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Liberi nel tradimento Parte 2


di Lauretta_Stefano
14.12.2025    |    1.253    |    2 9.6
"Rodolfo sente i baci di Erika, dolci e delicati, ma allo stesso tempo carichi di un’intensità che accende il desiderio..."
Cari lettori, ci siamo lasciati dopo aver conosciuto Veronica, la sua scoperta di quell'oscura attrazione per uno sconosciuto, Rodolfo, a cui si sarebbe donata senza alcuna vergogna.
Ora andiamo a conoscere Rodolfo ...


La porta si chiude alle spalle di Rodolfo con un suono ovattato, come se l’appartamento avesse trattenuto il fiato in attesa del suo ritorno. L’aria è pesante, carica del profumo familiare di casa, legno di sandalo, cuoio dei divani, quel vago sentore di tè alla menta che Erika beve sempre la sera. Ma non è l’odore a colpirlo.
È Lei.
Erika è lì, in piedi nel corridoio, avvolta in un accappatoio bianco che aderisce alle sue curve come se lo avessero creato attorno a lei, rivelando appena il profilo delle sue gambe lunghe e sinuose. I capelli neri, tagliati in quel caschetto corto e sensuale che le incornicia il viso con precisione geometrica, sono ancora umidi, gocce che scivolano lungo la tempia per perdersi nella scollatura, dove la pelle olivastra, lucida e calda per il vapore della doccia, brilla sotto la luce soffusa del lampadario. Le sue labbra carnose, piene e invitanti, sembrano disegnate per peccare, e Rodolfo sente il desiderio di assaporarle, di perdersi nella loro morbidezza. I suoi verdi come smeraldi, il suo sguardo, penetrante e magnetico, lo fissano con un’intensità che lo travolge, un misto di sfida e invito che dal primo giorno lei sa regalargli. Quegli occhi, profondi come abissi, sembrano leggere ogni suo pensiero, ogni sua voglia repressa, e Rodolfo avverte un brivido lungo la schiena, un’ondata di calore che gli si irradia dal petto.
Lui sente qualcosa contrarsi dentro, un misto di desiderio e possesso che non conosce confini, amplificato dal ricordo del suo sorriso sicuro e dalla consapevolezza che, nonostante tutto, lei è ancora lì, ad attenderlo. Le labbra di Erika si curvano in un accenno di sorriso, promettendo piaceri inconfessabili, e Rodolfo sa che, in quel momento, il mondo esterno non esiste più. C’è solo lei, il suo corpo perfetto, il suo sguardo che lo cattura come una rete, e la certezza che, qualunque cosa accada, loro si appartengono.
Non parla.
Non ne ha bisogno.
I suoi occhi, scuri e taglienti come lame, la trafiggono con un’intensità che farebbe indietreggiare chiunque altro. Ma Erika non si muove. Anzi, le sue labbra carnose, così piene da sembrare scolpite, pur essendo del tutto naturali, si incurvano in un sorrisetto che è una sfida, una promessa, un invito silenzioso a perdere il controllo. Nel suo sguardo verde smeraldo c’è una luce che Rodolfo riconosce, è la stessa che si accende quando sa di averlo in pugno, quando il suo equilibrio tra eleganza e provocazione diventa irresistibile.
Rodolfo avanza, i passi lenti e misurati, come se ogni centimetro che lo separa da lei fosse una tortura deliberata. La camicia bianca, stropicciata dal viaggio, aderisce alle sue spalle larghe, mentre le mani, grandi, potenti, abituate a dominare, si posano sui fianchi snelli di Erika, affondando nella carne soda come a volerla marchiare. La attira a sé con un movimento brusco, possessivo, il suo respiro caldo e affannoso che si mescola al suo, sfiorandole la pelle del collo.
Il corpo di lei si adagia contro il suo, perfettamente incastrato, la schiena che si inarca in un arco sensuale, il seno, sodo e proporzionato, che preme contro il petto di lui attraverso il tessuto sottile. Rodolfo inspira profondamente, le narici che si dilatano per catturare il suo profumo: sapone alla vaniglia, un accenno di limone, e quel muschio caldo, inconfondibile, che gli accende i sensi. Le sue dita scivolano lungo la curva della sua schiena, tracciando un percorso di desiderio, mentre il suo sguardo si posa sulle labbra di Erika, come se volesse divorarle.
«Mi sei mancata.»
La sua voce è un sussurro rauco, carico di una passione che vibra nell’aria, avvolgendo Erika come una carezza ardente. Lei sorride, il respiro che si fa affannoso, mentre le sue mani scivolano lungo le sue braccia, sentendo la potenza dei muscoli tesi sotto la pelle. Il silenzio tra loro è un’esplosione di promesse, un’intimità che non ha bisogno di parole, ma parla attraverso i corpi che si cercano.
Erika ride, una risata bassa e vibrante che le fa tremare le spalle sotto le sue mani. «Anche tu», risponde, il tono giocoso ma intriso di una sfida che è un invito silenzioso, un’offerta che brucia. Le sue labbra si curvano in un sorriso malizioso, mentre i suoi occhi verdi brillano di una luce che promette piacere e resa, un fuoco che solo lui sa accendere.
