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Liberi nel tradimento Parte 7


di Lauretta_Stefano
08.01.2026    |    942    |    6 7.1
"La chiamata si chiude, lasciandolo solo, con il respiro affannoso e il corpo in preda a un desiderio che reclama soddisfazione..."
Il sole del tardo mattino filtra tra le persiane socchiuse, proiettando sulla scrivania di Daniele un reticolo di luce e ombra che sembra pulsare al ritmo del suo respiro affannoso. Le dita gli tremano, appena accennate, posate sul legno liscio e freddo sotto il palmo umido. La conversazione con Veronica gli risuona nella mente come un’eco persistente, impossibile da scacciare. Non sono state le parole a irretirlo, Veronica è sempre stata maestra nel celare le contraddizioni della sua anima, ma il modo in cui la sua voce tremava mentre parlava. Quell’inflessione, sospesa tra un amore incondizionato e un bisogno fisico di qualcosa di più oscuro, come se lei stessa lottasse per non cedere, senza però nascondere del tutto la sua necessità. Oggi, però, quel bisogno sembrava placato, come se la notte appena trascorsa, senza una telefonata, un messaggio, un segno della sua presenza, avesse consumato tutto ciò di cui lei aveva bisogno, senza di lui, anzi, proprio grazie alla sua assenza.
Eppure, le sue parole erano sincere. La sua felicità, il suo orgoglio erano reali. Quel “Ti amo” e quel “Come non voglio amare nessun altro” erano maledettamente veri. Daniele sente il petto stringersi, un nodo che non riesce a sciogliere. Come può essere vero? si chiede, mentre il cuore gli batte all’impazzata. Come può amarmi se ha trovato ciò che le serve altrove? La mente gli rimbalza tra rabbia e disperazione, tra il desiderio di credere alle sue parole e la paura di essere solo un’ancora a cui lei si aggrappa per non affondare del tutto.
Le mani gli sudano ancora di più, e il respiro si fa corto, affannoso, come se il suo corpo stesse lottando per trattenere un’emozione che minaccia di travolgerlo. Forse è meglio così, pensa, forse è giusto lasciarla andare, ma la voce nella sua testa suona falsa, distante, come un eco che non gli appartiene. Non è meglio. Non per lui. Non per chi ha costruito una vita intera su quella relazione, su quella stabilità che ora si sgretola come sabbia tra le dita, lasciandolo nudo e vulnerabile. Daniele chiude gli occhi, cercando di trattenere il tremito che gli scuote il corpo, ma il suo cuore batte all’impazzata, come se volesse fuggire dal suo petto. Devo essere calmo, si ripete, ma sa già che non basterà. Non questa volta.
L’immagine di lei lo perseguita, viva e crudele: la vede lì, davanti a lui, il corpo abbandonato a un piacere che lui non sa, non vuole, non può darle. La immagina mentre si lascia andare, i gemiti che si mescolano al respiro affannoso, la pelle lucida di sudore, i capelli scompigliati, le labbra socchiuse in un’espressione di estasi che non è per lui. La vede guardarlo mentre gode di un sesso animalesco, primitivo, un’intimità che lo esclude, che lo rende spettatore di un’intimità che dovrebbe essere solo loro. La rabbia gli brucia nelle vene, un fuoco che si alimenta del terrore di perderla, di vederla svanire come fumo tra le dita. Ma insieme alla rabbia, c’è qualcos’altro: un’eccitazione malsana, insensata, che lo fa sentire sporco, indegno. È un’emozione che non riesce a controllare, potente e oscura, che lo attrae e lo respinge allo stesso tempo, come un vortice che lo trascina in un abisso di desiderio e disperazione.
L’ufficio è silenzioso, quasi deserto. I colleghi sono ai soliti corsi di formazione, tranne lui, perché "non ne hai bisogno, Daniele", e la voce suadente di Erika gli riecheggia nella mente, avvolgendolo come un sussurro persistente. Solo il ronzio del condizionatore e il ticchettio lontano di una tastiera, due uffici più in la, rompono il silenzio ovattato. Daniele sente il peso dello sguardo di Erika prima ancora di voltarsi, come se il suo corpo percepisse la sua presenza con una precisione quasi istintiva. Un calore si irradia alle sue spalle, un magnetismo che lo attira e allo stesso tempo lo mette in allerta, come se l’aria stessa vibrasse di una tensione sottile, carica di significati non detti.
Quando finalmente si gira, la trova appoggiata allo stipite della porta, le braccia incrociate sotto il seno sodo, la postura rilassata ma carica di un’intenzione che vibra nell’aria. Il tailleur grigio perla le avvolge il corpo come le modelle delle riviste patinate, esaltando la linea delle spalle, la vita stretta, le gambe lunghe che si perdono sotto la gonna, accarezzate dai tacchi neri, lucidi e vertiginosi. Quei tacchi, alti da togliere il fiato, su di lei non sono mai volgari: sono un simbolo di potenza, un dettaglio che parla di controllo e desiderio, senza mai scadere nell’eccesso. I capelli, tagliati con precisione chirurgica, incorniciano il suo viso in un modo che sembra studiato per catturare lo sguardo, per costringere chi la guarda a indugiare su ogni dettaglio: la curva delle labbra carnose, l’ombra delle ciglia che sfiorano le guance, gli occhi verdi che cambiano intensità a ogni movimento, come se riflettessero un fuoco interiore che solo lei sa domare. L’aria sembra caricarsi di elettricità, ogni respiro diventa più profondo, ogni gesto un invito silenzioso, un richiamo che Daniele sente risuonare dentro di sé, nonostante la sua natura riservata.
