incesto
Pt.2 Il segreto brucia
08.05.2026 |
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"Sara venne per prima, graffiandogli la schiena, le gambe strette intorno ai suoi fianchi..."
Erano passati tre giorni dalla festa. Sara non riusciva a pensare ad altro. Ogni volta che chiudeva gli occhi rivedeva quel cazzo enorme, la vena che pulsava, il sapore forte del fratello, maschio, che le riempiva la bocca. Di giorno fingeva normalità, ma di notte si toccava come una disperata, venendo in silenzio mentre risuonava nella testa la voce di Andrea che gemeva.Quel pomeriggio i genitori erano fuori. Sara era in camera sua quando sentì dei rumori provenire dalla stanza di Andrea: il letto che cigolava leggermente, il respiro pesante, e il suono inconfondibile di una mano che si muoveva veloce su un cazzo duro. Lo schermo del suo computer mandava gemiti di un porno.
Lo aveva già sentito, ma prima di quella sera al buco, Sara avrebbe fatto una smorfia di disgusto e se ne sarebbe andata. Ora invece sentì un calore improvviso tra le gambe. Le mutandine le si bagnarono in pochi secondi. Rimase ferma nel corridoio, la mano che le scivolava sotto la gonna corta, sfiorando il clitoride già gonfio.
Non resistette.
Aprì la porta senza bussare.
Andrea era sdraiato sul letto, boxer abbassati alle caviglie, il cazzo eretto che svettava enorme nella mano. Quando la vide sobbalzò violentemente.
«Ma che cazzo fai?! Esci!» ringhiò, cercando di coprirsi con un cuscino, rosso in faccia per la rabbia e l’imbarazzo.
Sara chiuse la porta dietro di sé e girò la chiave. Il cuore le batteva fortissimo.
«Sono stata io» disse con voce bassa ma chiara.
Andrea la guardò confuso. «Di che parli?»
«Al buco. Alla festa. Quella bocca che ti ha fatto venire così tanto… ero io.»
Il silenzio che seguì fu pesante. Andrea impallidì, poi arrossì di nuovo. Il cuscino non riusciva a nascondere del tutto l’erezione che, invece di calare, sembrava diventata ancora più dura.
«Stai scherzando…»
Sara fece un passo avanti. Senza dire altro si abbassò le mutandine bianche e le fece cadere a terra. La gonna rimase sollevata. La sua fighetta era rasata, gonfia e lucida di eccitazione. Un filo di umori le colava lungo la coscia.
«Ti ho succhiato il cazzo, Andrea. E mi è piaciuto da morire. Non ho mai visto niente di così grosso. Mi sono bagnata come una troia mentre ti ingoiavo.»
Andrea respirava affannosamente. La mano sul cazzo si mosse quasi involontariamente una volta, due volte.
«Sara… siamo fratelli. Questo è sbagliato da morire.»
«Lo so» rispose lei avvicinandosi al letto. «Ma non riesco a pensare ad altro. Voglio sentirlo davvero. Tutto quanto.»
Si tolse la maglietta e il reggiseno. I seni sodi da diciottenne erano duri, capezzoli turgidi. Si mise a cavalcioni su di lui, spingendo via il cuscino. Il cazzo del fratello le premette contro la pancia, caldo e pesantissimo.
Andrea cercò di resistere ancora un secondo, ma quando Sara si chinò e gli leccò lentamente la cappella, gemette forte e le mise una mano tra i capelli.
Da lì successe di tutto.
Sara lo succhiò con fame, prendendolo più a fondo che poteva, sbavando copiosamente mentre lui le spingeva la testa. Poi Andrea la rovesciò sul letto, le aprì le gambe e le infilò la lingua nella fighetta fradicia, leccandola fino a farla urlare. Quando la penetrò, fu lento ma implacabile: centimetro dopo centimetro di quel cazzo enorme che la apriva come non era mai stata aperta.
«Cazzo… sei strettissima» ringhiò lui mentre la fotteva sempre più forte.
Sara venne per prima, graffiandogli la schiena, le gambe strette intorno ai suoi fianchi. Andrea la seguì poco dopo, scaricandole dentro fiotti densi e caldi, continuando a spingere mentre la riempiva.
Non si fermarono lì.
La girò a pecorina, le tirò i capelli e la prese di nuovo, più violento. Poi la fece sedere sopra di sé, facendola rimbalzare sul suo cazzo mentre le strizzava i capezzoli. La riempì una seconda volta, e una terza, finché Sara non riuscì più a stare in piedi e il letto non fu completamente bagnato dei loro umori.
Quando finalmente crollarono uno accanto all’altra, sudati e ansimanti, Andrea le accarezzò i capelli.
«Questo deve rimanere un segreto» mormorò.
Sara sorrise, passando un dito sul cazzo ancora mezzo duro del fratello.
«O forse no… magari la prossima volta ti faccio vedere quanto riesco a prenderlo in gola senza il buco in mezzo.»
E fuori dalla stanza, la casa era silenziosa. Come se niente fosse successo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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