tradimenti
Liberi nel tradimento Parte 1
11.12.2025 |
4.459 |
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"Un autocontrollo che la fa impazzire, bagnandola ancora di più, fino a sentire le gocce di piacere scivolare tra le cosce, un’umidità che la rende ancora più consapevole del suo bisogno di lui..."
Cari lettori, questa storia, sebbene intrisa di fantasia e ampiamente romanzata, affonda le radici in un fondo di verità. Racconta di come io e mio marito abbiamo saputo conquistare la fiducia di una giovane coppia, che ancora oggi è nostra complice in giochi che sfidano l’ordinario. Come ama dire mio marito, sono un diavolo travestito da angelo, una donna che sfrutta ogni occasione per mantenere viva la fiamma della nostra passione, senza mai cedere alla banalità.
Non lasciatevi ingannare dal titolo: perchè qui non troverete le solite storie di tradimenti o corna tra coniugi o amanti. Ciò che vi attende è una perversione rara, che mio malgrado risulta poco comune. Sono una donna follemente innamorata del compagno che ho scelto per la vita, e a mia volta sono stata scelta, senza inganni né sotterfugi. Solo amore, nato quando eravamo poco più che ragazzi e cresciuto con noi, fino a diventare granitico, indissolubile, capace di superare i conformismi per rinnovarsi ogni giorno.
Spero sarete lettori pazienti, perché il sesso, pur essendo presente, non sarà il centro della storia; sarà un sesso potente, a volte oscuro, altre volte dolce e romantico, ma sempre una comparsa, importante, forse determinante, ma pur sempre una comparsa, mai il protagonista assoluto.
Chiudo questa sorta di prefazione rivelando che queste storia è stata scritte da me, ma mio marito ha saputo ispirarmi, guidarmi nel trovare la chiave per mostrare come ogni piccola scelta, anche quella apparentemente più insignificante, ci conduca verso l’ineluttabile destino che il nostro subconscio desidera per noi.
Se vi dovesse far piacere, sarò orgogliosa di leggere ogni vostro commento. Buon divertimento.
L'aeroporto di Parigi brulica di vita, un organismo pulsante di luci e voci che si sovrappongono, un luogo dove i destini si sfiorano per un attimo prima di perdersi nel vuoto. Veronica, avvolta in un elegante tailleur grigio perla che ne esalta la silhouette atletica, procede con passo lento, i tacchi a spillo da 12 cm delle sue décolleté nere che affondano nel tappeto industriale. La camicia bianca, stretta e aderente, mette in risalto il suo seno abbondante, mentre le calze autoreggenti nere aggiungono un tocco di sensualità al suo ensemble. I suoi capelli biondi mossi le accarezzano le spalle, e il fisico scolpito da anni di nuoto attira inevitabilmente gli sguardi. Ogni suo movimento è fluido e sensuale, ma mai volgare, come se ogni gesto fosse studiato per catturare l’attenzione senza mai oltrepassare il confine del buon gusto. Ogni passo è un piccolo sforzo dopo giorni di riunioni estenuanti, ma il suo portamento rimane impeccabile. La sua pelle chiara risplende sotto la luce artificiale, mentre i suoi occhi azzurri, vivaci e curiosi, scrutano l’ambiente con un misto di stanchezza e irrequietezza. Il suo seno, fasciato dalla camicia aderente, attira sguardi indiscreti, ma lei sembra quasi divertita da quell’attenzione, come se la usasse per alimentare la sua necessità di sentirsi desiderata, di essere al centro di fantasie proibite. Un lieve sorriso gioca sulle sue labbra, quasi a sfidare chi la osserva.
Mentre si muove in quella moltitudine di anime, ripensa agli sguardi dei clienti—uomini sulla cinquantina, con pancette che tradiscono troppi pranzi di lavoro, ma con occhi che ardono di una fame che va oltre il cibo—la squadravano come un banchetto da consumare senza remore. E lei, invece di irritarsi, si sorprende a immaginare le loro mani ruvide strapparle la camicetta, i loro corpi pesanti spingerla contro il vetro freddo di una finestra d’albergo, le loro voci imperiose che le ordinano di tacere, di prendere ciò che le viene offerto con passione e resa. In quei momenti, il suo sguardo si perde in un altrove di dominazione e piacere, dove il controllo che esercita nella vita quotidiana si dissolve in un’eccitazione proibita. Il suo cuore accelera, il respiro si fa corto, e un calore le sale lungo la schiena, come se ogni passo la avvicinasse a qualcosa di inevitabile, di pericolosamente seducente. Le sue dita sfiorano il colletto della camicia, come se volesse liberarsi da un vincolo, mentre la sua mente immagina mani più forti, più autoritarie, che la guidino verso un piacere proibito. Un brivido le percorre la colonna vertebrale, e per un istante, si chiede se tra quella folla ci sia qualcuno in grado di soddisfare le sue fantasie più segrete.
