tradimenti
Il potere anestetico del sesso
04.12.2025 |
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"Non c’è più il giardino profumato di terra umida e sesso: ora c’è solo odore di asfalto caldo, freni di treno e caffè bruciato del bar della stazione..."
Marinella ha 46 anni e porta il peso dolce e carnoso di una vita vissuta senza risparmio. È alta appena 160 cm, ma sembra più alta quando cammina: i fianchi larghi ondeggiano con un ritmo antico, il culo pieno e rotondo tende le gonne di cotone, il seno – una quarta D vera, pesante, con areole larghe color caffè – si muove ad ogni passo sotto magliette leggere che non riescono mai a contenerlo del tutto.
I capelli neri, lunghi fino alla vita, sono sempre un po’ ribelli, con ciocche che le cadono sul viso quando ride o quando è eccitata. Gli occhi verdi sono la cosa che colpisce di più: grandi, luminosi, con pagliuzze dorate, capaci di passare in un secondo dalla malinconia alla lussuria più sfacciata.
A casa il marito dorme nel letto accanto al suo da anni senza sfiorarla. Sa tutto – degli amanti, degli stalker, delle chat, delle notti passate in motel sulla statale – ma non dice nulla.
«Purché il bambino stia bene», ripete come un mantra.
Così Marinella vive due vite: di giorno mamma premurosa e casalinga marchigiana DOC, di notte utente di una chat erotica dove è conosciuta come «Occhiverdi46» e dove ha già portato a letto una decina di uomini negli ultimi cinque anni.
Ama il sesso lento, i baci bagnati, sentirsi desiderata fino a tremare.
Marcello
Marcello ha 34 anni, 176 cm di muscoli asciutti e abbronzatura perenne da giardiniere. Spalle larghe, vita stretta, avambracci venosi segnati da graffi di rovi e terra sotto le unghie anche quando si lava tre volte. Ha un viso da ragazzo – occhi castani dolci, sorriso storto con un canino un po’ accavallato – che lo fa sembrare ancora venticinquenne.
Tre mesi fa Rossana, la donna con cui avrebbe voluto sposarsi e fare figli, gli ha detto «Non ti amo più» e se n’è andata lasciando nell’appartamento il profumo del suo shampoo alla camomilla. Da allora Marcello ha scopato con chiunque: la cliente separata di 50 anni nel parcheggio vicino alla stazione, la barista 40enne single dopo la chiusura, una rappresentante sposata di mobili da giardino. Ogni volta, mentre veniva, credeva di essersi finalmente messo alle spalle Rossana. Ma poi si sentiva più vuoto di prima.
Sul telefono ha ancora tutte le foto di lei, le foto di loro insieme. Di notte, quando non riesce a dormire, apre WhatsApp e legge i messaggi dei bei tempi, poi si odia.
L’inizio
Marinella era già nella chat da anni, ma quella sera di fine marzo, mentre il figlio dormiva e il marito russava davanti alla TV, un messaggio privato la fece ridere per la prima volta dopo mesi.
«Cerco donna che sappia distinguere un geranio da un pelargonio. In cambio offro una consulenza botanica gratuita.»
Marinella scoppiò a ridere in cucina mentre preparava la cena e rispose:
«Il pelargonio ha le foglie tonde, tesoro. Ma sul mio balcone mi sono morti tutti.»
Da lì non si fermarono più.
Marcello la faceva morire dal ridere raccontandole aneddoti strani sui clienti e le loro richieste bizzarre. Ogni sera alle 22:30 in punto, come un appuntamento silenzioso, si ritrovavano nella stessa stanza privata.
Marinella rideva fino alle lacrime per le sue battute, gli mandava vocali sussurrati dal bagno pregandolo di smettere di farla ridere come una pazza.
Poi, una sera, Marcello scrisse:
«Sai che non riesco a dormire senza sapere che faccia hai quando ridi?»
«Paura, giardiniere? Potrei essere un mostro con tre teste.»