«Stai pensando troppo», dice Erika, e la sua voce è come seta che scivola sulla pelle. Non è una domanda. È un’affermazione, pronunciata con la sicurezza di chi sa già la risposta.
Daniele deglutisce. Vorrebbe negare, dire che sta solo controllando delle scartoffie, che tutto va bene. Ma le bugie, con lei, sono inutili. Erika ha il dono di vedere attraverso le menzogne come se fossero vetro. «Non è niente», mormora, ma la sua voce suona falsa anche alle sue orecchie.
Lei non risponde subito. Si stacca dallo stipite e avanza nella stanza con una lentezza studiata, i tacchi che sembrano suonare una melodia sul pavimento, un suono sensuale che sembra amplificare il silenzio intorno a loro. Quando si ferma davanti a lui, Daniele sente il profumo che la avvolge, un mix di gelsomino e qualcosa di più scuro, quasi animale, che gli fa stringere lo stomaco. Non è un odore dolce, da donna fragile. È qualcosa di più complesso, di più pericoloso.
«Ti conosco, Daniele», sussurra Erika, e le sue dita sfiorano il bordo della scrivania, a pochi millimetri dalle sue, affusolate e regali, con unghie laccate di rosso che brillano come gemme sotto la luce soffusa. Il suo gesto è un’armonia di sensualità e controllo, un invito silenzioso che Daniele sente vibrare nella pelle. I suoi occhi verdi, profondi e magnetici, lo scrutano con un’intensità che sembra penetrare ogni sua difesa, mentre le sue labbra carnose si curvano in un sorriso che è sia promessa che sfida. «So quando qualcosa ti divora dentro», aggiunge, e la sua voce è un velluto che accarezza i suoi sensi, calda e avvolgente, come un respiro che si posa sulla sua pelle. Daniele sente il suo cuore accelerare, il suo corpo rispondere a quel tono, a quella vicinanza che è al tempo stesso innocente e pericolosamente intima.
Lui abbassa gli occhi, fissando le vene che gli pulsano sul dorso delle mani. «Non è niente che non possa gestire.»
Erika ride, una risata bassa, vellutata, che gli scivola sotto la pelle. «È proprio questo il problema, tesoro. Tu gestisci tutto. Anche le cose che non dovresti.»
Le sue parole lo colpiscono come uno schiaffo. Daniele alza lo sguardo di scatto, e per un istante i loro occhi si incrociano. C’è qualcosa, in quello sguardo, che lo paralizza. Non è solo comprensione. Non è solo empatia. C’è qualcos’altro, un fuoco che cova sotto la cenere e che ora comincia a divampare.
«Vieni a pranzo con me», dice Erika, e non è un invito. È un ordine, pronunciato con una dolcezza che non lascia spazio a repliche.
Daniele vorrebbe dire di no. Vorrebbe inventare una scusa, una riunione improvvisa, un impegno che non può rimandare. Ma le parole gli muoiono in gola. Annuisce invece, un movimento quasi impercettibile, e lei sorride, come se avesse vinto una partita che lui non sapeva nemmeno di stare giocando.
Il bistrot è un rifugio incantato, un’oasi di quiete avvolta nel tempo, nascosto tra i vicoli pulsanti della città. Le piante rampicanti si intrecciano in un abbraccio sensuale sopra le loro teste, creando una volta verde che filtra la luce del sole, trasformandola in una pioggia dorata che accarezza la pelle. I tavoli di ferro battuto, con tovaglie di lino candido che sembrano appena sfiorate dal vento, riflettono un’eleganza senza tempo. L’aria è satura di profumi: erbe aromatiche che danzano con la dolcezza di una crostata di frutta, appena sfornata, che una cameriera posa con grazia su un tavolo vicino, suscitando un sospiro di desiderio.
Erika sceglie un angolo appartato, sotto un pergolato di bouganville, i fiori rosa che pendono come gocce di zucchero filato, pronti a sciogliersi al tocco. Si siede con la grazia di una regina che rivendica il suo trono, sistemando la gonna in un gesto fluido, le gambe che si accavallano in un movimento che cattura inevitabilmente lo sguardo di Daniele. La sua presenza è magnetica, ogni gesto un’opera d’arte. Lui si siede di fronte a lei, le mani che tremano appena, il menu tra le dita un pretesto per nascondere il battito accelerato del cuore. I suoi occhi, persi nei suoi, non vedono le parole stampate, ma solo il riflesso della sua bellezza, che lo travolge come un’onda inarrestabile.
«Allora», dice Erika, appoggiando i gomiti sul tavolo e intrecciando le dita sotto il mento. I suoi occhi verdi lo trafiggono, come se potessero leggere ogni pensiero prima ancora che affiori alla coscienza. «Dimmi cosa ti sta consumando.»
Daniele abbassa lo sguardo sul menu, le lettere che si sfocano davanti ai suoi occhi. «Non so da dove cominciare», ammette, e la sua voce è poco più di un sussurro.
«Dalla fine, allora», suggerisce lei, e c’è una nota di sfida nella sua voce, come se sapesse già che lui non potrà resisterle. «Cosa ti fa più male, in questo momento?»
Lui chiude gli occhi per un istante, e l’immagine di Veronica gli si materializza dietro le palpebre. Il modo in cui si muove ora, come se il suo corpo fosse diventato un territorio sconosciuto, una mappa che lui non sa più leggere. Il modo in cui, a volte, lo guarda con un’espressione che oscilla tra la tenerezza e qualcosa di più oscuro, di più affamato. «Veronica», dice, e il suo nome gli brucia sulle labbra. «È come se… come se non fossi più abbastanza per lei.»