Ora, mentre si dirige verso il gate, quella fantasia le si attorciglia nella mente come un serpente, strisciando tra i suoi pensieri più reconditi. Si ferma per un istante, appoggiandosi al muro liscio e freddo, e chiude gli occhi. Immaginando. Immagina le mani di uno di loro—magari quel francese con gli occhi grigi e le labbra sottili, quello che l’ha guardata come se volesse divorarla seduta stante—che le afferrano i capelli, tirandoli con forza, costringendola a inginocchiarsi tra le file di sedili di un aereo vuoto. Sente il calore del suo respiro sul collo, il profumo di tabacco e potere che emana da lui, mentre la cintura dei suoi pantaloni si slaccia con un rumore secco e la zip scende lentamente, accompagnata dal fruscio della stoffa. La sua voce, roca e imperiosa, le ordina: "Apri quella bocca, puttana." Un brivido le corre lungo la schiena, mescolando desiderio e timore, mentre immagina le sue labbra che si aprono, obbedienti, in attesa di un piacere brutale e senza compromessi.
Per un attimo, il suo corpo trema, diviso tra il desiderio di tornare indietro, di chiamare uno di loro, di lasciarsi trascinare in una stanza d’albergo e farsi possedere con la stessa intensità con cui hanno negoziato i contratti. Ma no. Deve tornare. Daniele l’aspetta. Daniele, con i suoi baci timidi e le sue mani che chiedono sempre permesso, che la toccano come se temesse di spezzarla. Daniele, che non ha mai osato spingerla contro un muro, che non l’ha mai fatta gemere di un piacere misto a dolore, di una passione che brucia e consuma. E lei, in quel momento, sente la mancanza di quel fuoco, di quell’abbandono totale che solo un uomo che sappia usarla come sgualdrina potrebbe darle.
Il suono metallico dell’altoparlante la strappa dalle sue fantasie. "Imbarco immediato per il volo AZ324 con destinazione Venezia Marco Polo." Veronica apre gli occhi, respira a fondo, e si incammina verso il gate, sentendo il peso dello zaino sulle spalle come un promemoria: torna alla realtà. Ma la realtà, oggi, ha un sapore diverso. Oggi, la realtà ha il profumo del peccato.
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L’aereo è una bestia addormentata, distesa sulla pista sotto le luci abbaglianti del terminal. Veronica sale la scaletta con un sospiro, sentendo l’aria condizionata che le accarezza la pelle accaldata. L’interno della cabina è illuminato da una luce ambrata, quasi sensuale, che avvolge tutto in una patina calda, intima. Si infila nel corridoio stretto, sfiorando con le dita i sedili mentre conta i numeri. 3A, 3B… E poi il suo, 3D. Il posto in mezzo. Quello che odia. Quello che, oggi, le sembra carico di possibilità.
Si siede con cautela, sistemando la borsa ai suoi piedi, e solo allora si accorge di lui.
L'uomo al finestrino occupa lo spazio con una presenza ingombrante, come se l'aereo fosse stato progettato intorno a lui. La sua età, evidente nella sicurezza del suo sguardo e nella calma della sua presenza, accentua il fascino che esercita su Veronica, che lo osserva con un misto di ammirazione e desiderio. Sembra avere il doppio dei suoi anni, eppure la sua mascolinità matura e sicura di sé contrasta piacevolmente con la sua eleganza disinvolta. Alto e possente, con spalle larghe e un fisico tonico, incarna una figura che trasmette sia forza che esperienza. Indossa pantaloni scuri dal taglio impeccabile, che aderiscono al suo corpo atletico come una seconda pelle, e una camicia bianca, senza cravatta, con due bottoni aperti in modo elegantemente disinvolto. Le maniche arrotolate rivelano un accenno di muscoli tonici, un promemoria della sua disciplina e della sua forza, che Veronica trova irresistibilmente attraenti.
I suoi capelli corti e ordinati, quasi militari, e la barba di tre giorni, curata con precisione maniacale, gli conferiscono un’aria da predatore paziente, come se ogni suo movimento fosse calcolato. Ma sono i suoi occhi, scuri e profondi, a catturare veramente l’attenzione di Veronica: sembrano assorbire la luce intorno, nascondendo segreti che solo pochi hanno il privilegio di conoscere. La sua età, che suggerisce un passato ricco di esperienze, aggiunge un tocco di mistero e saggezza che Veronica trova magnetico.
Una cicatrice sottile, quasi impercettibile, solca il suo avambraccio sinistro, forse un ricordo del suo passato che stride con la semplice eleganza del suo abbigliamento. Ogni suo gesto, ogni suo sguardo, sembra carico di un’intensità che solo l’esperienza può conferire, e Veronica si sente attratta da quella combinazione di forza e maturità che lui incarna. La sua presenza, così ingombrante eppure così rassicurante, la fa sentire protetta e allo stesso tempo eccitata, come se ogni suo movimento fosse una promessa di qualcosa di più profondo e significativo. In quel momento, la sua età non è un semplice numero, ma un simbolo di tutto ciò che Veronica desidera: un uomo che sappia guidarla, possederla e farla sentire desiderata con una passione che solo il tempo e l’esperienza possono affinare.
