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lesbo

Nuova vita.


di Blackjack26
04.09.2026    |    1.469    |    2 9.8
"​Senza perdere un attimo, Daniela si buttò a capofitto su quel clitoride gonfio e turgido, iniziando a leccarlo con furia e a tintinarlo sotto la sua lingua in un assalto finale che spazzò via..."
Il motore del motorhome borbottava appena, un sussurro diesel che copriva a fatica il frinire delle cicale e il rumore sordo della salsedine sulla spiaggia di Capo Rizzuto. Io e Daniela avevamo già caricato le biciclette sul portellone posteriore e chiuso le utenze: l'indomani all'alba eravamo pronti per puntare dritti verso la costa tirrena, direzione Tropea e Pizzo, lasciando alle spalle il campeggio affollato e quel caldo appiccicoso di fine estate.
​Nel vialetto di ghiaia, la piazzata dei bungalow era diventata una telenovela estiva a basso costo. Quello accanto al nostro era occupato da una giovane coppia: litigi urlati a metà notte, stoviglie che sbattevano, e un silenzio pesante che puzzava di cocci. Quella notte, però, il copione era cambiato.
​Erano circa le quattro e dieci quando un tonfo secco, seguito da colpi disperati e ravvicinati, fece sobbalzare il letto matrimoniale in coda.
​– Chi diavolo è a quest'ora? – mormorai, tirando su i pantaloni della tuta con la bocca impastata di sonno.
​Aprii la porta d'ingresso della cellula, abbassando la zanzariera. Sulla scaletta c'era Clara. Tremava come una foglia nella tramontana, i capelli sciolti e bagnati di lacrime che le rigavano le guance. Ma la cosa che mi gelò il sangue fu il lato sinistro del viso: un livido largo, violaceo, con l'impronta netta di cinque dita ben piantate sullo zigomo.
​– Mauro... per favore... – singhiozzava, biascicando le parole mentre cercava riparo dietro la mia spalla. – Vi prego.
​Daniela si era già alzata, avvolta in un kimono di spugna. Nel vederla in quello stato, il suo istinto materno e protettivo si accese all'istante. Con un gesto deciso la prese per mano, tirandola dentro il camper e richiudendo la porta blindata con il palmo della mano, come a sbarrare il mondo fuori.
​– Vieni qui, siediti nella poltroncina – le disse Daniela con voce ferma ma dolce, porgendole un bicchiere d'acqua fresca e tirando fuori dalla cassetta del pronto soccorso una borsa una busta di ghiaccio secco avvolta in un fazzoletto pulito.
​Clara si accasciò sulla panca, stringendosi le ginocchia al petto. Quel ceffone non era stato solo un atto di violenza vigliacca; era stata la scintilla che aveva fatto saltare il banco di una relazione già morta.
​– So che state per partire e che siete la mia unica via d'uscita... – tirò su con il naso, guardando prima me e poi Daniela con due occhioni scuri, lucidi e imploranti. – Portatemi con voi. Vi prego, non lasciatemi qui con lui. Vi pago la benzina, faccio i letti, cucino, faccio qualsiasi cosa... ma portatemi via.
​Ci scambiammo uno sguardo con Daniela. Non c' bisogno di fare riunioni di condominio. Bastava guardare quel segno rosso sulla sua guancia per capire che la nostra vacanza solitaria a due era appena finita, e che non avremmo mai potuto voltarci dall'altra parte.
​– Preparati una borsa veloce, Clara – le dissi, poggiandole una mano sulla spalla. – Tra dieci minuti accendiamo il motore.
​Quella che doveva essere una tranquilla fuga tirrena si trasformò, già dalla prima sosta panoramica sopra Nicotera, in un vortice di complicità inaspettata.
​Clara non era solo una ragazza in fuga da un cretino; era una forza della natura che aveva deciso di cancellare l'ombra di quel ceffone con il sole della Calabria e la libertà della strada. Durante i chilometri trascorsi lungo la Statale 18, seduta tra di noi nella cabina del Ducato, l'imbarazzo iniziale si sciolse come burro al sole, dissolto dalle risate, dalle sigarette fumate sui finestrini abbassati e da un'intesa sotterranea che cresceva a ogni curva.