«Mandami una foto, dai. Prometto di non scappare.»
Si scambiarono le foto con il cuore che batteva forte.
Lui: torso nudo dalla vita in su, abbronzato, muscoli definiti dal lavoro all’aria aperta, sorriso un po’ timido, capelli arruffati.
Lei: selfie allo specchio, reggiseno nero di pizzo che conteneva a fatica il seno pesante, occhi verdi che brillavano, sorriso grande, denti bianchissimi.
«Cazzo, Mari… quei tuoi occhi mi hanno fatto cadere il telefono. E che curve sexy…»
«E tu sembri un ragazzino che ha rubato il corpo a un uomo. Voglio leccarti tutto quel sudore che hai sulla pelle.»
Da quel giorno passarono a WhatsApp. Decine e decine di messaggi al giorno.
00:47
«Sto guidando verso casa, ho il cazzo duro solo a pensare a te. Vorrei trovarti nel mio letto stanotte.»
«Sto toccandomi in cucina, ho il telefono tra le cosce. Se fossi qui ti farei inginocchiare e ti terrei la testa mentre mi lecchi piano… poi ti monterei sul tavolo e ti cavalcerei finché non urli il mio nome.»
Buongiorno con foto di lui mezzo nudo nel letto, buongiorno con lei in déshabillé e il capezzolo turgido che spuntava.
Videochiamate appena possibile: lei che si masturbava sul divano con le gambe spalancate, lui che si segava nel retro del garden tra i sacchi di terriccio, gemendo il suo nome.
Marinella provava qualcosa di diverso dalle sue vecchie avventure. Si stava innamorando.
Le piaceva come lui la desiderava «da morire», come le scriveva «Vorrei averti tra le mie braccia per poi farti mia», come la chiamava «la mia mora abbondante e perfetta».
Per la prima volta dopo anni si sentiva viva, desiderata, donna.
Marcello invece si eccitava da morire quando la vedeva venire in video, quando lei gli mandava audio in cui gemeva «Marcello ti voglio dentro di me».
Ma dopo essersi svuotato chiudeva la chiamata e i pensieri andavano irrimediabilmente a Rossana.
Marinella era un fuoco bellissimo e ardente, ma di paglia. Era a chilometri di distanza ed era sposata.
E così, piano piano, iniziò a rispondere più tardi.
«Scusa, ero con amici.»
«Oggi ho chiuso tardi il garden.»
Marinella se ne accorse quasi subito. Provò di tutto: foto sempre più spinte, video in cui si infilava tre dita e glieli mandava con la voce rotta dal piacere, messaggi disperati alle 3 di notte.
Lui rispondeva gentile, ma distante.
Una sera di aprile lei giocò l’ultima carta.
«Marcello, fra un mese passo da Milano e rimango una notte. Incontriamoci. Solo un caffè. “Da amici”. Ho bisogno di guardarti negli occhi almeno una volta.»
Silenzio per due ore.
Poi:
«Va bene, dai. Dimmi quando e vedo di organizzarmi.»
Milano, giovedì 23 maggio, ore 14:58
Marinella scende dal Frecciarossa con il cuore che le rimbomba nelle orecchie più forte del rumore dei binari.
Ha detto al marito che andava a trovare un’amica di scuola. Lui ha annuito senza alzare gli occhi dal telefono: sapeva benissimo che era una balla, ma ha fatto finta di crederci. Come sempre.
Indossa una camicetta bianca con giacca jeans, jeans coordinati blu notte, scarpe sportive comode, capelli sciolti neri che le arrivano quasi al fondoschiena.
Quando lo vede, appoggiato alla colonna vicino all’uscita, le manca il respiro.
Marcello è più bello di tutte le foto: camicia azzurra classica, jeans chiari, pelle dorata, sorriso storto da ragazzino.
Si abbracciano forte, come se si conoscessero da una vita. Il profumo di lui – sole, dopobarba fresco e un filo di terra – le entra dentro fino al cervello.
