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tradimenti

Un capolavoro


di Occhidimare12
02.11.2025    |    616    |    13 9.3
"Con colori vivaci e forme astratte, che raccontava la storia di due anime che si erano incrociate e si erano semplicemente scopate gli occhi..."
Era una giornata di primavera a Roma e il sole splendeva su via del Corso, animata da gente che passeggiava e si godeva l'aria frizzante. Besnik era un giovane pittore albanese appassionato di ritratti femminili, con un talento naturale per i colori e le forme morbide, sinuose come nuvole. Mentre camminava lungo la strada, notò una donna dai lunghi capelli neri, gli occhi turchesi che sembravano brillare di cielo e creatività. Un modo di fare, naturalmente sensuale ma deciso, la faceva muovere attraverso vetri pulitissimi da cui si era fermato ad osservare la mostra di pittura astratta. Caleidoscopica, calamita vivente per occhi e cuore. Lei e la sua arte. Non convenzionale, non da stampe Ikea. Artemisia dirigeva una galleria d'arte proprio lì, su una delle vie più frequentate della capitale. Piccola ma piena di colori e cose che attraevano i turisti; la galleria era un luogo in cui le persone di ogni nazionalità entravano per ammirare la bellezza italiana e intrattenersi a conversare della grandezza di Roma, eterno salotto di antica e stratificata cultura.
Besnik si sentì attratto immediatamente da quella donna misteriosa e sorridente che parlava fluentemente con giapponesi, inglesi, francesi in diverse lingue ma conservando un delicato accento italiano. Che conoscesse anche l'albanese? Pensò, quel ragazzo mediamente alto e snello, decisamente non palestrato ma con un bel culo tondo che spiccava dai jeans firmati. Tratti del viso certamente non italiani, piuttosto orientali e una postura fiera. Si scrutavano con occhi furtivi, carichi di elettricità. Besnik non poté fare a meno di fermarsi, più del dovuto, a guardare le tele ultra contemporanee esposte nella mostra. Una per una. Quello stile di pittura era come un'esplosione di emozioni forti, totalizzanti approdate alla tela attraverso l'evidente abilità di Artemisia. Dal nome antico e dall'essenza modernissima. Si sentì come se fosse stato colpito da un fulmine a ciel sereno, da un tridente in mezzo al petto. Non entrò. Stette lì a scrutare dettagli,
sentendo qualcosa che si animava inaspettatamente tra le sue gambe muscolose. Andò a casa in fretta, si sdraiò sulla sua brandina cigolante; tempo un minuto e, pensando di fare sesso con lei, quella pittrice italiana tanto più grande di lui, venne sulle lenzuola pulite con margherite celesti che al mattino aveva steso per cambiare il letto. Un gorgoglio di seme e piacere inaspettato lo aveva lasciato senza fiato, senza forze, senza vita e con vita nuova. Passarono i giorni. Sopraggiunse l'estate e con essa giorni più infuocati. E poi, poi venne ottobre. Un mercoledì, di foglie gialle cadenti, si fece coraggio e decise di entrare nella galleria per conoscere meglio quella donna che, ormai da mesi, gli abitava i pensieri più erotici e liberatori. Le porse qualcosa. "Ciao, sono un pittore anch'io. Ho studiato all'accademia di Tirana. Ti ho portato questo disegno. Ti ho fatto un ritratto!". Artemisia fu felice e lo invitò a bere un caffè nel bar accanto. I loro occhi duellavano e si magnetizzavano come in una danza di serpenti nervosi. Un'energia saltava fuori dagli sguardi come rane curiose e vitali a scuotere la routine. Soltanto dagli sguardi sgorgava già impeto, vitalità e una comune diversità. Besnik iniziò a scriverle su uno dei social da cui aveva tratto la foto occorsa per ritrarla con un fiore bianco tra i capelli, lunghi e agitati dal vento. Iniziarono a frequentarsi e a parlare di arte. Solo di arte. "Mi sento meno solo ora che ho te per parlare di pittura. Mi piace. Sei diversa dalle altre" le diceva pronunciando le parole con quella erre metallica, tipica della capitale albanese. Le mostrò più volte le foto dei suoi fratelli. Bellissimi come lui. Con occhi allungati esotici e pelle luminosa da infante. Da giovane uomo non ancora del tutto sbocciato che quando dormiva sul suo seno le offriva la fronte liscia e giovane profumava di giovinezza triste. Malinconica.