​Quando arrivammo in una caletta nascosta vicino a Zambrone, il mare era una tavola blu cobalto e il caldo pomeridiano ci invitava a spogliarci di tutto, metaforicamente. La sera, seduti intorno al tavolinetto esterno del motorhome con tre bicchieri di Cirò in mano, la tensione accumulata nei giorni precedenti si trasformò in una corrente elettrica sottile e continua.
Daniela si era avvicinata a Clara con una delicatezza infinita, allungando le dita per sistemarle una ciocca di capelli corvini che le ricadevano sulle spalle, spostandoli con cura per liberarle il collo. Con un movimento fluido cercò di aggiustare il sottile laccio del costume che le solcava la pelle, ma nel farlo il nodo cedette di colpo. Il tessuto scivolò via all'istante, lasciando scoperti i seni tondi e perfetti di Clara, illuminati dalla luce soffusa.
​– Scusami, non volevo... – sussurrò Daniela, bloccandosi di colpo con il fiato sospeso, imbarazzata per quella distrazione che aveva rotto il confine della cautela.
​Clara, però, non mostrò un attimo di esitazione. Con un sorriso dolce e magnetico, prese la mano di Daniela che era ancora sospesa a mezz'aria e se la portò lentamente alle labbra, baciandola con una tenerezza disarmante.
​Quella piccola carezza inattesa fu un vero e proprio tuffo al cuore per Daniela, i cui occhi si riempirono di un desiderio improvviso e incontrollabile. Senza mollarla, Clara le prese anche l'altra mano e gliela guidò direttamente sul proprio seno, lasciandogliela appoggiare sulla pelle calda, per poi fare lo stesso con l'altra.
​In quel preciso istante, Daniela si voltò di scatto verso di me con lo sguardo acceso, sgranando gli occhi come per dire muta: "È ora?"
​Io rimasi immobile a guardarli, abbozzando un sorriso complice e alzando lentamente le spalle, con quel gesto tipico che lasciava tutto nelle loro mani: "Vedi tu."
​Bastò quel cenno impercettibile per cancellare ogni residuo indugio. Daniela si chinò in avanti, azzerando la minima distanza che restava, e le labbra di entrambe si incontrarono in un bacio profondo e avido.
Daniela e Clara rimasero lì, vicinissime, le labbra che si cercavano e si fondevano in un bacio intenso. Ma sotto la passione che iniziava ad accendersi, quello di Clara non era un semplice bacio d'amore: era un bacio liberatorio, intriso di una gratitudine viscerale che le scuoteva le spalle.
​In quel contatto c'era tutto il peso di ciò che si era lasciata alle spalle poche ore prima. C'era l'eco sordo e spaventoso di quella relazione tossica, l'ombra pesante di quel cretino che aveva cercato di annientarla con la violenza e la paura. Ogni singola lacrima versata sulla scaletta del camper si stava sciogliendo in quel momento esatto, trasformandosi in una spinta irrefrenabile verso la vita.
​In quel bacio c'era la consapevolezza più bella di tutte: la libertà di poter scegliere. Clara non era più la vittima rannicchiata nella paura in una piazzola di sosta; era una donna che aveva preso in mano la propria esistenza e aveva deciso dove stare, chi amare e come vivere.
​La sua vera natura, soffocata per troppo tempo da un rapporto malato, stava finalmente venendo a galla, luminosa e prorompente. Sotto le carezze di Daniela e il mio sguardo complice, sentiva esplodere dentro una voglia irrefrenabile di vivere liberamente, di riprendersi ogni singolo spazio del proprio corpo e della propria anima, buttandosi alle spalle il buio per accogliere tutto il sole della Calabria.
La mano di Clara si mosse con una fluidità magnetica, abbandonando il proprio petto per scivolare sul corpo di Daniela. Con un tocco esperto ma fremente di desiderio represso, spostò le coppe del reggiseno, stringendo con voluttà quel seno morbido e caldo. Le sue labbra seguirono la traiettoria delle mani, baciando e stuzzicando i capezzoli con una voracità nuova, figlia della fame di sesso e del bisogno viscerale di esplorare finalmente la propria vera natura.
​Non era solo un gioco di seduzione; era un'esplosione. Clara scese con la mano lungo i fianchi, guidata da un'urgenza incontrollabile, fino a raggiungere la fica di Daniela. Il lembo del costume scivolò di lato: la fica era già caldissima, eccitata e bagnata, pronta ad accoglierla.