Il pomeriggio vola.
Passeggiano in Galleria, guardano le vetrine di Prada e Intimissimi; lui le indica un completino di pizzo e sussurra:
«Quello ti starebbe da Dio.»
Lei gli dà una spintarella sul petto, arrossendo, ma dentro già trema.
Mangiano un gelato in piazza Duomo, si siedono sui gradini a guardare i piccioni, parlano di tutto e di niente.
Marinella lo trova ancora più divertente, più dolce, più uomo di quanto immaginasse. Ogni volta che lui ride le si illumina il mondo.
Marcello la osserva e pensa: «È molto sensuale. Spiritosa. Calda. Ma non è Rossana».
E questo pensiero gli stringe lo stomaco.
Alle 22:10 la accompagna all’hotel vicino a Cairoli.
Sono davanti alla porta girevole. Il cielo è stellato, l’aria tiepida di maggio.
Marinella lo guarda negli occhi, si morde il labbro.
«Grazie per oggi, Marcè… è stato…»
Non finisce la frase.
Si alza in punta di piedi e gli posa le labbra sulle sue. Un bacio timido, quasi casto, solo un tocco.
Marcello resta fermo un secondo – sorpresa, imbarazzo, battito accelerato.
Poi qualcosa dentro di lui cede.
Le mani gli salgono da sole: una sulla nuca di lei, tra i capelli neri, l’altra sulla schiena bassa, appena sopra il culo.
La attira a sé e ricambia il bacio.
Non più timido. Aperto, profondo, lento.
Le lingue si trovano subito, si accarezzano, si cercano con una fame trattenuta per mesi.
Marinella geme piano nella sua bocca. Il seno pieno preme contro il torace di lui, i capezzoli già duri sotto il cotone leggero.
Marcello le stringe più forte la nuca, le inclina la testa per baciarla meglio, la lingua che danza con la sua, calda, bagnata, dolce.
Il bacio dura forse dieci, quindici secondi. Ma sembrano anni.
Quando si staccano hanno entrambi il respiro corto, le guance rosse.
Si guardano negli occhi senza dire una parola.
Marinella sorride, imbarazzata e felice come una ragazzina, gli accarezza una guancia.
«Buonanotte, giardiniere…»
Poi entra veloce nell’hotel, prima di crollare lì davanti a lui.
Marcello resta sul marciapiede. Si passa una mano tra i capelli, sospira, guarda la porta girevole che gira ancora vuota.
Sale in macchina, appoggia la fronte sul volante. Il sapore di lei – rossetto alla fragola e desiderio – gli è rimasto in bocca.
Marcello torna a casa alle 23:30
Butta le chiavi sul tavolo, si stravacca sul divano e apre WhatsApp.
«Oggi è stato davvero bello, Mari. Grazie di cuore. Domani ore 9:30 ti passo a prendere, ti porto in un posticino con un laghetto che sembra una cartolina e poi ti mostro il mio garden. Preparati a rimanere senza fiato. Notte bella mora.»
Non una parola sul bacio.
Marinella legge, rilegge, stringe il telefono al seno.
Quel bacio è stato magia pura: labbra calde, lingua timida che alla fine si è arresa, il suo odore che le è rimasto addosso anche sotto la doccia.
Risponde solo con un cuoricino e un «Non vedo l’ora».
Venerdì mattina, ore 9:29
La Dacia Sandero bianca è già lì.
Marinella esce dall’hotel come una sposa: vestitino a fiori stretto in vita, scollatura profonda, sandaletti bianchi, capelli sciolti che brillano al sole.
Quando lo vede sorride così tanto che le fanno male le guance.
Si abbracciano forte.
«Buongiorno, principessa» le sussurra lui all’orecchio.
Il suo profumo la stordisce.
In macchina lei gli appoggia la mano sulla coscia «per stare più comoda».
Lui non la sposta.
