Prime Esperienze
L’operaia e il suo toyboy
06.12.2025 |
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"Claudio era inginocchiato dietro di lei, il respiro corto, il cuore che batteva forte non solo per il desiderio ma anche per la paura di farle male..."
Ecco come andarono le cose tra Fabiola e Claudio nel loro secondo incontro.Claudio non riusciva a togliersela dalla testa.
Da quella notte nel parcheggio della discoteca, con i vetri dell’auto appannati e Fabiola che gli cavalcava sopra con una foga che a ventitré anni non aveva mai nemmeno immaginato, era diventato ossessionato. Ogni volta che chiudeva gli occhi rivedeva i suoi capelli biondi appiccicati alla fronte dal sudore, le tette sode che gli rimbalzavano davanti alla faccia, quel culo tonico che stringeva tra le mani mentre lei si muoveva su e giù, ingoiandolo tutto.
Le scrisse il giorno dopo, e quello dopo ancora. Messaggi sempre più diretti.
«Mi hai fatto impazzire.»
«Devo rivederti.»
«Riesco solo a pensare a te.»
Fabiola, quarantaquattro suonati e un turno in fabbrica che le spezzava la schiena, era contenta che Claudio la avesse ricontattata. Le piaceva quel ragazzo così giovane che la desiderava. Le piaceva far perdere la testa a qualcuno.
Così un mercoledì di novembre, dopo il turno delle 14, gli scrisse:
«Casa mia è libera fino alle 19. Se vuoi venire…»
Claudio suonò alle 15:37.
La porta si aprì e Fabiola era lì: jeans strettissimi che le disegnavano le cosce e il culo come una seconda pelle, golfino di lana scuro che le segnava le tette sode. Lo guardò con quel mezzo sorriso da predatrice e lo fece entrare.
«Siediti, ti faccio un caffè,» disse, sparendo in cucina. Tornò con due tazzine, si sedette di fronte a lui, accavallò le gambe. Parlarono.
Claudio confessò che quella notte nel parcheggio era stata la prima scopata dopo un anno di astinenza da quando Alessandra l’aveva lasciato.
Fabiola rise piano. «Io invece ci vado apposta in quella discoteca a rimorchiare. Fino a sette anni fa ero vergine, vivevo qui con mio padre. Quando è morto ho deciso di recuperare tutto il tempo perso. Da allora scopo con chi mi piace e basta.»
Finì il caffè, posò la tazzina e lo fissò dritto.
«Allora, Claudio, sei solo venuto per il caffè?»
Lui molto sicuro si alzò e le si avvicinò.
«Baciami.»
Fabiola si alzò stupita da quell’ordine secco. Le loro bocche si trovarono subito, affamate. Claudio la toccava ovunque, impacciato ma deciso: tette, culo, fianchi. Le alzò il golfino, le palpò i seni sopra il reggiseno, poi le abbassò la zip dei jeans.
«Spogliati. Voglio vederti nuda.»
Fabiola obbedì. Si tolse il golfino, poi i jeans. Sotto aveva solo un perizoma nero e autoreggenti di pizzo nere che le arrivavano a metà coscia. Il contrasto con la pelle chiara era da infarto. Continuarono a baciarsi, lei quasi nuda, lui ancora completamente vestito.
«Andiamo di sopra,» sussurrò Fabiola, prendendolo per mano. Salì la scala a chiocciola davanti a lui, il culo che ondeggiava a ogni gradino, le autoreggenti che scintillavano. Claudio la seguiva ipnotizzato.
In camera, Fabiola si sedette sul bordo del letto, nuda tranne per le calze e il perizoma minuscolo.
«Guarda che io sono tutta nuda e tu ancora vestito… non è giusto,» disse ridendo.
Claudio si spogliò in tre secondi: maglietta, jeans, boxer. Il cazzo gli schizzava fuori duro come ferro. Si avvicinò in piedi, la testa di Fabiola era esattamente all’altezza del suo basso ventre. Le mise una mano sulla nuca, spingendola piano verso di sé.
Fabiola si ritrasse, lo guardò seria.
«No, Claudio. Non mi piace succhiare. Non faccio pompini. Non è roba mia.»
Lui rimase di sasso. Il desiderio gli calò di colpo. Una donna così libertina… e niente orale?
Fabiola capì subito l’imbarazzo. Gli prese la mano, lo fece stendere sul letto, gli salì sopra e lo baciò con la lingua, lenta, profonda. La mano scese sul cazzo, lo accarezzò con sicurezza. Claudio tornò duro in un secondo.
