tradimenti
Resurrezione di Donna - Cap. 13
23.06.2026 |
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"Dopo alcuni minuti, Renato si sfilò con quello schiocco umido che Fabiola aveva imparato ad amare, lasciandola ansimante e con le lacrime che le rigavano le guance..."
I piatti vuoti giacevano sul tavolo, resti di gnocchi al ragù e pollo alla diavola che profumavano ancora l'aria della piccola cucina. Fabiola si alzò lentamente, raccogliendo le posate sporche, quando la voce di Renato la fermò."Aspetta," disse lui, appoggiandosi allo schienale della sedia con quel suo modo disinvolto di occupare lo spazio. La maglietta spiegazzata si tendeva sulla pancia prominente, i capelli grigi radi che ricadevano in ciocche disordinate sulla fronte. "Siediti un attimo."
Fabiola lo assecondò, gli occhi azzurri che lo studiavano con curiosità. C'era qualcosa di diverso nel suo tono voce, una sfumatura che non aveva mai sentito prima. Renato infilò la mano nella tasca dei pantaloni e tirò fuori una busta bianca, piegata in due, che appoggiò sul tavolo con un gesto deliberato.
"Non mi piace doverti sempre dare i soldi quando devi andare a fare la spesa," iniziò, la voce roca e profonda come sempre. "Così ho pensato che è meglio così." Spinse la busta verso di lei con le sue mani grandi, le dita tozze che indugiarono un momento sul legno graffiato del tavolo.
Fabiola prese la busta con esitazione, le dita che tremavano leggermente mentre l'apriva. Dentro c'erano banconote piegate, un mazzetto compatto di biglietti da venti e da cinquanta. Le contò meccanicamente, il cuore che iniziava a battere più forte.
"Duecentocinquanta euro," disse, la voce appena un sussurro. "Renato, sono..."
"Dovrebbero bastare per tutta la settimana," la interruppe lui, appoggiando i gomiti sul tavolo e fissandola con quegli occhi grigi che sembravano penetrarla fino in fondo all'anima. "Se ti avanza qualcosa, è tuo. Non voglio sapere nulla."
Le parole rimasero sospese nell'aria come una confessione inaspettata. Fabiola sentì un groppo in gola, un peso che premeva contro il petto fino a farle male. Nessuno, in tutta la sua vita, le aveva mai dato una fiducia simile. Neanche Marco, il suo ex marito, che contava ogni centesimo e la faceva sentire una ladra ogni volta che chiedeva soldi per la spesa. Neanche i suoi genitori, che l'avevano costretta a sposarsi quando era solo una ragazzina incinta, trattandola come una vergogna da nascondere.
Le lacrime arrivarono senza preavviso, calde e abbondanti, rigandole le guance mentre stringeva la busta al petto come un tesoro prezioso. "Grazie," riuscì a dire, la voce rotta dall'emozione. "Grazie, Renato. Nessuno... nessuno mi ha mai dato così tanta fiducia."
Lui la guardò per un lungo momento, un'espressione indecifrabile sul viso rotondo. Poi scoppiò a ridere, un suono rauco e genuino che echeggiò nella cucina silenziosa. "Cazzo, la mia principessa si stupisce ancora della sua libertà," disse, scuotendo la testa con finta esasperazione. "Ti ho detto che sei tua, Faby. Non mia. Fa' quello che vuoi con quei soldi."
Fabiola si alzò di scatto, la sedia che strisciava sul pavimento con un rumore acuto. Non riusciva a contenere l'emozione che le esplodeva nel petto, un misto di gratitudine, sollievo e qualcosa di più profondo che assomigliava pericolosamente all'amore. Saltò letteralmente addosso a Renato, le braccia che gli circondavano il collo mentre le labbra cercavano le sue con un'urgenza disperata.
Lui la afferrò al volo, ridendo contro la sua bocca, le mani grandi che le afferravano i fianchi per sostenerla. "Ehi, calma," mormorò tra un bacio e l'altro, ma non c'era vera resistenza nella sua voce. Solo divertimento, e un desiderio crescente che Fabiola poteva sentire attraverso il tessuto sottile dei pantaloni della tuta.