Parlano, ridono, ma sotto c’è un’elettricità che crepita.
Al parco camminano piano tra gli alberi. Marinella trova ogni scusa:
«Guarda che fiori!» e gli si stringe al braccio.
«Che bello questo laghetto!» e gli passa il braccio intorno alla vita, il seno morbido che preme contro il suo fianco.
Marcello sente il calore, il profumo dei suoi capelli, e il cazzo inizia a tendere i jeans.
Poi il garden. Un paradiso di colori e profumi.
Marcello è nel suo elemento: indica le peonie, le rose antiche, le ortensie che cambiano colore.
Marinella annuisce, sorride, ma non ascolta una sillaba. Lo guarda e basta: la bocca, le mani rovinate, il collo abbronzato, la voce bassa che le fa vibrare la pancia.
A un certo punto, mentre lui è chinato a sistemare un vaso, lei gli si avvicina da dietro e lo abbraccia.
Le mani sul suo petto, la guancia tra le scapole. Sente subito il cuore di Marcello aumentare i battiti.
Marcello si immobilizza.
«Mari…»
Lei gli gira intorno, gli prende il viso tra le mani e lo bacia.
Stavolta non c’è più timidezza. Le bocche si aprono subito, le lingue si trovano fameliche. Si divorano.
Marcello le afferra il culo con entrambe le mani, la solleva quasi da terra.
Marinella gli infila le dita tra i capelli, gli morde il labbro inferiore, geme nella sua bocca.
Si staccano solo per respirare.
«Dentro» ansima lui, indicando il capanno degli attrezzi.
La porta si chiude con un tonfo.
Marcello la spinge delicatamente contro il grande tavolo da lavoro.
Le mani ovunque: le alza il vestitino, le stringe il seno sopra il tessuto, le succhia il collo lasciando segni rossi.
Marinella gli slaccia la camicia, gli lecca il petto abbronzato, gli morde un capezzolo.
«Marcè… ti voglio da morire…»
Lui le abbassa le spalline del vestito, il seno pesante salta fuori, i capezzoli duri, larghi, color caffè.
Li prende in bocca uno alla volta, li succhia forte, li pizzica con i denti mentre lei gli stringe la testa e inarca la schiena.
Poi la gira.
Le fa appoggiare i gomiti sul tavolo, le solleva il vestitino fino alla vita.
Le mutandine di pizzo nero sono fradice.
Le abbassa fino alle ginocchia con un gesto lento, quasi cerimonioso.
La bacia sulla schiena, sulla nuca, le sussurra:
«Sei bellissima così… tutta mia…»
Le passa due dita tra le labbra gonfie, la trova aperta, calda, pronta.
Marinella trema, ansima, spinge il culo all’indietro.
Marcello si slaccia i jeans, il cazzo schizza fuori duro come ferro, la cappella già lucida.
Le strofina la cappella su e giù, la bagna tutta, poi entra in un colpo solo, profondo, fino in fondo.
Marinella grida di piacere, le unghie che graffiano il legno.
Lui si ferma un secondo, le bacia la spalla, le accarezza i fianchi larghi, poi inizia a muoversi.
Lento, profondo, possessivo. Poi sempre più forte.
Le afferra i capelli neri, le tira piano la testa indietro, l’altra mano scende a sfregarle il clitoride gonfio.
Il tavolo scricchiola, i vasi tremano, la terra cade dai sacchi.
«Sei mia… sei mia…» ringhia lui tra un affondo e l’altro.
«Sí… sí… scopami… ti prego…» singhiozza lei.
Marinella viene per prima: un orgasmo violento, le gambe che cedono, la figa che si contrae intorno a lui in spasmi potenti.
Marcello la segue subito: un ultimo colpo profondo, un grugnito animalesco, e si svuota dentro di lei, caldo, abbondante, fino all’ultima goccia.
Restano così, ansanti, sudati, lui ancora dentro di lei che trema.
