
Silvia – o meglio, quel ragazzo effeminato che avevamo trasformato in una creatura di pura lussuria – era in ginocchio tra le gambe di Laura, la parrucca bionda platino leggermente storta, le labbra rosse e lucide di gloss che scivolavano avide sulla fica della mia amica. Indossava solo un completino di pizzo nero trasparente: reggiseno push-up che reggeva due seni finti perfetti, perizoma striminzito e calze a rete nere che gli arrivavano a metà coscia. Il suo cazzettino era chiuso nella gabbietta rosa, lucida di pre-eiaculazione.
Non sentivo rumori dal resto della casa. Solo i nostri: il suono umido e osceno della lingua di Silvia che leccava la fica di Laura, i gemiti bassi di lei, il mio respiro accelerato. Poi lo vidi. Marco. In piedi nell’ombra della porta socchiusa, gli occhi spalancati, la mano già dentro i pantaloni eleganti grigio scuro che aveva indossato per la cena. La camicia bianca era sbottonata sul collo, la cravatta allentata. Il suo cazzo era fuori, grosso, venoso, già duro come marmo mentre si segava lentamente, gli occhi fissi su di noi.
Il mio sguardo incrociò il suo. Non mi scomporsi. Un brivido caldo mi attraversò il ventre, un misto di eccitazione pura e complicità profonda. Sussurrai piano all’orecchio di Laura, mentre le mie dita le torcevano i capezzoli: «Sta per realizzarsi il tuo sogno, amore…»
Laura gemette più forte, senza capire ancora. La voce fuori campo narrava ciò che io non potevo vedere del tutto: Marco aveva chiuso piano la porta dietro di sé, lasciando cadere i pantaloni e i boxer sul pavimento con un fruscio di tessuto. Il suo cazzo svettava libero, spesso, lungo quasi venti centimetri, la cappella lucida e gonfia. Un odore maschio, di dopobarba speziato misto a sudore leggero, si diffuse nella stanza, mescolandosi al profumo dolce della fica di Laura e al mio, più intenso, muschiato.
Gli feci cenno con la testa. Entra.
Marco avanzò. Solo allora Laura aprì gli occhi e lo vide. Il suo corpo ebbe un sussulto di sorpresa e desiderio insieme. «Oh cazzo…» mormorò, ma non smise di leccarmi. Anzi, la sua lingua divenne più vorace sulla mia fica mentre io mi spostavo, posizionandomi proprio sopra la sua faccia, le ginocchia ai lati della sua testa. La mia fica grondante calò sulla sua bocca, bagnandole le labbra e il mento. Il sapore salato dei miei umori le riempì la lingua.
Presi le caviglie di Laura, le tirai su verso il mio petto, esponendo completamente la sua fica aperta, rosa e lucida. Feci segno a Silvia di scostarsi. La parrucca bionda si mosse obbediente. Marco si avvicinò, il cazzo in mano. Senza una parola – neppure un “buonasera” – appoggiò la cappella grossa contro le labbra della fica di Laura e spinse.
Il rumore fu indecente: uno schiocco umido, carnale, mentre quel cazzo enorme spariva dentro di lei fino alle palle. Laura urlò contro la mia fica, le vibrazioni del suo grido mi fecero tremare. Marco cominciò a scoparla con colpi profondi, ritmici, il suono delle sue palle che sbattevano contro il culo di lei riempiva la stanza. Fuori, dalla finestra socchiusa, si sentiva il lontano rumore della pioggia leggera sulla strada, un tamburellare costante che si fondeva con i nostri ansiti.
Io mi godevo la scena, seduta sul viso di Laura, le mani sui suoi seni. I colori erano vividi: il rosso del paralume, il rosa acceso della fica di Laura che si allargava intorno al cazzo di Marco, il biondo della parrucca di Silvia. L’odore era denso, sesso puro, fica bagnata, sudore, desiderio.
Mi posizionai dietro di Marco, i capelli castani lunghi che mi ricadevano sulle spalle e che usavo per carezzare la schiena. Gli presi le palle pesanti in mano, stringendole piano per impedirgli di venire troppo presto. «Silvia,» dissi con voce roca, «vieni qui. Leccagli le palle e il culo. Devi imparare a godere servendo veri uomini.»
Silvia obbedì, la lingua calda che scivolava sotto le palle di Marco mentre lui continuava a martellare la fica di Laura. (Non sapevo ancora che Silvia aveva già assaggiato dei cazzi proprio quella sera, ma il suo entusiasmo mi sorprese.)
Laura venne violentemente poco dopo. Il suo corpo si inarcò, le gambe tremarono, uno squirt leggero le bagnò le cosce mentre urlava contro la mia fica. Marco rallentò, il cazzo lucido degli umori di lei.