"Grazie," ripeté lei, baciandolo con foga, la lingua che scivolava contro la sua mentre le mani si aggrappavano alle sue spalle larghe. "Grazie, grazie, grazie."
Renato si alzò dalla sedia con un movimento goffo, sollevandola senza sforzo. La pancia premeva contro di lei mentre la portava fuori dalla cucina, attraverso il piccolo ingresso, fino alla camera da letto immersa nella penombra. Lo specchio sul soffitto rifletteva le loro sagome, due corpi intrecciati che si muovevano verso il letto con la testiera e la pediera in ottone.
La adagiò sulle lenzuola con una cura inaspettata, gli occhi grigi che la studiavano nella luce fioca che filtrava dalla finestra. Fabiola si sfilò la minigonna e la canotta con movimenti rapidi e urgenti, rimanendo nuda davanti a lui. I seni piccoli con le aureole rosa si alzavano e abbassavano con il respiro affannoso, i capezzoli già turgidi per l'eccitazione. Il corpo snello, la carnagione olivastra che brillava nella semioscurità, sembrava fatta per essere adorata.
"Sei bellissima," mormorò Renato, sfilandosi la maglietta spiegazzata e rivelando il petto coperto di tatuaggi sbiaditi. La cicatrice sul collo era visibile alla luce della luna, un segno bianco che attraversava la pelle segnata dal tempo. "La mia puttana perfetta."
Fabiola sorrise, un sorriso che nasceva dal profondo e illuminava tutto il viso. "Tua," sussurrò, aprendo le gambe in un invito esplicito. "Solo tua."
Renato si sfilò i pantaloni della tuta con movimenti impacciati, il cazzo già mezzo duro che pendeva tra le gambe. Si chinò su di lei, la bocca che cercava i suoi seni mentre le mani esploravano ogni curva del suo corpo. Le leccò i capezzoli con colpi lenti e deliberati, facendola inarcare sotto di lui mentre gemiti sommessi le sfuggivano dalle labbra.
"Dimmi cosa vuoi," ordinò lui, la voce roca contro la sua pelle.
"Voglio te," rispose Fabiola, le mani che scorrevano sulla sua schiena ampia, seguendo le linee dei tatuaggi che non riusciva a vedere nell'oscurità. "Voglio che mi scopi. Voglio sentirti dentro."
Renato grugnì in risposta, spostandosi tra le sue gambe. Il suo cazzo ora era completamente duro, una colonna di carne pulsante che premeva contro l'apertura bagnata della sua figa. Fabiola si morse il labbro, improvvisamente consapevole di un dettaglio importante.
"Aspetta," disse, posando una mano sul suo petto. "Non venirmi dentro. Potrei... potresti mettermi incinta."
Renato si fermò, guardandola dall'alto con un'espressione indecifrabile. Poi sorrise, un sorriso lento e predatorio. "Allora prenderò quello che è mio in un altro modo." Si sollevò leggermente, allineando il suo cazzo con l'apertura più stretta tra le natiche di Fabiola. "Tirati su le gambe."
Fabiola obbedì senza esitazione, sollevando le ginocchia verso il petto e offrendosi completamente a lui. Il cuore le batteva forte nel petto, un misto di paura e desiderio che le fece tremare le cosce. Renato sputò sul palmo della mano e si lubrificò il cazzo con movimenti rapidi, poi premette la punta contro il suo culo invitante.
"Rilassati," mormorò, spingendo con forza controllata. "Fammi entrare."
Il dolore fu improvviso e acuto, una sensazione di pressione che le fece trattenere il respiro. Fabiola chiuse gli occhi, costringendosi a rilassare i muscoli mentre Renato continuava a spingere. La punta del suo cazzo superò l'anello di muscoli e poi lui scivolò dentro, centimetro dopo centimetro, riempiendola completamente.
"Cazzo, che culo che hai," gemette Renato, fermandosi quando fu completamente dentro di lei. "Il tuo culo è fatto per il mio cazzo."
Fabiola aprì gli occhi, guardando il suo riflesso nello specchio sopra di loro. Si osservò stesa sul letto, le gambe spalancate, il corpo di Renato che la sovrastava. Vide l'espressione di puro piacere sul viso di lui, la concentrazione con cui si muoveva dentro di lei. E vide qualcosa di diverso nei propri occhi: non sottomissione, non umiliazione, ma una scelta deliberata. Stava facendo questo perché lo voleva, perché le piaceva, perché con Renato il sesso era qualcosa che dava piacere a lei, non solo all'uomo che la scopava.
