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lesbo

Daniela e Giulia.


di Blackjack26
03.11.2026    |    241    |    1 8.7
"Le labbra di Giulia premevano avide contro la fica bagnata dell'amica; con la punta della lingua iniziò a penetrarla con affondi rapidi e ritmati, esplorandone l'interno umido e bollente,..."

​Il rumore della porta che si chiudeva alle sue spalle segnò la fine di dieci anni di matrimonio. Non c'erano stati urla o piatti rotti, solo parole fredde come macigni e la dolorosa consapevolezza di essere diventati due estranei. Con la valigia in mano e le lacrime che le appannavano la vista, Giulia salì in macchina. Aveva un solo posto dove andare, un unico rifugio dove potersi ricomporre: la casa di Daniela.
​Daniela la accolse senza fare domande. Le bastò guardare il viso spento di Giulia per capire tutto. Le prese la valigia, la strinse in un abbraccio lungo e profondissimo e la fece entrare.
​Le due donne si conoscevano da sempre. Entrambe trentottenni, attraenti, consapevoli della propria femminilità e della loro bellezza, condividevano da sempre un'intesa speciale. Nei giorni successivi, la casa di Daniela andò a costituire un bozzolo protettivo contro il resto del mondo. Condivisero lunghe ore a parlare, a confidarsi vecchi rimpianti, a ridere per le piccole cose e a spogliarsi non solo dei vestiti, ma delle loro stesse insicurezze. Giorno dopo giorno, quell'intimità fatta di sguardi rubati, sfioramenti casuali e confidenze sussurrate a voce bassa creò una sintonia elettrica, invisibile ma palpabile, che caricava l'aria di un'attrazione ormai impossibile da ignorare.
​Finché arrivò quella sera di pioggia battente. Daniela preparò una tisana calda e la fece sistemare sul grande e morbido tappeto davanti al caminetto acceso.
​«Qui sei al sicuro, Giulia. E qui sei desiderata», le sussurrò Daniela, sedendosi vicinissima, con la voce roca di una promessa.
​Mentre il fuoco scoppiettava bruciando la legna e proiettando ombre dorate sui loro corpi, Giulia si lasciò andare a un amaro sfogo.
​«Sai qual è la cosa peggiore? È che sono mesi, quasi mezzo anno, che non so più cosa sia il calore di un uomo... e non avevo voglia neanche di giocare da sola o masturbarmi. A volte mi sembra quasi di essermi dimenticata com'è fatto, di aver perso del tutto l'abitudine al contatto», disse, abbassando lo sguardo con un misto di tristezza e frustrazione.
​Daniela la guardò con un sorriso enigmatico, un misto di tenerezza e di sfacciata complicità. Si avvicinò ancora di più, le prese delicatamente il viso tra le mani e la baciò in bocca. Un bacio che partì morbido per poi aprirsi, con Daniela che spinse dentro la lingua in modo avido e profondo, strappandole un respiro strozzato.
​Fu allora che Daniela iniziò a svestirla con gesti lenti, quasi sacri, liberandola un indumento alla volta come per scacciare via il peso di quel matrimonio finito. Giulia fece altrettanto, accarezzandole le spalle e sbottonandole la camicetta con una tenerezza infinita. In pochi istanti rimasero completamente nude sulla morbidezza del tappeto.
​Daniela si fermò un istante ad ammirarla in quella luce dorata, percorrendone i fianchi sinuosi e le curve perfette con lo sguardo. Scosse la testa con un misto di incredulità e sdegno affettuoso, prima di esclamare a voce bassa:
«Ma si può essere così ciechi? Come fa un uomo a non desiderarti, a non perdere la testa per un corpo così bello, stupendo e tonico? Meglio così, vuol dire che non ti meritava neanche un po'... Adesso pensiamo a goderci noi quello che lui ha sprecato».
​Un sorriso grato e malizioso si dipinse sul volto di Giulia, spazzando via gli ultimi residui di malinconia, prima che Daniela si riavvicinasse per riprendere a coprirla di baci.
​Da una parte Giulia sentiva il calore avvolgente e scoppiettante del camino che le accarezzava la pelle, dall'altra il fuoco vivo e vibrante di Daniela che riprese a giocare con il suo corpo. Daniela le passò le mani sui fianchi, risalendo lentamente fino ai seni. Ne strinse uno con una mano, modellandolo con possesso, mentre con la bocca si spostava sul collo per poi raggiungere il capezzolo, bagnandolo con la lingua, mordicchiandolo leggermente e facendolo indurire sotto i suoi denti in un crescendo di brividi. Giulia affondava le dita tra i suoi capelli scuri, emettendo gemiti sempre più intensi.
​Non contenta, Daniela scese ancora, bagnando lo stomaco piatto di Giulia fino a posizionarsi tra le sue cosce aperte. Diede un'occhiata ammirata e divertita, prima di sussurrarle con un sorriso malizioso:
«Non sai cos'è il calore di un uomo, però la tua fica è bella rasata..liscia..profumata ».
​Subito dopo, le diede un primo, dolcissimo bacio sulla fica, poi iniziò lentamente a baciarla e a leccarla, prima sfiorando le labbra con la lingua e poi concentrandosi con precisione sul clitoride, facendola sussultare e inarcare la schiena con forza verso di lei.
​Poi, con mossa improvvisa e vorace, la lingua di Daniela risalì lungo il perineo fino a raggiungere l'ano; con la punta della lingua iniziò a giocare lì con malizia, facendola inarcare di nuovo per il piacere improvviso, prima di ritornare rapidamente a concentrarsi sulla sua fica bagnata e pulsante.
​Senza mollarla, con un gesto deciso, Daniela le prese i fianchi e la fece inginocchiare, abbassandole il busto a novanta gradi con la fronte appoggiata direttamente sulla morbidezza del tappeto. Da quella posizione, con il corpo di Giulia perfettamente esposto e indifeso, Daniela continuò a leccarla e a stuzzicarla con voracità, facendole perdere ogni residua lucidità.
​Poi, allungando una mano verso la pochette di pelle appoggiata poco distante sul tappeto, tirò fuori il toy fece scivolare la punta all'interno della sua fica. Mentre il dildo cominciava a penetrarla con affondi profondi e ritmati, Daniela si portò una mano alle labbra, si bagnò un dito con la propria saliva facendolo diventare lucido e scivoloso, e con estrema delicatezza iniziò a massaggiare l'ano di Giulia. Con pazienza e tocchi circolari, assecondò ogni sua contrazione finché l'ano non si rilassò, accettando il suo tocco. A quel punto, con una coordinazione perfetta, Daniela spinse dentro sia il dito sia il toy contemporaneamente, intrappolando Giulia in un vortice di doppie sensazioni così intense da farle perdere del tutto la voce. Le grida si fecero acute, strozzate, mentre il corpo le tremava sotto i colpi precisi e caldi dell'amica, finché un orgasmo violentissimo e totale la fece crollare in avanti sul tappeto, ansimante e completamente svuotata.
​Dopo qualche istante, mentre Giulia riprendeva fiato a piccoli sussulti, Daniela la fece girare con dolcezza, sdraiandola sul dorso per dar vita a un perfetto e simmetrico sessantanove.
​I loro corpi si fusero in un unico incastro bollente: con le mani tremanti ma decise, Giulia allargò dolcemente le labbra della fica di Daniela, spalancandola ai suoi occhi e alla sua bocca, mentre dall'alto Daniela faceva esattamente lo stesso con lei. Le labbra di Giulia premevano avide contro la fica bagnata dell'amica; con la punta della lingua iniziò a penetrarla con affondi rapidi e ritmati, esplorandone l'interno umido e bollente, stuzzicando il clitoride e alternando le leccate profonde all'ingresso delle dita che affondavano dentro per regolarle il respiro. Sentiva i succhi di Daniela bagnarle il mento, il sapore muschiato e inebriante di quella femmina che si abbandonava a lei senza riserve.
​E mentre Giulia la leccava e baciava il clitoride con foga, Daniela rispondeva colpo su colpo, fremendo a ogni brivido e riempendo la stanza di gemiti speculari, mentre il toy — ancora saldamente dentro la fica di Giulia — continuava a riempirla a ogni spinta, in un tripudio di fluidi, odori e contrazioni che le trascinò entrambe, senza respiro, verso un nuovo e definitivo cataclisma di piacere.
​Rimasero a lungo lì distese, ad ansimare aggrovigliate l'una sull'altra, con il battito cardiaco che rallentava colpo dopo colpo e la pelle imperlata di sudore che si raffreddava lentamente sotto le carezze tiepide delle braci del camino. Giulia poggiò la testa sul petto di Daniela, ascoltando il ritmo del suo cuore, sentendo per la prima volta dopo anni di gelo e solitudine il peso di una totale, sconvolgente rinascita.
​La mattina seguente, la luce del sole filtrò tra le tende dorate. Giulia si svegliò riposata, nuda, avvolta dal calore e dall'abbraccio serrato di Daniela. Quest'ultima, guardandola con un sorriso tenero e malizioso, le accarezzò una spalla e le sussurrò:
«Sai... è stato il mio primo rapporto con una donna. Non mi era mai capitato prima d'ora... e credimi, non me ne sono pentita nemmeno per un secondo».
​Giulia la guardò negli occhi, le scoppiò a ridere dentro un senso di liberazione immensa e la strinse ancora più forte, capendo che quella fine non era altro che l'inizio di una passione sfrenata.

Daniela
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