Il gioco della bottiglia
Quando Daniela lanciò la provocazione, sul terrazzo cadde un silenzio improvviso, interrotto solo dal rumore sordo dell'infrangersi delle onde sulla battigia.
Carlo fu il primo a rompere il ghiaccio con un sorriso sghembo, portandosi il calice alle labbra. "Sei sempre la solita, Daniela. Ma stasera... mi sa che nessuno di noi ha più nulla da nascondere o da perdere."
Daniela sorrise, svuotò un’ultima bottiglia di vetro scuro e la posò al centro del grande pavimento in cotto, spingendo indietro le sedie per creare uno spazio libero. Si misero tutti in cerchio, seduti sui cuscini del divano o direttamente a terra, a gambe incrociate, come quando avevano vent'anni e il futuro sembrava un foglio bianco ancora da scrivere.
"Le regole le decido io," sussurrò Daniela, facendo girare la bottiglia tra le dita prima di lasciarla andare. "Niente baci innocenti da adolescenti. Stasera la bottiglia sceglie chi deve raccontare il suo segreto più nascosto... oppure pagare una penitenza decisa da chi l'ha fatta girare. E la penitenza può essere qualsiasi cosa. Senza filtri, senza vergogna."
Il collo della bottiglia iniziò a ruotare velocemente, riflettendo le luci soffuse della veranda. Il suono del vetro sul cotto sembrava il battito di un orologio che riportava indietro il tempo. Tutti seguivano quel movimento con il fiato sospeso: Gianni si schiarì la voce, Mauro guardò Cinzia con una strana luce negli occhi, mentre Giulia si strinse nelle spalle, incrociando lo sguardo di Carlo.
La bottiglia rallentò gradualmente, tentennò tra Mauro e Gianni, fece un ultimo mezzo giro e alla fine fermò la sua punta di vetro dritto verso Cinzia.
Un mormorio divertito attraversò il cerchio. Cinzia si passò una mano tra i capelli, sfoderando uno dei suoi soliti sorrisi provocatori, ma le sue dita tremavano leggermente. "E va bene, Daniela," disse sfidandola con lo sguardo. "Toccata al primo colpo. Che cosa vuoi da me? Verità o penitenza?"
Daniela si sporse in avanti, appoggiando i gomiti sulle ginocchia, con un'espressione enigmatica che fece salire la tensione nella stanza. "Oh, niente verità, Cinzia... Sappiamo tutti della cotta che avevi per Carlo. Nulla, ora lo bendi, lo fai sedere sulla sedia e gli fai un pompino, quello che mi hai confessato di volergli fare... ma ti sei vergognata."
L'aria si riscaldò all'istante; nessuno si aspettava una penitenza del genere, o forse tutti, in fondo, non desideravano altro. Un silenzio denso e quasi doloroso calò sul terrazzo, spezzando di colpo la leggerezza della serata. Cinzia rimase pietrificata, con il bicchiere a metà strada verso le labbra e gli occhi sbarrati su Daniela. Un rossore improvviso le salì dal collo fino alle guance, smontando in un secondo tutta la sua solita sfrontatezza. Carlo soffocò un colpo di tosse, portandosi d'istinto la mano alla gola mentre il viso gli si tingeva della stessa ombra scura del vino. Gianni e Mauro si scambiarono un'occhiata rapida, sospesi tra l'incredulità e quel pizzico di malizia che l'alcol aveva liberato nei loro pensieri, mentre Giulia trattenne il fiato.
"Sei impazzita, Daniela?" sussurrò Cinzia, la voce ridotta a un filo tremante.
"Non sono mai stata più lucida," ribatté Daniela con un sorriso lento. "Avete passato un'intera serata a parlare di rimpianti, di occasioni perse e di cose non dette. Stasera niente maschere. Avete voluto giocare? Ora si gioca fino in fondo." Dalla tasca della giacca, Daniela estrasse un foulard di seta scura e lo appoggiò con calma al centro del tavolo.