Renato iniziò a muoversi con colpi lenti e profondi, ognuno dei quali strappava un gemito dalle labbra di Fabiola. Il dolore si stava trasformando in qualcosa di diverso, una sensazione di pienezza che le faceva formicolare la pelle. Le mani di lui le afferravano i fianchi, le dita che affondavano nella carne mentre aumentava il ritmo.
"Ti piace, vero?" chiese lui, la voce roca. "Ti piace essere scopata nel culo come una puttana."
"Sì," gemette Fabiola, inarcandosi contro di lui. "Sì, mi piace. Scopami più forte."
Renato rise, un suono soddisfatto che gli vibrava nel petto. "Come vuoi, principessa." Affondò con più forza, i testicoli che sbattevano contro le sue natiche a ogni colpo, il letto che scricchiolava sotto i loro movimenti.
Fabiola si morse il labbro inferiore fino a sentire il sapore del sangue, il piacere che cresceva dentro di lei come un'onda inarrestabile. Le sue dita scesero tra le gambe, trovando il clitoride gonfio e iniziando a sfregarlo con movimenti circolari. L'orgasmo la colse di sorpresa, un'esplosione di luce dietro le palpebre chiuse che le fece inarcare la schiena e gridare il nome di Renato.
Lui continuò a scoparla attraverso l'orgasmo, i colpi che diventavano più rapidi e irregolari mentre si avvicinava al limite. Con un ultimo affondo profondo, si svuotò dentro di lei con un gemito gutturale, riempiendo il suo culo di sborra calda.
Rimasero immobili per un lungo momento, i respiri che si mescolavano nell'aria della notte. Poi Renato si sfilò lentamente, crollando accanto a lei con un sospiro soddisfatto. Le sue braccia la circondarono, attirandola contro il suo petto.
"Grazie," sussurrò Fabiola contro la sua pelle, le parole appena udibili. "Grazie per la fiducia."
Renato le accarezzò i capelli con un gesto stranamente tenero. "Dormi, principessa. Dormi tranquilla, ci sono io per te."
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La settimana che seguì fu per Fabiola un viaggio di scoperta e gratitudine. Ogni mattina si svegliava con un senso di scopo che non provava da anni, forse da quando Alessandro era piccolo e lei aveva ancora la speranza di una vita migliore. Si dedicava alla casa con un'energia rinnovata, pulendo ogni angolo fino a farlo brillare, lavando i pavimenti fino a quando le ginocchia non le facevano male, spolverando i mobili vecchi fino a quando non sembravano quasi nuovi.
Ma era la spesa che le dava più soddisfazione. Prendeva i 250 euro dalla busta che aveva nascosto nel cassetto del comodino e usciva all'avventura, girando per i supermercati di Mestre con la determinazione di una cacciatrice. Confrontava i prezzi, cercava le offerte, tagliava i coupon dai volantini che trovava nella buchetta delle lettere. Voleva comprare tutto ciò che piaceva a Renato, ma voleva anche risparmiare il più possibile, per dimostrargli che la sua fiducia era ben riposta.
Al supermercato dell'Esselunga trovò le costolette di maiale scontate del trenta percento. Al Lidl scoprì il vino che Renato preferiva a metà prezzo. Alla Coop si imbatté in una promozione sul formaggio grana, e ne comprò tre pezzi interi prima che finissero le scorte. Ogni risparmio era una piccola vittoria, una conferma della sua competenza e del suo valore.
Preparava i piatti preferiti di Renato con cura meticolosa. Le polpette al sugo che cuocevano per ore sul fuoco basso, il pollo arrosto con le patate che veniva croccante fuori e morbido dentro, la pasta alla carbonara con guanciale di prima qualità. L'appartamento profumava di cibo fatto in casa, un aroma che si mescolava al profumo di Fabiola e creava un'atmosfera intima e accogliente.