​Le dita di Clara affondarono in quel brivido, ma di colpo si bloccarono a mezz'aria.
​– Ma... è rasata – esclamò Clara, fermandosi di colpo con gli occhi sgranati dalla sorpresa.
​Daniela, colta alla sprovvista da quella interruzione improvvisa, arrossì leggermente ma annuì con un sorriso complice.
​– Sì... sempre. Ma perché? – chiese, guardandola con curiosità.
​Clara ritrasse appena la mano, scuotendo la testa con un misto di rabbia repressa e liberazione.
​– Quel cretino... non voleva. Mi limitava anche in questo – disse, con la voce che le tremava ancora per l'indignazione. Poi, sollevando il mento con orgoglio, i suoi occhi brillarono di una luce feroce e finalmente libera: – Io... a me piace così, liscia. A me piace così!
​Io, seduto lì accanto, osservavo la scena con un sorriso compiaciuto, godendomi ogni istante di quella complicità che stava bruciando ogni residuo tabù. Poi, schiarendomi la voce con un colpo di tosse teatrale, mormorai:
​– Vado a sistemare la veranda per la cena...
​E senza aggiungere altro, scesi dal divanetto, aprii la porta della cellula e uscii nella fresca notte calabrese, lasciandole sole.
​Fuori, il silenzio della piazzola era rotto solo dal frinire dei grilli. Dentro, l'atmosfera si era fatta elettrica, densa di un'attesa quasi intollerabile. Daniela guardò Clara dritta negli occhi, con un sorriso malizioso che non lasciava spazio a fraintendimenti.
​– Possiamo rimediare... – sussurrò Daniela, sfiorandole di nuovo le labbra.
​Clara spalancò gli occhi, incredula e subito pronta a riprendersi tutto ciò che le era stato negato.
​– Veramente? Ora? – chiese con un fil di voce, prima di perdersi di nuovo in quel bacio.
La porta scorrevole del bagno del motorhome si chiuse alle loro spalle, isolandole in quell'intimo rifugio. Daniela, abituata a viaggiare con ogni comfort e a curare ogni dettaglio della propria femminilità, sapeva esattamente dove trovare ciò che serviva. Dalla sua trousse estrasse un flacone di schiuma da barba delicata, al profumo di aloe, e una lametta nuova di zecca.
​Fecero entrare Clara nello spazio della doccia, facendola sedere su un piccolo sgabellino di plastica pensato proprio per i camper. Clara avvertiva un mix sottile di pudore e un'eccitazione febbrile che le faceva battere il cuore all'impazzata; era immobile, quasi trattenne il respiro, in trepidante attesa di quel gesto che sapeva di purificazione e rinascita.
​Daniela si inginocchiò davanti a lei con la pazienza e la dolcezza di un'artista. Raccolse una noce di soffice schiuma tra i palmi e, con movimenti lenti e circolari, iniziò ad insaponare il pube di Clara, massaggiandole la pelle con una delicatezza infinita. Le dita di Daniela scivolavano con cura, mentre Clara socchiudeva gli occhi, abbandonandosi completamente a quel contatto che cancellava d'un tratto anni di imposizioni e divieti.
​Presa la lametta, Daniela iniziò il suo lavoro con mano ferma e sicura. Passaggio dopo passaggio, la schiuma bianca scivolava via, svelando la pelle liscia e mostrando finalmente il corpo di Clara nella sua forma più autentica, quella che le era sempre stata negata.
​– Adesso allarga un pochino le gambe, amore – sussurrò Daniela con un tono dolce e incoraggiante.
​Clara obbedì all'istante, aprendo le cosce e offrendosi totalmente alla cura di un'altra donna. Daniela continuò a rasare con estrema precisione vicino alla sua fica, muovendosi con una grazia che azzerava ogni imbarazzo.
​Seduta su quello sgabellino, Clara abbassò lo sguardo per osservare Daniela che, con dedizione e un sorriso complice stampato sulle labbra, le stava regalando non solo una depurazione fisica, ma una vera e propria liberazione emotiva. Sentiva una felicità immensa e profonda scuoterle il petto: quell'atto intimo, compiuto da una donna che aveva appena conosciuto ma che già la capiva nel profondo, era il sigillo definitivo della sua nuova vita.