Erika non risponde subito. I suoi occhi verdi lo fissano attraverso il bicchiere d’acqua, penetranti, come se volessero scavare oltre la sua pelle, fino all’anima. Il silenzio si fa denso, carico di un’attesa che Daniele non sa come sopportare. Finalmente, la sua voce si alza, calma ma vibrante di una consapevolezza che lo fa sentire ancora più nudo. «In che senso, non abbastanza?» chiede, e quelle parole, così semplici, così dirette, lo trafiggono come una lama. Sa già, lo capisce dal suo sguardo, che non può nascondersi.
Lui esita, le parole gli si annodano in gola, pesanti come macigni, intrise di vergogna e paura. «Intimità», sussurra alla fine, il viso che arde di un calore che non è solo imbarazzo. «Veronica… lei ha sempre avuto più… più fame di me. Più curiosità. E io…» Si interrompe, le dita che si stringono sul tovagliolo, come se potesse trovare lì la forza per continuare. «Io non so se riesco a starle dietro», ammette, la voce che trema, rivelando una fragilità che non aveva mai mostrato prima. Il suo cuore batte all’impazzata, ogni battito un’eco della sua insicurezza, della paura di non essere abbastanza, di non poterle dare ciò che desidera.
Un silenzio. Poi Erika posa il bicchiere sul tavolo con un gesto lento, preciso, come se stesse ponderando ogni parola prima di pronunciarla. «Stai parlando di sesso.»
Non è una domanda. È una constatazione, pronunciata senza giudizio, senza imbarazzo. Daniele annuisce, il cuore che batte così forte da fargli tremare le mani. «Sì. Lei… ha bisogno di qualcosa che io non so darle. O non voglio. Non lo so.»
Erika lo fissa con uno sguardo che sembra penetrare ogni sua difesa, e Daniele avverte il peso di quell’attenzione come una carezza che brucia, o forse come una lama che scivola lenta sotto la pelle. Il tempo sembra fermarsi quando, con un gesto calcolato ma carico di intenzioni, lei allunga la mano attraverso il tavolo e gliela posiziona sul polso. Le sue dita, tiepide e sicure, contrastano con la sua pelle calda, e quel tocco, così semplice eppure così intimo, lo fa sussultare. È un contatto che non ha mai sperimentato prima, un’invasione dolce e pericolosa che lo pietrifica e allo stesso tempo lo eccita, come se il suo corpo reagisse prima della sua mente.
«Daniele», sussurra lei, e la sua voce è un velluto che gli strappa il respiro, «non sempre il sesso al di fuori di una coppia è un tradimento.» Ogni sillaba è un’eco che risuona dentro di lui, un’affermazione che scuote le sue certezze, che lo costringe a confrontarsi con desideri che ha sempre represso. Il suo cuore accelera, il suo sguardo si perde nel suo, e in quel momento Daniele sente il mondo intorno a sé dissolversi, lasciando solo loro due e una verità a lui sconosciuta che vuole scacciare.
Lui alza gli occhi di scatto, «Cosa?»
Lei non ritira la mano. Le sue dita si chiudono appena intorno al suo polso, non abbastanza forte da trattenerlo, ma abbastanza da fargli sentire la sua presenza, come un marchio. «A volte», continua, «è solo il bisogno di qualcosa di diverso. Di più intenso. Di qualcosa che non ha nulla a che fare con l’amore.»
Daniele sente il mondo inclinarsi sotto di lui. Le sue parole risuonano nella sua testa, pericolose, seducenti, come un veleno che si insinua nel sangue. «Stai dicendo che… che dovrei accettare che lei vada con altri?»
Erika scuote la testa, lentamente. «Sto dicendo che l’amore non si misura con quanto riesci a soddisfare qualcuno a letto.» Le sue labbra si incurvano in un sorriso enigmatico, e Daniele si accorge, per la prima volta, di quanto siano carnose, di quanto quel rosso acceso le renda simili a un frutto proibito. «E sto dicendo che, a volte, lasciar andare qualcosa può portarti a scoprire cose che non avresti mai immaginato.»
Il cameriere arriva con i loro piatti, interrompendo il momento. Erika ordina un’insalata di quinoa con avocado e gamberetti, un piatto leggero che sembra fatto apposta per essere assaggiato con grazia, senza fretta. Daniele, invece, fatica a concentrarsi sul menu. Alla fine, opta per un panino al prosciutto crudo e formaggio, qualcosa di semplice, che non richieda troppe decisioni. Ma quando il cibo arriva, si rende conto di non avere appetito. Ogni boccone gli sembra secco, insapore, come se la sua bocca fosse piena di sabbia.
«Pensi che lei lo stia già facendo?» chiede Daniele, dopo un lungo silenzio. La domanda gli esce di bocca prima che possa fermarla, cruda, disperata.
Erika alza gli occhi su di lui, e per la prima volta Daniele vi legge qualcosa di diverso dalla solita compostezza. C’è una luce, qualcosa di caldo e pericoloso, come un fuoco che arde dietro una porta chiusa. «Non lo so», risponde, e la sua voce è così bassa che lui deve chinarsi in avanti per sentirla. «Ma se anche fosse… cosa cambierebbe, per te?»
