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Lui & Lei

Degustazione al ristorante


di Brigante23
01.12.2025    |    2.105    |    2 9.6
"Quando lui aveva sentito che stava per venire, le aveva preso i capelli, tirandole delicatamente la testa all’indietro..."
Il ristorante era quasi vuoto quella sera di metà settimana. Solo tre tavoli occupati, luci basse, jazz lento che scivolava dalle casse nascoste.
Lei era seduta al bancone, un bicchiere di Negroni mezzo finito, vestito nero corto che lasciava scoperta la schiena fino alla base della colonna vertebrale. Lui era arrivato da solo, giacca scura aperta, camicia bianca con il primo bottone slacciato. Aveva chiesto un tavolo vicino al muro, ma il maître, con un sorriso complice, gli aveva indicato lo sgabello libero accanto a lei.
«Posso?»
Lei aveva alzato lo sguardo, lento, dagli occhi al bicchiere, poi di nuovo agli occhi.
«Se prometti di non ordinare il vino della casa.»
Era iniziata così. Due parole, un sorriso trattenuto, un ginocchio che sfiorava l’altro sotto il bancone. Lui aveva ordinato lo stesso Negroni. Le loro dita si erano toccate quando il barista aveva posato i bicchieri. Nessuno dei due aveva ritratto la mano.
Parlavano poco. Domande brevi, risposte più brevi ancora.
«Viaggi da sola?»
«Stasera sì.»
«Peccato.»
«O forse no.»
Dopo dieci minuti il maître era tornato: la cucina stava chiudendo, ma c’era ancora un tavolo nell’angolo più buio, vicino alla finestra che dava sul vicolo. «Se i signori gradiscono finire lì…»
Li aveva accompagnati. Nessun altro cliente li vedeva più.
Seduti uno di fronte all’altra, le ginocchia adesso si toccavano davvero. Lei aveva appoggiato il piede scalzo (la scarpa era scivolata via sotto il tavolo) contro la sua caviglia. Lui aveva fatto scivolare la mano sotto il tovagliolo, trovando la coscia nuda, calda. Nessuna esitazione. Le dita di lei si erano chiuse sul suo polso, non per fermarlo, solo per guidarlo più in alto.
Il cameriere aveva portato l’acqua. Aveva visto tutto, o forse niente. Era tornato indietro senza una parola.
«Hai fame?» gli aveva chiesto lei, la voce bassa.
«Di te.»
«Allora mangiami.»
Lui si era alzato, aveva fatto il giro del tavolo in due passi. Lei si era girata sullo sgabello, le gambe aperte quel tanto che bastava. La mano di lui era salita sotto il vestito, trovando solo pelle e pizzo già bagnato. Un sospiro le era sfuggito dalle labbra, quasi un singhiozzo.
Le sue dita avevano trovato il clitoride con una sicurezza che non lasciava spazio ai preliminari. Lei si era stretta al suo collo, mordendogli il lobo dell’orecchio mentre veniva per la prima volta, in silenzio, solo un tremore che le attraversava le cosce.
Poi si erano guardati. Nessuna parola. Lei si era alzata, aveva preso la sua mano, quella ancora umida di lei, e l’aveva portato verso il corridoio dei bagni. La porta si era chiusa alle loro spalle.
Dentro c’era solo uno specchio grande e una luce calda. Lei si era girata, mani sul bordo del lavandino, schiena inarcata. Lui le aveva alzato il vestito fino alla vita, abbassato le mutandine nere fino alle ginocchia. Era entrato dentro di lei con un colpo solo, profondo, possessivo. Lei aveva chiuso gli occhi, la bocca aperta contro il proprio riflesso.
Si muovevano in fretta, come se il tempo stesse per finire. I suoi affondi erano lenti all’inizio, poi sempre più veloci, più duri. Le sue mani sui fianchi di lei, le dita che affondavano nella carne. Lei spingeva indietro, andandogli incontro, cercando di più.
Quando lui aveva sentito che stava per venire, le aveva preso i capelli, tirandole delicatamente la testa all’indietro.
«Guardami» le aveva ordinato allo specchio.
Lei aveva aperto gli occhi. Si erano guardati mentre lui si svuotava dentro di lei, un gemito rauco che si era spento contro il suo collo.
Dopo, erano rimasti lì un minuto, ansimanti. Lei si era sistemata il vestito, lui la camicia. Si erano baciati una volta sola, lentamente, come se si conoscessero da sempre.
Tornati al bancone, avevano finito i loro Negroni. Il maître aveva portato il conto senza guardarli negli occhi.
Lei aveva lasciato sul bancone un biglietto con solo un numero di telefono e una parola:
«Domani.»
Lui aveva sorriso, l’aveva messo in tasca.
Si erano salutati con un cenno, come due sconosciuti che si erano appena incontrati.
Ma entrambi sapevano che non lo erano più.
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