Veronica si sistema sul sedile, cercando di non sfiorarlo, ma è impossibile. Le loro braccia si toccano per un istante—un contatto elettrico, breve ma sufficientemente intenso da farle venire la pelle d’oca. Lui non si scosta. Non si scusa. Semplicemente la guarda, e in quello sguardo c’è una valutazione silente, come se stesse già decidendo come e quando prenderla.
Dio, che profumo. Legno, tabacco, qualcosa di speziato che le ricorda le notti d’inverno davanti a un caminetto. Un odore che le si insinua nelle narici e le fa stringere le cosce sotto la gonna. Si allaccia la cintura con dita tremanti, sentendo il suo sguardo su di sé come una carezza invisibile. Mi sta già spogliando con gli occhi. Mi sta già immaginando nuda.
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L’aereo inizia a muoversi, e Veronica sente il rombo dei motori vibrarle sotto i piedi, una sensazione che le sale lungo le gambe come un’onda. Si aggrappa ai braccioli, le nocche bianche per la tensione, ma non è la paura del volo a farle accelerare il cuore. È lui. È la consapevolezza che, per le prossime due ore, saranno chiusi in quello spazio ristretto, separati solo da pochi centimetri di stoffa e aria condizionata. È il modo in cui lui si sistema sul sedile, allargando le gambe con noncuranza, fino a sfiorarle il ginocchio con il suo.
Non è un contatto accidentale. È una dichiarazione.
Veronica non si sposta. Rimanere immobile è una sfida, un gioco pericoloso che entrambi sembrano voler portare avanti. Sente il calore del suo corpo irradiarsi verso di lei, e per un istante si chiede come sarebbe se lui allungasse una mano, se le afferrasse la coscia sotto la gonna, se le sussurrasse all’orecchio cose che nessuno oserebbe dire in pubblico. Ti voglio. Ora. Nel bagno. In ginocchio.
“Prima volta a Parigi?” La sua voce è bassa, calda, con una sfumatura rauca che le fa pensare a lenzuola strappate e sudore sulla pelle.
Veronica scuote la testa, cercando di recuperare un briciolo di controllo. “No, ci vengo spesso per lavoro.”
Lui annuisce, come se già lo sapesse. Come se avesse già studiato ogni suo movimento, ogni sua abitudine. “Anche io. Viaggio molto.” Le sue parole sono misurate, ma c’è qualcosa sotto, una corrente più profonda che le fa venire in mente dita che si insinuano dove non dovrebbero, labbra che mordono fino a lasciare il segno.
“Mi chiamo Rodolfo,” dice, e il suo nome le risuona dentro come una promessa.
“Veronica.” Il modo in cui lui ripete il suo nome—lento, quasi assaporandolo—le fa venire in mente altre parole che potrebbe sussurrarle nell’orecchio, altre frasi che potrebbero sfuggirgli in un momento di abbandono. "Apri le gambe. Di più. Così."
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La conversazione scivola via naturale, come se fossero vecchi amici invece che due estranei chiusi in uno spazio ristretto. Lui le chiede del suo lavoro, e lei risponde, ma le parole sembrano vuote, prive di significato. Ciò che conta è il modo in cui i loro sguardi si incrociano, il modo in cui le loro ginocchia si sfiorano ogni volta che l’aereo sobbalza, il modo in cui lui sembra respirare il suo spazio vitale, come se volesse assorbirla tutta.
“Il mio fidanzato lavora alla RS Logistics,” dice Veronica, e non sa perché sta condividendo questa informazione, perché sta cercando un filo che li leghi ancora di più. Forse perché, in fondo, vuole che lui sappia. Vuole che lui sappia che è presa, ma che potrebbe essere liberata con la giusta pressione.
Lui si ferma. Solo per un secondo, ma è abbastanza. Poi un sorrisetto gli curva le labbra, lento, pericoloso. “Interessante. Mia moglie è la direttrice finanziaria lì.”
Moglie. La parola le esplode nella testa come un colpo di pistola. Non dovrebbe eccitarla. Non dovrebbe farle venire voglia di allungare una mano e sfiorargli l’interno coscia, solo per vedere come reagirebbe. Ma lo fa. Perché lui è proibito. Perché lui è pericoloso. E Veronica, in questo momento, vuole bruciarsi.
“Che piccolo mondo,” sussurra, e la sua voce è così bassa che potrebbe essere un gemito.
Lui non risponde subito. La guarda, e in quello sguardo c’è tutto: il desiderio, la consapevolezza del peccato, la promessa di qualcosa che non può essere detto ad alta voce. “Sì,” dice infine. “Molto piccolo.”
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L’aereo decolla, e Veronica sente lo stomaco salire, non per la velocità, ma per l’elettricità che c’è tra loro. Si volta verso di lui, e i loro occhi si incontrano di nuovo. Non c’è bisogno di parole. Non servono.