Lui apre la bocca, poi la richiude. Non ha una risposta. O forse ne ha troppe, tutte confuse, tutte dolorose. L’idea di Veronica con un altro uomo gli strappa qualcosa dentro, come se gli stessero lacerando la pelle a strisce. Ma c’è anche qualcos’altro, un filo di eccitazione che torna e si insinua tra il dolore, qualcosa di proibito, di oscuro, che lo fa sentire in colpa solo a pensarlo.
Erika si sporge leggermente in avanti, e Daniele sente di nuovo il suo profumo, più intenso ora, quasi soffocante. «Ascoltami», dice, e le sue parole sono un ordito di seta che lo avvolge, lo stringe. «L’amore non è possesso. È fiducia. È sapere che, qualunque cosa accada, quella persona tornerà sempre da te, tornerà sempre dove c'è casa.»
Daniele vorrebbe credere alle sue parole. Vorrebbe poter annuire, sorridere, dire che ha ragione. Ma c’è un vuoto dentro di lui, un abisso che si allarga ogni volta che pensa a Veronica tra le braccia di un altro. «E se non tornasse?» chiede, la voce rotta.
Erika sorride, e questa volta c’è qualcosa di trionfante in quel gesto, come se avesse appena vinto una scommessa che lui non sapeva nemmeno di avere fatto. «Allora non è mai stata davvero tua.»
Il sole è più alto ora, e il giardino è immerso in una luce dorata, quasi liquida. Daniele si sente come se fosse sott’acqua, ogni suono ovattato, ogni movimento lento. Erika continua a mangiare, calma, come se non avesse appena sventolato una bandiera rossa davanti a un toro. Lui, invece, non riesce a mandare giù nemmeno un boccone. Il panino gli sembra di gomma, il prosciutto troppo salato, il formaggio una massa informe che gli si appiccica al palato.
«Perché mi stai dicendo queste cose?» chiede alla fine, e c’è un’accusa nel suo tono, una nota di disperazione che non riesce a nascondere.
Lei posa la forchetta e si pulisce le labbra con il tovagliolo, un gesto lento, calcolato, che sembra progettato per attirare il suo sguardo sulle sue dita, sulla curva delle labbra, sul modo in cui la lingua sfiora appena l’angolo della bocca. «Perché so cosa significa amare qualcuno più di quanto loro amino sé stessi», dice, e i suoi occhi verdi lo trafiggono, come se potessero vedere fino in fondo alla sua anima. «E so anche cosa significa provare il terrore di poter perdere quella persona per la propria paura.»
Daniele sente le pareti del suo petto stringersi. «Non ho paura.»
Erika ride, una risata bassa, vellutata, che gli scivola addosso come una carezza. «Sì che ce l’hai. Paura di non essere abbastanza. Paura di perderla. Paura di ammettere che, forse, non sei l’unico che può renderla felice.»
Le sue parole sono coltelli, affilati e precisi. Daniele si appoggia allo schienale della sedia, il respiro corto. Vorrebbe ribattere, dire che si sbaglia, che lui e Veronica sono diversi, che il loro amore è più forte di qualsiasi tentazione. Ma le parole gli muoiono in gola. Perché, in fondo, sa che lei ha ragione. Sa che c’è una parte di lui, una parte che non vuole ascoltare, che ha paura. Paura di non essere all’altezza. Paura di vedere Veronica felice tra le braccia di un altro. Paura, soprattutto, di scoprire che forse, forse, non è l’unico che può darle ciò che desidera.

Il pranzo finisce in un silenzio carico di parole non dette. Erika paga il conto con un gesto elegante, rifiutando ogni offerta di Daniele di dividere la spesa. «La prossima volta», dice, e lui non sa se è una promessa o una minaccia.
Quando si alzano per andare, Erika si avvicina a lui, così vicina che Daniele sente il calore del suo corpo attraverso i vestiti. «Pensa a quello che ti ho detto», sussurra, e le sue labbra sfiorano quasi il suo orecchio, il suo respiro caldo che gli solletica la pelle. «A volte, lasciare andare è il modo migliore per tenersi stretto ciò che conta veramente.»
Poi si allontana, lasciandolo lì, nel giardino profumato, con il sole che gli scalda la pelle e le sue parole che gli bruciano l’anima.

Il pomeriggio in ufficio scivola via in una nebbia di numeri ed e-mail, ma Daniele non riesce a concentrarsi. Le parole di Erika gli echeggiano nella testa, un mantra che non riesce a scacciare. Non sempre il sesso al di fuori di una coppia è un tradimento. A volte è solo il bisogno di qualcosa di diverso.
Si alza dalla scrivania e va alla finestra, guardando giù sulla città che pulsa sotto di lui. Le macchine sono rumore, le persone ombre in movimento. Da quassù, tutto sembra così lontano, così insignificante. Ma dentro di lui c’è un uragano, un groviglio di emozioni che non sa come districare.
E se Erika avesse ragione? E se il problema non fosse Veronica, ma lui? La sua incapacità di darle ciò di cui ha bisogno, la sua paura di uscire dalla sua zona di comfort, di esplorare quel lato di sé che ha sempre represso?
Si passa una mano sul viso, sentendo la ruvidità della barba che comincia a crescere. Ha bisogno di parlare con Veronica. Di guardarla negli occhi e chiedergli, una volta per tutte, cosa vuole. Cosa veramente vuole.
Ma c’è una parte di lui, una parte piccola e vigliacca, che ha paura della risposta.
Il telefono vibra sulla scrivania, facendolo sobbalzare. È un messaggio di Veronica.