Capelli sempre impomatati di gel, leggermente mossi e la barba rossiccia sulle labbra carnose, tratteggiavano la sua figura quasi austera che si muoveva con passi leggeri e silenziosi. Un pomeriggio
mentre Besnik e Artemisia dipingevano a quattro mani una tela, posta sul cavalletto in mezzo ai passanti che si fermavano ad osservare il loro talento e la loro bellissima complicità, una donna con i capelli tinti di rosso, labbra rifatte, sopracciglia tatuate e un trucco pesante, si avvicinò visibilmente contrariata, con un'espressione minacciosa sul viso. Era la compagna di Besnik, una parrucchiera di nome Loredana, che sembrava non gradire affatto la presenza del giovane accanto ad Artemisia.
"Chi è questa qui?" chiese con voce stridula e odiosa, indicando con un gesto brusco la già presunta rivale. "È una tua nuova fiamma?".
Besnik si sentì imbarazzato o forse smascherato. Timido e riservato come era, abbassò lo sguardo e tentò di calmare Loredana portandola via, ma lei non si placò. Iniziò a insultare Artemisia, chiamandola "troia", "zoccola", "vecchia" e persino "grassa", date le forme generose e ammiratissime dell'artista rimasta imperturbabile. Il seno di Artemisia pareva scolpito dallo scalpello di un mastro scultore e quando respirava forte per calmare il suo istinto di guerriera si gonfiava come se fosse pronta ad una battaglia indossando l'armatura. La gelosia fa sragionare e dire agli altri cose che si adatterebbero spesso più a chi le dice che a chi le si dice così Loredana si rese ancora più ridicola di quanto normalmente apparisse. "Besnik è mio!" sentenziò urlando e battendosi il petto come un gorilla sgraziato.
Artemisia le si avvicinò e con un'espressione calma e dignitosa, rispose quasi sorridendo. "Non c'è problema, signora," disse. "Non ho intenzione di rubare nessun ragazzo. Sono solo una pittrice che ama la sua arte. L'arte che di lui lei non saprà mai comprendere e apprezzare. Ah, ma forse lei è più interessata al pennello che ai quadri". Artemisia era sempre stata una donna allegra e ironica che rivoltava le offese in cose di cui ridere insieme.
Loredana però non aveva lo stesso senso dello humor e si allontanò, borbottando ancora e ancora con insulti irripetibili. Besnik, mortificato, sparì e per mesi non si fece più nemmeno sentire. Artemisia accusò tutta la storia. Non le piacque e anzi si sentì profondamente ferita dal teatrino. Rovinava il suo mood positivo contaminando la bellezza del proprio mondo interiore. Mai si era trovata in una situazione così squallida. Offesa da una tale volgarità. Una volgarità da donnetta insicura e maligna. Anche Besnik sparendo le era sembrato debole, cattivo, bugiardo.
Un anno dopo tornò.
Si scusò con Artemisia e cercò di spiegarle l'assurda situazione in cui, suo malgrado, si era trovato a causa di problemi economici e di droga. Loredana lo aveva aiutato fino a quel momento tenendolo sotto scacco. Artemisia lo ascoltò con un sorriso commisto di apprensione, comprensione è giusto distacco.
"Non c'è bisogno di scusarsi," disse. "So come si comportano le persone gelose. Io non lo sono, ma capisco. Sono solo felice di aver incontrato un artista come te" replicò con grazia e femminilità ancora più travolgenti di quanto il giovane ricordasse o avesse immaginato.
Besnik fu contento. I suoi occhi di angelo demoniaco brillavano. Non aveva mai incontrato una donna come Artemisia, così bella, intelligente, creativa e comprensiva. Iniziò a frequentarla, e presto si accorse che la loro relazione era dolce e aggressiva, come un quadro di Klimt. Si baciavano, si baciavano sempre con labbra di rosa e di sangue. Vellutate e di spine scorbutiche.
Artemisia era forte e indipendente, non aveva mai paura di esprimere le sue opinioni e di difendere le proprie dee. Besnik era attratto dalla sua passione e dalla sua fantasia, e si sentiva come se fosse stato svegliato da un lungo sonno. Tanto era combattiva pubblicamente, tanto dolce e arrendevole era al letto quando le si metteva sopra e la guardava muoversi sinuosa e inarcare la schiena per ricevere i suoi colpi da dietro. Decisi e costanti fino ad esploderle sulla schiena quando i suoi gemiti così maliziosi e sensualmente infantili lo facevano impazzire.