Daniela prese il flaconcino di olio di Jojoba dalla trousse, ne versò poche gocce sui palmi e iniziò a massaggiarlo sul pube e sulla fica di Clara, con gesti lenti progettati per lenire e idratare la pelle appena rasata. Ma quel contatto prolungato e sapiente ottenne l'effetto opposto: le mani di Daniela non fecero altro che accendere un fuoco incontrollabile dentro Clara.
​Con un sussulto di urgenza, Clara afferrò quei polsi e li spinse con decisione direttamente contro la propria fica, inchiodando le mani di Daniela là dove il desiderio bruciava di più. Daniela sollevò lo sguardo, incontrando gli occhi di Clara: erano sgranati, scuri, carichi di una supplica muta e disperata che gridava dai, dai, sono qui, prendimi.
​Sempre mantenendo quel contatto visivo magnetico, Daniela iniziò a esplorarla. Le sue dita sfiorarono le labbra esterne, le aprirono con delicatezza per accarezzare i tessuti ora perfettamente lisci e scoperti. Poi, con un gesto carico di malizia, Daniela portò l'indice della propria mano alla bocca di Clara. Clara socchiuse le labbra, accolse quel dito e iniziò a baciarlo, a succhiarlo a mo' di membro con una fame improvvisa, bagnandolo generosamente con la sua saliva prima di lasciarlo sfilare.
​Senza perdere un attimo, Daniela riportò quell'indice bagnato sulla fica di Clara per penetrarla, ma non ce n'era alcuna necessità: bagnata e calda com'era, cedette all'istante, accogliendo il dito con un affondo morbido. Clara si contrasse dal piacere sullo sgabellino, emettendo un piccolo gemito strozzato che le rimbombò in gola.
​Da esperta, Daniela continuò il gioco, modulando i movimenti con precisione millimetrica. Aggiunse un secondo dito, facendole scivolare entrambe dentro con un ritmo fluido, mentre il pollice iniziava a stuzzicare l'ano con tocchi leggeri e calcolati, ironicamente e quasi sadicamente tralasciando il clitoride, lasciando che l'attesa di quel contatto diretto si trasformasse in una tortura deliziosa che faceva tremare ogni fibra del corpo di Clara.
Daniela accelerò il ritmo delle dita, imprimendo un movimento più rapido e profondo che fece sussultare Clara sullo sgabellino, le ginocchia che tremavano mentre il piacere la travolgeva in un'ondata cieca. Anche Daniela era ormai preda di un'eccitazione febbrile: con la mano libera scivolò lungo il proprio corpo, cercandosi e penetrandosi con due dita con colpi rapidi e bagnati, mentre il respiro si faceva corto e spezzato nella cabina della doccia.
​Poi, di colpo, Daniela sfilò le dita da dentro Clara e decise di dare il colpo di grazia al suo autocontrollo. Si chinò in avanti, aprendo le labbra per accogliere il clitoride di Clara in un bacio avido e profondo. Lo strinse delicatamente tra i denti per un istante, per poi scatenare la lingua in un gioco implacabile, un assalto preciso e martoriante che non le dava tregua.
​Clara divenne un unico fremito incontrollabile: la testa rovesciata all'indietro contro la parete del box doccia, le mani che artigliavano la propria pelle e si stringevano con forza sui seni, affondando le dita mentre i capezzoli duri e turgidi bruciavano di una sensibilità estrema. Ogni terminazione nervosa del suo corpo urlava sotto quella pressione, sospesa sull'orlo di un orgasmo che minacciava di travolgerla senza scampo.
Daniela osservava quella trasformazione radicale con il fiato sospeso e un brivido che le correva lungo la schiena. Guardando Clara in quel momento, si rese conto che la ragazza era completamente in trance, avvolta da un'energia nuova e travolgente. Non c'era più l'ombra di quella creatura spaurita, in lacrime e rannicchiata sulla scaletta del camper poche ore prima; la paura e l'insicurezza erano state spazzate via per sempre.
​Ora, sotto i suoi occhi e tra le sue mani, c'era una donna pienamente consapevole del proprio corpo e della propria forza. Clara stava godendo con ogni fibra del suo essere, e quel piacere non era soltanto fisico: era il trionfo della sua libertà mentale, la rivendicazione urlata di un'esistenza che si era ripresa di forza. Ogni spasmo, ogni respiro profondo e ogni sussulto erano il manifesto della sua rinascita, la prova tangibile che aveva scelto chi essere e come vivere, lasciandosi alle spalle ogni catena.