Rodolfo non aspetta. Le sue dita scivolano lungo la sua schiena, tracciando percorsi di fuoco che la fanno rabbrividire. Il suo respiro si fa pesante, affamato, mentre la stringe a sé, il suo corpo che risponde al richiamo primordiale di lei. È un gioco di dominazione e abbandono, una danza che eseguono da sempre, con passi che si intrecciano in un ritmo incalzante.
Con un movimento fluido, Rodolfo la spinge contro il muro, il corpo di lei che sbatte contro la carta da parati con un sussurro di seta strappata. Le mani di Erika volano in alto, le dita che si aggrappano alla cornice di un quadro astratto, un regalo di nozze costoso e dimenticato, ora solo un pretesto per il suo abbandono. Lui le divarica le gambe con un ginocchio, costringendola ad aprirsi, l’accappatoio che si slaccia sotto la pressione, rivelando un lembo di pelle nuda sulla coscia, liscia come seta, che brilla sotto la luce soffusa, invitante e proibita.
Erika non protesta. Anzi, inclina la testa all’indietro, esponendo la gola in un gesto di resa che è tutto fuorché passivo. I suoi occhi verdi, scintillanti di desiderio, si fissano su di lui, le pupille dilatate, le labbra dischiuse in un invito silenzioso che grida prendimi. Il suo respiro è caldo, affannoso, come se ogni fibra del suo essere lo stesse chiamando, implorando il suo tocco, la sua dominazione.
«Dimmelo», ordina Rodolfo, la bocca così vicina al suo orecchio che il fiato caldo le fa accapponare la pelle, mescolandosi al profumo inebriante del suo dopobarba. «Dimmelo che lo vuoi.»
Un sospiro tremante, carico di desiderio. «Lo voglio.»
Non è abbastanza. La sua voce è un comando, un’esigenza che pretende di più. «Di più, Erika. Dimmi quanto lo vuoi.»
Lei lo guarda, gli occhi pieni di una passione che non può più contenere. «Lo voglio più di ogni altra cosa», sussurra, la voce rotta dal bisogno. «Voglio te, qui, ora.»
Rodolfo sorride, un sorriso predatore, mentre le sue mani scendono lungo il suo corpo, esplorando, possedendo. «Allora prendilo», mormora, mentre le sue labbra si avvicinano alle sue, pronte a consumare la resa che entrambi desiderano.
La sua mano sinistra scivola lungo il ventre piatto di Erika, le dita che si insinuano sotto il tessuto dell’accappatoio, risalendo fino a trovare un capezzolo. È piccolo, duro come una perla, e quando lui lo pizzica tra pollice e indice, lei sobbalza, un gemito strozzato che le sfugge dalle labbra, mescolandosi al suo nome sussurrato.
«Di più.»
«Amore mio, di più», ansima Erika, la voce che si spezza, tremante. Lo fa solo quando è davvero eccitata. Solo quando lui la porta a quel punto.
Rodolfo sorride, un ghigno feroce che gli solca il volto, e poi, senza preavviso, le strappa via l’accappatoio con un solo strattone. Il tessuto cade a terra in un ammasso bianco, lasciandola completamente nuda davanti a lui.
E Dio, com’è bella.
Il corpo snello, ma non magro, con curve delicate che sembrano disegnate apposta per le sue mani. Le spalle larghe, naturalmente, che si restringono in una vita stretta, i fianchi che si allargano appena quel tanto che basta per dare forma a un culo perfetto, rotondo, sodo, suo. Le gambe lunghe, muscolose ma femminili fino allo sfinimento, che si uniscono in un punto dove lui sa già di trovare calore e umidità, un invito che non può ignorare.
Il suo sguardo si posa sul suo seno, sodo e perfetto, i capezzoli eretti che sembrano chiamarlo. Le labbra carnose di Erika tremano, il suo respiro si fa più affannoso, mentre lui si avvicina, il suo corpo che preme contro il suo, il calore che si diffonde tra loro.
«Sei mia», mormora Rodolfo, la voce roca di desiderio, mentre le sue mani scivolano lungo la sua schiena, tracciando linee che marcano il possesso sulla sua pelle.
Erika sorride, un sorriso che è promessa e sfida insieme «Solo tua.»
Le sue dita scivolano lente, disegnando una traiettoria ardente lungo il ventre di Erika, oltre l’ombelico, fino a sfiorare il pube rasato, vellutato come petali di rosa. Lei trattiene il respiro, le cosce che fremono in un’attesa trepidante, il corpo già teso come una corda pronta a vibrare.
«Sei bagnata», mormora lui, la voce roca, più un’affermazione che una domanda. È un trionfo, sì, ma anche una promessa. Un’anticipazione di ciò che sta per accadere.
«Da quando ho sentito la chiave nella serratura», sussurra lei, la voce un filo di seta che si spezza.