La sera, quando Renato tornava dal bar, lei lo accoglieva con un sorriso e una cena calda, sempre con i suoi tacchi altissimi e minigonne inguinali, perché adorava sentirsi desiderata. Lui mangiava con gusto, lodando i suoi piatti con commenti volgari ma genuini, e Fabiola si sentiva appagata in un modo che non avrebbe saputo descrivere. Non era solo sesso, non era solo sottomissione. Era essere vista, apprezzata, riconosciuta come una persona che poteva contribuire, che poteva fare la differenza.
Ogni sera annotava le spese in un quadernetto che aveva comprato apposta, sommando i numeri con cura meticolosa. E ogni sera il totale dei soldi rimanenti cresceva, una conferma silenziosa del suo successo. Quando arrivò sabato, contò le banconote rimaste nella busta con un sorriso che non riusciva a contenere.
Ottanta euro. Aveva risparmiato ottanta euro in una settimana, comprando tutto ciò che Renato amava e mantenendo la casa immacolata. Erano soldi suoi, li poteva spendere come voleva. Quel pensiero la riempì di una gioia quasi infantile, un'eccitazione che le fece battere il cuore più forte.
Quella sera, quando Renato tornò dal bar, lo stava aspettando. Aveva preparato tutto con cura, dal profumo che si era messa tra i seni alle scarpe con il tacco quattordici che avevano trasformato il suo rapporto con la propria sessualità. Era in piedi nel mezzo del soggiorno, completamente nuda, il corpo illuminato dalla luce calda della lampada da tavolo. I boccoli neri le ricadevano sulle spalle in onde perfette, gli occhi azzurri brillavano di desiderio e gratitudine.
Renato si fermò sulla soglia, gli occhi grigi che la percorrevano dalla testa ai piedi. La sua espressione passò dalla sorpresa all'apprezzamento, un sorriso lento che gli attraversava il viso rotondo.
"Cazzo, Faby," mormorò, chiudendosi la porta alle spalle. "Questa sì che è un'accoglienza."
Fabiola si morse il labbro inferiore, un gesto che sapeva essere seducente. "Amore mio," disse, la voce carica di un desiderio che non cercava di nascondere. "Ho bisogno che tu mi scopi. Spaccami come l'ultima delle troie, te lo meriti."
Renato la guardò per un lungo momento, come se non credesse alle sue orecchie. Poi attraversò la stanza con passi lenti e deliberati, fermandosi a pochi centimetri da lei. Il suo alito sapeva di vino e tabacco, un odore che un tempo l'avrebbe disgustata ma che ora trovava stranamente eccitante.
"Sei insaziabile," disse, la mano grande che le afferrava il mento e le sollevava il viso verso il suo. "Cosa ho fatto, principessa?"
Fabiola sorrise, un sorriso malizioso che non aveva mai fatto prima di incontrare lui. "Mi hai fatto capire cosa voglio," rispose, le mani che salivano sul suo petto. "E voglio te. Adesso."
Renato non se lo fece dire due volte. La sollevò tra le braccia con una forza che smentiva il suo aspetto trasandato, portandola in camera da letto mentre lei gli tempestava il viso di baci. La gettò sul letto con un movimento brusco, strappandole un gridolino di sorpresa e piacere.
"Vuoi essere scopata?" chiese lui, sfilandosi i vestiti con movimenti impazienti. "Allora sarai scopata."
Si slacciò i pantaloni e li lasciò cadere a terra, rivelando il cazzo già duro che puntava verso di lei come una freccia. Fabiola si leccò le labbra istintivamente, un movimento che non sfuggì a Renato.
"Prima la gola," ordinò lui, salendo sul letto e posizionandosi sopra di lei. "Apri quella bocca, puttana."
Fabiola obbedì senza esitazione, spalancando le labbra mentre Renato si chinava su di lei. Il suo cazzo le riempì la bocca, scivolando lungo la lingua fino a toccare la gola. Lei lo prese tutto, rilassando i muscoli come aveva imparato a fare, lasciando che lui la scopasse la faccia con colpi profondi e ritmici.
"Cazzo, sì," gemette Renato, le mani che le afferravano i capelli e li tiravano indietro. "Prendilo tutto, troia. Fammi sentire quanto mi vuoi."