Si mise a cavalcioni, spinse da parte il perizoma e lo infilò dentro con un gemito lungo. Iniziò a muoversi come quella notte in macchina: su e giù, forte, ritmica, le tette che rimbalzavano, le autoreggenti che gli sfregavano le cosce.
Claudio era al limite, la afferrò per i fianchi e la scopava dal basso con violenza.
Fabiola si chinò sul suo orecchio, la voce rotta dal piacere:
«Non mi piace fare pompini… ma mi piace da morire farmelo mettere nel culo. Se vuoi…»
Claudio spalancò gli occhi. Non l’aveva mai fatto. Ma disse sì senza pensarci due volte.
Fabiola si girò lentamente sul letto, si mise a quattro zampe ma con la schiena morbida, non tesa. Le autoreggenti erano ancora lì, un po’ scivolate, e la luce della lampada sul comodino disegnava linee dorate sulla sua pelle.
Claudio era inginocchiato dietro di lei, il respiro corto, il cuore che batteva forte non solo per il desiderio ma anche per la paura di farle male.
Fabiola voltò la testa, i capelli biondi le coprirono metà viso. Gli sorrise con dolcezza.
«Vieni qui, amore… non avere fretta.»
Gli prese la mano, la portò sulla sua schiena, gli fece accarezzare la curva della colonna vertebrale fino al culo.
«Prima toccami. Accarezzami come se volessi imparare ogni centimetro di me.»
Claudio obbedì. Le dita scivolarono lente, leggere, sul fondoschiena sodo, poi tra le natiche. Fabiola sospirò soddisfatta.
«Bravissimo… ora il lubrificante. Mettilo prima sulle dita, scaldalo tra le mani.»
Lui lo fece. Lei continuò a parlare con quella voce bassa, calda, da maestra paziente.
«Un dito solo, piano… sì, così… entra piano, ruota appena. Senti come si apre per te? È perché mi fido di te.»
Claudio tremava dall’emozione. Sentiva il calore stretto che lo accoglieva. Fabiola chiuse gli occhi, lasciò cadere la testa in avanti, un gemito sommesso.
«Un altro dito... Aspetta che mi rilasso… ecco… ora muovili piano, dentro e fuori… sì, amore, proprio così.»
Dopo qualche minuto si voltò di nuovo, gli occhi languidi di piacere.
«Adesso tu. Mettine tanto sul cazzo, così entra meglio.»
Claudio si cosparse generosamente. Fabiola si abbassò sui gomiti, il culo un po’ più in alto, invitante.
«Appoggia solo la punta… non spingere. Lascia che sia io a tornare indietro.»
Lo fece. Lentamente, con un sospiro lungo, Fabiola si spinse contro di lui. La cappella entrò, poi piano piano tutto il resto, centimetro dopo centimetro, finché non furono completamente uniti.
«Oh… cazzo… sì…» mormorò lei, la voce rotta dal piacere. «Resta fermo un attimo… lasciami sentire quanto sei dentro.»
Claudio era immobile, le mani appoggiate con dolcezza sui suoi fianchi. Sentiva il battito del suo cuore attraverso quel contatto stretto, caldo, intimo.
«Ora muoviti… ma lento, amore. Entra e esci come se fosse una carezza profonda.»
Cominciò a muoversi con lentezza quasi reverenziale. Ogni affondo era lungo, completo, ogni ritiro lasciava solo la punta dentro prima di tornare a riempirla. Fabiola accompagnava il ritmo con piccoli movimenti del bacino, gemiti sommessi che sembravano canzoni.
«Toccami la schiena… accarezzami mentre mi scopi… sì, così…»
Le sue dita scivolavano sulla pelle sudata di lei, tracciando linee d’amore. Fabiola girò la testa, cercò la sua bocca. Si baciarono goffamente, di lato, mentre lui continuava quel ritmo lento, profondo, ipnotico.
«Più vicino… voglio sentirti sul mio corpo…»
Claudio si abbassò su di lei, il petto contro la sua schiena, le braccia che la avvolgevano. Ora ogni spinta era un abbraccio completo, il suo peso che la proteggeva mentre la penetrava. Fabiola infilò una mano sotto di sé, iniziò a toccarsi piano.
«Sto per venire… non cambiare ritmo… resta così… lento e profondo… sì… amore…»
Il suo corpo si irrigidì piano, poi tremò in ondate lunghe, silenziose. Un gemito lungo, dolce, quasi un singhiozzo di piacere. Claudio sentì le contrazioni intorno al suo cazzo e si lasciò andare anche lui, venendo dentro di lei con spinte lente, calde, senza violenza, solo abbandono.
Se la sera in cui si erano conosciuti in discoteca era stata bellissima questo secondo incontro, per Claudio, fu sublime.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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