Lui allunga una mano, come per sistemarsi il colletto della camicia, ma le sue dita sfiorano il dorso della sua mano, un contatto così leggero che potrebbe essere un accidente. Ma non lo è. È intenzionale. È un test. E Veronica non si tira indietro.
Chissà, pensa, mentre un sorrisetto le curva le labbra, forse il bagno dell’aereo non è solo una fantasia.
E quando lui ricambia il sorriso, con quel ghigno che promette peccato e dannazione, lei sa che non lo è. Sa che, prima che l’aereo atterri, qualcosa accadrà. Non il sesso—no, non ancora. Ma qualcosa. Un tocco. Un sussurro. Una promessa che li legherà in modo indelebile, che li farà desiderare l’un l’altra con una fame che non potrà essere saziata con un semplice volo.
Perché Rodolfo non è il tipo d’uomo che si accontenta di un incontro fugace. Rodolfo è il tipo d’uomo che prende. E Veronica, in questo momento, non vede l’ora di essere presa.
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L’aereo si stabilizza in quota, e il rumore dei motori diventa un brusio costante, quasi ipnotico. Veronica si appoggia allo schienale, sentendo il corpo di Rodolfo premere contro il suo ogni volta che lui si muove. Non è casuale. Niente, in lui, lo è. Ogni suo gesto è calcolato, ogni suo sguardo è una carezza che le accende la pelle.
Lei chiude gli occhi per un istante, e nella sua mente rivede le fantasie di questi ultimi giorni: le mani di quegli uomini che le affondano nei fianchi, le loro bocche che le ordinano di stare ferma, di prendere ciò che le viene dato. Ma ora, in quelle fantasie, il volto degli sconosciuti si sfoca, si trasforma. Ora c’è solo lui. Rodolfo. Con le sue spalle larghe che la bloccano contro la parete, con le sue labbra che le mordono il collo mentre le sussurra cose oscene, con le sue mani che le strappano le mutandine con un gesto solo, senza chiedere, senza aspettare.
Apre gli occhi e lo trova a guardarla. Non distoglie lo sguardo. Non si scusa. Semplicemente guarda, con un’intensità che le fa venire voglia di divaricarsi lì, sul sedile, e lasciargli fare ciò che vuole.
“Ti piace volare?” le chiede, e la domanda è così innocente che quasi la fa ridere.
“Dipende dalla compagnia,” risponde, e il doppio senso è così evidente che non serve aggiungere altro.
Lui sorride, e quel sorriso è una lama che le taglia il respiro. “Allora spero di essere all’altezza.”
Veronica deglutisce. Sa che non sta parlando del volo. Sa che sta parlando di ciò che potrebbe accadere tra loro, di come potrebbe farla sua con la stessa facilità con cui respira. E, per la prima volta, si chiede se non sia lei, in realtà, a volere lui. Se non sia lei a voler essere presa, usata, ridotta a nulla più che un corpo che geme sotto il suo.
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Il carrello delle bevande arriva, e Rodolfo ordina un whisky. Due dita, liscio. Veronica chiede un vino bianco, ma quando il bicchiere le viene appoggiato sul tavolino, si rende conto che non ne ha voglia. Vuole qualcosa di più forte. Vuole qualcosa che le bruci la gola, che le annebbi la mente, che le dia il coraggio di fare ciò che davvero desidera.
Lui le offre un sorso del suo whisky. Lei accetta.
Il liquido le scende in gola come fuoco, lasciandole un sapore affumicato sulla lingua. Glielo restituisce, e quando le loro dita si sfiorano nel passaggio del bicchiere, è come se una scossa elettrica le attraversasse il corpo. Dio, voglio che mi tocchi. Voglio che mi faccia male.
“Sei una donna pericolosa, Veronica,” dice lui, e la sua voce è così bassa che lei deve chinarsi per sentirlo. Il suo alito le sfiora l’orecchio, caldo e carico di promesse.
“Non quanto te,” risponde, e il suo respiro è già affannoso, come se avessero già fatto l’amore.
Lui ride, una risata bassa e profonda che le vibra dentro. “Forse hai ragione.”
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Il tempo passa, ma sembra fermarsi. Ogni minuto è un’eternità di sguardi rubati, di contatti accidentali che non lo sono affatto. A un certo punto, Rodolfo appoggia il braccio sul bracciolo che li divide, e le sue dita sfiorano la coscia di Veronica, appena sopra il ginocchio. Non si muove. Non dice nulla. Semplicemente tocca, con una pressione così leggera che potrebbe essere il vento.
Ma non lo è.
È lui. È il suo modo di dirle: Ti voglio. E so che mi vuoi anche tu.
Veronica non si allontana. Anzi, sposta leggermente la gamba, solo un centimetro, ma è abbastanza. Ora la sua mano è più in alto, le dita sfiorano il tessuto leggero del suo abito, accarezzando la pelle sottostante, sempre più vicine a dove lei vuole essere toccata. Il suo respiro si fa più affannoso, caldo e umido, mentre il desiderio le accende gli occhi di un bagliore intenso, quasi febbrile.