“Ti amo. Non dimenticarlo mai.”
Daniele fissa quelle parole, il cuore che batte all’impazzata. Sono una rassicurazione? Una scusa? O solo un modo per tenerlo buono mentre lei esplora territori che lui non oserebbe nemmeno immaginare?
Chiude gli occhi, inspirando profondamente. L’aria condizionata gli solletica la pelle, fredda contro il calore che gli sale dentro. Sente il peso dello sguardo di Erika su di sé, anche se non la vede. Sa che lei è lì, nella sua stanza, e che sta aspettando. Aspettando che lui faccia la mossa successiva. Aspettando che lui cada.
Forse Erika ha ragione.
Forse l’amore non è possesso.
Forse, a volte, bisognerebbe solo… lasciare andare.
Ma mentre il sole tramonta, tingendo il cielo di sfumature di rosa e viola, Daniele sa una cosa con certezza: qualunque cosa accada, nulla sarà più come prima. Questa volta la paura non lo fermerà, questa volta affronterà la verità e tutto cambierà, qualunque siano le conseguenze.

Sono le 10:00 di sera, Daniele è sul divano, in attesa di una chiamata, un messaggio, un segno tangibile che Veronica ci sia, che non sia ormai perduta. L'ultimo messaggio poco prima delle 18:00 "sono stata invitata ad una serata importante, forse importante per il nostro futuro. Ti chiamo prima di partire dall'aeroporto. A domani amore mio. Ti amo."
Daniele lo rilegge, per la millesima volta. "per il nostro futuro. Ti amo" ma quale futuro? Un futuro insieme? Un futuro in cui lei lo lascerà per chi può darle ciò che lui non può, e soprattutto non vuole darle? I dubbi sono martellate alle sua anima, mentre si sente completamente smarrito e per non perdersi si aggrappa alla parole di Erika "Non sempre il sesso al di fuori di una coppia è un tradimento". Non le capisce fino in fondo ma sente che hanno un senso, una ragione che non capisce, o forse sono solo una speranza.

Daniele è avvolto in un’atmosfera che trasuda lusso e modernità, seduto su un divano che punta verso un letto a baldacchino, maestoso e invitante. L’ambiente è lineare, quasi asettico, ma i dettagli di colore catturano il suo sguardo, accendendo i sensi in modo surreale, come se tutto fosse troppo perfetto per essere vero. I gemiti si fanno sempre più intensi, vibranti nell’aria, fino a quando una voce, che lui riconosce come quella di Veronica, lo travolge: “Scopami, sfondami come una puttana”. Lei è lì, sul letto, il corpo offerto in un’esibizione di desiderio sfrenato, ma c’è qualcosa di irreale nella scena, come se fosse un quadro dipinto solo per lui. I suoi occhi lo cercano, mentre una figura anonima la penetra da dietro con una ferocia che la fa tremare. Veronica gode, il viso contratto in un’espressione di piacere estremo, i capelli dorati che danzano ad ogni spinta, ma Daniele sente che tutto è stranamente distante, come se stesse osservando un film in cui lui è solo uno spettatore. Vorrebbe urlare, correre da lei, ma è paralizzato, il respiro affannoso, il cuore che batte all’impazzata, come se il suo corpo rifiutasse di obbedirgli. Lei grida ancora, la voce rotta dal piacere: “Sono una troia, sfondami”, e lui sente il sangue ribollire nelle vene, il desiderio che lo divora, ma c’è un’eco di irrealtà che lo avvolge, come se tutto stesse accadendo in un mondo che non è il suo.
La sua mano scivola istintiva sul sesso, il cazzo duro come marmo, pulsante di vita, ma anche questo gesto sembra meccanico, come se non fosse del tutto sotto il suo controllo. Si osserva dall’alto, come se fosse un estraneo, mentre la mano si muove lenta, su e giù, il membro lucido di eccitazione, ma la sua mente è altrove, sospesa in un limbo tra il desiderio e la consapevolezza che qualcosa non quadra. I suoi occhi, però, sono fissi su Veronica, il culo sollevato verso il cielo, il viso premuto sul letto, i seni che ondeggiano ad ogni spinta. Un cazzo enorme la riempie, la penetra nel suo punto più stretto, e lei gode, gode come mai l’ha vista fare, ma il suo piacere sembra amplificato, quasi innaturale, come se fosse aumentato da una forza che va oltre la realtà. La sua voce è un mantra osceno: “Sì, sfondami il culo, aprimi di più, sono solo una puttana”, e Daniele sente il piacere montare, il corpo teso come una corda, ma il suo sguardo si perde nel quadro di carne e desiderio che ha davanti, consapevole che tutto è troppo intenso, troppo perfetto, troppo distante dalla sua realtà. Il suo respiro si fa affannoso, il ritmo della mano più veloce, ma non riesce a distogliere lo sguardo da lei, dal suo corpo che si offre, dal suo piacere che lo consuma, mentre una parte di lui vorrebbe scappare, un'altra desidera rimanere lì, guardarla godere, urlare, gemere mentre quel cazzo enorme la devasta. I suoi occhi non riescono a distogliere lo sguardo mentre la vede godere, vede la sua intimità che spruzza piacere, il liquido che scorre lungo le sue cosce, mentre lui continua a muovere la mano, dando sfogo a un’eccitazione che non sa controllare. Il suono dei loro gemiti si fonde in un’armonia oscena, e Daniele sente il proprio corpo rispondere, il cazzo che pulsa in sincronia con i movimenti della mano, ma la sua mente rimane intrappolata in quella scena, tra il desiderio di vederla godere e la consapevolezza che tutto è irraggiungibile.