Cinzia obbedì. Prese il foulard di seta scura dal tavolo. Le dita le tremavano ancora, ma l'imbarazzo iniziale aveva ceduto il passo a un'audacia dettata dal vino e dai troppi anni di desideri inespressi. Si avvicinò a Carlo, che la attendeva sulla sedia a capotavola senza opporre alcuna resistenza, e gli avvolse la seta sugli occhi, stringendo il nodo dietro la nuca. Carlo manteneva il respiro corto, il petto che si alzava e si abbassava rapidamente mentre il buio della benda amplificava ogni minima percezione sensoriale.
Cinzia si inginocchiò sul pavimento in cotto, proprio davanti a lui. Intorno a loro, il resto del gruppo era immerso in un silenzio assoluto, teso, spezzato soltanto dal suono del vento della riviera e dalle onde in sottofondo. Senza dire una parola, la ragazza portò le mani alla cintura di Carlo, sganciò la fibbia e sbottonò i pantaloni, facendoli scivolare giù insieme all'intimo.
Quando lo tirò fuori, le sue dita cominciarono ad accarezzare il cazzo con delicatezza lungo tutta la lunghezza, del tutto indifferente allo sguardo degli altri presenti nella stanza. Sotto il tocco caldo e cadenzato della mano di Cinzia, la carne di Carlo prese rapidamente vigore, irrigidendosi del tutto. Cinzia sporse il viso in avanti, aprì la bocca e lo avvolse lentamente, dando inizio a un movimento fluido di dentro e fuori. Con la punta della lingua indugiava a ogni passata sulla cappella, stimolandolo con precisione. Carlo, guidato dal piacere e dalla cecità temporanea, sollevò le mani e le affondò tra i capelli di Cinzia, assecondando il ritmo della spinta e accompagnando il movimento della testa di lei con fermezza.
Dopo poco, Daniela, la rompiscatole della serata, interrompe il pompino e dice: "Cinzia, così Carlo se ne viene... il gioco deve continuare."
L'atmosfera era ormai elettrica, erano tutti eccitati. Giulia, reduce da un matrimonio fallito con un marito che non la scopava più da diverso tempo, si aprì la camicetta bianca e i seni apparvero in bella mostra, con i capezzoli turgidi per l'eccitazione. Daniela, scivolata giù dal divano per rimettersi seduta in cerchio sul tappeto insieme agli altri, fa girare di nuovo la bottiglia. Suspense. La bottiglia si ferma davanti a Gianni.
Daniela, che conduce il gioco, dice: "Nessuna penitenza per te... scegli tu a chi la vuoi fare, qualsiasi penitenza."
Gianni indugia un po', poi guarda Daniela: "Voglio fare una cosa che ho sempre desiderato fare... ma mai fatta. Leccarti la figa, Daniela."
Daniela non si aspettava questa cosa, ma annuì. Era sempre stata contraria a certe idee, ma stasera l'alcol e il clima rovente avevano avuto completamente il sopravvento sulle sue reticenze. Si siede sul divano, sfila il perizoma, apre le gambe e appare in tutta la sua bellezza una figa rasata, stupenda. Daniela la tocca, apre leggermente le labbra della figa e dice: "Eccomi pronta... su, dai."
Gianni si inginocchia. Con una mano allarga le labbra della figa e infila lentamente un dito dentro; la figa era già umida dall'eccitazione. Daniela sospirò. Gianni tolse il dito e con la punta della lingua iniziò a penetrarla. Daniela godeva, era bravo Gianni.
Mauro, spaparazzato sulla sedia con il calice in mano, si godeva lo spettacolo della sua compagna che godeva e ansimava sotto un altro uomo. In tutti quegli anni insieme, Daniela si era sempre rifiutata categoricamente di concedersi a certi giochi o di farsi toccare da altri, ma ora, travolta dall'alcol e dal climax della serata, si stava lasciando andare senza più freni. Mauro la guardava fremere, provando un'eccitazione del tutto nuova e perversa nel vederla cedere proprio a ciò che aveva sempre negato.