“Dovresti stare attento,” sussurra, la voce un filo di seta che trema nell’aria, carica di promessa. Non c’è minaccia, solo una resa incondizionata al desiderio. Puro, bruciante, innegabile, come una fiamma che divora ogni resistenza, consumandola dall’interno.
Lui si china verso di lei, e per un istante Veronica crede che la bacerà. Immagina le sue labbra che si posano sulle sue, i suoi capelli afferrati con forza, la bocca invasa dalla sua arroganza, dallo stesso dominio con cui occupa lo spazio intorno a sé. Ma si ferma. Il suo respiro le accarezza il collo, l’orecchio, una promessa sospesa nell’aria, calda e inebriante, che le fa tremare la pelle.
“Io non sono un uomo che sta attento, Veronica,” dice, e le sue parole sono un avvertimento, una confessione, una dichiarazione di guerra. “Io sono un uomo a cui piace divertirsi in mille modi, ma poi torno sempre e comunque a casa.”
In quel momento Veronica sente la pelle ribellarsi, come se una tempesta le attraversasse le vene. Quelle parole, così crude e oneste, la eccitano più di qualsiasi carezza. Sa che per lui potrebbe essere solo un gioco, una preda da conquistare, un corpo da usare a suo piacimento, eppure è proprio questo a farla tremare, a farla bagnare come una cagnolina in calore. Il suo sussurro le scatena un piacere quasi doloroso, una voglia irrefrenabile di arrendersi, di essere dominata, posseduta.
Sa che, prima che questo volo finisca, farà di tutto per essere usata da lui. Per sentirsi sua, anche solo per un attimo, mentre il suo corpo brucia sotto il peso del suo desiderio.
Veronica sente il calore divampare dentro di sé, un’ondata di eccitazione che la pervade, rendendola sempre più umida e desiderosa di contatto. Il suo corpo anela la mano di Rodolfo, che la tasti, la stringa, la violi nell’intimità più profonda, esplorando ogni curva con la stessa fame che lui le suscita. Eppure lui sembra improvvisamente distaccato, quasi indifferente, come se il suo desiderio non lo sfiorasse nemmeno. Scambia qualche battuta, un cenno complice quando passa qualche passeggero, ma nulla più, lasciando Veronica in preda a un’agonia dolce e tormentata.
Veronica è un fuoco che divampa, pronta a prendere la sua mano e guidarla tra i suoi seni generosi, a fargli sentire il peso del suo desiderio, il battito accelerato del suo cuore. Ma la regola, quella maledetta regola di non supplicare, la trattiene, sempre più debolmente, mentre il sudore le scivola tra le curve del seno, testimone del suo desiderio inarrestabile. Deve agire, provare a smuoverlo, a risvegliare in lui quella fame che sa di poter suscitare. Decide di dirigersi verso il bagno, sperando che lui la segua, che il suo istinto prevalga sul suo ostinato autocontrollo.
Prima di alzarsi, si stiracchia la schiena, inarcandosi in un movimento sensuale che mette in risalto il suo décolleté esplosivo, il respiro che si fa più affannoso. I suoi occhi incontrano quelli impertinenti di Rodolfo, che la osservano con sfacciataggine, un sorriso lussurioso dipinto sul volto, come se sapesse esattamente cosa sta provando. Mentre si alza finge di chinarsi, consapevole che il suo fondoschiena è a un soffio dal suo naso, il profumo della sua pelle che si mescola all’aria. Eppure, nulla. Solo quel ghigno compiaciuto, come se sapesse già di aver vinto, nessun altra reazione. Un autocontrollo che la fa impazzire, bagnandola ancora di più, fino a sentire le gocce di piacere scivolare tra le cosce, un’umidità che la rende ancora più consapevole del suo bisogno di lui.
Veronica è rinchiusa nel bagno, la gonna sollevata a rivelare le mutandine ormai troppo fradice, ficcate frettolosamente nella borsetta. Il bisogno di toccarsi, di placare quella voglia ardente di lui, la spinge a muoversi come un’automa. Alza una gamba, la appoggia sul water, e le sue dita—prima due, poi tre—iniziano a muoversi con urgenza, cercando di sostituire il calore del suo corpo, la presenza del suo sesso. È al limite, sente che il sollievo è vicino, ma…
“Stiamo iniziando la discesa verso l’aeroporto di Venezia Marco Polo. I passeggeri sono pregati di tornare ai propri posti e allacciare le cinture.” La voce metallica dell’altoparlante squarcia l’aria come una lama, interrompendo il suo momento. Non può fare altro che sistemarsi in fretta e tornare al suo posto.