Marcello le bacia la nuca, le spalle, le mani che le accarezzano i fianchi con una tenerezza infinita.
Marinella si gira piano, gli butta le braccia al collo, lo bacia con le lacrime agli occhi.
«Ti amo» gli sussurra sulla bocca, senza più forze per trattenerlo.
Marcello la stringe forte, le bacia la fronte, le palpebre, il naso.
Non dice «Anch’io».
Milano Centrale, ore 18
La Dacia Sandero si ferma in seconda fila.
Marcello scende per primo, prende la piccola valigia di Marinella dal bagagliaio e la appoggia sul marciapiede.
Non c’è più il giardino profumato di terra umida e sesso: ora c’è solo odore di asfalto caldo, freni di treno e caffè bruciato del bar della stazione.
Si guardano.
Marinella ha gli occhi lucidi ma sorride lo stesso, un sorriso coraggioso che le trema appena sulle labbra ancora un po’ gonfie dei baci di stamattina.
Indossa lo stesso vestitino, ma adesso è stropicciato, vissuto, porta ancora il segno delle sue mani sui fianchi e di un capezzolo morso sotto il tessuto.
Marcello è più silenzioso del solito. Camicia infilata nei jeans, occhiali da sole che nascondono lo sguardo, braccia incrociate come a tenersi insieme.
«Grazie di tutto, Marcè» dice lei con voce bassa.
Lui annuisce, si passa una mano tra i capelli.
«Grazie a te. È stato… bello.»
Bello.
Una parola piccola, povera, che non dice niente di quello che è successo nel capanno.
Si abbracciano. Un abbraccio lungo, stretto, quasi doloroso.
Marinella gli appoggia la guancia sul petto, ascolta il battito del suo cuore: forte, regolare, ma non per lei. Lo sa.
Lo ha capito stamattina, quando dopo l’amore lui ha fissato il vuoto.
In macchina, verso la stazione, hanno parlato poco. Radio bassa, finestrini aperti, il vento caldo che scompigliava i capelli neri di lei.
A un semaforo rosso lei gli ha preso la mano, l’ha portata alle labbra, l’ha baciata piano sul dorso.
«Sei stato importante, lo sai?» gli ha detto.
Lui ha sorriso appena, senza guardarla.
«Anche tu, Mari.»
Ma era una bugia gentile.
Adesso, sul marciapiede, si staccano.
Un ultimo bacio sulla guancia, lento, che dura un secondo di troppo.
Le labbra di lei sfiorano l’angolo della bocca di lui, come a rubare un ultimo sapore.
«Fammi sapere quando arrivi» dice Marcello.
«Certo.»
«Mandami un messaggio.»
«Promesso.»
Marinella si gira, tira la valigia, entra nella stazione.
Non si volta indietro. Se lo facesse, crollerebbe lì, davanti a tutti.
Marcello resta fermo finché non la vede sparire oltre i tornelli.
Poi sale in macchina, appoggia la fronte sul volante.
Chiude gli occhi e rivede tutto: il suo culo rotondo sul tavolo, il modo in cui si è inarcata quando è venuta, il calore bagnato che lo avvolgeva, il profumo dei suoi capelli mentre le baciava la nuca.
È stato bellissimo.
Ma quando riapre gli occhi, nel sedile del passeggero c’è ancora il fantasma di Rossana che lo guarda in silenzio.
Accende il motore.
Guida verso casa con la radio spenta.
Marinella, sul Frecciarossa, appoggia la testa al finestrino.
Le lacrime scendono piano, senza singhiozzi.
Sa che non lo rivedrà più.
Sa che per lui è stata solo un corpo caldo, un antidoto temporaneo al dolore.
Ma sa anche che per lei, per la prima volta dopo quindici anni, si è sentita viva.
Desiderata.
Amata, anche se solo per poche ore.
Chiude gli occhi e si porta una mano tra le cosce, sotto il vestitino.
Sente ancora il calore di lui lì dentro.
Sorride tra le lacrime.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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