Gli altri guardavano ugualmente rapiti: Giulia si strofinava i capezzoli e, senza più alcuna vergogna, afferrò la bottiglia vuota dal centro del cerchio, facendone scivolare il collo di vetro fresco sulla propria figa ormai bagnatissima; Carlo, ancora eccitato dal pompino di Cinzia, la stringeva a sé e Cinzia gli toccava il cazzo. Un grido rauco di piacere uscì dalla bocca di Daniela: Gianni l'aveva fatta godere giocando con il clitoride. Giulia, al sentirla, batte le mani felice.
La bottiglia gira e il destino vuole che si fermi su Giulia, che si lascia scappare un "Sì!". Daniela disse: "Anche per te, come Gianni, scegli a chi fare la penitenza."
Giulia, persa ogni inibizione vuoi dall'atmosfera vuoi dal vino, disse: "Voglio spompinare tre cazzi contemporaneamente." Si spostò, tolse la camicetta che era aperta, si inginocchiò sul tappeto e disse: "Avanti uomini, sono qui per voi... voglio tre cazzi, li voglio leccare, li voglio in bocca, li voglio sentire in gola."
I tre non si fanno pregare e si mettono intorno a Giulia con i cazzi già duri. Giulia ne prende uno in bocca e inizia a spompinarlo, mentre con le mani prende gli altri due e li sega lentamente. I tre si abbracciano tra di loro, godendo di Giulia, che ora si sposta sul cazzo di Mauro e inizia a leccarlo lentamente dal basso verso l'alto e viceversa, poi passa su Carlo, apre la bocca e lo ingoia tutto quasi a soffocarsi.
Dopo un po', Daniela li fermò di nuovo: "Il gioco deve continuare..."
La bottiglia gira e si ferma su Mauro. "Stessa cosa degli altri due, decidi la punizione," gli dice Daniela.
Mauro ci pensa su e dice: "Ragazzi, io non ne posso più di questo gioco... ho voglia di scopare. Donne, vi desidero... desidero le vostre bocche, le vostre fighe, i vostri culi, insomma vi voglio."
L'atmosfera precipita nell'azione senza più freni. Mauro baciava con passione Cinzia, lingua contro lingua, poi scese giù leccandola; le prese i seni, li fece uscire dal reggiseno, leccava i capezzoli, li mordicchiava e li stringeva forte tra le mani. A Cinzia piaceva: "Continua Mauro, stringili, fammi male!" Mauro non si fa pregare e stringe ancora più forte, mentre un lamento di piacere misto a dolore esce dalla bocca di Cinzia. Con le mani prende la testa di Mauro e la spinge giù fino alla sua figa; gli slip erano bagnati dal suo umore. Mauro li abbassa e affonda la testa nella figa: appoggia Cinzia sul divano, allarga le gambe e inizia a leccare la figa profumata e liscia.
Nel frattempo, Gianni leccava la figa a Daniela, anche lei distesa sul divano al fianco di Cinzia. Le due donne si guardano con sguardi lascivi e sensuali, avvicinano le teste e iniziano a baciarsi, a toccarsi i seni; Daniela si sposta leggermente e prende in bocca un capezzolo di Cinzia, ci gioca e lo mordicchia.
Poco distante, Carlo prende Giulia, la fa appoggiare con la schiena sul tavolo e allarga le sue gambe, mostrando una figa traboccante di umori. Prende il suo cazzo e lo appoggia sulla figa di Giulia, che non aspettava altro. Inizia a scoparla lentamente, ma Giulia lo implora disperata: troppi anni passati a sentirsi trascurata dal marito, troppe sere trascorse da sola a piangere nel letto in cerca di una carezza che non arrivava mai. Ora voleva recuperare ogni singolo secondo di quel tempo perduto, voleva cancellare l'amarezza e dare una svolta definitiva alla sua vita. Fissando Carlo negli occhi con rabbia e passione, gli urlò: "Sfondami! Sfondami più forte, hai un cazzo fantastico... fammi rinascere, sfondami!"