Mentre Veronica si aggiusta la gonna, sente gli occhi di Rodolfo addosso, avidi e penetranti. Quel ghigno soddisfatto sul suo viso è ancora lì, come se sapesse tutto, come se lei fosse ormai solo una sua marionetta. E questo è esattamente ciò che vuole: sentirsi una bambola da manovrare, una preda che si arrende al piacere. Tutto le è chiaro ora, cristallino, ineluttabile. La sua stupida regola—quella di non supplicare—è esattamente ciò che lui pretende. Deve piegarsi, deve chiederglielo. E lo farà.
Ora stanno scendendo dall'aereo, e Rodolfo è riuscito a schivare ogni tentativo di Veronica di andare oltre le chiacchiere superficiali. Lei, però, si sente investita di una missione personale: soddisfare il proprio bisogno di essere usata, di sentirsi, almeno una volta, una donna da far godere senza pietà, senza delicatezza, senza paura di spezzarla. Brama solo passione e carne, sangue e desiderio, un'esplosione di sensi che la travolga e la renda indimenticabile.
Il bus che li condurrà al terminal è fermo, in attesa degli ultimi passeggeri. Rodolfo è proprio davanti a lei, con quell’aria di chi ne ha viste tante, un mix di guasconeria e mistero. I suoi occhi, apparentemente distratti, catturano ogni dettaglio, proprio come ha fatto per tutto il viaggio, per tutto il tempo trascorso insieme. Ma questa volta è Veronica a prendere l’iniziativa. Appena il bus si muove, finge un passo incerto e si ritrova tra le sue braccia, le labbra a un soffio, il suo profumo muschiato che le invade i sensi, mescolandosi al calore del suo respiro. Si guardano, sospesi in quell’istante, mentre le sue mani premono sul petto di lui, sentendo la fermezza dei suoi muscoli sotto la camicia. I seni di Veronica, schiacciati contro il suo torace, pulsano di desiderio, mentre le sue braccia la sostengono con una forza che la fa tremare. Un calore intenso divampa tra le sue cosce, implacabile, e lei deve trattenersi per non assalire quelle labbra, per non perdersi nel sapore promettente della sua bocca.
«Beh, dopo tutta questa intimità, dovresti almeno darmi il tuo numero. Magari uno di questi giorni potremmo berci qualcosa insieme», sussurra lei, la voce suadente e spudorata, mentre il suo sorriso disarmante le accarezza l’anima. Veronica vorrebbe mordere quelle labbra, assaporarne il gusto, sentire il suo dominio avvolgerla come una promessa.
«Bambolina, il mio numero non è così facile da ottenere. Ma domenica sarò di nuovo qui, volo delle 16:00 per Parigi. Forse il destino ci farà incontrare ancora», risponde lui, con quell’aria di chi sa di avere il controllo. E così se ne va, lasciandola lì, tremante di desiderio, il corpo umido di eccitazione trattenuta, mentre già immagina come farsi trovare su quel volo, come cedere a quell’attrazione che brucia come una fiamma tra loro.
Veronica varca la soglia di casa e viene immediatamente avvolta da un’atmosfera intima: il profumo caldo delle candele si fonde con l’aroma invitante del sugo di astice, il suo piatto preferito, insieme alle ostriche rosa. Daniele è lì, il suo sorriso dolce e gli occhi adoranti puntati su di lei, come se non aspettasse altro che il suo ritorno.
“Bentornata, amore mio,” dice lui, la voce carica di tenerezza. “Ti vedo stanca.”
Veronica lo guarda, sente l’amore sincero che la lega a lui, ma dentro di sé ribolle un desiderio inconfessabile: il bisogno di essere posseduta da Rodolfo, un’ossessione che Daniele non potrà mai soddisfare, né in questa vita né in alcuna altra.
“Sì, tesoro, sono stanca,” risponde lei, avvicinandosi. “Ma ho l’impressione che tu abbia preparato qualcosa che mi farà dimenticare tutto.”
Le loro labbra si incontrano in un bacio che inizia innocente, ma presto si trasforma in qualcosa di più profondo, più urgente.
“Wow, Veronica,” scherza Daniele, “se questo è l’effetto di Parigi, dovresti andarci più spesso.”
Per lui è solo una battuta, ma per Veronica è come un vento gelido che le sferza l’anima, ricordandole la distanza tra il suo cuore e il suo corpo.
“Seguimi e non parlare,” dice lei, con una voce che non ammette repliche. “Adesso ti faccio vedere l’effetto che mi fa Parigi.”
Lo afferra per il braccio, lo trascina in camera e lo spinge sul letto con un gesto fluido, sensuale. Si inginocchia tra le sue gambe, slaccia il cordino dei pantaloncini e li abbassa, come se fosse l’unica ancora di salvezza in un mare di desiderio. Daniele è senza parole, ma la sua eccitazione è evidente: il suo membro è duro, liscio, una goccia di piacere già brilla sulla punta.
“Veronica…” mormora lui, ma lei non gli lascia spazio.
Afferra il suo sesso con le labbra, lo lecca lentamente, gli occhi fissi sui suoi.
“Oh cazzo, sì,” geme Daniele, mentre lei lo avvolge con la bocca, le guance sempre più incavate, i movimenti sempre più frenetici.
