Lui & Lei
Labbra lunghe
21.03.2026 |
172 |
11
"La voce di sua moglie era diventata stridula, odiosa e il suo corpo lo nauseava fino al punto di scegliere di dormire sul divano del salotto..."
Sua moglie Valeria era molto più porca di Eva a cui però, da un anno, circa, Samuel si rivolgeva quando era giù di morale. Il solo starle disteso accanto alleviava ogni sua pena. A farlo stare bene non era solo l'ottimo sesso che condividevano ma la libertà. La libertà di pensiero che li univa e li proiettava altrove. In una dimensione altra. Tutta loro. Eva era una bella donna sulla cinquantina che nella vita aveva affrontato e risolto ogni problema le fosse capitato di affrontare. Era madre. Era stata moglie. Era una libera professionista affermata. Una fotografa che immortalava i cambiamenti del mondo artico. Autonoma e dinamica. Affascinante nel solo sguardo che catturava uomini, come pesci all'amo. Quella domenica allo stadio il suo sguardo si soffermò su Samuel che tifava in modo composto ma determinato. "Chissà come scopa quel ragazzo!?" si chiese. Eva era naturalmente abituata ad osservare i dettagli delle mani, dei capelli, della barba, delle spalle. Non era bello ma globalmente interessante. Non il classico palestrato che, spesso per puro sfizio, carnale si era concessa. Quell'apparente normalità del tizio la attraeva. Si beccarono giorni dopo in un bar del centro e si riconobbero. "Bella partita quella di domenica scorsa" disse lui. Un modo come un altro per finire nel suo suv a scopare tra la natura di Primavera appena giunta. Sua moglie non gli concedeva mai il culo. Né gli faceva i pompini con passione. Sorvolava sempre bollando le donne che si concedevano quelle pratiche, come puttane. Lei si comportava da donnetta mediocre e timorata al letto e da gran zoccola nella vita. Gli controllava il telefono, le tasche, i percorsi sul navigatore sperando di coglierlo in fallo e rimproverandolo come un cagnolino disobbediente. Samuel, che era un apprezzato professionista, era tanto sicuro sul lavoro e in società, quanto sottomesso e debole nel suo matrimonio e a casa. I figli pendevano sempre per la madre che sapeva manipolarli a dovere, come una pseudo vittima che, a ben guardare, è più melliflua e crudele dell'immaginario suo carnefice. Samuel si era gettato tra le braccia di Eva poiché lei lo faceva sentire leggero. Desiderato. Importante. Gli piaceva succhiare le sue lunghe labbra per ore e rialzarsi poi bagnato fradicio degli umori della fica da cui ormai dipendeva. Labbra violacee in fondo e rosa all'attaccatura. Morbidissime e lubriche. Sentiva l'odore di Eva ovunque e questo lo faceva impazzire. Era arrivato a masturbarsi in continuazione anche nel bagno del suo ufficio in cui cominciò a rinchiudersi con insolita frequenza, nell'attesa di rivedere quella donna che gli stava regalando cose preziose come il suo tempo, il suo corpo, la sua comprensione... Era solo sesso? Passione? Amore? Non sapeva dare una risposta. Non che Eva lo richiedesse. A lei bastava averlo tra le braccia e avere tra le dita il suo coso nervoso e dritto. Duro, sempre sull'attenti per lei. A Valeria invece niente di ciò che Samuel fosse o facesse era mai bastato. Voleva sempre di più. Soldi, regali, macchina, disponibilità. Apparenza impeccabile e solida. Era una vera mistress ma solo fuori dal letto. Quando sei attratta da una persona riconosci la sua aura. La sua energia ti segue e la riconosci. Ti sembra di vederla ovunque. Ne distingui la camminata anche da lontano, dal semplice ondeggiare di un braccio. Tutto ciò che non era Eva cominciava ad essere semplice attesa. Tutto ciò che non era Eva gli dava fastidio. Tutto pareva volerlo distrarre da lei e dallo stato di grazia in cui veniva trovandosi, solo pensandola. La voce di sua moglie era diventata stridula, odiosa e il suo corpo lo nauseava fino al punto di scegliere di dormire sul divano del salotto. A lei sembrava stare bene. In fondo i conti tornavano sempre. E cosa importava che Samuel fosse completamente assente e preso da altro. Visibilmente preso da altro. Per la prima volta si sentiva libero dai doveri. Dagli impegni. Dall'ipocrisia di fingersi felice in coppia dinanzi ad amici e familiari. Samuel stava assumendo un'altra identità. La sua. Non quella che gli altri gli riconoscevano assieme a Valeria. Eva era disponibile ma mai a disposizione. A volte, misteriosa e imprendibile e a lui questo piaceva. Gli aveva proibito di parlare della crisi tra lui e Valeria e mai si sarebbe presa la responsabilità di essere la causa della loro separazione. Non voleva appropriarsi di qualcosa di non suo anche se, di fatto, Samuel inaspettatatamente sembrava già da tempo appartenerle. Sentiva di averlo in pugno. Di poterlo manipolare mettendolo definitivamente in condizione di lasciare Valeria. Fecero l'amore con trasporto e sudore ma il giorno dopo lei sparì. Un viaggio di lavoro la tenne lontana per mesi. Fotografare lo scioglimento dei ghiacci era la sua professione e non le pesava affatto trascorrere tanto tempo lontana da casa. Samuel aveva perso la testa. Ora non aveva più né sua moglie né Eva. Alzarsi al mattino era diventato atroce. Lavorare, continuare a vivere. Quella non era più vita. E anche la primavera era crudele. Gli toglieva le forze. Non voleva tornare a casa, dopo essersi affittato un suo appartamento fuori città e non voleva conoscere persone nuove. L'unica cosa che lo rallegrava era Venusia. Una gatta nera che gli era entrata dalla finestra dalla cucina e da un dato giorno era diventata la sua coinquilina. Samuel continuava a toccarsi fingendo che le mani di Eva fossero ancora lì, leggere, calde per calmare il suo petto e farlo esplodere di piacere. Nessuna delle donne con cui fece sesso in seguito aveva il sapore di Eva o le sue labbra lunghissime, aperte e accoglienti. Schiumose come il mare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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