Daniela decise di alzare ulteriormente l'asticella del piacere. Dalla trousse estrasse il flacone spray della Durex, un piccolo oggetto dalla forma arrotondata e maneggevole che in quel momento faceva le veci di un sex toy perfetto. Con gesti lenti e magnetici, lo strofinò delicatamente sulle labbra della fica di Clara, risalendo per stuzzicare il clitoride intorpidito, per poi scendere e appoggiarlo all'ingresso della fica: con una minima pressione, la sua natura calda lo inghiottì.
​Presa da un'eccitazione incontenibile, mai provata prima con quella intensità, Daniela iniziò a muoverlo avanti e indietro, scopandola con il flaconcino in un crescendo ritmato, mentre sentiva Clara gemere e godere sotto i suoi colpi precisi. Entrava e usciva con rapidità, per poi puntare direttamente sul clitoride, facendola contorcere sul piccolo sgabellino in un delirio di sensazioni. La sua mano libera, zuppa del liquido denso e scivoloso della fica di Clara, rendeva ogni movimento ancora più febbrile: era il colpo di grazia.
​Con il respiro corto e gli occhi accesi dal desiderio, Daniela sfilò l'oggetto, lo porse a Clara e la guardò con un sorriso complice. Clara lo prese, lo guardò un istante con la bava alla bocca e, senza esitare un secondo, se lo portò alle labbra iniziando a "spompinarlo" con voracità, muovendolo dentro e fuori dalla sua bocca mentre la saliva le colava sul mento.
​Senza perdere un attimo, Daniela si buttò a capofitto su quel clitoride gonfio e turgido, iniziando a leccarlo con furia e a tintinarlo sotto la sua lingua in un assalto finale che spazzò via ogni residuo di lucidità, lasciando spazio solo a urla soffocate di puro piacere.
È tutto vero, Clara... pensò tra sé e sé in un piccolissimo attimo di lucidità, prima di annegare di nuovo anima e corpo in quel vortice di piacere senza fine.
​Daniela non aveva alcuna intenzione di fermarsi; con la testa china tra le gambe di Clara, continuava a stimolare il clitoride con colpi di lingua rapidi e chirurgici, decisa a portarla oltre ogni limite. Sotto quell'assalto implacabile, un urlo strozzato e liberatorio ruppe il silenzio del bagno:
​– Sì, Daniela, sì! Sì, cazzo, godo! – esclamò Clara, muovendosi a scatti convulsivi sullo sgabellino, inarcando la schiena con violenza e premendo le spalle contro le pareti della doccia per reggere l'urto di quell'orgasmo devastante.
​Daniela si tirò su un istante per riprendere fiato, gli occhi lucidi di eccitazione. Con lo sguardo fisso su quella fica così calda e bagnata, passò la lingua dal basso verso l'alto, tracciando un solco lento e profondo che risaliva fino al clitoride. Quel semplice movimento fece sussurrare a Clara un fremito così intenso da riaccendere all'istante anche Daniela, che si buttò di nuovo a capofitto su quel punto nevralgico, baciandolo con avidità prima di riprendere a sfiorarlo con la punta della lingua.
​Clara cercò di dire qualcosa, di pronunciare un nome o un ringraziamento, ma la voce le morì in gola, sopraffatta dalle onde di piacere che le scuotevano i muscoli. Con un gesto d'istinto primordiale, afferrò la testa di Daniela per i capelli e gliela spinse con forza contro il pube, tenendola bloccata lì, in un messaggio chiaro e muto: non ti spostare da qui, continua esattamente così.
Daniela continuò l'opera con una precisione millimetrica, guidando Clara dritta verso un secondo orgasmo ancora più violento e profondo del primo. Clara si inarcò di colpo sullo sgabellino, stringendo le cosce con forza attorno alla testa di Daniela, quasi a volerla intrappolare per impedirle di fuggire da quel paradiso. Daniela, lungi dal voler scappare, assecondò quel blocco con dedizione feroce, continuando a leccare e baciare il clitoride supersensibile fino a quando non sentì i muscoli di Clara rilasciarsi lentamente, permettendole infine di sollevarsi per riprendere fiato.