Quando Veronica sente le mani di Daniele sul suo viso, spera che la prenda con forza, che la faccia sua, ma lui si limita a carezzarla. Lei, però, è già persa nel piacere, ha bisogno di sentirsi riempita, di placare quella fame che Rodolfo le ha lasciato. Si alza, si posiziona sopra di lui, la gonna sollevata fino ai fianchi, e si guarda mentre il suo sesso accoglie la testa del suo membro e ricorda che le mutandine, sicuramente ancora umide, giacciono abbandonate nella borsa, piene del desiderio che ha provato per quell'uomo sconosciuto e l’eccitazione cresce ancora.
Affonda su di lui, sentendolo tutto dentro, ansima, prende le sue mani e le porta ai suoi seni.
“Scopami, Daniele,” sussurra, la voce rotta dal desiderio. “Scopami e fammi godere.”
Daniele sembra in trance, ma si alza, la afferra per i fianchi e la gira, prendendola da dietro con un colpo secco che la fa urlare.
“Cazzo, sì! Così, scopami, ti prego!”
Lui affonda, i movimenti sempre più rapidi, urgenti, pesanti. È al limite, non può più trattenersi, e Veronica lo sente, sente i suoi colpi più profondi, le prime gocce che la invadono.
“Sììì, vengo anch’io, sì, riempimi, sììì!”
L’orgasmo la travolge, la libera, ma solo per un attimo. Mentre Daniele si ritira, il suo sperma caldo sulle lenzuola, il suo petto sulla sua schiena, la mente di Veronica torna a Rodolfo. Il suo volto, il suo dominio, la sua presenza prepotente. Rodolfo sta diventando un bisogno, una fame che deve essere saziata. E lei sa che non potrà aspettare ancora a lungo.
Veronica e Daniele sono seduti a tavola, complici come due innamorati, scambiandosi baci e carezze tra un boccone e un sorso di Chardonnay. Parlano di tutto e di niente: i suoi due giorni a Parigi, la tranquillità al lavoro di lui.
"Sai, amore mio, oggi Erika si è complimentata con me," dice Daniele con un sorriso orgoglioso.
Veronica avverte un’improvvisa fame, vorace e incontrollabile, come l’assalto di un predatore.
"Se quella donna avesse vent’anni di meno… saresti in pericolo," scherza lui ridendo divertito dalla sua stessa battuta, mentre lei sente un calore crescente tra le cosce.
"Ah sì? E chi sarebbe questa Erika?" domanda, la voce mielata ma carica di curiosità affamata. Daniele si blocca, incapace di decifrare il suo sguardo.
"La direttrice finanziaria. L’hai conosciuta alla cena di Natale. Ma stavo scherzando, è bellissima, ma sai che senza di te non esisto," risponde lui, dolce e sincero.
Ma Veronica non si lascia intenerire. La sua mente è altrove, fissata su un’ossessione: Erika è Lei? La donna da cui Rodolfo, l'uomo da cui oggi si sarebbe fatta scopare come una lurida puttana, torna sempre?
"Quella mora, alta, con il caschetto, gli occhi verdi e il fisico di una ventenne?" incalza, la voce tremante di eccitazione.
"Veronica, la descrivi come se piacesse più a te che a me," replica Daniele, divertito.
Ma lei non si ferma. "Alla cena di Natale mi sbaglio o era sola?" La sua voce ha un fremito che Daniele non comprende.
"Sì, alle cene aziendali è quasi sempre sola. Suo marito è spesso all’estero per lavoro. Una volta ha detto che è ancora un Alpino dentro, non ama le serate formali," spiega lui, ignaro del turbine nella mente di Veronica.
Lei immagina Rodolfo, selvaggio e impassibile, mentre Erika, ignara e forse innamorata, sorride alle cene aziendali. Un’immagine che la eccita e la tormenta.
"Che triste!" mente spudoratamente. "Finirà che si trova un altro, se la lascia sempre sola."
Daniele ride, ma il suo sguardo si fa curioso. "Non penso proprio. Suo marito è un ex capitano degli Alpini, solo a guardarlo mette paura. E poi, se tra vent’anni noi saremo ancora così innamorati, avremo una vita felice."
Veronica sorride, ma il suo corpo è già in fiamme, divorato da un desiderio che non conosce freni. La sua pelle freme, ogni poro ansioso di essere toccato, posseduto. Afferra il bicchiere di vino e lo svuota in un sorso, come se solo quel liquido potesse placare, anche solo per un istante, l’arsura che la consuma.
"Loro si ameranno, ma noi abbiamo tutta la vita davanti… e adesso ho voglia di farti un regalo," sussurra, il suo sguardo un vortice di lussuria che avvolge Daniele come una promessa. La sua voce è miele e fuoco, una tentazione a cui è impossibile resistere.