Rodolfo non resiste oltre. Si inginocchia davanti a lei, le mani che affondano nelle natiche sode di Erika, sollevandola con una facilità che la fa sentire leggera, quasi eterea. Lei emette un gemito soffocato, le unghie che si conficcano nella sua camicia, una gamba che si avvolge intorno alla sua spalla in un invito sfacciato e urgente. Lui la posiziona esattamente come vuole: il sesso all’altezza della sua bocca, il corpo offerto in un’armonia di curve e desideri, il culo a portata di mano, pronto per essere esplorato.
«Rodolfo, che ...»
Non finisce la frase.
La sua lingua scivola tra le natiche di lei, calda e umida, tracciando un percorso infuocato di affamata passione. Quando raggiunge il piccolo buco stretto, Erika si irrigidisce, un brivido che le percorre la spina dorsale, come una scossa elettrica.
«Oh mio Dio», sibilano le sue labbra, le dita che si stringono nei suoi capelli, tirandoli con un misto di piacere e urgenza.
Lui ride contro la sua pelle, il fiato che le solletica l’ano, prima di ricominciare. Dal culo alla figa, dalle grandi labbra al clitoride, la sua lingua è un’arma di seduzione, insistente e lussuriosa. Traccia cerchi lenti, affonda appena, quel tanto che basta per farle perdere il controllo, per farle sentire la pelle d’oca esplodere in ogni centimetro del corpo. Poi torna là, al frutto proibito, piccolo e stretto, con ancora più pressione, la lingua che cerca di insinuarsi, impertinente e affamata.
«Ti piace, eh?», mormora lui, la voce vibrante contro la sua carne, «Ti piace quando ti lecco qui.»
Erika non risponde. Non può. È troppo occupata a gemere, le cosce che tremano in un ritmo incontrollabile, il respiro che si fa affannoso, quasi disperato. Poi, come spinta da un’onda di desiderio che la travolge, si sporge in avanti, le mani che cercano di attirarlo a sé, di averlo tutto, subito, senza più attese.
«Portami in camera, ti prego», ansima, la voce rotta dal bisogno, la bocca già aperta, la lingua che sfiora le labbra in un gesto istintivo, famelico.
Rodolfo la afferra per i glutei sodi, la solleva con una facilità che tradisce la sua forza, mentre lei avvinghia le gambe ai suoi fianchi, come se temesse di perderlo. La bacia con passione, con fame, un bacio che è promessa e preludio di carnale passione e desiderio. Senza sforzo, raggiunge il loro letto e, con la cura di un marito devoto, la adagia sulle lenzuola, una mano dietro la testa a sostenerla, mentre l’altra già brama di liberarsi per spogliarsi. Si allontana con la furia dell’amante, togliendosi i vestiti davanti a lei, che lo fissa, immobile, la lingua che sfiora le labbra in un gesto felino, come se stesse pregustando il sapore di ciò che sta per conquistare.
Rodolfo sale sul letto, nudo, il suo corpo scolpito illuminato dalla luce soffusa. Il suo membro, eretto e pulsante, è un tributo alla passione che solo Erika sa suscitare. Si avvicina a lei con la grazia di un predatore, gli occhi fissi sul suo corpo come se fosse il premio più ambito. Con un gesto deciso la solleva, portandola sopra di sé, la sua femminilità umida e profumata a contatto con il suo viso. Le sue labbra sfiorano la pelle liscia e calda di Erika, mentre il suo sguardo si posa sul suo sesso, piccolo e invitante, un’opera d’arte che solo lui può gustare.
La bocca di Rodolfo assapora la dolcezza di Erika, la sua lingua scivola lenta e profonda, esplorando ogni piega, ogni segreto. Le sue mani afferrano le natiche sode, stringendole con possessività, mentre il suo respiro si fa affannoso. Erika, sopra di lui, si abbandona al piacere, le sue labbra carnose avvolgono la testa del suo membro, succhiando con desiderio, creando una sinfonia di gemiti e sospiri. La vibrazione della sua voce risuona lungo il corpo di Rodolfo, che trattiene il fiato, lottando contro l’impulso di esplodere.
Le dita di Rodolfo si conficcano nella carne morbida di Erika, mentre la sua lingua continua a danzare, leccando, succhiando, come se volesse assaporare ogni goccia della sua essenza. Erika mugola, il suo corpo si inarca, il piacere che si irradia da ogni poro. La sua bocca lavora instancabile, i loro gemiti si fondono in un’armonia perfetta, un dialogo di passione e desiderio. Rodolfo sussurra, la voce rauca, "Sei così... perfetta", prima di riprendere il suo gioco sensuale, la lingua che si insinua ancora più profondamente, esplorando, allargando, come se volesse possederla completamente.
Erika stringe il membro di Rodolfo tra le labbra, la sua saliva che scivola lungo la sua lunghezza, mentre lui continua a leccare, a succhiare, a divorarla con una fame insaziabile. Il loro respiro si fa affannoso, i corpi uniti in un ballo primordiale, dove ogni movimento è una promessa di estasi.