Lo presi in mano io, caldo, pulsante, bagnato. Lo guidai verso la bocca di Silvia. «Lecca un cazzo vero, troietta.»
Silvia aprì le labbra rosse e lo prese. Era grosso, le riempiva la bocca. Lo succhiava con avidità crescente, la lingua che girava intorno alla cappella, una mano che gli massaggiava le palle. Marco gemeva, gli occhi semichiusi. Io guardai Laura: «Guarda come è brava Silvia… sembra che lo abbia già fatto. Guarda come succhia bene quel cazzo grosso.»
Laura, ancora ansimante, sorrise. La musica nella mia testa era un brano sensuale, lento, qualcosa di dark ambient con bassi profondi – forse “Massive Attack – Teardrop” – che pulsava al ritmo dei nostri corpi.
Poi Laura si alzò, prese lo spaccaculi enorme dal comodino – nero, venoso, lungo quasi trenta centimetri e spesso come un polso – e se lo infilò con un gemito. Si posizionò dietro Silvia e cominciò a inculare quel culo già preparato. Silvia gemette intorno al cazzo di Marco, le mani istintivamente sul suo sedere per paura. Io vidi il gesto, gli diedi uno schiaffo forte sul culo sodo – smack! – e poi lo baciai in bocca, lingua profonda, sapore di desiderio.
Marco era al limite. Il cazzo pulsava. Lo fermai. «Adesso tu inculi Silvia. Voglio vederti sfondargli quel culo da puttana.»
Silvia era spaventata ed eccitata. Si mise a quattro zampe. Marco avvicinò la cappella al suo buchetto già aperto dallo spaccaculi. Spinse. Lentamente. Il calore della carne viva, il pulsare del sangue, la durezza viva del cazzo vero entrarono dentro di lei. Silvia urlò di piacere. Era diverso, più caldo, più vivo. Marco cominciò a scoparlo forte, colpi profondi che facevano tremare il corpo effeminato di Silvia. Il suo cazzettino nella gabbia rosa cominciò a colare sborra ad ogni spinta, gocce trasparenti che cadevano sul futon.
Marco venne con un urlo rauco, con spinte profonde, riempiendo il culo di Silvia di sborra calda, densa. Silvia tremava, godeva, il suo piccolo cazzo nella gabbia spruzzava ancora.
Poi Marco si tirò fuori. Silvia e Laura si gettarono sul suo cazzo ancora duro, leccandolo insieme, lingue che si intrecciavano sulla cappella sporca di sborra e umori. Laura aveva sempre sognato quel momento: leccare il cazzo del ragazzo che abitava con noi.
Io mi toccavo la fica, guardandoli, il cuore pieno di una gioia perversa, complice. Poi andai da Laura, esausta sul futon, il cazzo di Marco ancora tra le sue mani. Presi lo spaccaculi che ancora indossava, lo posizionai sulla mia fica bagnata. Laura lo tenne fermo. Entrò per due terzi, doloroso, enorme. Marco sussurrò sorpreso: «Sei riuscita a farlo entrare così grosso nella tua fica…»
Non era tutto. Silvia, da dietro, mise le mani sulle mie spalle e spinse forte verso il basso. Le mie gambe cedettero. Urlai forte. Il mostro mi impalò completamente. Dolore accecante, poi un piacere devastante. Mi toccavo il clitoride freneticamente, muovevo i fianchi, su e giù. Venni come una fontana, squirting abbondante sulla pancia di Laura, tremando per due minuti interi, onde di orgasmo che mi attraversavano l’anima.
Esausta, mi sdraiai accanto a lei. Guardai Silvia: «Te la farò pagare, troia.»
Lei sorrise, si girò, allargò il culo con le mani. La voragine rossa, aperta, colava sborra densa di Marco, bianca e viscosa. Poi si alzò, andò allo specchio, si sistemò il reggiseno con i seni finti, si mise rossetto rosso e fondotinta, gesti precisi, femminili, ricordando perfettamente i nostri insegnamenti. Tornò e mi baciò sulle labbra, profondo.
Io, stupita e eccitata, feci cenno: ce ne sono altri.
Silvia baciò Laura, poi Marco, appassionatamente. Marco giocava con la gabbietta rosa sul suo cazzettino. Laura tirò Marco a sé, lo baciò come aveva sognato da mesi. Silvia riprese a baciare Marco. Io finalmente affondai la lingua nella bocca di Laura, un bacio bagnato, carnoso, pieno di amore e lussuria.
La notte era ancora giovane. I nostri corpi, i nostri segreti, la complicità che ci legava… tutto pulsava di vita erotica. E mentre la pioggia continuava a cadere fuori, dentro di me sentivo che questa era solo l’inizio di un turbine di piacere che avrebbe travolto tutti noi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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