Lui & Lei
La dolce rossa che fa perdere la testa
01.12.2025 |
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"«Ti amo» rispose lei, e venne per la terza volta mentre lui si svuotava dentro di lei, spingendo fino in fondo, restando lì, abbracciati, sudati, tremanti..."
Bologna, venerdì sera di ottobre.L’Hotel Corona d’Oro era silenzioso, solo il rumore lontano di un tram su via Indipendenza.
Diego era arrivato per primo. Camera 312, terzo piano, letto king-size, luce soffusa. Trentadue anni, spalle larghe da palestra, capelli neri corti, barba di tre giorni. Indossava una camicia bianca aperta sul collo e jeans scuri. Aveva il cuore che gli batteva più forte di quando faceva i 100 kg di panca.
Francesca bussò alle 20:17, tre minuti prima dell’orario che si erano detti.
Aprì la porta e la vide per la prima volta dal vivo.
Capelli rossi veri, lunghi fino a metà schiena, mossi come fiamme. Occhi marroni caldi, pelle di latte, un vestitino verde scuro aderente che le arrivava appena sopra il ginocchio. La quarta di seno premeva contro il tessuto, i capezzoli già visibili per l’emozione e per il freddo dell’ingresso.
«Ciao…» disse lei, la voce più bassa di quella che sentiva nelle cuffie da sei mesi.
«Ciao, rossa.» rispose Diego, e le sorrise come se la conoscesse da sempre.
Si abbracciarono sulla soglia. Francesca gli arrivava appena al mento. Gli mise le braccia intorno al collo, lui la strinse per la vita e sentì subito quanto fosse morbida, calda, reale. Il profumo di vaniglia e fiori d’arancio che usava anche quando giocavano fino alle tre di notte.
Chiusero la porta. Nessuna fretta, anche se ne avevano avuta per mesi.
Si sedettero sul bordo del letto, ancora vestiti.
Si guardavano come se dovessero imparare a memoria ogni dettaglio.
«Sei più bella di come ti vedevo in webcam» le disse lui, accarezzandole una ciocca rossa.
«Tu sei… più alto» rise lei, nervosa, «e più… tutto.»
Diego le prese il viso tra le mani e la baciò.
Il primo bacio fu lento, dolce, quasi timido. Poi Francesca aprì la bocca, la lingua trovò la sua e tutto cambiò. Si baciarono con la fame di chi si è raccontato per mesi le fantasie più sporche alle 4 del mattino, sapendo che un giorno le avrebbero vissute.
Le mani di Diego scesero sul seno. Lo strinse sopra il vestito, sentendo i capezzoli duri sotto i palmi. Francesca gemette nella sua bocca.
«Toccami… ti prego.»
Le abbassò le spalline del vestito in un gesto unico. Il reggiseno di pizzo verde chiaro cadde sul pavimento. I seni erano perfetti: pieni, candidi, con areole rosa chiaro. Diego li baciò, li leccò, li succhiò con una devozione che la fece tremare. Francesca gli infilò le dita nei capelli, inarcandosi verso di lui.
Si sdraiarono. Diego le tolse il vestito completamente, poi le mutandine di pizzo coordinate. Francesca era nuda, la pelle illuminata dalla luce calda dell’abat-jour. Si vergognava un po’, ma quando vide lo sguardo di lui (affamato, adorante) si aprì per lui senza esitare.
Le baciò il ventre, l’interno delle cosce, poi arrivò lì.
La lingua di Diego era lenta, precisa, conosceva già ogni punto che le faceva perdere la testa perché glielo aveva descritto mille volte in chat. Francesca venne la prima volta con le sue dita dentro e la bocca sul clitoride, un orgasmo lungo, silenzioso, le gambe che tremavano intorno alla sua testa.
Poi fu il suo turno.
Si mise in ginocchio tra le sue gambe, si tolse la camicia e i jeans. Francesca lo guardò: addominali scolpiti, erezione tesa nei boxer. Gli abbassò i boxer con mani impazienti e lo prese in bocca senza aspettare. Lo fece lentamente, guardandolo negli occhi, come gli aveva promesso cento volte in voce. Diego le accarezzò i capelli rossi, gemendo il suo nome.
«Fra… vieni qui.»
La girò sulla pancia, le baciò la schiena, scendendo fino alle natiche rotonde. Le aprì le gambe, entrò dentro di lei da dietro con un colpo lento ma deciso. Francesca si morse il cuscino, poi voltò la testa per guardarlo.
«Più forte… ti voglio tutto.»
Diego la scopò con ritmo crescente, una mano sotto di lei a stimolarle il clitoride, l’altra che le stringeva il seno. Il letto cigolava, i loro corpi sbattevano, il suono bagnato del sesso riempiva la stanza. Francesca venne una seconda volta, stringendolo dentro di sé, urlando il suo nome contro il materasso.
Lui la girò, la voleva guardare in faccia.
Entrò di nuovo, faccia a faccia, le gambe di lei intorno alla sua vita. Si muovevano insieme, lenti, profondi, occhi negli occhi.
«Ti amo» le sussurrò Diego, la voce rotta.
«Ti amo» rispose lei, e venne per la terza volta mentre lui si svuotava dentro di lei, spingendo fino in fondo, restando lì, abbracciati, sudati, tremanti.
Dopo rimasero avvinghiati, le lenzuola aggrovigliate, i capelli rossi di Francesca sparsi sul suo petto.
Fuori, Bologna dormiva. Dentro la 312, erano finalmente reali.
«Domani mattina rifacciamo tutto» mormorò lei, accarezzandogli l’addome.
Diego rise piano, le baciò la fronte.
«Domani mattina, domani pomeriggio, domani sera… e tutte le sere che vorrai.»
Francesca sorrise contro la sua pelle.
«Allora restiamo qui fino a lunedì.»
E così fecero.
La camera 312 non vide mai la luce del giorno per tutto il weekend.
Solo loro due, nudi, innamorati, finalmente veri.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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