La loro relazione era come un'opera d'arte, con momenti di grande bellezza e momenti di grande estraneità. Besnik si sentiva come se fosse stato trasportato in un mondo nuovo, dove la creatività e la passione erano le uniche regole. A volte questo lo stordiva e lo rendeva dipendente. Altre volte lo faceva scappare lontano per leccarsi in solitudine le ferite inferte dalla forza oscura di lei.
Artemisia aveva vissuto una vita difficile e non si fidava affatto di Besnik ma si sentiva libera e piena di stimoli, con un ragazzo che le accendeva qualcosa da troppo tempo spenta, la passione. Pericolosa, inopportuna, scandalosa e bruciante. "Sei il mio giocattolo, nulla di più" gli sussurrava con la testa sul suo coso duro. E lui non poteva fare a meno di desiderarla ancora più forte. Ancora e per troppo tempo.
La gente parlava di Besnik e inventava non sapendo nulla della sua identità straniera. Un venticinquenne affascinante con occhi profondi e misteriosi, che sembravano nascondere una storia segreta. La sua passione per l'arte era palpabile, le sue mani si muovevano con una delicatezza incredibile quando dipingeva e sul corpo di velluto della sua complice di giochi proibiti.
Artemisia, l'astrattista italiana, era una donna strana, diversa e a tratti perversa. Con capelli lunghi che sembravano rami, in cui si rimaneva intrappolati come uccelli in cerca di nido. La loro arte, congiunta, era come un'esplosione di colori e emozioni. Scabrosità e purezza si intrecciavano con i loro corpi vibranti.
I due si vedevano di nascosto, perché le cose belle si devono custodire nel segreto dell'anima e delle porte. Besnik la conduceva in luoghi segreti, per vie celate e sentieri sconnessi di rovi ove poteva mostrarle il suo mondo, un mondo di ritratti e di storie dipinte o solo schizzate e rubate all'oblio.
"Mi piace come catturi l'essenza delle persone nei tuoi ritratti," disse Artemisia, guardando le opere di quell'acerbo e istintivo artista. "È come se tu riuscissi a vedere oltre la superficie, a catturare l'anima stessa di ogni persona, di ogni donna, soprattutto. Come se ognuna ti appartenesse".
Besnik sorrise, felice di aver trovato qualcuno che capisse la sua espressione più recondita. "Io cerco di catturare la verità," disse. "La verità che si nasconde dietro gli occhi, dietro il sorriso, in un pompino dei tuoi, fatti a regola d'arte" rispose con ironia. "Nessuna li fa come te. Sono tutte nervose, frettolose, incapaci. Ci mettono denti e rabbia. Ti invece ci metti arte e amore. Mi piace assai quello che mi fai e come lo fai!".
Artemisia annuì sorridendo con malizia. "Io cerco di donare un'mozione," disse guardandolo da sotto. "L'emozione che si nasconde dietro le forme, le forme del tuo culetto bambino" concluse ridendo, sculacciando il suo piccolino che ricominciò instancabilmente a cavalcarla. Stallone indomito e puledro tenerissimo.
I due si guardavano ovunque si incontrassero. I loro occhi scoccavano frecce di desiderio.
Il mondo si fermava al loro passaggio, come congelato da un vento invernale improvviso. Erano due artisti, due anime che si erano incontrate nel segreto dell'anima e della pelle.
Per anni fecero l'amore ovunque, con dolcezza selvaggia, lasciandosi trasportare dalla passione e dall'intesa. Un'intesa mentale che prescindeva dall'età e dall'esperienza di vita di ciascuno dei due. Spesso imbrattavano di colori i loro corpi che dialogavano senza parole, esprimendo calore, forza e impeto.
I loro incontri erano come realizzare insieme un'opera perenne, mai finita. In momenti di grande intensità e momenti di grande tenerezza, completandosi a vicenda, creavano ogni volta qualcosa di unico e di bello. Talvolta originando fasi di rottura incomprensibili. Insanabili. Un cui tornavano estranei. Mai conosciuti prima.
La loro relazione non era affatto una relazione. Come un ritratto mai compiuto, impossibile da incorniciare. Con colori vivaci e forme astratte, che raccontava la storia di due anime che si erano incrociate e si erano semplicemente scopate gli occhi. Lei incapace di amare ancora, lui che ancora non sapeva bene cosa fosse l'amore ma sapendo bene quali corde del corpo toccare. Erano tutto ma più ancora niente. Lei, legata al suo uomo cuckold, più grande di lei, a cui tornava per riconoscersi donna. Lui attratto da mille ragazzine, a cui tornava sistematicamente per invcarnare il ragazzetto immaturo. Ma il guado di quel fuoco era perennemente in agguato e nascosto sotto la cenere.
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