Veronica lo fissa, e nei suoi occhi, infuocati di lussuria, Daniele scorge un’ombra insolita, un lampo di gratitudine che sembra rivolto a qualcosa o qualcuno che lui non riesce a comprendere. Lei è inarcata, il corpo offerto come un sacrificio, mentre due uomini la possiedono con una ferocia che sembra volerla spezzare. Il primo, davanti a lei, la penetra con un membro rigido e pulsante, affondando nelle sue profondità umide, mentre il secondo, da dietro, la prende con una brutalità che fa tremare le sue carni. Il suo ano, stretto e riluttante, viene violato con forza, e il suo grido è un misto di piacere e dolore: "Oh sì, cazzo, spaccami il culo, riempimi la figa come una troia!" risuona nell’aria, un’invocazione che Daniele sente come una lama che gli squarcia il petto.
I suoi fianchi si muovono in sincronia con i loro, il suo sesso è un vortice di carne che si contrae e si rilassa, mentre la bocca si apre in gemiti selvaggi, osceni. Il suo corpo è un campo di battaglia, dove ogni spinta è un colpo che la fa tremare, ogni affondo un’invasione che la fa gridare ancora di più. "Più forte, cazzo, scopatemi come se voleste uccidermi!" implora, e il suo volto è una maschera di estasi e sofferenza. Daniele la osserva, immobile, mentre il suo corpo viene usato, consumato, eppure i loro occhi incontrano e, in quel momento, sembra sussurrare grazie, un messaggio che lui non sa decifrare, ma che lo trafigge come un pugnale.
La sua mano stringe il proprio membro, che pulsa di una vita autonoma, e il suo movimento diventa sempre più veloce. Come può sentirsi eccitato vedendo la donna che ama così vilipesa, usata come un oggetto da sconosciuti? Come può sopportare di vederla godere in quell’amplesso privo di amore, di rispetto, di umanità? Eppure, è lì, sul limite, pronto a esplodere. Il suo corpo tradisce la sua mente e il suo cuore, e in quel contrasto tra desiderio e repulsione, Daniele si perde, sospeso tra il piacere e l’orrore. Il suo membro è duro come pietra, il prepuzio scivolato indietro a scoprire la punta umida, e sa che sta per venire, che il suo seme schizzerà fuori in un gesto di resa a quell’oscenità che lo attrae e lo ripugna allo stesso tempo.
Ora Veronica giace distesa davanti a lui, il corpo completamente abbandonato, i segni delle mani degli sconosciuti impressi sulle natiche come marchi di possesso, la pelle del suo culo ancora arrossata, gonfia, e grondante di sperma che cola lento e osceno, mescolandosi ai succhi della sua figa devastata. La sua passera, divaricata e offerta, è un’opera d’arte di carne violata: le labbra tumide, lucide, pulsanti, si aprono a rivelare un interno rosso vivo, umido, che trema ancora per gli assalti subiti. Il buco del culo, dilatato e vivo, sembra supplicare ulteriore attenzione, mentre il liquido bianco continua a scivolare, disegnando percorsi osceni lungo le sue curve. Daniele la guarda, il cuore in tumulto: lei è lì, immobile ma con uno sguardo che parla, che grida "grazie" e allo stesso tempo gli regala un amore infinito, totale. Una forza irresistibile lo trascina verso di lei, come se il suo corpo avesse una volontà propria.
Si china, le labbra cercano la sua figa, affamate, mentre la lingua traccia un percorso ardente dal clitoride indurito, gonfio e sensibile, al culo ancora aperto, vivo, che trema al suo tocco. Con ogni leccata, Daniele sembra voler lenire quella devastazione, la sua lingua che accarezza e pulisce la sua figa e il suo culo grondanti, come se volesse cancellare ogni traccia di chi l'ha preceduto. La punta della sua lingua esplora il solco tra le natiche, raccogliendo lo sperma estraneo, il sapore salato e muschiato che si mescola al suo desiderio, mentre la mano stringe il suo cazzo, duro, pulsante, pronto a esplodere. Raccoglie con la bocca il seme che l’ha riempita, sentendolo scivolare lungo la sua lingua, caldo e denso, un sapore che lo eccita e lo turba allo stesso tempo. Si alza, il respiro affannoso, e la bacia con una fame primordiale. Sulla loro lingua, il seme che l’ha riempita diventa un sapore sia estraneo che familiare, un gusto che lo eccita e lo turba allo stesso tempo.
Poi entra in lei, il suo cazzo scivola nella sua carne calda, umida, piena di succhi e di sperma altrui. La sua figa lo avvolge come un guanto, stretta e vorace, mentre il suo culo, ancora aperto e pulsante, sembra chiamarlo. Ogni spinta è un atto di possesso, un tentativo di reclamare ciò che sente suo, ma che sa essere stato di altri. Si muove con una dolcezza inaspettata, quasi sacra, mentre il suo corpo tradisce una lussuria perversa, animalesca. Il suo cazzo pulsa, le palle si contraggono, e il suo seme esplode dentro di lei, un’ondata calda e densa che sembra voler cancellare ogni traccia di chi l’ha preceduto, riempiendo la sua figa già straripante e facendo traboccare il suo culo, che si contrae intorno a lui in un ultimo, disperato tentativo di trattenerlo.