Fabiola gemeva attorno al suo cazzo, le vibrazioni che gli attraversavano l'asta e lo facevano gemere di piacere. Le lacrime le riempivano gli occhi per lo sforzo, ma non voleva che si fermasse. Voleva essere usata, voleva essere presa, voleva dimostrargli quanto era grata per la fiducia che le aveva dato.
Dopo alcuni minuti, Renato si sfilò con quello schiocco umido che Fabiola aveva imparato ad amare, lasciandola ansimante e con le lacrime che le rigavano le guance. "Ora ti scopo," disse, facendola girare con un movimento deciso. "Mettiti a pecora, troia."
Fabiola si mise in posizione, sollevando i fianchi e offrendo sé stessa completamente a lui. Il cuore le batteva forte nel petto, l'eccitazione che le fece tremare le cosce. Renato si posizionò dietro di lei, la punta del cazzo che premeva contro l'apertura sensibile per l’eccitazione.
"Aspetta," disse lei, voltando la testa per guardarlo da sopra la spalla. "Non... non puoi venirmi dentro. Potrei restare incinta."
Renato rise, un suono basso e gutturale. "Credi che non lo sappia?" Spinse con forza, entrando in lei con un colpo solo che le strappò un grido. "Tu sei mia, principessa. E io verrò dove voglio, e voglio riempirti il tuo magnifico culo da troia."
Fabiola si aggrappò alle lenzuola, mentre Renato iniziava a scoparla con colpi profondi e furiosi. Non c’era dolore ma solo piacere, una sensazione travolgente che la faceva gemere e contorcere sotto di lui. Poteva sentire ogni centimetro del suo cazzo che la riempiva, che la allargava, che la possedeva completamente.
"Più forte," gemette, spingendo i fianchi contro di lui. "Scopami più forte, Renato. Fammi sentire chi sono."
Renato grugnì in risposta, aumentando il ritmo fino a quando il rumore dei loro corpi che si scontravano riempì la stanza. Il letto scricchiolava sotto di loro, le molle vecchie che protestavano per l'intensità dei loro movimenti. Fabiola sentì l'orgasmo che si avvicinava, un'onda di piacere che cresceva dentro di lei fino a esplodere con una forza che le fece vedere le stelle.
"Vengo!" gridò, inarcandosi contro di lui. "Cazzo, vengo!"
Renato continuò a scoparla con colpi che diventavano più rapidi e irregolari. Con un ultimo affondo profondo, si svuotò dentro di lei con un gemito gutturale, riempiendola di sborra calda che colò lungo le sue cosce quando si sfilò.
Crollarono insieme sul letto, i respiri affannosi che si mescolavano nell'aria della notte. Fabiola si rannicchiò contro il petto di Renato, ascoltando il battito del suo cuore che rallentava gradualmente. Le parole le uscirono prima che potesse fermarle.
"Renato," disse, la voce sommessa ma decisa. "Posso andare dal dottore per farmi dare la pillola?"
Lui le accarezzò i capelli con un gesto pigro. "E perché vorresti fare una cosa del genere?"
Fabiola sollevò la testa per guardarlo negli occhi. "Perché voglio che tu mi riempia la figa di sborra," disse, senza abbassare lo sguardo. "Voglio sentirti dentro di me, davvero dentro, senza dovermi preoccupare di niente."
Renato la studiò per un lungo momento, un'espressione indecifrabile sul viso rotondo. Poi scosse la testa lentamente. "Faby," disse, la voce più gentile del solito. "Non hai bisogno del mio permesso per questo. Puoi fare ciò che vuoi. Sei libera."
Fabiola sbatté le palpebre, le sue parole che la colpivano come uno schiaffo. "Ma... io pensavo..."
"Pensavi che dovessi chiedermi il permesso?" Renato rise, un suono non crudele ma quasi tenero. "Principessa, ti ho detto che sei tua. Non mia. Se vuoi prendere la pillola, prendila. Se non vuoi, non prenderla. È una tua scelta."
Fabiola sentì le lacrime che le riempivano gli occhi per la seconda volta quella settimana. Nessuno le aveva mai detto una cosa del genere. Nemmeno Marco, che controllava ogni aspetto della sua vita, o i suoi genitori, che avevano deciso il suo futuro prima ancora che fosse abbastanza grande per capire. Per la prima volta, qualcuno la stava trattando come un'adulta capace di prendere le proprie decisioni.