«Sei così stretta qui», mormora, la voce roca. «Un giorno me lo prenderò anche questo amore mio. Ti prometto che un giorno ti farò mia completamente.»
Lei si irrigidisce, ma non per paura. Per eccitazione. Lo sente dal modo in cui i suoi muscoli si contraggono intorno alla sua lingua, dal gemito soffocato che le sfugge mentre continua a succhiargli il cazzo con avidità, la bocca che scivola su e giù, le guance che si scavano.
«Ti piacciono le minacce, eh?», ride lui, prima di leccare di nuovo, questa volta con più forza, la lingua che affonda dentro di lei, roteando, allargando, esplorando quel frutto ancora proibito.
Erika risponde con un gemito, le labbra che si stringono attorno al suo membro, la lingua che traccia la vena pulsante sulla parte inferiore. Rodolfo chiude gli occhi per un secondo, sopraffatto dalla sensazione, e quando li riapre, è per vedere il suo cazzo sparire tra quelle labbra carnose, bagnato di saliva, lucido, suo.
«Cazzo, così», ringhia, le mani che stringono più forte, le dita che si avvicinano pericolosamente al suo buco, sfiorandolo, minacciando di penetrarla. «Prendilo tutto, amore mio. tutto.»
Lei obbedisce, la testa che si abbassa, la gola che si apre per accoglierlo, e quando lui sente la punta del suo cazzo sfiorarle le tonsille, un gemito gli sfugge dalle labbra. È troppo. È troppo bello cazzo.
Ma poi Erika si solleva, il suo cazzo che esce dalla bocca con un suono osceno, bagnato, lucido. Lo guarda con occhi pieni di desiderio, le labbra gonfie, gli occhi che brillano.
«Prendimi amore mio», dice, la voce rotta. «Ma con dolcezza. Ti voglio dentro di me. Voglio che tu venga dentro di me.»
Lui sorride. Un sorriso lento, malizioso, che promette tutto.
Si alza, la solleva tra le braccia come se fosse senza peso, la sposta al centro, sempre con quel misto di dolcezza e passione che fa perdere il controllo ad Erika, il corpo di lei che rimbalza sul materasso, i seni che oscillano, le gambe che si aprono in un invito silenzioso.
È perfetta.
Bagnata. Aperta. Solo sua.
Si abbassa su di lei, le labbra che trovano le sue in un bacio lento, profondo, le lingue che si intrecciano mentre le sue dita scivolano lungo il suo corpo, tracciando ogni curva, ogni linea, come se volesse memorizzarla. Quando arriva tra le sue gambe, le trova già aperte, pronte, e quando sfiora la sua figa con le dita, la trova fradicia.
«Dio, Erika», mormora contro le sue labbra. «Sei così bagnata per me.»
Lei geme, le unghie che gli graffiano la schiena, le gambe che si avvolgono attorno ai suoi fianchi. «È colpa tua. È sempre colpa tua.»
Lui sorride, e poi, senza altri preamboli, la penetra con un movimento lento, deliberato, il suo membro che scivola dentro di lei centimetro dopo centimetro, allargandola, riempiendola, fino a quando non è completamente avvolto dal suo calore. Le sue palle premono contro il suo culo, un contatto intimo che accende i loro sensi.
Erika inarca la schiena, offrendosi senza remore, il suo corpo che si abbandona al piacere.
Rodolfo rimane immobile per un attimo, assaporando la sensazione di essere avvolto dalla sua stretta, dai suoi muscoli che si contraggono attorno a lui, come se volessero trattenerlo per sempre. La sua pelle brucia al contatto con la sua, un calore che si diffonde in ogni fibra del suo essere.
Poi inizia a muoversi, lentamente, agonizzante. Ogni spinta è un'esplorazione profonda, le anche che ruotano in un ritmo ipnotico, il suo membro che cerca e trova quel punto segreto che la fa impazzire. Erika geme, i suoi fianchi si sollevano per incontrarlo, le unghie che affondano nella sua carne, lasciando segni di passione. Le sue labbra cercano le sue, affamate, disperatamente bisognose di quel contatto.
«Sì, amore mio», ansima lei, le parole che si perdono contro la sua bocca, i loro respiri che si fondono. «Non fermarti. Ti prego.»
Lui sorride, un ghigno di soddisfazione, e obbedisce, accelerando il ritmo. Le sue spinte diventano più decise, ma sempre controllate, ogni movimento calcolato per portarla all'apice. Le sue dita trovano il suo clitoride, gonfio e pulsante, e lo stimolano con cerchi stretti, il pollice che preme con insistenza.
Lei spalanca la bocca, la testa che si ributta all'indietro, i capelli che si spargono sul cuscino come un'aura di desiderio. «Sììì... così», sussurra, la voce roca di piacere.
Rodolfo continua, le dita che lavorano in sincronia con i suoi colpi, il suo membro che la riempie, che la fa impazzire. Erika trattiene il fiato, il corpo che si inarca, i muscoli che si contraggono attorno a lui, stringendolo in un abbraccio intimo. L'orgasmo la travolge, ondate di piacere che la sommergono, il suo corpo che trema sotto di lui.