Sul divano, Mauro e Gianni con un gesto d'intesa si scambiano le donne. Daniela dice ridacchiando: "Cielo, il mio compagno... che vergogna!" Mauro sale sul divano, si inginocchia sul viso di Daniela e le infila il cazzo in bocca, iniziando a possederla così. Gianni si dà due colpetti sul cazzo, guarda la scena e si mette tra le gambe di Daniela: le accarezza la figa e le infila il cazzo. Daniela è in un turbine di emozioni e di piacere: lecca il cazzo di Mauro con avidità e sente Gianni che la sta scopando con un ritmo forte. È al settimo cielo, non capisce più nulla.
Cinzia, sentendosi un po' esclusa dal gioco sul divano, si alza e va verso il tavolo dove Giulia e Carlo stanno scopando. Sale sul tavolo, si inginocchia sopra la testa di Giulia e le mette la figa davanti alla bocca. Giulia non si fa pregare: con le mani tra le cosce di Cinzia e i pollici allarga le labbra della figa e inizia a succhiarle, mentre la sua bocca si riempie di umori che lecca e ingoia. Carlo continua a scoparla, poi tira fuori il cazzo, lo appoggia sul buco del culo e lentamente entra. Giulia urla per i piaceri repressi negli anni: "Scopami Carlo, scopami così!"
Era uno spettacolo unico, da film: sei corpi avvinghiati senza nessuna remora o problema, una serata da vivere fino in fondo tra desideri repressi e sogni che si avverano. Mauro si sposta da Daniela, va verso il tavolo, prende Cinzia e la fa mettere a pecorina appoggiata al legno. Prende il cazzo duro e gonfio e inizia a scoparla. Gianni lo copia con Daniela, appoggiata al tavolo a novanta gradi: il più bel culo di Pescara è lì a portata del suo cazzo. Due colpetti al cazzo e voilà, dentro la figa di Daniela che, appoggiata sul tavolo a braccia aperte, vuole solo essere scopata e godere. Vista la scena, Carlo fa assumere a Giulia la stessa posizione.
Tre corpi femminili sono appoggiati al vecchio tavolo. Carlo infila il cazzo e inizia a scoparla: tutti e tre si muovono all'unisono, mentre le donne godono e urlacchiano. Di colpo Carlo tira fuori il cazzo e viene sulla schiena di Giulia; poco dopo lo seguono Gianni e Mauro, lasciando le schiene piene di sperma denso.
I tre uomini si guardano in faccia e lentamente si allontanano dal tavolo per riprendere fiato. Le donne si spostano sul legno quasi a formare un triangolo e iniziano a leccare l'una la schiena dell'altra, ingoiando tutto lo sperma fino all'ultima goccia. Poi si appoggiano con la schiena sul tavolo e si lasciano scappare una risatina.
Chi avrebbe mai immaginato una reunion del genere? Da rifare sicuramente. Daniela, riprendendo aria, disse: "Cavolo, ci siamo dimenticati di Paola e Luigi... la prossima volta saranno dei nostri!"
Non fece in tempo a finire la frase che lo schermo del telefono di Mauro, appoggiato sul tavolo tra i calici scuri, si illuminò nella penombra. Mauro lo prese e lesse ad alta voce il messaggio appena arrivato: «Ragazzi scusate il ritardo, siamo appena rientrati a Pescara! Sulla riviera vediamo ancora le luci di casa tua accese... non farete mica festa senza di noi?»
Uno scoppio di risate corale attraversò la stanza. Mauro sorrise, strinse Daniela a sé e rispose al messaggio con tre semplici parole: «Vi aspettiamo già.»
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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