Daniele reagisce all’istante, il suo desiderio evidente, una presenza palpabile sotto la stoffa leggera dei pantaloncini. Veronica gli monta sopra con una grazia predatoria, le sue labbra si posano sulle sue in un bacio che è un’invasione, un’esplorazione senza confini. Le sue mani non stanno ferme: con un gesto sicuro, guida la sua mano sul seno, dove i capezzoli sono già duri, tesi verso di lui come petali assetati.
Daniele la solleva con un movimento deciso, la porta sul divano, e si inginocchia davanti a lei. L’accappatoio di cotone egiziano scivola via, rivelando la sua intimità, un tesoro che lui assapora con una fame primordiale. La sua lingua è calda, insistente, un’onda che la travolge. Veronica geme, il suo corpo un arco di piacere, ma non è lì che vuole essere posseduta.
"Non qui," sussurra, la voce rotta dal desiderio. "Voglio di più. Voglio che mi prendi come solo tu sai fare."
Afferra la testa di Daniele e la guida verso il suo punto debole, il suo frutto proibito. Il suo culo, stretto e vulnerabile, è il suo segreto più intimo. Daniele capisce, o forse semplicemente obbedisce, perché in quel momento è lei a comandare.
Mentre la sua lingua esplora quel territorio sconosciuto, Veronica ha bisogno di sentirsi sua, completamente. Infila un dito nella sua intimità, lo passa sul culo, trasferendone l’umidità, lubrificandolo, e poi si penetra, un gesto che è sia supplica che promessa.
"Ti prego, Daniele, ti voglio dentro," sussurra, la voce un filo di voce spezzato dal desiderio.
Daniele, per la prima volta, mostra quella furia che Veronica anela. La fa girare, in ginocchio sul divano, il culo esposto, pronto ad accoglierlo. Lo lecca, lo inonda di saliva, e poi, finalmente, appoggia il suo membro e spinge, lento ma inesorabile. Quando l’anello di carne cede, la punta entra, risucchiata dal bisogno di Veronica.
"Dammelo tutto, inculami, lo voglio tutto," geme, la voce un misto di supplica e comando.
E lui spinge, sempre più forte, guardando la sua amata inarcarsi per il piacere, il suo corpo un’offerta totale. Il suo culo stretto e caldo lo avvolge, lo stringe, come se non volesse più lasciarlo andare.
"Sì, amore mio, sì, cazzo, spingi e sfondami, ti prego," sussurra Veronica, la voce un sussurro rovente.
Daniele spinge, stringendole i fianchi, attirandola a sé, per possederla completamente. Quel pensiero lo rende una furia cieca, incapace di controllarsi.
"Sto venendo, ti vengo nel culo, amore," ansima, la voce rotta dal piacere.
Veronica vorrebbe urlare, dirgli di non fermarsi, di sfondarla ancora, di farle sentire il peso del suo piacere anche dopo. Ma sa che quelle non sono parole per Daniele. Si limita a martoriarsi il clitoride, cercando un orgasmo che, lo sa già, non la sazierà mai completamente. Il suo corpo è un’offerta, un sacrificio al dio del piacere, e lei è pronta a bruciare ancora.
Veronica giace sul divano, le dita che danzano distrattamente tra i capelli di Daniele, abbandonato tra le sue curve generose. La sua mente, però, è già altrove, in volo verso Parigi, verso quell’uomo che ha risvegliato in lei un desiderio irrefrenabile. "Domenica devo tornare a Parigi, lo sai, amore?" sussurra, la voce carica di una dolcezza che nasconde una tempesta interiore. Nella sua testa, il piano prende forma: da domani, al lavoro, troverà una scusa, un pretesto, qualsiasi cosa pur di salire su quel volo delle 16:00 da Venezia. Deve rivederlo, deve sentire di nuovo il suo sguardo penetrante addosso, deve implorarlo di farla sua, costi quel che costi.
Daniele avverte un brivido, un presagio che gli sfiora la pelle come un’ombra, ma lo scaccia via, come si fa con un pensiero scomodo. "Ok, Veronica," risponde, la voce calma ma con un’ombra di incertezza. "Speriamo che al tuo ritorno tu abbia la stessa voglia di noi che avevi oggi." Le sue parole sono un tentativo di trattenere qualcosa che già gli sfugge, ma Veronica non se ne accorge, o forse non vuole accorgersene. Continua ad accarezzarlo, il viso sereno, come se nulla potesse turbare la sua tranquillità.
Lui è la sua ancora, la sua isola in un mare di caos, ma lei ha bisogno della tempesta. E quella tempesta ha un nome: Rodolfo. Il suo pensiero è un’ossessione che la trascina via, lontano da Daniele, lontano dalla sicurezza, verso un vortice di passione e pericolo. E mentre le sue dita continuano a muoversi con dolcezza, il suo cuore batte all’impazzata per un altro, non per l'amore, ma solo per il puro piacere, per la lussuria, per la perdizione che Daniele non le potrà mai dare e che, forse, se anche ne fosse capace, neppure vorrebbe da lui.
Rodolfo, sempre Rodolfo!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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