Rodolfo la osserva, rapito dalla sua bellezza, dalle vene del collo che pulsano, dal piacere che la soffoca. Non si ferma, continua a spingerla oltre, le sue spinte che diventano più veloci, più profonde. Sente il suo calore avvolgerlo, il suo corpo che lo accoglie, e si lascia andare, il suo seme che esplode, riempiendola, marchiandola.
«Oh siii!», ringhia Rodolfo, le anche che si bloccano contro le sue, il corpo che trema per l’intensità dell’orgasmo.
Lei lo stringe a sé, le gambe che si serrano attorno alla sua vita, le labbra che trovano le sue in un bacio lento, appagato.
«Ti amo», mormora contro la sua bocca.
Lui non risponde. Non subito. La fissa negli occhi, assapora il suo sguardo lucido di passione e di amore incondizionato «Anch'io amore mio, adesso e per sempre.»
Si lascia cadere accanto a lei, il respiro affannoso, il corpo sudato che brama ancora il calore della sua pelle. La attira a sé, il braccio che le cinge la vita, stringendola con una possessività che tradisce i suoi desideri più oscuri.
Erika si adagia contro il suo petto, la testa appoggiata sulla sua spalla e, in meno di cinque minuti, il suo respiro diventa regolare, profondo, abbandonata in un sonno sereno e profondo. Il suo corpo, avvolto dal calore del suo abbraccio, sembra fondersi con il suo, come se cercasse un rifugio che solo lui può offrire.
La stanza è avvolta in un silenzio ovattato, interrotto solo dal respiro regolare di Erika e dal lieve scricchiolio del materasso ogni volta che Rodolfo si muove, anche solo di un millimetro. Lui non dorme. Non ancora. Il suo corpo è sazio, ma il cuore è in tumulto, un’onda di emozioni che lo travolge. I suoi occhi, fissi sul volto di lei, catturano ogni dettaglio con adorazione: la curva perfetta delle sue labbra, il profilo del naso, la luce lunare che accarezza la sua pelle olivastra, rendendola ancora più incantevole.
Le dita di Rodolfo scivolano con infinita tenerezza lungo il braccio di Erika, tracciando i contorni della sua pelle come se stesse scrivendo una poesia d’amore. Ogni linea, ogni curva, è un tesoro che custodisce nel profondo. Le sue vene sottili, che scompaiono sotto l’ascella, sono come fiumi che lo guidano verso di lei, verso il cuore del suo mondo. È così perfetta, così sua, eppure, in questo momento, mentre la guarda dormire, il suo petto si riempie di un’emozione che non sa come esprimere. Si chiede se il suo amore, così intenso e profondo, potrà mai colmare il vuoto che a volte sente dentro di sé, ma sa che con lei ogni dubbio si dissolve.
Erika si muove nuovamente, un sospiro caldo e vellutato le sfugge dalle labbra semiaperte, e Rodolfo trattiene il fiato, ipnotizzato da quel gesto così intimo. La sua mano, nel sonno, scivola lenta lungo il ventre, tracciando una linea immaginaria che lo guida verso il centro del loro legame. Le dita si posano tra le gambe, muovendosi con una delicatezza che contrasta con l’intensità del momento, come se il suo corpo, anche nel sonno più profondo, cercasse il conforto di un piacere che solo lui sa donarle. Rodolfo sente il proprio desiderio rispondere con un’onda calda e travolgente, un richiamo che va oltre la carne, un legame che si nutre di respiri, sussurri e pelle.
«Dio, Erika», pensa, «sei la mia opera d’arte. Ogni curva, ogni sospiro, ogni gemito che mi regali è una melodia che solo io posso ascoltare.»
Ricorda il primo sguardo, i loro occhi che si incrociano come due anime che si riconoscono. I suoi occhi verdi, profondi come un bosco autunnale, lo avevano catturato, il suo sorriso dolce, ma carico di promesse, lo aveva conquistato. Il suo corpo, elegante e armonioso, lo aveva eccitato all’istante, ma non era solo attrazione fisica: era un riconoscimento, come se le loro anime si fossero già cercate in altre vite. Ricorda l’incredulità nel capire che quella donna, così perfetta, aveva scelto lui, e il senso di gratitudine che lo aveva invaso quando i loro corpi si erano uniti, come se il mondo intero si fosse fermato per celebrare il loro amore. La sua pelle olivastra, liscia e calda, le labbra carnose che sembravano fatte per essere baciate, i capezzoli piccoli e sodi che si indurivano al suo tocco: ogni dettaglio di lei era una poesia che voleva recitare all’infinito.
In quel momento, si sente l’uomo più fortunato del mondo, non perché ha conquistato lei, ma perché lei ha scelto lui. E mentre la guarda dormire, il suo cuore si gonfia di gratitudine e di un amore che non ha bisogno di parole per essere espresso. Ricordare quei momenti passati, i primi baci, avidi e affamati, le prime notti di sesso fatto per gioco, i loro corpi che si esploravano senza freni, il sapore salato della sua pelle, il profumo inebriante dei suoi capelli, lo riempie di una dolcezza che solo a lei sa dedicare. Ogni ricordo è una scintilla che accende il fuoco del desiderio, un fuoco che solo Erika sa alimentare, e che brucia solo per lei.