"Grazie," sussurrò, le lacrime che le rigavano le guance. "Grazie, Renato."
Lui le asciugò le lacrime con il pollice, un gesto stranamente tenero per un uomo che la chiamava puttana e la scopava come un animale. "Smettila di piangere," disse, ma la voce non era dura. "Piuttosto, dammi un bacio."
Fabiola si sollevò, premendo le labbra contro le sue con un trasporto che sorprese entrambi. Le sue mani scesero lungo il corpo di Renato, seguendo le linee dei tatuaggi sul petto, scivolando sulla pancia prominente, fino a raggiungere il suo cazzo che stava iniziando a risvegliarsi.
"Di nuovo?" chiese lui, un sopracciglio sollevato in un'espressione di finta sorpresa. "Non ne hai ancora abbastanza?"
"Mai," rispose Fabiola con un sorriso malizioso, chinandosi per prenderlo in bocca. "Mai abbastanza."
Il suo cazzo era coperto dei loro fluidi, un mix di sborra e umori che avrebbe dovuto disgustarla ma che invece trovava incredibilmente eccitante. Lo leccò dalla base alla punta, assaporando il sapore salato del loro piacere, prima di prenderlo tutto in bocca. Renato gemette, le mani che le afferravano i capelli e guidavano i suoi movimenti.
"Cazzo, sei insaziabile," esclamò, la voce roca di piacere. "Mi sa che a te un cazzo alla volta non basta."
Fabiola si fermò per un momento, sollevando lo sguardo su di lui. C'era qualcosa nel suo tono che non riusciva a decifrare, una sfumatura che poteva essere una provocazione o una promessa. Scelse di non pensarci troppo e tornò al suo cazzo, succhiando con più forza mentre lo guardava negli occhi.
Renato gemette di nuovo, la testa che ricadeva all'indietro sul cuscino. Le sue mani stringevano i capelli di Fabiola con forza, guidandola su e giù mentre i fianchi si sollevavano incontro alla sua bocca, e quel suo guidarla, quel suo costringerla a prenderlo tutto, la eccitava in modo incontrollato.
Quando Renato venne, lo fece con un gemito gutturale che sembrò essere strappato dal profondo dell'anima. Fabiola ingoiò tutto, ogni goccia di sborra che le riempiva la bocca e scivolava lungo la gola, senza lasciarne fuoriuscire nemmeno un po'. Quando finalmente si staccò da lui, le sue labbra erano gonfie e i suoi occhi brillavano di soddisfazione.
Renato la fissò per un lungo momento, il petto che si alzava e si abbassava con respiri affannosi. "Cazzo," disse infine, la voce appena un sussurro. "Cazzo, Faby."
Lei gli si sdraiò accanto, la testa appoggiata sul suo petto mentre ascoltava il suo cuore che batteva forte. Sentiva una pace che non aveva mai provato prima, una sensazione di completezza che andava oltre il sesso.
"Renato?" disse, la voce assonnata.
"Mhmm?" rispose lui, le dita che tracciavano cerchi pigri sulla sua schiena.
"Gli ottanta euro che mi sono avanzati..." iniziò.
"Sono tuoi," la interruppe lui. "Te l'ho detto. Non voglio sapere nulla."
Fabiola sorrise contro il suo petto. "Voglio comprarci qualcosa di bello," disse. "Qualcosa per me."
"Compra quello che vuoi, principessa." La voce di Renato era già pesante di sonno. "Sei tua. Ricordatelo sempre."
Il cuore di Fabiola era stranamente calmo, rilassato, tranquillo e uno strano pensiero, un'idea che non era mai stata sua, le balenò in testa, come se fosse la cosa più naturale del mondo "Renato, io per te farei di tutto, anche farmi scopare da chi vuoi tu, o guardarti scopare con altre se fosse quello che ti fa piacere". Renato rimase in silenzio e Fabiola chiuse gli occhi, lasciandosi scivolare nel sonno con un sorriso sulle labbra. Fuori, il traffico di via Piave continuava il suo rumore costante, una colonna sonora per la sua nuova vita che, ogni giorno, era una nuova scoperta.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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