​Seduta lì, con il respiro ancora affannato e il corpo che le tremava per le scosse residue del piacere, Clara fissò il soffitto della doccia con una lucidità improvvisa. Quel doppio orgasmo non era stato solo un'esplosione di sensi; sapeva di rivincita, di una liberazione totale che spazzava via d'un sol colpo tutto il suo passato. Ripensando alla sua vita sessuale precedente, a quell'unico ragazzo che aveva avuto e che l'aveva costretta a subire la sua mediocrità, provò un misto di ironia e immensa compassione. Si rese conto che, in fondo, quell'individuo non solo era stato un despota violento e limitante, ma era anche incredibilmente incapace sotto le coperte, un totale frana che non le aveva mai fatto conoscere cosa significasse davvero desiderare ed essere desiderata.
Clara riprese fiato lentamente, appoggiando la testa contro le piastrelle della doccia, e guardando Daniela con gli occhi lucidi di un'immensa gratitudine le sussurrò:
​– Daniela... ma ti rendi conto dove mi hai portata? Non ho mai provato un piacere così forte, mentale e sessuale insieme... Ho scoperto un lato di me che era nascosto, e di certo non tornerò più indietro.
​Senza aggiungere altro, si sporse in avanti e le stampò un bacio forte, appassionato e colmo di una nuova consapevolezza sulle labbra.
​Nel frattempo, Daniela continuava ad accarezzarsi la fica con la mano libera, preda di un'eccitazione che non accennava a diminuire. Clara la guardò con un sorriso malizioso e le disse:
​– Dai, ora cambiamo i posti.
​Daniela si alzò dallo sgabellino e vi si sedette sopra, mentre Clara, con la stessa naturalezza disarmante, si inginocchiò subito tra le sue gambe. La fica di Daniela era caldissima, bagnata e grondante del liquido eccitato accumulato poco prima.
​– Non ho mai accarezzato la fica di un'altra donna... – sussurrò Clara, un attimo prima di mettersi all'opera.
​Daniela la guardò con uno sguardo complice e provocante, le prese la testa tra le mani e la spinse dolcemente ma con fermezza verso la sua soglia, ridacchiando:
​– O la lecci o soffochi!
​Clara non se lo fece ripetere due volte. Iniziò a leccare le labbra gonfie, a succhiarle e a mordicchiarle con delicatezza, prima di far salire la lingua dritta sul clitoride, che rispose immediatamente pulsando. La fica di Daniela era prontissima, e bastò davvero pochissimo. Clara, con le dita di entrambe le mani, allargò con cura le labbra per aprirsi la strada, trovandosi davanti una fica viva e pulsante che iniziò a esplorare, facendosi strada con la lingua in un crescendo di sicurezza.
​Mentre Clara la lavorava con maestria, Daniela si massaggiava i seni con forza, stringendo i capezzoli turgidi tra le dita finché, presa da un sussulto di piacere, si sporse in avanti con il busto per arrivare ad afferrare e leccare il proprio capezzolo con la bocca.
​Era una sinfonia perfetta di sesso puro, istintivo e totalmente libero. I respiri si facevano sempre più corti e affannosi nella cabina del bagno, finché un urletto strozzato sfuggì dalla gola di Daniela: il suo corpo si inarcò violentemente in avanti, scaricando tutta la tensione accumulata e godendo con intensità travolgente sotto i colpi precisi della lingua di Clara.
Rimasero così per qualche minuto, immobili e abbracciate nello spazio ristretto della doccia, a crogiolarsi nei brividi residui di quell'esplosione di piacere e nel silenzio rigenerato della cabina. I respiri pesanti e irregolari iniziavano lentamente a sincronizzarsi, mentre il calore dei corpi intrecciati riempiva l'aria di una dolcezza inedita e profonda.
​Daniela socchiuse gli occhi, sorridendo con un affetto nuovo verso Clara, e passandole una mano bagnata tra i capelli scuri le sussurrò all'orecchio:
​– Dai, vieni qui sotto la doccia... laviamoci.
​Clara annuì con un cenno lento, lasciandosi guidare da quel gesto premuroso. Daniela aprì il miscelatore, regolando l'acqua su un tepore perfetto che avvolse i loro corpi in una carezza rigenerante. L'acqua scivolava via liscia sulla pelle, lavando via la stanchezza, il sudore e ogni residuo di un passato che ormai apparteneva a un'altra vita, mentre il rumore leggero della doccia faceva da colonna sonora a quel nuovo inizio condiviso.

Dedicato alla mia " Amica Clara"







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