Con un movimento lento e deliberato, Rodolfo scivola lungo il corpo di Erika, le labbra che sfiorano la pelle calda e vellutata del suo ventre, tracciando un percorso sensuale fino all’interno coscia, dove il desiderio pulsa intenso. La sua intimità, ancora umida e gonfia per l’orgasmo precedente, lo accoglie con un profumo dolce e inebriante, un aroma che Rodolfo inspira profondamente, come se volesse imprimerlo per sempre nella sua memoria.
Senza svegliarla, inizia a leccare, la lingua che scivola lungo le labbra morbide e carnose, disegnando un percorso verso il clitoride, che sfiora appena, come una promessa sussurrata. Erika si agita nel sonno, un gemito soffocato le sfugge, le gambe si aprono leggermente, il suo corpo già consapevole di ciò che vuole, anche nell’incoscienza.
Rodolfo sorride contro la sua carne, sentendo il calore e la morbidezza avvolgerlo, e continua, la lingua che traccia cerchi lenti e ipnotici attorno al clitoride, mentre le dita si insinuano dentro di lei, scoprendo che è ancora bagnata, ancora pronta, come se il suo corpo lo stesse aspettando. Erika ansima, i fianchi che si sollevano appena dal materasso, il respiro che si fa più affannoso, e lui sa che sta per svegliarsi.
E quando lo fa, quando i suoi occhi verdi si aprono e lo trovano lì, tra le sue gambe, con la bocca piena di lei, il suo primo gemito è musica per le sue orecchie, un suono dolce e disperato che lo fa sentire vivo, completamente immerso nel piacere di lei.
«Rodolfo…», sussurra, la voce ancora impastata dal sonno, «che stai facendo…»
«Ti sto assaggiando», risponde lui, la voce vibrante contro la sua figa, «perché ho sempre fame di te.»
Poi torna a leccare, con più intensità, la lingua che affonda, le dita che si muovono dentro di lei con ritmo, e questa volta, Erika non si limita a gemere.
Urla, il corpo che si inarca, le mani che si aggrappano alle lenzuola, il piacere che esplode di nuovo, travolgente e inarrestabile.
Le lenzuola di seta scivolano via, trasformandosi in un groviglio di desiderio ai piedi del letto, mentre il sudore rende la pelle umida, aderente e lucente. I loro corpi si muovono in un ritmo antico, una danza che conosce ogni curva, ogni sospiro, eppure sempre nuova, sempre più intensa. Rodolfo è sopra di lei, le braccia tese, i muscoli scolpiti che tremano sotto lo sforzo di contenere la passione che lo travolge. Erika lo avvolge, le gambe serrate attorno alla sua vita, i talloni che premono contro il suo fondoschiena, guidandolo più a fondo, più vicino al centro del suo piacere. I suoi gemiti sono musica, le unghie che solcano la sua schiena come promesse di estasi, mentre trattiene il respiro, come se temesse che il piacere possa sfuggirle.
Il ritmo si intensifica quando lui cambia angolo, girandola sul fianco, una gamba di lei tra le sue, l'altra alzata in un gesto osceno che espone la sua vulnerabilità. Il suo membro, duro e pulsante, trova quel punto dentro di lei che la fa impazzire, quel punto che la fa vedere le stelle ogni volta che lui lo sfiora. Erika si inarca, il corpo che trema come una corda tesa, le dita che si aggrappano alle lenzuola, strappandole quasi, mentre il piacere la invade. Rodolfo lo sa, sente il suo corpo contrarsi, il calore che sale, e con un comando che è anche una supplica, le ordina: «Vieni, amore mio, vieni con me.»
E lei obbedisce, il corpo che esplode in un’onda di piacere, i muscoli che si stringono attorno a lui, massaggiandolo, strizzandolo, mentre l’orgasmo la travolge in ondate violente. Rodolfo non si ferma, continua a muoversi dentro di lei, le spinte sempre più veloci, più profonde, fino a quando non sente il calore del suo liquido inondargli il membro, il suo sperma che esce a fiotti, riempiendola, marchiante. «Oh si!» ringhia, le anche che si bloccano contro le sue, il corpo che torna a tremare per l’intensità dell’orgasmo, il respiro che si fa affannoso.
Poi collassa sopra di lei, il peso del suo corpo che la schiaccia dolcemente, la pelle sudata che aderisce alla sua. Le sue braccia la avvolgono, come se volesse tenerla lì per sempre, come se temesse che possa svanire. «Ti amo», mormora contro il suo petto, le labbra che sfiorano la sua pelle, lasciando una scia di baci leggeri.
Rodolfo chiude gli occhi, il cuore che martella contro il petto, e per un attimo, solo un attimo, si abbandona. Si lascia avvolgere dal calore di Erika, dal profumo della sua pelle, dalla presenza del suo corpo addormentato contro il suo. Vorrebbe credere che basti, che questo sia tutto ciò di cui ha bisogno. Ma è una bugia che non riesce a sostenere.