Veronica urla, un grido di piacere puro, diverso, pieno di amore e gratitudine. "Grazie amore mio, grazieee," sussurra, la voce rotta dall’estasi, mentre il suo corpo trema in sincronia con il suo. Le sue mani afferrano le sue spalle, le unghie che si conficcano nella pelle, come se volesse trattenerlo, ancorarlo a sé. Daniele sente il suo cuore battere all’impazzata, il sudore che gli scivola lungo la schiena, mentre il mondo intorno a loro sembra dissolversi, lasciando solo il ritmo dei loro corpi, uniti in un’unione che è sia amore che ossessione. La figa di Veronica, ora piena del suo seme, pulsa intorno a lui, mentre il suo culo, ancora grondante, sembra promettere ulteriori delizie.

Daniele è madido di sudore, la maglietta di cotone appiccicata alla sua pelle, rivelando ogni contorno del suo torso. Macchie biancastre sul suo petto e sul ventre tracciano un percorso che conduce al suo sesso, ancora stretto nella sua mano. Il suo sperma, denso e caldo, cola lentamente tra le dita, mescolandosi ai peli pubici, creando un’immagine che lo ripugna e allo stesso tempo lo eccita. I ricordi del sogno, così maledettamente vividi, riaffiorano nella sua mente, nitidi ma distanti, come un’eco irreale di un desiderio proibito.
Sente il telefono vibrare e, senza staccare la mano dal suo membro, lo afferra con un gesto meccanico. È convinto di trovare un messaggio di Veronica, ma invece è Erika. Le sue parole appaiono sullo schermo, chiare e taglienti: "Ricorda cosa ti ho detto. Dimentica la gelosia e pensa solo all’amore, che è sesso ma anche comprensione. E se hai bisogno di parlare, sai chi chiamare, anche adesso." Daniele legge e rilegge quelle righe, sentendo un brivido lungo la schiena. Ha la sensazione che Erika sappia più di quanto dica, che abbia penetrato i suoi pensieri, i suoi incubi, come se avesse accesso a una parte di lui che nemmeno lui osa guardare. Il telefono gli scivola dalle dita, cadendo sul divano con un lieve tonfo, mentre il suo sguardo si perde nel vuoto, sospeso tra il desiderio e la paura.
Per un attimo la vergogna lo trattiene, ma poi cede alla curiosità, al bisogno di trovare una spiegazione al tumulto che sente dentro, e la chiama. Gli squilli si susseguono, ognuno un battito del suo cuore accelerato, mentre continua a stringere il suo cazzo, come se fosse l’unica ancora in un mare di incertezze. Il telefono vibra tra le sue dita, freddo contro il calore della sua pelle, e lui immagina il suono che raggiunge lei, ovunque sia, portandosi dietro il peso del suo silenzio e della sua confusione.
La voce di Erika risuona all’altro capo della linea, calma e avvolgente, come una carezza che scivola lungo la pelle di Daniele, accarezzando la sua anima in subbuglio. “Ciao Daniele, speravo mi chiamassi. So che hai bisogno di parlare con qualcuno che può capirti, che può ascoltare senza giudicare.” Le sue parole sono un balsamo per il suo cuore in tempesta, e Daniele sente il nodo in gola allentarsi, mentre cerca le parole giuste per risponderle, la sua voce che trema, fragile come una foglia al vento.
“Erika, c’è qualcosa che devo raccontarti,” sussurra, la voce rotta dall’emozione, mentre il ricordo del sogno lo travolge con una forza che lo lascia senza fiato. “Ho sognato Veronica, ma non era un sogno normale. Era… un vortice di carne, un’esplosione di desiderio che mi ha consumato.” La sua eccitazione cresce mentre parla, le parole che escono sempre più cariche di dettagli osceni, come se il racconto stesso lo stesse trascinando in un abisso di piacere.
Erika rimane in silenzio, la sua respirazione calma e costante all’altro capo del telefono, un invito tacito a continuare, a lasciarsi andare completamente.
“Nel sogno, Veronica era al centro di un’orgia di sensi,” prosegue Daniele, le parole che ora fluiscono con una precisione quasi crudele. “Due uomini la possedevano, i loro corpi uniti in un balletto selvaggio di carne e sudore. Uno la prendeva con una forza brutale, i suoi colpi incalzanti che risuonavano nell’aria come un tamburo primordiale, il suono della sua pelle che schiaffeggiava la sua carne, i gemiti di lei che si mescolavano ai loro respiri affannosi. L’altro… l’altro la penetrava da dietro, i loro corpi intrecciati in un’unione animalesca, i suoi fianchi che si muovevano con un ritmo incessante, come se volessero consumarla, possederla fino all’ultima goccia di piacere.”
La sua voce si abbassa, diventando un sussurro carico di desiderio e vergogna, ma anche di una eccitazione che non può più nascondere. “Io… io ero lì, a guardare, ma non come un semplice spettatore. Sentivo ogni loro movimento, ogni gemito, ogni goccia di sudore che scivolava lungo i loro corpi, come se fossero i miei. La mia pelle bruciava, il mio sesso pulsava, duro e dolorante, come se fossi io a essere penetrato, consumato da quel vortice di piacere.”
Continua, la voce sempre più rauca, i dettagli sempre più precisi, osceni. “Alla fine, quando i loro corpi si sono separati, lasciando Veronica tremante e sudata, mi sono avvicinato, attratto da una forza irresistibile. Ho posato le labbra sulla sua pelle umida, assaporando il gusto salato del suo sudore, mescolato allo sperma degli sconosciuti che ancora la ricoprivano. Ho leccato il suo corpo, lentamente, con devozione, raccogliendo ogni goccia di loro con la lingua, come se volessi possederla di nuovo, ma in modo diverso, più intimo. Ho sentito il sapore amaro e dolce allo stesso tempo, il profumo muschiato degli sconosciuti che si mescolava al suo aroma naturale, e ho tremato, eccitato e disgustato, ma incapace di fermarmi.”
“Poi, l’ho baciata,” prosegue, la voce ora un sussurro rovente. “Un bacio profondo e appassionato, le nostre lingue che si intrecciavano in un dialogo silenzioso, mentre la penetravo con dolcezza, come se volessi cancellare ogni traccia di quel momento selvaggio e sostituirla con il mio amore, con la mia essenza. Ma mentre lo facevo, sentivo ancora il fantasma dei loro corpi, il ricordo dei loro movimenti, e il mio piacere si mescolava a una sensazione di colpa e desiderio, come se volessi essere entrambi: l’amante tenero e il dominatore brutale.”
Daniele si ferma, il respiro affannoso, il petto che sale e scende come se avesse corso una maratona. La sua eccitazione è palpabile, la sua voce rotta dal desiderio. “Non so cosa significhi, Erika. Non so perché ho sognato una cosa del genere. Mi sento confuso, eccitato e spaventato allo stesso tempo, come se il mio corpo e la mia mente fossero in guerra tra loro, lottando per il controllo del mio desiderio.”
Erika rimane silenziosa per un momento, la sua presenza calma e rassicurante, mentre le parole di Daniele risuonano nell’aria, cariche di emozione. “Daniele, i sogni sono come porte aperte sull’inconscio, rivelando desideri nascosti, paure o emozioni che non osiamo affrontare da svegli. Forse questo sogno ti sta mostrando un lato di te che non conoscevi, un lato che desidera esplorare la passione, la dominazione, ma anche la tenerezza e l’amore, in un equilibrio delicato e complesso. Non c'è nulla di cui vergognarsi, è solo un sogno, ma potrebbe essere un'opportunità per riflettere su ciò che provi veramente, su ciò che desideri veramente.” La sua voce è un sussurro caldo e avvolgente, che accarezza l’anima di Daniele, invitandolo a esplorare i meandri del suo cuore, mentre il suo corpo continua a pulsare, eccitato e confuso, ma irrimediabilmente attratto da quell’abisso di desiderio.
La sua voce, calma e rassicurante, aiuta Daniele a rilassarsi, a lasciar andare la tensione che lo attanagliava. "Forse hai ragione," mormora, sentendo un peso sollevarsi dal petto. "Forse è solo un sogno, ma... è stato così reale, così intenso."
"I sogni lo sono spesso," sussurra Erika, la sua voce vellutata come una carezza, carica di una comprensione che Daniele sente penetrare fino all’anima. "E a volte, Daniele, sono specchi che riflettono desideri che non osiamo ammettere. Non temere di esplorare ciò che provi, anche se ti spaventa. Potresti scoprire che quei sentimenti, per quanto inattesi, ti rivelano verità profonde sulla tua relazione con Veronica."
Daniele chiude gli occhi, lasciandosi avvolgere dalle sue parole come da un abbraccio caldo e rassicurante. Un senso di pace lo invade, mescolato a un’emozione che non sapeva di poter provare. "Grazie, Erika," mormora, la voce tremante. "Senza di te, mi sentirei perduto in un labirinto di dubbi."
"Non devi ringraziarmi," risponde lei, la sua voce un misto di dolcezza e fermezza. "So esattamente cosa stai vivendo, Daniele. E forse, un giorno, capirai fino in fondo quanto io comprenda il tuo cuore."
"Daniele," continua Erika, il tono ora più intenso, quasi ipnotico, "non c’è vergogna in ciò che provi, neppure nel modo in cui il tuo corpo reagisce mentre parliamo. Lascia che quell’eccitazione fluisca, non reprimerla. Impara a viverla, a conoscerla. È parte di te, e negarla sarebbe come negare te stesso."
Daniele vorrebbe rispondere, spiegare, scusarsi, ma sa che ogni parola sarebbe inutile, falsa. Erika vede oltre le maschere, legge l’anima. Si limita a sussurrare: "Grazie, Erika," la voce rotta dall’emozione.
Erika sorride, anche se lui non può vederla, e nella sua voce c’è una promessa silenziosa, un segreto che solo loro due condividono. "Non sei solo, Daniele. Non sei l'unico. E adesso dormi, sereno. A domani." La sua voce è un velluto che accarezza la pelle, un sussurro che si insinua nei pensieri di Daniele, accendendo un fuoco che non può più ignorare.
La chiamata si chiude, lasciandolo solo, con il respiro affannoso e il corpo in preda a un desiderio che reclama soddisfazione. La sua mano scivola lenta lungo il membro già teso, duro come marmo, pulsante di vita. Chiude gli occhi, immaginando Veronica, il suo corpo offerto, il suo sguardo che lo fissa mentre viene scopata nel culo con una forza che la sfonda. Lei gli sorride, ringraziandolo perché le permette di essere scopata come una troia. La sua mano si muove con una forza sconosciuta, sempre più veloce, mentre i suoi testicoli si contraggono in un ritmo incalzante. Il piacere sale, inarrestabile, fino a esplodere in un grido soffocato. La sua sborra schizza potente, calda e densa, imbrattando il pavimento, mentre il suo corpo trema in un’estasi che porta il nome di lei, Veronica, stampato nella mente e nel cuore.
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