Mentre il respiro di lei si fa regolare, il suo corpo si abbandona al sonno, ma la mente di Rodolfo è in subbuglio. Torna a quella fantasia che lo perseguita, a quel desiderio che lo divora dolcemente, in silenzio. Il suo cuore si gonfia di un amore contraddittorio per Erika, la donna che ha al suo fianco, l’artefice dei suoi piaceri, colei che lo ha reso libero di esplorare i suoi istinti più oscuri, pur rimanendo indissolubilmente legato a lei. Sente il peso di quella libertà, un dono che lo rende grato e al tempo stesso vulnerabile.
Ricorda le prime avvisaglie, quel qualcosa che in Erika cresceva silenzioso, incompreso, per poi palesarsi in una consapevolezza che è diventata bisogno. Lei aveva capito, con la sua intelligenza tagliente, che le sue perversioni, pur eccitandola da lontano, non erano qualcosa che voleva vivere sulla propria pelle. Ma aveva trovato un modo per non lasciarle marcire, per evitare di trasformarle in un veleno che li avrebbe distrutti. “Sei libero di essere te stesso, ma sempre mio”, aveva detto, e quelle parole risuonano ancora dentro di lui come una promessa e una catena dorata.
Rivive il momento in cui Erika lo aveva reso partecipe, la paura che tutto potesse spezzarsi, e la gratitudine perché lei, come sempre, aveva capito e risolto tutto. Sente l’orgoglio per aver portato il peso di un desiderio che non poteva condividere con lei, e a cui mai avrebbe dato sfogo per rispetto a lei, a sé stesso e al loro Noi. E in quel silenzio il suo cuore batte ancora più forte, vivo e in estasi nell’amore per Erika e nella fame di qualcosa di più carnale e perverso che lei gli lascia cogliere, consapevole e complice.
Torna con la mente a pochi giorni prima, alla perversa idea di Erika di coinvolgere una giovane donna che lei aveva già inquadrato e capita, alla sua capacità di organizzare una situazione apparentemente figlia del caso, ma definita nell’ombra in ogni singolo dettaglio. Il suo disegno, proprio quel giorno, su quell’aereo di ritorno da Parigi, aveva preso forma esattamente come immaginato. Rodolfo sente il peso di quella perfezione, della sua complicità nel gioco che Erika ha orchestrato con maestria.
Chiude gli occhi, il respiro che si fa pesante. Domani. Domani ci penserà. Stasera, si gode il calore di sua moglie, il suo profumo, la sensazione del suo corpo addormentato contro il suo. E in quel momento sa che non c’è nulla di più perfetto di questo equilibrio fragile e meraviglioso.
Il mattino si insinua dolce e invadente, con la luce fioca ma intensa dell’aurora che filtra dalle finestre, dimenticate aperte quando il sonno, figlio del piacere, li aveva rapiti. Rodolfo sente i baci di Erika, dolci e delicati, ma allo stesso tempo carichi di un’intensità che accende il desiderio. Le sue labbra, calde e umide, sfiorano il suo collo, scendono lungo il petto, lasciando una scia di brividi che lo fanno tremare. Ogni tocco è una promessa, ogni sospiro un invito a perdersi ancora.
"Ho bisogno di una doccia, ma ho paura di scivolare." La voce di Erika è un sussurro carico di malizia, un invito che Rodolfo non può ignorare. "Vieni ad aiutarmi?" non è una domanda, ma una dolce pretesa, un bisogno che lui vuole soddisfare, un momento di intimità rubato prima che il sabato li avvolga nelle sue routine. La giornata li attende con le sue piccole incombenze: la spesa, la visita alla nipote, l’aperitivo con gli amici, la cena e poi la discoteca, dove cinquantenni scatenati rivivono la gioventù tra musica, risate e gli sguardi invidiosi dei più giovani, che non capiscono come il divertimento possa essere così contagioso. Ma ora, in questo istante, c’è solo lei, nuda e vulnerabile, che lo chiama a sé. Rodolfo sa che non può resistere, che quel bisogno è anche il suo, e che la vita può aspettare.
L'acqua scorre calda e avvolgente, creando un'atmosfera intima e sensuale mentre i corpi di Rodolfo ed Erika si sfiorano, quasi danzando in un gioco di carezze delicate e passioni trattenute. Rodolfo, con una dolcezza che contrasta con la sua mole e la sua indole, prende il sapone e inizia a insaponare il corpo di Erika, muovendo le mani con una lentezza che parla di devozione. Le sue dita scivolano lungo la sua pelle, tracciando percorsi invisibili che accendono i sensi, mentre lei si abbandona al suo tocco, sentendosi protetta e desiderata.
Rodolfo la tiene sempre vicina, come se temesse che anche un minimo spazio tra loro potesse spezzare l’incantesimo del momento. Le sue mani si posano sui suoi fianchi, poi salgono lungo la schiena, modellando ogni curva con una tenerezza che contrasta con la sua natura autoritaria. Erika chiude gli occhi, lasciandosi cullare dal calore dell’acqua e dalla dolcezza del suo tocco, mentre i loro respiri si fondono in un ritmo condiviso.
I baci si susseguono, leggeri e intensi, come promesse sussurrate. Rodolfo posa le labbra sulla sua spalla, poi sul collo, lasciando una scia di carezze che fanno tremare Erika. Lei risponde con gesti altrettanto delicati, accarezzando il suo petto e il suo viso, come se volesse imprimere ogni dettaglio di quel momento nella memoria. L’acqua continua a scorrere, testimone silenziosa della loro intesa, mentre i loro corpi si muovono all’unisono, in un dialogo di sguardi, sorrisi e sospiri.
Rodolfo la stringe a sé, sentendo il battito del suo cuore contro il suo petto, e le sussurra parole dolci all’orecchio, parole che solo loro possono comprendere. Erika si abbandona completamente, lasciandosi guidare dalla sua mano sicura, sapendo che in quel momento non c’è nulla di più importante al mondo che quel contatto, quella vicinanza, quella dolcezza che li unisce.
L’atmosfera è carica di una tensione sottile, ma mai invadente, come se il desiderio fosse un fuoco che arde lentamente, senza consumarsi. Ogni tocco, ogni bacio, ogni carezza è un passo in una danza che non ha fretta di arrivare alla fine, ma che si gode ogni istante, ogni respiro, ogni battito del cuore. E mentre l’acqua continua a scorrere, Rodolfo ed Erika rimangono avvolti in quel momento perfetto, dove la dolcezza e la passione si fondono in un’armonia che non ha bisogno di parole per essere compresa.
L’acqua continua a scorrere calda e accogliente i loro corpi che continuano a sfiorarsi, ad accarezzarsi con una dolcezza che nasconde una passione discreta ma travolgente. Rodolfo la stringe a sé, sentendo il seno sodo di Erika premere contro il suo torace, i capezzoli piccoli ma eretti che tradiscono il suo desiderio. Le sue mani scivolano lungo le gambe lunghe e toniche di lei, sollevandola leggermente mentre l’acqua scorre sui loro corpi, mescolando i profumi della pelle e del sapone. Ogni movimento è un passo di una danza sensuale, una statua viva che esalta l’amore più profondo e puro nella sua sottile perversione. Le labbra di Rodolfo cercano quelle di Erika, in un bacio affamato, mentre le sue dita esplorano con cura, accendendo un fuoco che nessuno dei due vuole domare.
"Quindi ieri il viaggio è andato bene?" sussurra Erika, i suoi occhi verdi brillano di malizia mentre lo fissa, le labbra carnose curve in un sorriso che Rodolfo conosce fin troppo bene. È il momento che lui aspettava, il loro piccolo gioco. Ma ora, sotto la doccia, l’atmosfera si fa elettrica. L’acqua calda scivola sui loro corpi, mescolando il vapore ai loro respiri affannosi. Rodolfo sente il suo sguardo penetrante addosso, un brivido che gli percorre la schiena e si insinua tra i suoi pensieri, eccitandolo in quel modo unico, riservato solo a le.
Le sue parole si mescolano ai sospiri, mentre i loro corpi si avvicinano, magnetici. L’acqua scivola sulla pelle di Erika, evidenziando le curve sinuose del suo corpo, il seno sodo che si solleva leggermente, i capezzoli piccoli che si intuiscono sotto il velo d’acqua. Rodolfo non resiste: la sua mano scivola lungo la sua schiena, tracciando una linea di fuoco fino al suo fondoschiena, stringendolo con possessività.
"Dimmi tutto," mormora lei, la voce roca, mentre si avvicina ancora di più, il suo respiro caldo sul suo collo. Rodolfo sente il suo profumo, misto all’aroma del sapone, e il desiderio lo travolge. Le sue parole si perdono in un gemito quando Erika preme il suo corpo contro il suo, il seno che preme contro il suo petto, le gambe lunghe che si intrecciano con le sue.
L’acqua continua a scorrere, ma ora è solo un sottofondo, un’armonia che accompagna il loro ritmo. Rodolfo la solleva, premendola contro il muro della doccia, le sue mani che esplorano ogni curva, ogni angolo del suo corpo. Erika ansima, il suo sguardo carico di desiderio, mentre le sue dita si intrecciano nei suoi capelli, tirandolo a sé per un bacio profondo, affamato.
Le loro lingue si scontrano, i loro corpi si muovono all’unisono, l’acqua che scivola via come un testimone silenzioso della loro passione. Rodolfo sente il suo cuore battere all’impazzata, il sangue che pulsa ovunque, mentre Erika si abbandona a lui, il suo corpo che risponde al suo tocco con un’intensità che lo lascia senza fiato.
Ogni parola diventa superflua, ogni pensiero si dissolve nel piacere che li avvolge. Sono solo loro, l’acqua, e il desiderio che li consuma, in un abbraccio indissolubile che li porta oltre ogni confine.
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